LA FIABA DELLO SCOGLIO “ASSEU” RIVA-TRIGOSO

LA FIABA DELLO SCOGLIO

“ASSEU”

RIVA-TRIGOSO

Opera dello scrittore sestrese Mario Antonietti è la suggestiva fiaba che affonda le sue radici nella leggenda e che narra le vicende di due giovani innamorati, Riva e Trigoso. La storia è ambientata ai tempi in cui Riva era un piccolo borgo di pescatori oggetto spesso delle incursioni dei pirati saraceni.

 

Riva Trigoso è uno splendido borgo ligure della Riviera di Levante, posto nel Golfo del Tigullio tra Sestri Levante (Punta Manara) e Moneglia (Punta Baffe), a pochi chilometri dalle Cinque Terre.

 

"Asseu" - In genovese, "Assiolo" (un piccolo gufo che nidifica sopra lo scoglio) conosciuto anche come: "u chiù" (per il suo caratteristico canto).

 

Uno scorcio di nostalgica bellezza che si apre sulla spiaggia di Renà e merita una visita al tramonto… ed un piccolo pensiero agli sfortunati amanti travolti dalla stessa violenta tempesta umana che sembra essere eterna non solo nelle leggende nostrane, ma anche nella sua drammaticità quotidiana ...

 

La storia narra che dal sangue della fanciulla nacque un'onda che rovesciò la nave dei pirati saraceni causandone la distruzione: nel punto in cui morì la povera Riva invece emerse dal mare un grande scoglio a forma di campana, l'attuale scoglio dell'Asseu, come memento dell'amore dei due giovani. L'ASSEU è un testimone della storia di Riva Trigoso e della sua antica connessione con il mare.

 

La spiaggia di Renà

Lo scoglio un tempo era collegato alla terraferma....

 

LA LEGGENDA DELLO SCOGLIO DI ASSEU narra di Trigoso, che amava Riva dalla bionda chioma. I due decisero di sposarsi ma, il giorno delle nozze, durante i festeggiamenti, il paese fu invaso dai pirati Saraceni, che saccheggiarono il villaggio e rapirono le donne più giovani e belle. Nel tentativo di salvare la sua sposa, Trigoso si scagliò coraggiosamente contro i pirati e, nello scontro, mentre Riva veniva caricata a forza sulla nave degli infedeli, perse i sensi. Quando Trigoso riaprì gli occhi i legni saraceni stavano ormai prendendo il largo e, realizzato quanto era successo, corse sulla rena dove iniziò a urlare disperato a gran voce il nome di Riva ma, non appena i pirati lo udirono, lo colpirono con una sventagliata di frecce che lo trafissero in pieno petto e lo fecero cadere a terra morente. Riva assistette alla scena dalla nave e quando vide il suo sposo morire si gettò contro il comandante che la uccise con ripetute pugnalate al ventre; i pirati ne gettarono subito il corpo in mare che si tinse di rosso. Ma nella notte stessa degli Angeli discesero dal cielo e collocarono, nel punto in cui Riva era morta, un grande scoglio a forma di campana (appunto lo scoglio dell’Asseu), per ricordare ai posteri la giovane fanciulla e il suo coraggio. Contemporaneamente, nel punto dove cadde Trigoso, proprio di fronte, i ciottoli intonarono un canto d’amore.

 

LA CROCE PER I MORTI DEL MARE 

solennemente inaugurata a

Riva Trigoso

17 Luglio 1955

 

La Croce era stata posizionata sullo scoglio dell'Asseu, da un gruppo di volontari, tra cui: Dentone Giulio, Pensa Domenico, Emilio Gazzano e dei muratori fra essi "Bergamo".

 

 

Elevati discorsi dell’on. Lucifredi e del Prefetto Vicari – L’adesione del Ministro Taviani – Migliaia di persone alla suggestiva cerimonia.

Il 17 luglio 1955, a Riva Trigoso, in Liguria, si svolse una toccante e imponente cerimonia per l'inaugurazione di una croce fosforescente dedicata ai caduti del mare.  L'evento, semplice nella sua essenza ma ricco di significato religioso e patriottico, vide la partecipazione di migliaia di persone, richiamate dalla commemorazione. 

La croce, posizionata sul caratteristico scoglio dell'Asseu, divenne immediatamente un luogo di preghiera e ricordo.La cerimonia fu onorata dalla presenza di numerose personalità di spicco: l'on. Roberto Lucifredi, il Prefetto di Genova dott. Angelo Vicari, rappresentanti del comando marittimo di Genova, ufficiali della Marina Militare, autorità locali, rappresentanti di associazioni combattentistiche e d'arma (ANCR, ANMI),  dei Boy Scout, e numerose altre autorità civili e religiose.  Anche il Ministro della Difesa, on. Paolo Emilio Taviani, il comandante in capo del Dipartimento dell'Alto Tirreno, e il sindaco di Genova, on. Pertusio, inviarono la loro adesione, sottolineando l'importanza nazionale dell'iniziativa. 

La partecipazione delle unità navali "Verbena" e "Faggio" aggiunse un tocco di solennità, partecipando alla cerimonia dal mare. Lo scoglio dell'Asseu era interamente decorato per l’occasione Mons. Ernesto Noceti, prelato domestico, in rappresentanza del Vescovo della Spezia, Mons. Giuseppe Stella, impartì la benedizione solenne mentre un picchetto armato della Marina Militare rendeva gli onori.

L'on. Lucifredi e il Prefetto scoprirono la croce, accolti da un fragoroso applauso della folla assiepata sulle scogliere, sulla spiaggia e sulle numerose imbarcazioni convenute.  Il rituale proseguì con il lancio in mare di una corona d'alloro da parte di due marinai.

Edoardo Bo, a nome del Comitato promotore rivano, sottolineò l'ispirazione cristiana dell'iniziativa, un atto di riconoscenza per coloro che sacrificarono la vita per la Patria. L'on. Lucifredi, nel suo intervento, mise in luce la forte religiosità del popolo italiano, interpretata come un segno di resistenza contro il materialismo e l'ateismo. 

Egli enfatizzò il significato simbolico della croce, eretta proprio a Riva Trigoso, luogo di costruzione di grandi navi, strumenti di progresso e di relazione tra i popoli, ma che a volte diventano teatro di tragedie.  Questo contrasto, secondo l'oratore, rafforza la fede, offrendo conforto nella sofferenza e speranza di una vita eterna.

Il Prefetto, nel suo discorso conclusivo, espresse profonda riconoscenza ai caduti, auspicando un futuro di pace, serenità e lavoro, affidando ai cittadini il compito di salvaguardare questi valori attraverso la collaborazione, la concordia e la fierezza nazionale.  La cerimonia si concluse con uno spettacolo pirotecnico e il tradizionale fischio delle unità navali, un ultimo saluto commosso in ricordo dei caduti e dell'impegno della Patria nel non dimenticarli.  La folla salutò le autorità mentre queste lasciavano lo scoglio, lasciando un'atmosfera di commozione e rispetto.

 

“Lo scoglio dell’Asseu”

Quando Trigoso riaprì gli occhi i legni saraceni stavano prendendo il largo e, realizzato quanto era successo, corse sulla rena dove iniziò a urlare a gran voce il nome di Riva ma, non appena i pirati lo udirono, venne colpito da una sventagliata di frecce che lo trafissero in pieno petto e lo fecero cadere a terra agonizzante.

“Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e che non ci sarebbe stato ritorno”

Proprio come nella “Guerra di Piero”, la celebre ballata di Fabrizio de AndréRiva assistette alla scena dalla nave e quando vide il suo sposo morire si gettò contro il comandante che la uccise con ripetute pugnalate al ventre; i pirati ne gettarono il corpo in mare.

L’acqua si tinse del rosso del sangue e dal mare sorse un’enorme onda che colpì la nave dalla quale fece cadere diversi forzieri e bauli contenenti una gran quantità d’oro e di preziosi. I pirati non riuscirono però ad individuare il punto esatto dove era affondato il tesoro e, dopo giorni di ricerche, decisero di desistere e di salpare. La notte stessa degli Angeli discesero dal cielo e collocarono, nel punto in cui Riva era morta, un grande scoglio a forma di campana (l’attuale scoglio dell’Asseu), per ricordare ai posteri la giovane fanciulla e il suo coraggio. Contemporaneamente, nel punto dove cadde Trigoso, i ciottoli intonarono un canto d’amore.

Passarono gli anni, i pirati non tornarono più e mentre il borgo iniziava ad ingrandirsi, i ciottoli continuavano inconsolabili a cantare la loro canzone d’amore, la baia dove i pirati persero il loro tesoro (forse al largo dell’attuale spiaggia di Renà) venne, per questo, chiamata la Baia dell’Oro e i pescatori decisero di intitolare il loro paese alla memoria dei due giovani e della loro romantica storia d’amore.

 

“Ancora lo scoglio Asseu (dell’assiolo)”.

 

Cosa insegna la fiaba?

L'amore come forza trainante:

La fiaba sottolinea come l'amore possa essere una forza trainante, spingendo le persone a compiere azioni coraggiose e a superare le difficoltà.

Le fiabe insegnano la vita, come affrontarla, preparano a comprendere la presenza conflittuale del bene e del male nelle azioni umane o nelle stesse persone che s'incontrano, così come aiutano a rendersi conto dei problemi quotidiani, insegnando ai bambini ad affrontarli.

È nel DNA delle fiabe avere una lezione morale forte: la lotta tra il bene e il male, l'amore e la separazione, il perdersi ed il ritrovarsi, l'amicizia e l'invidia, la generosità e la gelosia. Nelle fiabe sono presenti tutti i sentimenti umani, rappresentati ognuno da un personaggio.

Il ricordo del passato:

La fiaba, tramandata di generazione in generazione, è un simbolo del passato e della storia del territorio.

Le Fiabe Mostrano ai Bambini Come Gestire i Problemi.
Anche da adulti Impariamo dai personaggi delle storie. Essi ci aiutano perché si collegano alla nostra vita, ai sogni, alle ansie, e mentre ci confrontiamo consideriamo cosa avremmo fatto nei loro panni. "Le fiabe aiutano i bambini imparano a navigare la vita".

 

RIVA TRIGOSO "LA BAIA D'ORO" 

di Mario Antonietti - Illustrazioni di Piero Pascolo

 https://www.trigoso.it/Baia_d'oro.htm

  Sfuggito dalle man di Barbarossa 
  Tra Manara e le Baffe c'è un tesoro 
  Nessuno sa dov'è, per questo passa 
  Quella di Riva par: LA BAIA D'ORO.

«LA BAIA D'ORO» 
Canzone

Coro: Baia d'or... Baia d'or... Baia d'or... Baia d'or..

Solo: Ti accoglie sorridente 
         la nostra cittadina 
         Riva Trigoso è bella veramente
         tra sabbia e tra scogliere 
         nel limpido suo mare 
         ti fa dimenticare il mondo inter

Ritornello:

Ritorna in questa spiaggia in questo mar 
ritorna in questa Riva a villeggiar 
ritorna nella nicchia dell'amor 
dove si sente i ciottoli cantar 
vedrai bianchi gabbiani in ciel volar 
Trigoso risplendente sotto il sol 
le barche ti potranno dondolar 
sotto la luna nella Baia d'or.

Strofa:

Di notte v'è silenzio
silenzio veramente
e dorme sogni d'oro il villeggiante
si sente solamente
il mormorio del mare
cullano le lampare i pescator.

Ritornello e finalino:

Baia d'or... Baia d'or... Baia d'or... Baia d'or...

 

 

Sestri: piazzetta dedicata al poeta

Mario Antonietti

di Marco Massa

23 Giugno 2017

 

Dal Comune di Sestri Levante riceviamo e pubblichiamo:

Domani Sestri Levante rende omaggio a Mario Antonietti: la Commissione Toponomastica della città, dietro suggerimento dell’Amministrazione Comunale, con il supporto e l’incentivo di molti cittadini che ricordano con grande affetto Antonietti, ha deliberato di intitolare a nome del grande poeta sestrese la piazzetta che si trova tra piazza Matteotti e via Pilade Queirolo, conosciuta come la “piazzetta del platano”.

Mario Antonietti, nato a Sestri Levante nel 1918 e qui deceduto nel 2005, è stato definito un perseverante ricercatore della vera arte, un educatore del bel canto, un poeta semplice e melodioso, autentico cantore del proprio paese.

