IL VELARIUM DEL COLOSSEO

ALCUNE NOTE STORICHE

Il COLOSSEO, situato nel centro di Roma, è il più grande anfiteatro mai costruito al mondo. La struttura era in grado di contenere un numero di spettatori stimato tra 50.000 e 87.000 unità (di cui 45.000 seduti), ma è anche il più imponente monumento dell’antica Roma che sia giunto fino ai nostri giorni.


L’Anfiteatro Flavio, (é stato primo nome del COLOSSEO) fu iniziato da Vespasiano nel 70 d.C. e terminato da Tito nell’80. Ulteriori modifiche furono apportate durante l’impero di Domiziano nel ‘90. I lavori furono finanziati, come altre opere pubbliche del periodo, con il provento delle tasse provinciali e il bottino del saccheggio del tempio di Gerusalemme (70 d.C.).

La sua costruzione durò appena 2 anni e 9 mesi. Nella cerimonia di apertura vennero uccise oltre 5.000 belve in un’unica giornata. Per l’inaugurazione dell’edificio, l’imperatore Tito diede dei giochi che durarono tre mesi, durante i quali morirono circa 2.000 gladiatori e 9.000 animali. Per celebrare il trionfo di Traiano sui Daci vi combatterono 10.000 gladiatori.

Conosciuto molto più tardi (nel Medioevo) col nome di COLOSSEO dalla “colossale” statua in bronzo di Nerone (di oltre 30 metri di altezza – Realizzata tra il 64 ed il 69 d.C. per mano dello scultore Zenodoro) che un tempo era stata eretta in prossimità dell’Anfiteatro, che fu il primo ad essere costruito in pietra a Roma il quale, nonostante il suo crudele scopo, rimane uno dei prodigi architettonici del mondo.

Il COLOSSEO è un edificio di forma ellittica, dalle grandi dimensioni di 188 m di lunghezza, 156 m di larghezza e 48 m di altezza. Risulta in più punti gravemente danneggiato, ma conserva ancora l’originaria struttura.

La sua struttura è composta in effetti da due Anfiteatri greci semicircolari messi l’uno contro l’altro, che avevano però dimensioni minori.

Gli ultimi combattimenti tra gladiatori sono testimoniati nel 437, ma l’anfiteatro fu ancora utilizzato per le venationes (uccisione di animali) fino al regno di Teodorico il Grande: le ultime vennero organizzate nel 519, in occasione del consolato di Eutarico (genero di Teodorico), e nel 523, per il consolato di Anicio Massimo.

Il COLOSSEO, con la sua maestosità unica, rivela il genio degli architetti romani per gli effetti spettacolari ed esercitò una grande influenza sugli edifici dell’Europa più recente e, a proposito di effetti speciali, passiamo subito al tema che ci è tanto caro.

IL VELARIUM DEL COLOSSEO


A questo punto vi chiederete: Ma cosa c’entra il COLOSSEO con la tradizionale linea cultural-marinara di MARE NOSTRUM RAPALLO?

Ve lo spiego subito! Si tratta solo di mettere a fuoco un “particolare MARINARO” di questa opera gigantesca che si chiama VELARIUM che ancora oggi viene studiato dalle maggiori facoltà d’Ingegneria e Architettura navale del mondo nell’intento di capirne la progettazione, l’installazione ed il funzionamento.

Per dare un’idea della complessità del problema, gli storici antichi ci hanno tramandato questa informazione:

Il VELARIUM era una magistrale opera di ingegneria. Il suo posizionamento, estremamente complicato, veniva svolto dai migliori marinai del distaccamento della Classis Misenensis.

Secondo stime di oggi il VELARIUM aveva un peso complessivo di circa 24 tonnellate e veniva manovrato da 1.000 provetti marinai abituati all’uso di cavi e cime di ogni calibro e lunghezza, di cui ognuno era destinato ad una precisa funzione.

Mare Notrum Rapallo ha dedicato un saggio a questa famosa Base navale.

CAPO MISENOLA PIU’ POTENTE BASE MILITARE DELL’ANTICHITA’

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=596;miseno&catid=36;storia&Itemid=163

Carlo GATTIStoria Navale – Sito Mare Nostrum Rapallo

Lo scopo principale del VELARIO era quello di riparare gli spettatori dai raggi solari, ma anche dalle intemperie. Plinio, dopo aver narrato delle vele di vario colore adoperate nelle flotte di Alessandro Magno, e di quelle purpuree che aveva la nave con cui Marco Antonio andò ad Azio con Cleopatra, dice:

Postea in theatris tantum umbram facere; le quali parole c’insegnano che, abbandonato nelle navi l’uso di vele colorate, passarono queste a far ombra ai teatri.

Anche Lucrezio fa menzione di siffatto lusso nei velari: Et vulgo faciunt id luten intenta. Theatris. Per malos vulgata trabesque trementia flutant.

Dalla sommità del COLOSSEO partiva un complesso sistema di cavi/cime/catene, lungo le quali venivano distese enormi “vele” sospese sull’ARENA che consentiva la copertura della caveae (l’insieme delle gradinate in muratura dove prendevano posto gli spettatori).