Visse per molti anni in Toscana, prima a Firenze, dove insegnò canto lirico e poi a Levane (Ar). Si dedicò all’educazione e all’impostazione artistica della voce e del virtuosismo pubblicando anche un trattato orientativo dal titolo “Bel Canto”. Alcuni suoi allievi, tra cui la celebre soprano Tiziana Fabbricini, calcarono i palcoscenici più prestigiosi, compresa La Scala di Milano.

Pubblicò inoltre molte raccolte di poesie edite dall’Università Popolare di Sestri Levante, presenti anche in varie antologie, e fu autore di diverse canzoni, musica e parole, con numerose odi a figure tipiche del suo tempo ma fu anche autore dell’inno “Sestri Levante sei come un fiore”, Riva Trigoso sotto le stelle nella baia d’oro e “Il mio paese”.

Nel corso degli anni ricevette molteplici e prestigiosi riconoscimenti: la medaglia d’oro con diploma quale “Poeta della baia d’oro”, il premio “Castrum Sigestri” con cui fu proclamato sestrese dell’anno, l’insegana d’oro di “Cavaliere della Repubblica” e il titolo di “Cantore di Sestri Levante”.

Il 2 giugno 1986 l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, gli conferì l’onorificenza di Commendatore.

L’intitolazione è fissata per domani, sabato 24 giugno alle 18, alla presenza della Sindaca Valentina Ghio e del coro “Ragazzi dei Frati” che offrirà un intrattenimento musicale.

 

 

Riva Trigoso è uno splendido borgo ligure della Riviera di Levante, posto nel Golfo del Tigullio tra Sestri Levante (Punta Manara) e Moneglia (Punta Baffe), a pochi chilometri dalle Cinque Terre.

Raccolta intorno allo sbocco naturale a mare della Val Petronio, Riva Trigoso è tagliata in due dalla foce del Petronio. La parte verso Moneglia si dice anche “Riva Levante” mentre “Riva Ponente” è il borgo antico, caratterizzato da suggestive casette dai tradizionali colori liguri (giallo, ocra, rosa, …), un’autentica tavolozza di colori “pastello” adagiata tra il blu del mare, l’azzurro del cielo e il verde delle macchia mediterranea che circonda il golfo.

Raccontare la storia di questo piccolo e romantico borgo non è la missione del nostro sito Internet, ne' sarebbe possibile e lecito senza annoiare il visitatore. Vogliamo solo mostrare i tratti caratteristici di questo posto e della sua gente, rude ma cortese, forgiata nelle avversità del mare ma ingentilita dalla generosità di una terra che restituisce il frutto della grande fatica che pretende.

Non è “impresa da poco”, tante sarebbero le cose da raccontare e da mostrare. Speriamo di riuscirci almeno in parte, e di migliorare col tempo. Riva è sempre qui che ci aspetta, dolce e paziente, come chi attende il ritorno della gente che va per mare.

 

STORIA LOCALE

(Appunti) Nota di Marco Bo

 TRIGOSO

Abitanti 600

https://www.trigoso.it/Trigoso_note_storia.htm

 

LA SIRENA DI SANTA CRUZ

(California)

L’origine

http://www.rivatrigoso.com/sirena/homepage.asp

 

 

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, Domenica 1 Giugno 2025

 

 

 

 


PERCEBES E PERCEBEIROS - UN'AVVENTURA TRA MARE E GASTRONOMIA

 

PERCEBES E PERCEBEIROS

UN'AVVENTURA TRA MARE E GASTRONOMIA

 

Le coste del Mediterraneo sono famose per i "denti di cane", o balani: crostacei immobili che ricoprono scogli, banchine e scafi, tanto da rallentare le navi in navigazione.

I cosiddetti “denti di cane”, quelle strutture che somigliano a piccole piramidi o vulcani visibili su scogli, barche, boe e qualsiasi altra cosa sia immersa in acqua di mare, sono appunto BALANI.

Ma pochi conoscono un loro "parente" famoso in ambito gastronomico, soprattutto lungo le coste atlantiche: i percebes (Pollicipes pollicipes).

Questi crostacei sorprendono per la raccolta pericolosissima, che richiede abilità da rocciatori esperti: i “percebeiros”. 

Le tre frecce rosse indicano tre famose località della GALIZIA spagnola: La Coruña – Santiago de Compostela – Cabo de Finisterre

Immaginate la Galizia: onde impetuose, rocce a strapiombo.  Qui, i valorosi percebeiros si calano con funi, sfidando mare e vento, per raccogliere questi preziosi crostacei.

I percebes, cirripedi dalle forme bizzarre, ricordano dita di animali preistorici: un corpo cilindrico, un carapace grigio scuro e una chela avorio, simile ad un artiglio.

 

Si attaccano saldamente alle rocce, filtrando il plancton con sottili membrane. La densità delle colonie influenza le dimensioni: in colonie fitte, la competizione per il cibo li allunga, rendendo il corpo affusolato; in colonie rade, sono più tozzi. La lunghezza varia dai 2 agli 8 cm, la chela da 1,5 a 3 cm.

Nonostante l'aspetto, questi crostacei offrono carni delicate e gustose, apprezzate in tutto il mondo.  La pesca difficile e la grande richiesta li rendono molto costosi (fino a 180€ al kg in Italia!). Bolliti per 40-45 secondi, si gustano con limone o salse delicate, spezzandoli con le mani.  I più coraggiosi li preferiscono crudi, per apprezzare appieno il sapore intenso di mare, simile a quello dei molluschi freschi, con una consistenza che ricorda i gamberetti.

 

Le domande più frequenti: 

 

Perché la pesca dei percebes è una esclusiva di poche regioni atlantiche?

Se i mari italiani possono contare su tante varietà di cozze e altri molluschi, i percebes sono esclusiva delle coste dell’Oceano Atlantico nord occidentale. In particolare, la loro terra d’elezione è la Galizia: è in questa regione della Spagna che trovano le condizioni ideali per vivere e riprodursi. Quello di cui necessitano sono scogliere alte e impervie, battute da onde alte. Stare troppo sotto il livello del mare li renderebbe infatti facili prede di orate e tordi, ma d’altro canto fuori dall’acqua c’è un altro cacciatore a insidiarli, il gabbiano. Il fatto di proliferare soprattutto sulle parti rocciose emerse dove si infrangono le onde ne rende difficile la pesca.

 

Quanto costa 1 kg. di percebes

In Italia, il prezzo dei percebes può toccare anche i 180 euro al kg. Chiaramente il costo aumenta con l'aumentare della domanda. In alcuni mercati di Spagna e Portogallo, presso pescatori autonomi, i percebes possono essere acquistati anche a 30 euro al kg.

 

Dove si può trovare il percebes in Italia?

Molto raro e difficile trovarlo in Italia, ma allo stesso tempo piuttosto apprezzato dagli amatori dei prodotti dal sapore intenso, marino, iodato. 

I percebes si trovano soprattutto nella regione spagnola della Galizia dove vengono pescati a mano dal perceberos: un pescatore coraggioso e particolare che impiega tecniche da rocciatore indossando per l’occasione la muta da subacqueo. La sua bravura eccelle nella sfida contro le onde dell’oceano quasi sempre impetuose, fredde e taglienti!

Nonostante l’aspetto non sia dei più invitanti, questi frutti di mare racchiudono carni delicate e gustose tanto da renderli una prelibatezza molto ricercata. Le altre zone dov’è possibile reperire il percebes sono il Portogallo ed il Marocco, anche se ultimamente si possono trovare “sotto vuoto” presso sperduti supermercati europei.

Vista la difficoltà della pesca e la numerosa richiesta del mercato, il costo di questi crostacei è variabile e molto alto. (intorno ai 100 euro al kg).

Consumati prevalentemente lessati (40-45 secondi il tempo di cottura) vengono serviti con una fetta di limone o qualche salsina molto delicata. Basta ora spezzarli con le mani e gustare il contenuto presente all’interno. I veri puristi li mangiano crudi!

“Il gusto di questi crostacei ricorda il mare”!

Questa è la prima impressione che viene in mente a chi assaggia questi piccoli prodotti. Il sapore è quello dei molluschi freschi, mentre la consistenza è quella di un gamberetto. Per aprirli si deve strappare l’artiglio con le mani e mangiare la polpa all’interno.

Vengono cucinati in acqua bollente per qualche minuto, esattamente come la pasta ma senza aggiungere sale perché il loro sapore di mare è già molto carico.

Percebes, vera rarità “strappata” al mare

 

L'ARRELHADA: UNO STRUMENTO ANTICO PER UN LAVORO PERICOLOSO

 

L'arrelhada, un bastone con spatola, è l'unico strumento utilizzato per staccare i percebes dalle rocce.

 

Uno dei luoghi migliori per pescarli è nel sud del Portogallo, sulla Costa Vicentina (Faro di Sao Vicente), dove, grazie al mare molto agitato, la concentrazione di fitoplancton maggiore dona ai crostacei un gusto particolare, molto apprezzato.

 

YouTube

La dura jornada de los percebeiros gallegos | NATIONAL GEOGRAPHIC ESPAÑA

 

 

Conclusione

Il percebes non è solo un alimento prelibato, ma un simbolo di coraggio, di sfida contro la natura, di tradizione antica.  Rappresenta il legame indissolubile tra l'uomo e il mare, una relazione di rispetto e di ardua conquista.  Il suo gusto intenso e la sua storia affascinante lo rendono un'esperienza unica da scoprire e raccontare.

 

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, Martedì 27 Maggio 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Santuario del Sacro Cuore - Chiesa Millenaria - Ruta di Camogli - Genova

Santuario del Sacro Cuore

Chiesa Millenaria

Ruta di Camogli - Genova

 

La chiesa Millenaria in una fotografia di inizio Novecento

 

L'edificio, situato nella località di Ruta, è un antico edificio di culto risalente al XIII secolo e fino al 1627 fu l'unica chiesa del paese. La costruzione presenta uno stile architettonico in Arte Romanica, con navata centrale absidata e con pietre a vista, e l'attuale conservazione degli edifici è dovuto agli interventi di restauro effettuati nel 1905 e 1950.

Nel 1905 venne costruita la sacrestia a cui seguì la demolizione di una casetta sul fianco sinistro, probabilmente ospizio per pellegrini, e venne sostituito il pavimento originale distruggendo le lastre tombali descritte anche nella relazione della visita apostolica del 1749.

 

 

 

Ruta si trova sul lato occidentale del promontorio di Portofino, fra boschi di pini e di castagni, a circa 300 metri sul livello del mare. La si raggiunge da Camogli o da una deviazione percorrendo la strada principale che da Rapallo conduce a Genova.

E’ punto di partenza per le escursioni a piedi sul promontorio di Portofino in direzione Portofino vetta o San Rocco. Nella frazione si può ammirare la Chiesa parrocchiale di San Michele, eretta nel XVII secolo, ma soprattutto, deviando verso San Martino di Noceto, la Chiesa Millenaria, dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

Edificio ottimamente conservato, è uno dei più begli esempi di architettura romanica del Levante ligure.
Dalle origini antichissime, nel secolo XII ebbe funzione di pieve su un territorio che comprendeva anche Rapallo e tutto il versante di Recco. La sua decadenza iniziò già nel ‘400, nel ‘600 venne abbandonata e nel 1800 venne adibita nientemeno che a fienile. Dopo i restauri di inizio Novecento, la chiesa si presenta in pietra a vista e con un bel soffitto ligneo a capriate.

 

 

Alle falde del monte Esoli si trova un piccolo poggio da quale si ammira un incantevole panorama che da Punta Chiappa, si estende a ponente lungo la Riviera di ponente con la sua striscia di paesi che colorano l’arco ligure fino ad attaccarsi a Genova. Qui dalla Millenaria dedicata al Sacro Cuore di Gesù, sembra di toccare i tetti della stupenda Camogli che è placidamente adagiata al centro di un “vero” Golfo del Paradiso terrestre.

Dal lato montano scollina l’ampio anfiteatro che è disegnato dal M. Caravaggio (615 mt.s.l.m.), monte Ampola (573 mt.s.l.m) e dal Monte Bello (713 mt s.l.m.), a mezza costa il paese di San Martino, mentre il crinale scende dolcemente sul Tigullio che da qui appare come uno stretto fiordo scandinavo.

“Chiusa nell'edera, battuta dai venti, ferita dai vandali, usata quale stallaggio dalle truppe della Rivoluzione Francese che spadroneggiavano a Ruta e in località Campo, la bella chiesina si sentì veramente ferita a morte. E ferita rimase per lunghi anni, quasi boccheggiante”.

Così la descrisse Nietzsche quando si beava in quel panorama circolare di rara bellezza.

 

Papa Gregorio IX attesta con atto del 13 maggio 1239 che il piccolo Santuario fosse affidato a canonici. Purtroppo, sebbene sia stato nominato da Dante Alighieri e da Francesco Petrarca nei loro scritti, ogni volta il passante la trova chiusa e non gli resta che recitare una prece sperando che da lassù sia più vicina al cielo.

 

FOTO GALLERY

 

 

Silenzio e magia nella Chiesa Millenaria

Anticamente dedicata a San Michele Arcangelo, la chiesetta del Sacro Cuore di Gesù a Ruta è generalmente conosciuta con il toponimo di “Chiesa Millenaria” e, localmente, come “Chiesa Vecchia”. La Chiesa è romanica e risale, molto probabilmente, a prima dell’anno 1000, anche se le prime notizie certe risalgono al XII secolo. Si trova sulla strada che da Ruta porta a San Martino di Noceto. La tradizione la ritiene di origine anteriori all’anno Mille, per questo viene denominata Chiesa Millenaria. Nelle sue adiacenze, durante il Medioevo, si ergeva un ospedale intitolato a San Bartolomeo: l’intero complesso costituiva un luogo di sosta, di ristoro e di soccorso per i viandanti che si recavano a Roma in pellegrinaggio.

 

Nel 1950 venne ricostruita la “discussa” cuspide della torre campanaria a cura della Soprintendenza ai Monumenti. I lavori si resero necessari a causa dell'abbandono dell'edificio dopo l'incendio appiccato dalle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, sul finire del XVIII secolo, al comando del generale Andrea Massena. 

 

Venne restaurata agli inizi del secolo scorso, mantenendo i suoi muri perimetrali, il soffitto di legno a vista, l’abside in conci di pietra del luogo e lo svettante campanile in pietra.

 

Una riflessione malinconica:

È un vero peccato che questo gioiello architettonico, con la sua storia millenaria e la sua posizione panoramica mozzafiato, resti chiuso al pubblico per la maggior parte dell'anno.  Si apre solo per eventi speciali, privando così la comunità e i visitatori di un'esperienza unica e di un pezzo importante del patrimonio storico-religioso di Ruta.  Speriamo che in futuro la Chiesetta del Sacro Cuore di Gesù possa essere resa più accessibile, diventando nuovamente meta di pellegrinaggi e permettendo a chiunque di ammirare.

 

 

 

 

Carlo GATTI

 

Rapallo, Mercoledì 7 Maggio 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LA STORIA DI MARY ANN

 

LA STORIA DI MARY ANN

Image: National Portrait Gallery, Mary Ann Brown Patten 1857

 

 Due anni fa è stata celebrata negli Stai Uniti il mese della storia delle donne, e vale oggi la pena di riportare in Italia, con un ritardo inspiegabile, la tragica storia di Mary Patten, che comandò un clipper di 216 piedi (66 metri) attorno a Capo Horn fino a San Francisco.

 

Il clipper Flying Cloud al largo dell’isola di Wight

                                                                                  Dipinto di James E. Buttersworth

 

La rotta compiuta da Mary Ann al comando del clipper Neptune's Car

 

LA PROPAGANDA DELL'EPOCA

Solo 105 giorni da New York a San Francisco via Capo Horn

 

SULLA ROTTA DELL'ORO

In basso a sinistra il famigerato CAPO HORN

 

Durante una traversata da New York a San Francisco nel 1856, il capitano del clipper Neptune's Car si ammalò. Poi, nei pressi di Capo Horn, il capitano Joshua Patten cadde in coma. Il primo ufficiale cercò di convincere l'equipaggio a fare scalo in Argentina o a tornare a New York.

 La moglie del capitano, Mary (l'unica altra persona a bordo che sapeva navigare), assicurò loro di poterli portare a San Francisco.

Ottenuto il loro unanime appoggio, la Neptune's Car doppiò Capo Horn sotto il suo comando e arrivò sana e salva a San Francisco.

 All'epoca, Mary Patten aveva 19 anni ed era incinta di otto mesi. Oggi è considerata la prima comandante donna di una nave mercantile americana.

 L'ospedale presso la Merchant Marine Academy di Kings Point, NY, porta il suo nome.

MASSACHUSSETS

TERRA DI MARINAI D’ALTOMARE

Mary Ann Patten nacque nel 1837 a Chelsea, Massachusetts, cuore pulsante di una fiorente tradizione marinara.  La zona era famosa per i suoi abili costruttori navali e per le sue audaci spedizioni, in particolare la caccia alle balene, che aveva plasmato una cultura marinara unica, in cui intere famiglie erano coinvolte nella vita a bordo. 

Le donne, spesso trascurate dalla narrazione storica, svolgevano ruoli importanti, dal cucito e le riparazioni alle attività domestiche, contribuendo al buon funzionamento delle navi e al benessere dell'equipaggio. 

Questa immersione familiare nel mondo marittimo fornì a Mary Ann una base unica di conoscenze e competenze, che le sarebbero state preziose in seguito.  La sua familiarità con le navi, le carte nautiche e i principi della navigazione non era insolita, ma piuttosto un'eredità della sua stessa famiglia e della cultura marinara del Massachusetts, una cultura che, seppur valorizzando innanzitutto l'abilità maschile, non negava mai il contributo determinante delle donne.

Mary Ann Patten, appena diciannovenne e incinta, si trovò a fronteggiare una situazione disperata.  Il viaggio da New York a San Francisco sulla Neptune's Car, iniziato con il marito Joshua, capitano, si trasformò in un incubo.  Joshua, colpito da tubercolosi, era costretto a letto, inabile al comando. 

Il primo ufficiale era stato allontanato, e il secondo risultava troppo inesperto per guidare la nave attraverso l'Oceano Pacifico.

La responsabilità, improvvisamente e inesorabilmente, ricadde sulle spalle di Mary Ann.

Nonostante la sua giovane età e la delicata situazione fisica, lei, grazie alla sua profonda conoscenza della navigazione, acquisita con passione e impegno, si fece carico del comando.

Per 56 giorni, si trovò ad affrontare le dure prove della navigazione.  Tempeste violente scuotevano la Neptune's Car, mettendo a dura prova l'equipaggio e la stessa struttura della nave.  Mary Ann, con fredda determinazione, diede prova di grandi capacità di leadership, gestendo l'equipaggio, prendendo decisioni difficili, mantenendo la rotta nonostante le avversità.  Navigò tra le onde, lottando contro la disperazione e la minaccia di un possibile ammutinamento.  Di giorno comandava la nave, di notte si occupava del marito morente.

La sua tenacia, unita alla sua conoscenza tecnica, furono decisive per portare la Neptune's Car a destinazione. 

Arrivarono a San Francisco, dopo due mesi di viaggio infernale.  Ma, pur avendo salvato la nave e l'equipaggio, Mary Ann ebbe l'amaro in bocca della perdita del suo amato marito, che morì poco prima di raggiungere il porto.  La giovane, sola e distrutta dal dolore, contrasse la stessa malattia e morì nel 1861 a soli 25 anni.

Il silenzio che avvolge la storia di Mary Ann Patten è un silenzio assordante, una lacuna inspiegabile nella narrazione della storia marittima. Un'eroina dimenticata, un'impresa straordinaria relegata all'oblio.  Le pagine bianche che seguono rappresentano quell'assenza, quel vuoto che la storia ufficiale ha lasciato, un vuoto che oggi, finalmente, possiamo iniziare a colmare, raccontando la sua storia, rendendole finalmente giustizia."

 

Il classico shape del CLIPPER

“Smashing her way through enormous cross seas and howling winds the Neptune’s Car began to run her easting down. She passed a battered barque bearing Hamburg markings vainly attempting to make westing against a thundering south-westerly gale.” Those with an interest in American maritime history would know of the story of Mary Patten and the clipper ship Neptune’s Car. However few would be aware of the cursed nature of the ship. The Patten’s fateful voyage was just one in the career of a clipper whose travels spanned the globe. Built at the yard of Page & Allen in Gosport, Virginia in the spring of 1853, the Neptune’s Car quickly established her reputation for speed. However murder, mutiny, mayhem, plague, disaster, war, death and financial ruin haunted any who know her. The fickle hand of fate was always at the helm and like the oceans upon which the clipper sailed, she spared none who showed weakness! Volume One of the Virginia Clippers.

Chiunque conosca la storia marittima americana saprà della storia di Mary Patten e del clipper Neptune's Car. Tuttavia, pochi sarebbero a conoscenza della natura maledetta della nave. Il fatale viaggio dei Patten fu solo uno nella carriera di un clipper i cui viaggi attraversarono il globo.

Costruita nel cantiere di Page & Allen a Gosport, Virginia, nella primavera del 1853, la Neptune's Car si guadagnò rapidamente la reputazione di nave velocissima. Tuttavia, omicidio, ammutinamento, caos, peste, disastro, guerra, morte e rovina finanziaria perseguitarono chiunque la conoscesse.

La mano capricciosa del destino era sempre al timone e, come gli oceani su cui navigava il clipper, non risparmiava nessuno che mostrava debolezza! "Fracassandosi attraverso enormi mari incrociati e venti ululanti, la Neptune's Car iniziò a diminuire la sua rotta verso est. Passò una goletta malconcia con marcature di Amburgo che tentava invano di dirigersi verso ovest contro una tempesta di sud-ovest fragorosa.

Volume Uno dei Virginia Clippers.

 

ALBUM FOTOGRAFICO

 

Clipper a Capo Horn

 

Il SESTANTE DEI PATTEN

Image: Sextant, ca 1825-1850, The Mariners’ Museum and Park 1998.0050.000001

 

New York - San Francisco: La rotta seguita dal clipper Neptune's Car

Image: Boston-San Francisco route taken by Dashing Wave in 1860, from Cruise of the Dashing Wave, Peabody Essex Museum.

 

Certificato di morte del Comandante Joshua Patten

 

Image: Captain Joshua Patten Obituary July 25, 1857

 

Image: Mary Patten Obituary March 18, 1861

 

Le tombe dei coniugi PATTEN

 

 

 

I CLIPPERS

le “FERRARI” dell’800

https://www.marenostrumrapallo.it/i-clippers-le-qferrariq-dell800/

 Carlo GATTI

 

CUTTY SARK

UN CLIPPER NELLA LEGGENDA

https://www.marenostrumrapallo.it/cutty-sark-un-clipper-nella-leggenda/

Carlo GATTI

 

LA BALENIERA CHARLES W.MORGAN

https://www.marenostrumrapallo.it/charles/

Carlo GATTI

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, Lunedì 21 Aprile 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


RICORDI PASQUALI ...

 

RICORDI PASQUALI ...

 

                                                                           Foto di Marco FIGARI

Quest'anno, mentre ci prepariamo a celebrare la Pasqua, il mio pensiero vola indietro nel tempo, a un'epoca in cui la semplicità e le ristrettezze del dopoguerra plasmavano le nostre tavole e i nostri cuori.  Ricordo la frenetica attività dei miei genitori, giorni e giorni prima della Pasqua, intenti a preparare con cura gli ingredienti per il nostro pranzo di festa. 

L'acquisto di uova di cioccolato era un lusso impensabile, ma la ricchezza della nostra tradizione culinaria compensava ampiamente la sua assenza.

Fave, salame e pecorino: un antipasto rustico e saporito, preludio a un banchetto di sapori genuini.  Le panissette e i gattafin, fritti dorati e fragranti, deliziosamente croccanti.  La torta pasqualina, con la sua farcitura di erbette profumate e la sua pasta sottile e friabile. E poi, i ravioli e i pansotti, simboli di una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, seguiti dall'agnello in fricassea, il cui profumo inebriava la casa. 

E per finire, la sacripantina e i canestrelli pasquali con l'uovo, dolcetti che portavano con sé il gusto della festa.

Più che un semplice pranzo, era una celebrazione della vita, dell'amore famigliare, della fede.  Un'epoca in cui le gioie erano semplici, condivise nell'intimità del focolare domestico, radicate in una profonda spiritualità che ci guidava dalla sofferenza della Passione alla gioia della Risurrezione.  Quest'anno, mentre gustiamo i sapori della nostra tradizione, portiamo nel cuore la memoria dei nostri genitori, e la dolce nostalgia di quei tempi, in cui la semplicità e la fede erano i nostri doni più preziosi. 

 

BUONA PASQUA

 

PASQUA DI RISURREZIONE

 

Nella teologia dei cristiani, la Risurrezione di Gesù è

"il mistero fondamentale della fede"

Galleria degli Arazzi, Città del Vaticano

La risurrezione di Gesù è l'evento culminante della narrazione dei Vangeli e degli altri testi del Nuovo Testamento: secondo questi testi, il terzo giorno dalla sua morte in croce, GESU’ risorse, ad alcune discepole e quindi anche ad altri apostoli e discepoli in forma corporea. Per il CRISTIANESIMO l'evento è il principio e fondamento della FEDE, ricordato annualmente  nella Pasqua, la più importante festività cristiana”.

 

I NAVIGANTI E LA FEDE

 LINEA DI FEDE

 

Sul mortaio (che è vincolato alla barca) è tracciata la linea di fede, una linea che indica sempre l'asse longitudinale della nave che corre esattamente da poppa a prora).

 La linea di fede, rappresenta quindi la direzione della prora ed indica sulla bussola i gradi della rotta che sta seguendo.

 

Nave AMERIGO VESPUCCI

Interno plancia prodiera

 

 

Giornale di chiesuola, Registro sul quale, nella marina militare, l’ufficiale in comando di guardia o il comandante, quando assume direttamente la direzione della nave, annotano tutti gli elementi relativi alla navigazione.

 

LA CHIESUOLA DELLA BUSSOLA

 

 

Bussola per Lancia di Salvataggio

Custodia e colonna, di metallo diamagnetico, che protegge e sostiene la bussola magnetica navale; viene munita di dispositivi atti a compensare l’influenza dello scafo metallico sull’ago magnetico, a illuminare la bussola, a prendere rilevamenti (➔ bussola).

 

Bussola per Lancia di Salvataggio

 

 

 

Perché la bussola si chiama così?

Deve il suo nome alla scatola in legno di bosso che originariamente conteneva tale strumento. Negli antichi velieri la bussola si custodiva nella chiesuola, alloggio posto a prua della ruota del timone.

 

Cosa simboleggia la bussola?

La bussola è associata al concetto di guida e protezione, simile a un faro nella notte che indica il cammino da seguire quando ci si sente smarriti.

 

Qual è la frase d'uso di bussola?

Perdere la bussola, per la gente di mare, è fonte di pericolo; all’impossibilità di conoscere la propria posizione sono legati altri detti come “perdere la tramontana”, cioè il Nord, o “perdere l’orientamento”.

 

Cosa significa la bussola nei tatuaggi?

 

Tatuaggio bussola: significato con esempi e foto

Questa combinazione di simboli per il tatuaggio della bussola sta a significare il viaggio in una nuova direzione (fisica, mentale o spirituale) oppure indicare un nuovo capitolo della propria vita in cui si vuole viaggiare nella giusta direzione.

 

Gli antichi termini tecnici navali che sopravvivono a bordo delle navi:

 

- Linea di fede

- Chiesuola della bussola 

- Crocetta degli alberi

- S.O.S (save our soul, salvate le nostre anime)

Fateci caso:

 - Ci sono chiese che hanno la volta a carena di nave rovesciata

- Ci sono fari che somigliano a Santuari Mariani

 

 

 

Bussola sulla Bibbia

 

MARINAI E FEDE

https://www.marenostrumrapallo.it/cri/

di Carlo GATTI

Alla scuola del Vangelo

A conclusione di queste considerazioni del legame della FEDE legata al mare e ai marinai, si vorrebbe che l’ago che orienta la bussola fosse lo stesso Cristo che con la sua testimonianza si è rivelato come la via, la verità e la vita.

La bussola offre la direzione: intende illuminare il percorso di chi si è smarrito per trovare la rotta/la strada. La vita umana è un itinerario verso la meta che è il Dio vivente:

«Ci hai fatti per Te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non trova pace in Te», canta sant’Agostino nelle prime righe delle sue Confessioni (1,1.5).

 

Musei di Genova

 Guarigione del cieco nato

del pittore genovese Orazio De Ferrari

 

 

La figura di sinistra è la terza più illuminata ed è stata identificata dai critici non in uno dei farisei, ma in Pietro, l’uomo di mare per eccellenza! Egli, dunque, è innanzitutto un discepolo che impara da Gesù quello che egli stesso è chiamato a realizzare per perpetuare l’opera redentrice. Nella scena è presente proprio l’allegoria della Chiesa che è madre che e genera alla fede i figli di Dio attraverso il Battesimo.

Orazio De Ferrari nacque a Voltri nel 1606 da genitori di umili estrazione. Fu un pittore italiano tra i maggiori esponenti del barocco genovese. Fu allievo del pittore voltrese Giovanni Andrea Ansaldo, fra i principali esponenti del manierismo genovese.

Ci piace rileggere il racconto del cieco nato di Gv 9 alla luce di un’opera pittorica di Orazio de Ferrari, Guarigione del cieco nato, olio su tela della prima metà del XVII secolo, Genova, Palazzo Bianco (è quella che troviamo in copertina).

L’opera appartiene ad uno dei maggiori esponenti del manierismo genovese, e riporta visivamente il momento centrale dell’opera di Gesù:

«“Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo.

Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va' a lavarti nella piscina di Siloe”, che significa "Inviato".

Quegli andò̀, si lavò e tornò che ci vedeva» (Gv 9, 5-7).

Al centro della rappresentazione, infatti, campeggia la figura di Gesù che spalma il fango sull’occhio destro del cieco. Gesù indossa una tunica rossa e un mantello blu, colori che rimandano alla sua duplice natura umana e divina; il cieco invece è raffigurato con un corpo visibilmente molto vigoroso e muscoloso, non da mendicante.

 

Si può pertanto affermare che il cieco si presenta come un iniziato alla vita nuova della FEDE, che raggiungerà la pienezza dopo che egli avrà aperto gli occhi del suo cuore, per riconoscere colui che lo ha guarito come il Figlio di Dio.

 

GENOVA E LA FEDE

 

 

Quella di Santa Fede, nell'antico Sestiere di Prè, appena fuori dalle mura di porta di Vacca, è una delle zone più interessanti della città di Genova a livello archeologico. Santa Fede fu una martire gallica originaria di Agen, conosciutissima e venerata in epoca medievale anche fuori dalla nostra penisola. Una giovinetta di dodici anni resa martire durante la persecuzione di Diocleziano e Adone prima posta sopra una graticola arroventata e poi decapitata. Ancora oggi le basi di questa chiesa ci riservano ad ogni scavo nuove sorprese. Un pavimento a vetri all'interno consente di rendersi conto della preziosità in termini di antichità del complesso, periodicamente posto a manutenzione a causa dello scorrere sotto a via Fontane del Rio Carbonara. Sotto quello che resta della chiesa si trova un insediamento paleocristiano dello stesso periodo della necropoli rinvenuta nella vicinissima Santa Sabina la cui abside è attualmente inglobata nella sede di una banca. Negli scavi sono state rinvenute ossa, ceramiche di epoca tardo - romana. La chiesa, a suo tempo restaurata in epoca rinascimentale aveva la sua abside originariamente rivolta verso levante, così come avvenne in San Giovanni di Prè. Di queste mutazioni dal medioevo ad oggi è difficile spiegare le ragioni.

 

CONCLUSIONE:

Vorremmo che l’ago che orienta la bussola fosse lo stesso CRISTO che con la sua testimonianza e pedagogia si è rivelato come la via, la verità e la vita.

La bussola offre la direzione: intende illuminare il percorso di chi si è smarrito per trovare la rotta/la strada. La vita umana è un itinerario verso la meta che è il Dio vivente: «Ci hai fatti per Te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non trova pace in Te».

Canta sant’Agostino nelle prime righe delle sue Confessioni (1,1.5).

 Sant'Agostino, con questa sua celebre frase esprime perfettamente questa tensione interiore. 

L'analogia con la bussola, che guida il navigante, sottolinea l'importanza di una guida spirituale che ci aiuta a orientarci nel labirinto della vita per giungere alla meta finale, che è proprio Dio. 

I pericoli che corre il navigante sono molteplici e penso che la Fede del marinaio abbia molto a che fare con i pericoli del Mare. Anche nella modernità di oggi, ogni anno affondano circa 360 navi. Questa realtà secondo me ha molto a che fare con la Fede, con la preghiera e con l'eterna incertezza di partire e ritornare a casa...

La Fede del marinaio, storicamente, è stata strettamente legata ai pericoli del mare. 

I naufragi e le tempeste hanno sempre avuto un profondo impatto sulla spiritualità dei marinai, che spesso affidavano la loro vita alla protezione divina. 

La consapevolezza del rischio di perdere la vita, l'incertezza del viaggio e della possibilità di non tornare a casa sono tutti elementi che hanno alimentato la preghiera e la fede. 

Gli ex voto, testimonianze concrete di questo legame, sono un modo per ricordare la dipendenza dal divino e la gratitudine per la protezione ricevuta.  La cifra di 360 navi che affondano ogni anno, anche nell'era moderna, sottolinea la perenne sfida che il mare rappresenta, evidenziando ulteriormente il ruolo della fede nella vita di chi si affida alle acque. 

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, Mercoledì 16 Aprile 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


IL SEGRETO DI PORTOFINO: Maestranze del Tigullio e l'Invincibile Armada

 

IL SEGRETO DI PORTOFINO

MAESTRANZE DEL TIGULLIO E L'INVINCIBILE ARMADA

 

Filippo II di Spagna

Ritratto di Anthonis Mor

 

l'Invincibile Armada attorniata da navi inglesi nell'agosto del 1588

Dipinto di anonimo inglese

 

La storia dell'Invincibile Armada è ricca di intrighi e colpi di scena, e un capitolo meno noto ma affascinante riguarda il contributo segreto delle maestranze liguri, in particolare quelle di Portofino.  Mentre la grande flotta spagnola si preparava a conquistare l'Inghilterra, artigiani e cantieri navali della Repubblica di Genova giocavano un ruolo fondamentale, a volte persino in segreto, fornendo navi e armamenti.

L'archeologo genovese Gianni Ridella ha portato alla luce prove inconfutabili di questa collaborazione.  Le sue ricerche, incentrate sull'artiglieria navale, hanno rivelato la presenza di cannoni prodotti da Dorino II Gioardi, un artigiano genovese con fonderia nel Porto Antico, su diverse navi dell'Armada

 

Questi cannoni, identificabili dalla lettera "D" incisa sul focone, sono stati ritrovati sui relitti della Juliana (affondata al largo dell'Irlanda), della Rata Santa Maria Encoronada e della Trinitad de Scala.

La scoperta più sorprendente riguarda la San Giorgio e Sant'Elmo, costruita a Portofino e affondata da Sir Francis Drake nel 1587

Costruita nel segreto della sua posizione geografica, raggiungibile solo via mare, Portofino offriva il riparo ideale per la costruzione di navi destinate a una potenza straniera come la Spagna. I cannoni della San Giorgio e Sant'Elmo, anch'essi marchiati con la "D" di Gioardi, confermano il coinvolgimento di Portofino nella fornitura di equipaggiamento navale all'Armada.

Questa operazione segreta evidenzia l'abilità e la discrezione delle maestranze liguri, capaci di operare in un contesto di relazioni internazionali complesse e spesso tese.

Il contributo genovese all'Armada non si limita alle forniture di Portofino. La Rata Santa Maria Encoronada e la Trinitad de Scala, entrambe di origine genovese, dimostrano la partecipazione più ampia di cantieri navali liguri alla costruzione della flotta spagnola. La loro partecipazione, unitamente alle forniture di artiglieria, sottolinea una stretta collaborazione tra Genova e la Spagna, nonostante le tensioni politiche dell'epoca.

Il contesto storico:

La Repubblica di Genova, potenza marittima di primo piano, intratteneva rapporti complessi con la Spagna nel contesto delle guerre di religione.  La Spagna, impegnata nella lotta contro i protestanti, necessitava di una flotta potente. Genova, pur mantenendo una certa autonomia, beneficiava degli scambi commerciali con la Spagna e aveva interesse a mantenere buoni rapporti con una potenza così importante. Questa collaborazione, documentata dalle navi e dagli armamenti genovesi nell'Invincibile Armada, dimostra la complessità delle alleanze e delle dinamiche economiche e politiche del XVI secolo. 

Portofino, per la sua posizione strategica e la sua discrezione, rappresenta un tassello significativo in questo intricato quadro storico.

 

Conclusione:

 INVINCIBILE ARMADA: 130 navi con circa 30.000 uomini e più di 2000 pezzi di artiglieria allestita da Filippo II di Spagna per rendere possibile lo sbarco in Inghilterra del corpo di spedizione riunito nelle Fiandre da A. Farnese.

 

 

 

 

IL FALLIMENTO

 L'Armada spagnola non era stata realmente battuta sul mare, pur avendo subito danni pesanti e perdite dolorose, aveva però perso la speranza di sconfiggere gli inglesi, manovrava ormai a fatica e avrebbe dovuto aprirsi la strada combattendo per raggiungere le coste dei Paesi Bassi. Decise quindi di desistere dall'impresa e cercò faticosamente di riorganizzarsi.

Ormai il tentativo di imbarcare le truppe con la conseguente invasione era fallito, così i galeoni spagnoli cercarono di ritornare in patria ma a causa dei venti contrari decisero di puntare verso nord, navigando tra gli arcipelaghi delle Orcadi e delle Shetland per poi dirigersi a sud veleggiando ad ovest dell’Irlanda. 

Gli inglesi, che in un primo momento avevano inseguito il nemico, lo lasciarono poi andare tranquillamente, sebbene consapevoli che sarebbe tornato.
Il 10 agosto la flotta inglese si avvicinò per tentare un attacco alle navi spagnole rimaste attardate, ma Medina Sidonia riuscì a ricompattare le sue squadre e si preparò a dar nuovamente battaglia, cui gli inglesi tuttavia preferirono sottrarsi e quindi, dopo un fiacco scambio di cannonate, le due flotte si separarono definitivamente.

Tuttavia un'incredibile serie di tre violentissime tempeste si abbatté sugli spagnoli. La prima li sorprese il 12 agosto, al largo delle Isole Orcadi e presso le Isole Shetland; la seconda il 12 settembre al largo delle coste irlandesi; seguita dopo pochi giorni da una terza al largo delle coste del Connacht (sempre in Irlanda).

Delle 138 navi e dei circa 24.000 uomini salpati da Lisbona, 45 imbarcazioni e 10.000 uomini andarono perduti. La grande impresa di Filippo II sfumò, e lo stesso re cattolico pensò che DIO proteggesse i protestanti e punisse coloro che credevano in Lei.

 

La sconfitta dell'Invincibile Armada, 8 agosto 1588  di Philippe-Jacques de Loutherburg,  dipinto nel 1796. 

Il cosiddetto Ritratto dell'Armada (The Armada Portrait) è un dipinto allegato di artista ignoto, realizzato nel tardo XVI secolo ed eseguito con la tecnica dell’olio su tela. Vi è rappresentata Elisabetta I d’Inghilterra: l'opera celebra la vittoria della Marina Inglese sull’Invincibile Armada di Filippo II di Spagna avvenuta nel 1588. In passato è stato attribuito da diversi critici a George Gower. Si trova conservato presso la Woburn Abbey. 

 

Grazie a questo importantissimo successo, l'Inghilterra della regina anti-spagnola Elisabetta I  affermò il proprio dominio sui mari del Nord e inflisse una battuta d'arresto al tentativo spagnolo di egemonia sullo scacchiere europeo. La Spagna continuò però la sua guerra navale, riuscendo anche a ottenere alcuni importanti successi (come quelli nelle campagne delle Isole Azzorre del 1583); altre flotte spagnole operarono ugualmente nella Manica nei decenni seguenti.

L'Invincibile Armada, benché sconfitta, rappresenta un momento cruciale nella storia marittima europea. Le ricerche di Ridella mettono in luce il ruolo spesso trascurato delle maestranze liguri, e in particolare quelle di Portofino. Le loro capacità tecniche e la loro discrezione sono state fondamentali per il progetto spagnolo. Questo ci offre l'opportunità di riscoprire e celebrare la perizia dei nostri antenati, la loro capacità di lavorare per importanti potenze, e l'importanza strategica di Portofino anche in un contesto storico di portata mondiale.

 

Analisi Geopolitica

La Repubblica di Genova, nel XVI secolo, si trovava in una posizione delicata tra le grandi potenze europee.  Mentre manteneva una formale indipendenza,  cercava di bilanciare i rapporti con Francia e Spagna, evitando di alienarsi nessuna delle due.  La collaborazione con la Spagna per l'Armada va vista in questo contesto: un modo per guadagnare favori e vantaggi commerciali senza compromettere eccessivamente le relazioni con la Francia (che in quel momento aveva altre priorità).  Genova, abile nel gioco diplomatico e commerciale, si inserì nel conflitto tra Spagna e Inghilterra in modo pragmatico, sfruttando le proprie competenze navali per un profitto economico.

 

Cantieri Navali di Portofino

 

Sebbene la documentazione sia scarsa, possiamo ipotizzare che i cantieri di Portofino, più piccoli di quelli genovesi ma ben equipaggiati, si focalizzassero su navi di dimensioni medie, adatte al trasporto di armi e rifornimenti. La loro posizione nascosta offriva un vantaggio strategico in termini di segretezza,  rendendoli ideali per costruire navi per potenze straniere che volevano evitare di essere facilmente rintracciate.

 

Non era un mistero per nessuno che già nel 1287 maestri d’ascia del Tigullio avessero costruito delle Galee per i Savoia sul lago di Ginevra.

 

MAESTRI D'ASCIA RAPALLINI SUL LAGO DI GINEVRA

https://www.marenostrumrapallo.it/leman/

di Carlo GATTI

 

Dorino II Gioardi

La storia di Dorino II Gioardi, oltre al dettaglio della lettera "D" sui cannoni, ci tramanda le cause della sua bancarotta.  Possiamo ipotizzare che, fornendo cannoni a basso costo alla Repubblica, si sia indebitato gravemente, finendo in prigione.  Questo fatto aggiunge un tocco umano alla narrazione, evidenziando le difficoltà economiche degli artigiani dell'epoca e il rischio connesso alla gestione di un'attività complessa come una fonderia di cannoni. 

 

Aspetti Commerciali

La collaborazione tra Genova e la Spagna sulla costruzione dell'Armada aveva una forte componente commerciale. La Repubblica di Genova si sarebbe garantita il pagamento per la costruzione delle navi e dei cannoni, acquisendo un vantaggio economico importante, da cui l'ipotesi che fossero coinvolti mercati diversi, creando una rete commerciale globale che vedeva come punto nodale le maestranze liguri.

 

 

FONTI

Fabio Pozzo - LA STAMPA  

09 Maggio 2017 

- Il segreto genovese dell’Invincibile Armada

Gianni Ridella, archeologo, ha scoperto che nella flotta di Filippo II c’erano due navi della Repubblica di Genova. E che una terza, varata a Portofino e affondata da Francis Drake, aveva qualcosa da nascondere.

 

Raffaele Gargiulo

- FRANCIS DRAKE – IL CORSARO DELLA REGINA

https://www.marina.difesa.it/media-cultura/editoria/marivista/Documents/2011/04_aprile/Supplemento.pdf

 

- I CANNONI DI LAVAGNA

 Renato Gianni Ridella

https://www.academia.edu/22114794/I_CANNONI_DI_LAVAGNA

 Il relitto della San Giorgio, veliero mercantile genovese costruito a Portofino e affondato a Cadice dal corsaro Francis Drake nel 1587

 Presentazione dell’articolo pubblicato nella rivista Archeologia Postmedievale
Introduzione del Direttore dell’Archivio di Stato di Genova Annalisa Rossi
Presentazione del fondatore e Direttore della Rivista, Marco Milanese, Direttore Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione, Università di Sassari.

Discussione tra il pubblico e gli autori dell’articolo.

I lavori per la costruzione del nuovo terminal container nel Porto di Cadice hanno portato alla scoperta di tre relitti. La ricerca documentale condotta su quello di essi denominato Delta II, congiuntamente alle informazioni tratte dai pezzi d’artiglieria rinvenuti e alle diverse merci del carico conservate, hanno permesso l’identificazione dei resti come quelli del veliero mercantile genovese San Giorgio e Sant’Elmo, affondato da Francis Drake durante la sua incursione contro il porto di Cadice nella primavera del 1587.

Si è anche capito che la nave stava allora trasportando armamenti per la flotta spagnola che, su ordine di Filippo II, si stava allora allestendo a Lisbona per attaccare l’Inghilterra.

 

...E LA STORIA CONTINUA FINO AI GIORNI NOSTRI ...

PORTOFINO

https://portofino.it/italy/i-carpentieri-i-costruttori-di-portofino/

 

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, 1 Aprile 2025

 

 

 

 

 

 


HONFLEUR - UN ANGOLO DI TIGULLIO IN NORMANDIA-FRANCIA

HONFLEUR

Un angolo di Tigullio in Normandia

 

La Senna scorre per quasi 200 km tra Parigi, Rouen e Le Havre prima di sfociare nel Canale della Manica.

L’estuario della Senna ad Honfleur

 

Honfleur è una piccola cittadina costiera a poca distanza dall’estuario della Senna e dal famoso Ponte di Normandia, visibile a occhio nudo dal molo del porto nuovo.

Honfleur è un Comune francese di 8.363 abitanti situato nel dipartimento del Calvados nella regione della Normandia, situata sulla riva meridionale dell'estuario della Senna. 

 

Veduta sul vecchio Bacino (Vieux bassin).  Un piccolo porto sull’Atlantico, un tempo protetto da fortificazione; fu d’ispirazione per artisti, scrittori e pittori impressionisti, tra cui Claude Monet.

 

Città dei pittori

Sull'estuario della Senna, le luci cangianti del cielo hanno ispirato Courbet, Monet, Boudin, il musicista Erik Satie e molti altri. Ancora oggi, numerose gallerie e studi presentano in permanenza opere di pittori del passato e contemporanei.

 

Le case rivestite di ardesia sul Vecchio Porto di Honfleur (Calvados)

 

Chaque weekend de Pentecôte Honfleur se prépare et s’habille de ses plus beaux atouts. Depuis quelques jours la ville entière est pavoisée et affiche les couleurs des marins à chaque fenêtre, à chaque coin de rue.

 

LE PROCESSIONI DI OGNI FINE SETTIMANA DI PENTECOSTE...

 

 

 

LA CHIESA DI SANTA CATERINA DEI BOSCHI

LUOGO DI CULTO MARINARO PER ECCELLENZA

La più grande chiesa in legno della Francia

La chiesa di Santa Caterina non è altro che una delle chiese in legno più grandi di Francia!
È unico con la sua sagoma del mercato coperto e il suo campanile separato,,si erge orgogliosamente al centro della piazza centrale, è uno dei gioielli del patrimonio di Honfleur.

Risalente alla seconda metà del XV secolo, la Chiesa di Santa Caterina sostituisce un’antica chiesa in pietra  distrutta durante la Guerra dei Cent’anni.

Fu ricostruita nel centro storico della città dai maestri d’ascia (« maîtres de Hache ») impiegati nei Cantieri Navali dopo la partenza degli inglesi.

Avendo poche risorse, questi artisti del legno utilizzarono come materia prima gli alberi della foresta di Touques e, soprattutto la loro conoscenza della costruzione navale.

 

Si tratta della chiesa più grande di Francia costruita in legno con il campanile separato (per evitare incendi.

 

 

 

GLI INTERNI DELLA CHIESA

 

Il pregiatissimo ORGANO

 

L'esposizione di Ex Voto Marinari

 

Il soffitto a forma di scafo rovesciato a due navate una porta all’altare, l’altra ad un altare secondario dove sono poste gli ex voto dei marinai scampati alle tempeste atlantiche.

 

Ex Voto marinari, dipinti e oggetti sacri

SANTA CATHERINE EN BOIS

 

Statua della Madonna Incoronata protettrice dei marinai

 

Celebre vetrata di chiesa in stile gotico francese

 

 

PONTE DI NORMANDIA

HONFLEUR

 

https://www.france-voyage.com/francia-guida-turismo/honfleur-141.htm

 

 

Il ponte di Normandia completato nel 1995, collega l'Alta Normandia, dipartimento della Senna Marittima, alla Bassa Normandia, dipartimento del Calvados, scavalcando il fiume Senna a 59 metri d'altezza.

 

Lunghezza totale2.141 m

Altezza52 m

Altezza215 m

AttraversaSenna

Campate3

Costruzione1988-1995

Inaugurazione20 gennaio 1995

 

Ponte di Normandia, conosciuto anche come Pont de Normandie, rappresenta una straordinaria opera di ingegneria visibile da chilometri di distanza. La costruzione del viadotto iniziò nel 1988 e fu inaugurata il 20 gennaio 1995. Il progetto aveva come obiettivo strategico collegare le sponde delle città di Le Havre e Honfleur attraverso l’estuario del fiume Senna.

Oggi, il ponte di Normandia, con i suoi 2.143 metri di lunghezza e 214 metri di altezza alla torre principale, è uno dei ponti sospesi più imponenti al mondo.

L’attraversamento richiede il pagamento di un pedaggio di 5,60 euro per auto (prezzo aggiornato a novembre 2023), che finanzia la sua manutenzione continua.

Nel 2022, il ponte ha visto il passaggio di 7,9 milioni di veicoli.

 

Collegando Le Havre a Honfleur, il Pont de Normandie è stato inaugurato nel 1995, per rinforzare il Pont de Tancarville. Straordinario ponte strallato, è stato progettato da Michel Virlogeux, autore anche del viadotto di Millau!

 

Il Ponte di Normandia completato nel 1995, collega l’Alta Normandia, dipartimento della Senna Marittima, alla Bassa Normandia, dipartimento del Calvados, scavalcando il fiume Senna a 59 metri d'altezza.

Opera di Michel Virlogeux  e Bertrand Deroubaix, quando fu realizzato era il ponte strallato  con la maggiore luce libera nel mondo  (850 m), ed è tuttora (per la campata centrale) il più grande ponte strallato in Europa. 

 

 

CONCLUSIONE

 

Honfleur, con la sua bellezza pittoresca e la sua ricca storia, presenta sorprendenti analogie con diverse località del nostro Tigullio.

Architetture simili: L'uso dell'ardesia nelle case crea un'atmosfera caratteristica e suggestiva, presente sia a Honfleur che in questa parte del nostro Golfo.

Tradizioni marinare: Le processioni religiose dei pescatori, gli ex voto marinari, e l'importanza della pesca come attività principale, creano un legame forte con la nostra identità marittima.

Patrimonio artigianale: La chiesa di Sainte-Catherine a Honfleur, costruita dai maestri d'ascia dei cantieri navali locali, riflette lo stesso spirito di maestria artigianale che contraddistingue le realtà del nostro territorio.

Paesaggio incantevole: Il connubio tra colline e mare, che crea un panorama mozzafiato, è un elemento comune a entrambe le località baciate per altro dallo stesso tipo di turismo consapevole.

Vicinanza a grandi porti: La posizione di Honfleur vicino a Le Havre ricorda la vicinanza a Genova.

Tradizione e modernità: Entrambe le località riescono ad armonizzare la ricchezza della tradizione cattolica con lo spirito della modernità.

 

La comune storia marittima ha forgiato, nei secoli, legami sorprendenti tra comunità geograficamente distanti ma culturalmente affini.

 

https://it.normandie-tourisme.fr/scoprire/patrimonio-architettura/architettura-normandia/ponte-di-normandia/

 

Ringraziamenti:

Quasi tutte le foto provengono da Tripadvisor - Le altre sono dell'autore o sono state prese da Wikipedia e dal web.

 

 

 

Carlo GATTI

 

Rapallo, giovedì 27 Marzo 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


CANCALE - Bretagna-France - IL REGNO DELLE OSTRICHE

CANCALE 

BRETAGNE - FRANCIA

Il regno delle Ostriche

 

Saint Malo, CANCALE, Le Mont-Saint-Michel

 

Saint-Malo

 

Mont Saint Michel

 

 

 

Di Saint Malo, della sua storia e del suo fascino corsaro ce ne siamo già occupati. Di Mont Saint Michel se n’è occupato tutto il mondo intero per il suo fascino religioso... Ma oggi vogliamo ritornare da quelle parti con Ettore e Romina (nella foto) per calpestare quelle spiagge, per scoprire il fascino della marea smeralda che svela durante il suo riflusso un tappeto di ostriche davvero inedito, sorprendente, ma discreto e silenzioso come se la natura si divertisse a compiere una magia sotto i nostri occhi marinari, smaliziati ma confusi ...

Questa è CANCALE: un’opera d’arte della natura che prima di affrontare l’immenso Atlantico ci saluta con le sue falaise, scogliere, calanche e brughiere dove qui finisce la terra: il Finisterre del turismo internazionale con la nomea di Capitale della pesca e degustazione delle ostriche.

CANCALE

 

Ile e Vilaine

"EBB TIDE" - Bassa Marea ( famosa canzone dei miei tempi...) -

 

Cancale, Port de la Houle

Cancale, lungo la costa, la Pointe du Grouin

 

"Arrivati a Cancale cerchiamo immediatamente le bancarelle che vendono ostriche. Ma non possiamo di certo non notare la bellezza di questa pittoresca cittadina, dove la parola huîtres compare in ogni dove".

Cancale è un piccolo borgo marinaro, dove l’attività principale sono gli allevamenti di ostriche. Tutto ruota intorno a questi molluschi, dalla vita locale al turismo.

La cittadina di Cancale offre molti scorci naturali, la passeggiata è costeggiata da un lato da piccoli locali, molto intimi, tutti in stile bretone. Mentre dal lato opposto c’è una vista meravigliosa sull’oceano. La mattina, quando la marea si ritira, è piacevole ammirare gli scafi delle barche poggiati sull’arenile in attesa di poter tornare presto a galleggiare. Stanno li, pazienti, inclinati, forse speranzosi di essere fotografati.

 

Stesso Mare, stessa Spiaggia... con l’alta e la bassa marea

 

CANCALE 

LE SPETTACOLARI

MAREE E LE OSTRICHE

Cancale, rinomata per la produzione di ostriche, si trova in Bretagna, nel dipartimento di Ile-et-Vilaine. La sua vicinanza a Mont Saint Michel  e alla baia di Saint Malò la favorisce non poco e la rende un posto molto speciale, tappa obbligata per chi ama il turismo lento e i prodotti autoctoni. 

Quando il mare si ritrae ecco affiorare le coltivazioni di ostriche

 

I trattori usati come in un campo di grano

 

 

I pecherecci anfibi – Unici al mondo

 

Trasporto delle sacche contenenti le ostriche che devono raggiungere le giuste misure

 

 

LA DEGUSTAZIONE DELLE OSTRICHE

 

Le ostriche in vendita

 

  1. Ostriche pronte per essere consumate

 

 se sei in zona devi assolutamente andare al porto di Cancale a mangiare le ostriche”… col suo vino preferito: Chablis...

 

Le ostriche, quelle più grosse, a soli 6 euro la dozzina

 

 No comment!

Vediamola da vicino:

 

Prima Curiosità

Le Perle : come si formano

Le Perle sono dei Gioielli della natura che si formano e crescono dentro un mollusco, anche quelle cosidette coltivate crescono pero sempre dentro un mollusco in maniera del tutto naturale. Possono formarsi in qualsiasi tipo di mollusco anche se generalmente si parla soprattutto di Ostriche. La nascita della Perla e’ un processo particolarissimo, praticamente si tratta di un corpo estraneo, come ad esempio un granellino finissimo di sabbia, un minuscolo parassita o un pezzetto di conchiglia marina che entrando nel soffice mantello interno del mollusco fa’ in modo che questo per protegersi cominci a secernere una sostanza cristallina liscia e dura chiamata Madreperla che comincia ad intrappolarlo formando vari strati intorno ad esso. Per la formazione completa di una Perla di media dimensione sono necessari dai 5 o 6 anni. Di fatto in questo procedimento se cominciato in maniera naturale non e’ possibile manipolare la forma o dimensione della Perla che verra formandosi naturalmente. Questo fa si che le Perle siano tutte uniche nella forma e nel colore e luminosita’ rendendo ogni Collana di Perle, Orecchino di Perle, Anello di Perle o quant 'altro qualcosa di eccezionale.

Quando parliamo di Perle Coltivate e’ l’ uomo che inserisce questo minuscolo corpo estraneo dentro il mantello del mollusco, dopo di che e’ il mollusco stesso che si occupa di tutto il processo di formazione della Perla. In questo caso pero l’ uomo puo fare in modo di ottenere delle forme particolari semplicemente introduciendo il corpo estraneo, ad esempio un pezzetto di mollusco o conchiglia, della forma che vuole ottenere. I pionieri nella coltivazione delle Perle sono stati i giapponesi che ne cominciarono la coltivazione intorno alla fine dell’ ottocento.

Negli allevamenti di Perle, i molluschi vengono tenuti insieme mediante delle corde verticali ed immersi a pochi metri di profondita’.

 

 

 

C’è una seconda curiosità storico-culturale da approfondire ...

 

Ci facciamo aiutare da WIKIPEDIA:

 

LA LINGUA BRETONE

Il bretone è una lingua brittonica parlata da circa 207.000 persone nella regione della Bretagna.

Essa appartiene al gruppo delle lingue celtiche brittoniche e legata alla lingua cornica (Cornovaglia) e gallese, lingue parlate nel Regno Unito.

Secondo un sondaggio realizzato dal giornalista bretone Fañch Broudig, il bretone annovera 172.000 locutori attivi all'interno dei cinque dipartimenti della Bretagna storica, i quali costituiscono il 5% della popolazione bretone (l'autore precisa come solamente 35.000 persone parlino il bretone quotidianamente).

Dopo un calo dagli oltre 1 milione di parlanti verso il 1950 ai circa 200.000 nel primo decennio del XXI secolo, il bretone è stato classificato come "seriamente a rischio" dall'UNESCO nell'Atlante delle lingue del mondo in pericolo[4]. Tuttavia, il numero di bambini educati in classi bilingui è aumentato del 48% tra il 2005 e il 2013, passando da 10.397 (l'1,24% di tutti gli alunni della Bretagna) a 15.338 (l'1,70%).

Storia

Il bretone è una lingua celtica brittonica, la quale presenta similitudini con il gallese e la lingua cornica. La sua diffusione in Bretagna si ha a partire dalla storia antica e una maggiore diffusione è constatata attorno al V secolo, in seguito alle migrazioni di popolazioni bretoni verso la penisola armoricana.

Il bretone risulta essere distinto secondo le tre epoche storiche:

  • Il bretone antico, dal V al IX secolo

  • Il bretone medio, dal XII al XVI secolo

  • Il bretone moderno, dal XVII secolo alla contemporaneità

La lingua è maggiormente parlata nel sud della penisola bretone, in un'area che si estende da Saint-Brieuc a Guérande.

 

Antichità

 

 

Durante il periodo imperiale romano, il brittonico, da cui deriverà il bretone, era parlato nella provincia romana di Bretagna, a sud dei monti Pennini fino al corso del Clyde (fiume di Glasgow). In questa regione, il latino non aveva infatti sostituito la lingua vernacolare.

In questa fase del bretone, scrivono poeti quali Aneirin e Taliesin nei regni britannici situati a sud della Scozia attuale. Nel XIX secolo, in Francia, si definisce questa lingua brittonica, al fine di distinguerla con il bretone armoricano.

In seguito al declino dell'Impero Romano d'Occidente, alcune comunità romano-bretoni emigrarono verso la penisola Armoricana fino a giungere alla Bretagna insulare, l'attuale Gran Bretagna, soprattutto nelle zone del Devon e della Cornovaglia.

Alcuni storici, come Léon Fleuriot, nella sua opera Le origini della Bretagna: l'emigrazione (1980), basandosi sugli scritti di Cesare e di Tacito, sostiene la similitudine alla lingua gallese. Egli sostiene inoltre che ciò spiegherebbe il motivo per cui il dialetto della zona di Vannes si differenzi dal bretone parlato in altre zone della penisola, in quanto presenta l'accento sulle ultime sillabe, anziché sulla penultima.

Pierre Le Roux, tramite la sua opera Atlas linguistique de basse-Bretagne, illustra le principali differenze tra le lingue brittoniche:

  • Il bretone parlato in CornovagliaLéonTrégor, come il gallese sono accentati sulla penultima sillaba

  • L'irlandese arcaico, è accentato sulla prima sillaba

  • Il gallese, è accentato sulla terzultima sillaba, l'iniziale o la finale

 

Veneti

I Veneti del Morbihan costituiscono un popolo gallo che, durante il I secolo a.C., si stanziarono nell'attuale dipartimento del Morbihan e diedero il proprio nome ad alcuni villaggi quali l'attuale Vannes (Gwened in bretone).

Di Vannes, Cesare scrive nel De bello gallico:

«I Veneti sono il popolo che, lungo tutta la costa marittima, gode di maggior prestigio in assoluto, sia perché possiedono molte navi, con le quali, di solito, fanno rotta verso la Britannia, sia in quanto nella scienza e pratica della navigazione superano tutti gli altri, sia ancora perché, in quel mare molto tempestoso e aperto, pochi sono i porti della costa e tutti sottoposti al loro controllo, per cui quasi tutti i naviganti abituali di quelle acque versano loro tributi..»

(Giulio Cesarede bello Gallico, III, 8)

Per avere un’dea delle differenze:

 

“Parole d’uso corrente:

Francese

Bretone

Pronuncia

Lingua cornica

Gallese

Italiano

terre

douar

ˈduːar

dor

daear

terra

ciel

oabl

ˈwɑːpl

ebron

wybren

cielo

eau

dour

ˈduːr

dowr

dŵr

acqua

feu

tan

ˈtɑ̃ːn

tan

tân

fuoco

homme

den

ˈdẽːn

den

dyn

uomo

femme

maouez

ˈmɔwəs

ben(yn)

benyw

donna

manger

debriñ

ˈdeːbrĩ

dybri

bwyta

mangiare

boire

evañ

ˈeːvɑ̃

eva

yfed

bere

grand

bras

brɑːs

bras

mawr

grande

petit

bihan

ˈbiːɑ̃n

byghan

bychan

piccolo

nuit

noz

ˈnoːs

nos

nôs

notte

jour

deiz

ˈdɛjs ~ ˈde

dydh

dydd

giorno

 

Segnaletica bilingue a Quimper/Kemper. Da notare l'uso della parola ti che in bretone significa "casa" e viene usata in senso figurato sia per stazione di polizia che per ufficio turistico, con la variante da bep lec'h che significa tutte le direzioni.

Bretone

Italiano

degemer mat

benvenuti

deuet mat oc'h

sei benvenuto

Breizh

Bretagna

brezhoneg

Bretone (lingua)

ti, "ty"

casa

ti-kêr

municipio

kreiz-kêr

centro della città

da bep lec'h

tutte le direzioni

skol

scuola

skol-veur

università

bagad

banda di cornamuse (solo nel Bretone moderno)

fest-noz

lett. "festa di sera" anche fest deiz "festa di giorno"

kenavo

arrivederci

krampouezh

crêpe (una crêpe = ur grampouezhenn)

chistr

sidro di mele

chouchen

idromele

war vor atao

sempre verso il mare

Kembre

Galles

Bro Saoz

Inghilterra (litt. paese dei Sassoni)

Bro C'hall

Francia (litt. paesi dei Galli)

Iwerzhon

Irlanda

Unan, daou/div, tri/teir, pevar/peder, pemp, c'hwec'h, seizh, eizh, nav, dek

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10

Unnek, daouzek, trizek, pevarzek, pemzek, c'hwezek, seitek, triwec'h/eitek, naontek, ugent

11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18 (3×6), 19, 20

Tregont, daou-ugent, hanter-kant, tri-ugent, dek ha tri-ugent, pevar-ugent, dek ha pevar-ugent, triwec'h ha pevar-ugent

30, 40 (2×20), 50, 60 (3×20), 70 (10+60), 80 (4×20), 90 (10+80), 98 (3×6+4×20)

 di Carlo GATTI

SAINT MALO – UNO SCOGLIO, UNA STORIA

https://www.marenostrumrapallo.it/saint-malo-uno-scoglio-una-storia/

 

 

 

 

di Carlo GATTI

Rapallo, Martedì 11 Marzo 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Duardìn e il suo veliero

Duardìn e il suo veliero

Racconterò questo frammento della nostra tradizione che fa parte di una vera e propria saga marinara con i suoi personaggi, i suoi mezzi e il suo territorio.
Racconterò perciò una storia di mare vissuta, che parla di Capitani e di Camogli, alternando le vicende di una nave che ci ha lasciato qualcosa di suo con quelle dell’abile Capitano che la gestiva accuratamente. La racconto anche perchè quella stessa nave – pur essendo armata e comandata da camogliesi – non ottenne il suo giusto rilievo nella nostra tradizione marinara.

 

La nave – che è corretto chiamarla così poiché quella fu la sua effettiva costruzione iniziale – si chiamava Lake Erie, fu realizzata nel 1868 in uno degli storici cantieri del Clyde, a Glasgow in Scozia. Quell’area è così famosa per le costruzioni navali che addirittura il noto chitarrista Mark Knopfler compose anni fa uno splendido e struggente brano “So far from the Clyde”, che racconta il viaggio verso la demolizione in India di una petroliera che era stata costruita dai cantieri di quel fiume. 

Tornando alla nave, notiamo che aveva un robusto scafo in ferro di una settantina di metri, la sua prora era inoltre rinforzata poiché l’armatore committente, la Canadian Shipping Co., la destinò al traffico degli emigranti dall’Inghilterra al dominio canadese, ricco di acque ghiacciate.
La Lake Erie navigò quindi molti anni in Atlantico e si fece notare per la sua eccezionale manovrabilità e velocità in mare aperto, basta pensare che staccò andature medie anche di 9 nodi (17 km/h).
Dieci anni dopo, nel 1878, nasceva a Camogli Edoardo Figari, nomiaggio “Duardìn”.

 

Edoardo Figari ai tempi del primo comando

Nel 1885 la nave fu riarmata a brigantino a palo cioè, dei tre alberi iniziali, a quello di poppa furono allestite vele auriche (trapezoidali) al posto delle quadre. Il motivo della ristrutturazione è probabilmente il conseguimento di una maggiore manovrabilità: prima, con tutte vele quadre viaggiava spedita solo nelle aree dove pochi e forti venti spirano da direzioni periodiche; le vele auriche permettono invece al brigantino di navigare bene anche con venti più deboli e provenienti da tutte le direzioni, anche quelle prodiere. Non scordiamo che la fortuna economica di Camogli e della sua flotta ebbe la massima espansione nella seconda metà ‘800 proprio con quel tipo di alberatura.
Ritornando al Lake Erie, le sue attività continuarono sino al 1891, quando venne ceduto ad un armatore neozelandese che lo impiegò trasportando lana al Regno Unito da quella colonia autonoma.

Il “Lake Erie” in porto in Australia dopo il 1891 per il commercio di lana. Lo scafo era nero con striscia bianca longitudinale secondo i colori sociali dell’armatore neozelandese

IntantoDuardìn Figari, nel 1895 (a 17 anni), si diploma alla nostra Scuola Nautica e imbarca subito su velieri che navigano gli oceani: già da giovane possedeva l’indole del navigatore da “mar afuera”!
Si arriva così al 1902, cioè l’incontro tra i due soggetti: il Lake Erie viene acquisito dall’armatore camogliese Cap. Gaetano Olivari, detto Pisciuela (Pissorella). Le murate della nave perdono i colori bianconeri dei portelli laterali per far posto allo scafo sempre nero ma con una banda longitudinale grigia. Come tanti imprenditori dei nostri dintorni, Mortola è un ex navigante, conosce bene il mestiere e conosce bene Edoardo Figari, esperto in viaggi di lungo corso. Infatti nel 1903, Figari fresco di patente di Capitano, ottiene da Mortola il comando della nave! Iniziano così per Duardìn sei anni di imbarco pressoché continuo su quel veliero, adibito prima al trasporto di merci varie e lana da Marsiglia alla Nuova Zelanda e ritorno in Francia; poi, dalla Francia Atlantica al Brasile e i Carabi trasportando cereali e merce varia. Constatiamo qui che Figari era ben conscio d’essere un Capitano che navigava spesso verso gli antipodi: quell’obiettivo fu soprattutto raggiunto sistematicamente con la sua straordinaria professionalità.

 

La splendida linea del “Lake Erie”

Durante quel periodo, il Capitano camogliese ricevette numerosi apprezzamenti dal mondo dello shipping internazionale per le eccellenti condizioni di manutenzione col quale gestiva la sua unità. Non solo, durante il suo comando staccò i più rilevanti record di velocità negli oceani Atlantico e Pacifico!
 Nel 1909, Edoardo Figari lascia infine il Lake Erie per imbarcare su altri grandi velieri.

 

Edoardo Figari nella famosa foto dei Capitani di Camogli nel 1910 di fronte al Teatro Sociale

La nave continuerà a viaggiare tra Pensacola (Florida del Golfo) e Genova con merce varia all’andata e legname al ritorno in Italia. Il suo nuovo Capitano fu Erasmo Avegno, anch’egli camogliese. In quel periodo, Avegno sapeva che il destino della nave era segnato: i grandi, solidi e sempre operativi piroscafi stavano invadendo rapidamente il settore della navigazione. 
Nel 1913, partito dall’America a pieno carico, il Lake Erie incappò purtroppo in una furiosa tempesta. L’equipaggio riuscì a riparare provvisoriamente la coperta, gli alberi e le vele, così da poter dirigere a Genova dove scaricherà il legname e verrà demolito un anno dopo.

 

Maggio 1971: a Camogli si radunano e pranzano in Piazza Colombo i Cap Horniers!

Il Capitano Figari, dopo la Grande Guerra, imbarcò sui piroscafi fino agli anni ’50. Oltre che Capitano di grandi navi a vela e motore, ingaggiate in navigazioni oceaniche, Duardìn si fregiò del titolo di “Albatross – Cap Hornier” per aver doppiato numerose volte quell’insidioso passaggio al comando di un grande veliero.

 

Il sodalizio Amicale Internationale des Capitaines au Long Cours Cap Horniers di Saint Malo si radunò a Camogli nel maggio 1971. Segretario era il Marchese Tomaso Gropallo celebre scrittore e storico di mare che fu anche docente del nostro Istituto Nautico. Era presente per la prima volta alla manifestazione il comandante Flavio Serafini di Imperia, promotore e storico di mare anch’egli. Serafini divenne poi Segretario Nazionale dell’Amicale fino alla sua chiusura nel 2003. Da questi rinomati personaggi della storia marittima abbiamo attinto alcune notizie e immagini descritte nel presente articolo. 
Figari infine, scomparve ad ottobre dello stesso anno di quell’incontro a Camogli, aveva 93 anni e risiedeva alla Casa dei Marinai. Fece perciò in tempo a partecipare all’evento nel quale era presente un altro noto Albatross di Camogli, il Capitano Prospero Figari, nomiaggio “Sciabecco”.

Duardìn fu ricordato nel “Der Albatross” e nel “Courier du Cap” organi del sodalizio dei Cap Horniers. Nel 1972 a Copenhagen, venne citato dall’Associazione dei Capitani di Lungo Corso di Capo Horn; la commemorazione avvenne alla presenza del Principe Consorte di Danimarca e del Vescovo di Copenhagen. “Così si chiudeva la saga terrestre di uno dei più famosi marinai italiani”…

Edoardo Figari nel 1971: si accinge a partecipare al convegno dell’AICH a Camogli

Da parte sua, il Lake Erie lasciò in eredità a Camogli qualcosa visibile ancor oggi. A Genova nel 1914, anno di demolizione della nave a Calata Gadda, l’armatore Gaetano Olivari donò alla Società Capitani e Macchinisti Navali di Camogli un grande tavolo di lucido teak e due splendide panche con schienale reclinabile.

 

Il tavolo e le panche del “Lake Erie” conservate in Sede Capitani

Quei mobili arredavano il salone della nave sin dai primi viaggi per il Canada. 
Oggigiorno, per gli stessi Soci che discutono in Sede le attività del sodalizio, è motivo d’orgoglio utilizzare quell’arredamento che ha solcato per quasi cinquant’anni gli oceani del mondo intero! =

 

Bruno Malatesta

 

(Bibliografia/immagini:
– “Il romanzo della vela” di T. Gropallo;
– “La Città dei Mille Bianchi Velieri, Camogli” di G.B. Ferrari;
– I soprannomi (nomiaggi) dei Capitani ed Armatori di Camogli” di Pro Schiaffino;
– “Uomini e bastimenti di Capo Horn” di Flavio Serafini)
(Altre immagini da:
– Archivio Capitani Camogli;
– South Australia State Library/A.D. Edwardes Collection).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


DUE STORIE DEL MARE DEL NORD: Ostenda - Dunkerque

- 1 -

OSTENDA (Fiandre-Belgio) LA PESCA DEI GAMBERI A CAVALLO DA OLTRE 700 ANNI

PATRIMONIO UNESCO DAL 2013

 - 2 -

A DUNKERQUE (Francia) - SI SCATENO’ L’INFERNO:

OPERAZIONE DYNAMO. 2° Guerra Mondiale

 

La zona del Belgio che oggi visiteremo è quella in verde sul Canale della Manica

 CARTINA DEL BELGIO

Le Fiandre nella parte “nera” della cartina

 

La costa fiamminga è un paradiso dalle mille facce. Ben 67 chilometri di spiaggia fine, mare e dune sabbiose, arte e cultura, cibo e bevande, storia e tradizione, shopping, surf e tanto altro ancora.

Faremo una cavalcata lungo la spiaggia  che si estende dal confine con i Paesi Bassi a quello con la Francia. Vedi carta e freccia sotto.

 

Ostenda (Belgio) (in olandese Oostende; in francese Ostende) è una città portuale belga di 70.274 abitanti, situata nella provincia fiamminga delle Fiandre Occidentali e affacciata sul Mare del Nord. Il territorio comunale comprende la città vera e propria e tre città minori, annesse successivamente all'istituzione del comune: Mariakerke, Stene e Zandvoorde.

Ostenda è la città principale sulla costa belga. In tempi antichi non era altro che un piccolo villaggio di pescatori costruito sulla sponda orientale (in olandese: oost-einde) di un'isola (chiamata Testerep), posta fra il Mare del Nord e un lago costiero. Benché piccolo, il villaggio guadagnò lo status di 'città' intorno al 1265, quando agli abitanti fu permesso di tenere un regolare mercato. La principale fonte di introiti era naturalmente la pesca. La costa del mare del Nord è sempre stata abbastanza instabile e nel 1395 gli abitanti decisero di costruire una nuova Ostenda alle spalle di grandi dighe e lontana dalla minaccia del mare. La posizione strategica sul Mare del Nord ha dato un grande vantaggio a Ostenda, come porto, ma si è anche rivelata fonte di problemi. La città venne spesso presa, distrutta e saccheggiata dalle armate conquistatrici. Dopo quest'epoca Ostenda si tramutò in un porto di una certa importanza. Nel 1722 gli olandesi chiusero l'entrata del porto di Anversa, e di conseguenza la città crebbe d'importanza perché forniva un accesso alternativo al mare.

 

OOSTDUINKERKE: LA SPIAGGIA BELGA PATRIMONIO UNESCO

 

Monumento simbolo dei  Shrimpers (pescatori di gamberetti a cavallo)

Il nome Oostduinkerke si traduce come "Dunkerque orientale"

Ogni martedì mattina, da Maggio a Settembre, sul tratto di spiaggia belga di Oostduinkerke, quasi al confine con la Francia, c’è un appuntamento imperdibile e ancora non troppo famoso, quello con gli Shrimpers!

Oggi… come nel medioevo…

 Gli Shrimpers arrivano in spiaggia con i loro cavalli, sono seguiti da una folla numerosa di curiosi, appassionati e turisti da ogni dove…

Una decina di pescatori, quindici al massimo, indossano l’impermeabile giallo e con le galoche ai piedi, siedono sul carretto trasportato dal proprio cavallo e lungo il tragitto che porta al mare fanno salire “a bordo” i bambini che sono venuti a salutarli.

Arrivano fino al bagnasciuga e anche un po' più in là per preparare i cavalli …

 

IL MOMENTO IDEALE

 

La pesca a cavallo a Oostduinkerke sfrutta il ritiro della marea.  I pescatori entrano in acqua quando il livello del mare è basso, lasciando scoperta una porzione di fondale marino.  Quando la marea è alta, l'attività è impossibile.

 

Staccano il carretto lasciandolo a riva e dopo aver sistemato due grandi ceste in vimini sul proprio destriero, sono pronti a salire in sella e a partire.

I pescatori iniziano a posizionare la rete da pesca dietro al cavallo, che servirà a raccogliere i gamberetti, specialità tipica di queste parti. 

È in questo momento, durante la bassa marea, che trainano le reti attraverso le acque poco profonde, catturando i gamberetti. 

 

Le reti iniziano a strisciare sulla sabbia ed in men che non si dica sono sott’acqua a fare il loro lavoro sul fondale mentre lo Shrimper porta a passeggio il suo fedele compagno di avventura.

 

 

 

Si portano al largo…

 

 

Il mare è molto mosso, ma sembra non infastidire i cavalli, che si muovono tra le onde con estrema facilità ed eleganza.

Dopo circa 30/40 minuti eccoli tornare di nuovo verso la spiaggia.

 

Una volta tornati sul bagnasciuga, il pescatore ritira la rete da pesca e prende dal carretto i secchi ed il setaccio che gli serviranno per mostrare il pescato: un sacco di piccoli gamberetti, mischiati a qualche conchiglia ed altri pesciolini finiti per sfortuna nella rete.

 

Tutto il resto (piccoli pesci, granchi, meduse) viene restituito al mare. Questa operazione si ripete diverse volte durante la battuta di pesca.

Circa due ore più tardi, l’alta marea inizia a salire e costringe i pescatori a smettere di pescare. I cavalli non devono essere messi in condizione di pericolo. Le reti vengono ripiegate, caricate sul calesse e si rientra alla fattoria dove tutto è pronto per godersi il meritato pasto, Bruno svuota le ceste e prepara il fuoco per cuocere i gamberi.

L’emozione continua ad essere grande su quel tratto di costa belga ed è grazie soprattutto ai pescatori che sono felici di essere portatori e conservatori di una tradizione secolare che li fa sentire vicini a tante persone, grandi e piccini, e sono fieri di mostrarci e spiegarci il loro lavoro e lo fanno scherzando con noi e regalando ai bambini qualche pesce strano o conchiglia appena tirato fuori dal setaccio come fosse il cilindro di un mago.

E che dire di questi mansueti cavalli che si lasciano accarezzare e coccolare da chiunque! Questi possenti cavalli da tiro brabantini (brabançonne) sono originari del Belgio, ideale per questo tipo di attività. "Abbiamo conosciuto Udo, un esemplare imponente: pesa oltre una tonnellata e può tirare fino a duemila chili di peso senza sforzo". Ma non basta la stazza per diventare un cavallo da pesca. L’addestramento, infatti, inizia già ad un anno di età e, una volta terminato, una commissione valuta se il cavallo può effettivamente entrare a far parte di questa antica tradizione.

Una volta ripulite le reti, i pescatori rimontano sul loro carretto e ritornano a casa con quel bottino di pesca veramente irrisorio ma con la consapevolezza di aver raccontato e tramandato la loro storia e di aver fatto emozionare tutti i presenti, nessuno escluso!

 

Dal mare al piatto:

gli straordinari gamberetti pescati a cavallo

 

La cottura avviene in un enorme calderone pieno d’acqua bollente salata; dopo pochi minuti sono già pronti. Il sapore di questi minuscoli gamberi è eccezionale, una combinazione di sapidità e dolcezza che non ha eguali. Non ci stupisce che siano così rinomati. Assaggiare tutti insieme quello che abbiamo pescato qualche ora prima, sorseggiando una Kriek, è la perfetta conclusione di una mattinata fuori dell’ordinario.

 

….. una tradizione tanto bella quanto dura, in cui gli elementi naturali regolano l’attività dell’uomo e ne decidono le sorti; un mestiere antico, fatto di persone caparbie che, con passione e fierezza, portano avanti un’attività che li tiene ancora saldamente ancorati alle proprie origini.

 

 

Conclusione:

 L'importanza culturale:

Questa antica tecnica di pesca non è solo un metodo di sostentamento, ma un vero e proprio patrimonio culturale.

Nel 2013, la pesca a cavallo di Oostduinkerke è stata riconosciuta dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, sottolineando il suo valore storico, sociale e culturale unico. 

Rappresenta una connessione ininterrotta tra uomo, animale e ambiente, testimonianza di un'arte tradizionale tramandata di generazione in generazione.

 

Come funziona:

 I cavalli, guidati da pescatori esperti, (Paardevissers) trainano una rete a strascico attraverso le acque poco profonde del mare. I cavalli, con le loro gambe affondate nella sabbia fredda e bagnata, si muovono con passo costante, trainando la rete mentre i pescatori li guidano e controllano la cattura.  La forza e la resistenza dei cavalli sono fondamentali per affrontare le acque agitate e la pesantezza della rete piena di gamberetti.  Il lavoro è duro e faticoso, sia per i cavalli che per i pescatori.

 

Il futuro della pesca a cavallo:

Nonostante il suo riconoscimento e la sua importanza, la pesca a cavallo di Oostduinkerke sta affrontando molte sfide: la competizione con i metodi di pesca moderni, i cambiamenti climatici e le normative ambientali pongono dei limiti alla sua praticabilità. Tuttavia, grazie al suo status di patrimonio UNESCO e all'impegno dei pescatori e delle autorità locali, si stanno attuando iniziative per preservare questa tradizione per le generazioni future.

 

DURANTE LA 2a GUERRA MONDIALE SU QUELLE SPIAGGE SI SVOLSE

L’OPERAZIONE DYNAMO….

 

 

I movimenti durante l'accerchiamento di Dunkerque

 

L'evacuazione di Dunkerque è un evento chiave della Seconda Guerra Mondiale e un'impresa militare memorabile, nonostante le parole di Churchill… 

L'operazione, nota come "Operazione Dynamo", si svolse tra il 26 maggio e il 4 giugno 1940 e vide l'evacuazione di circa 338.000 soldati alleati, prevalentemente britannici, ma anche francesi, belgi e altri, dalle spiagge di Dunkerque. 

L'esercito britannico era stato accerchiato dall'avanzata delle forze tedesche, che avevano quasi completato la conquista della Francia.  La situazione era disperata; i soldati erano intrappolati e sotto costante attacco.

 

Un cannone navale inglese a copertura delle operazioni di evacuazione

 

Un ponte di scialuppe consente ai soldati inglesi di essere tratti in salvo

 

Il cacciatorpediniere francese Bourrasque affonda carico di truppe dopo essere stato colpito il 30 maggio 1940.

 

Le convulse fasi delle operazioni di evacuazione

 

L'evacuazione fu un miracolo logistico.  Oltre alle navi militari, una flotta improvvisata di imbarcazioni civili – pescherecci, yacht, barche da diporto, persino chiatte e zattere – parteciparono all'impresa, rischiando la propria vita per salvare i soldati. La "Little Ships" (piccole navi) rappresentano un simbolo incredibile di coraggio e spirito civico.

I tedeschi, sorprendentemente, ritardarono l'attacco decisivo alle spiagge, dando tempo per evacuare un numero di soldati superiore alle aspettative.

Nonostante il successo nell'evacuare un numero così elevato di soldati, preservandoli per future battaglie, Churchill aveva ragione a sottolineare che: “con le evacuazioni non si vincono le guerre”

Dunkerque fu una sconfitta strategica per gli alleati:  un'enorme quantità di equipaggiamento militare fu persa e la Francia era sul punto della capitolazione.  L'evacuazione, però, evitò un disastro ancora più grande: la completa distruzione del Corpo di Spedizione Britannico e una potenziale invasione della Gran Bretagna.  L'impresa salvò la spina dorsale dell'esercito britannico, che poté poi essere riarmato e contribuire a cambiare le sorti del conflitto.  Dunkerque, dunque, assunse un valore simbolico significativo, diventando un esempio di resilienza e determinazione di fronte all'avversità, un momento di speranza in un periodo buio.

Le foto e le storie "straordinarie" di questi posti sono state tratte da siti e web locali che ringraziamo per aver arricchito la nostra conoscenza del significato e del limite ben definito della parola "BAGNASCIUGA" specialmente quando essa si fa teatro di alterne vicende umane!

 

 

CARLO GATTI

Rapallo, Giovedì 13  Febbraio 2025