La struttura presentava un anello al centro che favoriva l’aerazione dell’anfiteatro; inoltre, per attenuare possibili odori sgradevoli, durante gli spettacoli venivano sparsi tra il pubblico getti d’acqua odorosa ed essenze profumate (sparsiones).

“Il peso della struttura, che altrimenti sarebbe precipitata verso l’interno, era controbilanciato ancorando altre funi su dei cippi di pietra, collocati a raggiera all’esterno della zona anulare pavimentata in travertino .

Alcuni cippi sono ancora visibili sui lati nord ed Est, e il loro posizionamento equidistante fa presumere che in origine fossero in tutto ottanta.


Questa immagine (sopra) ricostruita al Computer, ha una eccellente funzione didattica sulla quale occorre fare riferimento per comprenderne la funzionalità e la dinamica operativa. Ad esempio, in primo piano si notano, (meglio con l’immagine ingrandita), che a sostenere il gigantesco tendaggio: il VELARIUM del Colosseo – vi erano 240 pali (colore scuro) di sostegno e sporgenti, inseriti in altrettanti fori quadrangolari, in corrispondenza di 240 mensole sporgenti di pietra, che si vedono in primo piano. (Vedi immagine sotto).


Il velarium era una copertura mobile in tessuto composta da più teli (o vele) di canapa, che veniva utilizzata nei teatri e negli anfiteatri romani per garantire agli spettatori un’adeguata protezione in caso di maltempo o nelle giornate di gran caldo.


I fori a sezione circolare presenti sulla vela dell’arena di Verona databile all’anno 80 d.C.


Le mensole e i soprastanti fori quadrangolari sull’ordine superiore del Colosseo

Plinio, a proposito del VELARIUM scrisse: «uno spettacolo più stupefacente dei giochi stessi».

Alla legittima domanda: perché proprio i marinai erano necessari al funzionamento del VELARIO DEL COLOSSEO?

Rispondiamo con questa fotografia che spiega, senza l’aiuto di tante parole, chi sono e cosa possono inscenare i marinai “da cattivo tempo”.


I marinai “annusano” le tempeste in arrivo e sono addestrati ad affrontarle in tempo per limitarne i danni. Ve lo immaginate se a causa di un groppo di vento* improvviso fossero cadute 24 tonnellate di vele con tutte le varie attrezzature metalliche sulla testa di 70.000/80.000 spettatori?

A questa domanda possiamo rispondere così: IL NUMEROSO EQUIPAGGIO DEL COLOSSEO ERA COMPOSTO DI VERI MARINAI E SOLO LORO ERANO IN GRADO DI GARANTIRE LA NECESSARIA SICUREZZA E FUNZIONALITA’ DELL’INTERO IMPIANTO.

*groppo di vento In meteorologia, perturbazione consistente nell’improvviso destarsi di venti con mutevole intensità e direzione, accompagnati da forti acquazzoni e turbini di grandine o di neve; dura in genere pochi minuti.

ANEMOSCOPIO DEL PALATINO


La pietra rinvenuta sul Palatino nel 1776, ora ai Musei Vaticani e ritenuta dagli archeologi un anemoscopio, era capace di valutare la direzione e, in qualche modo, anche l’intensità dei venti che potevano interessare il Colosseo. Questo strumento dimostra come i Romani tenessero monitorata questa FORZA per decidere, in base alle norme sulla sicurezza di allora, l’apertura o la chiusura del VELARIUM.

Plinio scrive che in presenza di un vento di notevole intensità si era spezzato un cavo del velarium e che la vela sbattendo faceva un suono che copriva quelli dello spettacolo in atto nella cavea (Colagrossi).


Lo strumento è datato al II – III secolo d.c. ed è ora in Vaticano (IG XIV, 1308). Ha etichette latine e greche dei venti.  Il libro di Liba Taub “Ancient Meteorology” (Sciences of Antiquity) e riguarda gli antichi metodi di meteorologia che si sono confrontati a Roma tra l’Esquilino e il Colosseo,

ALCUNI REPERTI ARCHEO-MARINI FOTOGRAFATI DALL’AUTORE NEL MUSEO DELLE NAVI ROMANE

LAGO DI NEMI – LE NAVI DI CALIGOLA

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=216;nemi&catid=36;storia&Itemid=163

Carlo GATTIArticoli di Storia Navale


MUSEO DELLE NAVI ROMANE – LAGO DI NEMI


Nelle due foto (dell’autore) sopra e sotto, appare la ricostruzione di una delle due ‘Postazioni del Timoniere’ situate a poppa (a dritta) della prima nave, su cui sono state posizionate le copie bronzee delle cassette con protomi ferine.


Lo scavo dei relitti permette, seppur parzialmente, di conoscere l’attrezzatura delle imbarcazioni anche se la fonte principale per le sovrastrutture e la velatura proviene dalle rappresentazioni delle navi antiche (iconografia). Fortunati sono i casi di rinvenimento dei bozzelli in legno delle manovre delle vele oppure di frammenti di cime e cordami. Tra gli attrezzi più comuni, che spesso però viene ritrovato isolato, ricordiamo lo scandaglio che, munito nella sua parte inferiore di una cavità riempita di resina, serviva per conoscere natura e profondità del fondale nonché a seguire la rotta e a riconoscere i migliori luoghi di ancoraggio. L’ancora era lo strumento di bordo più importante e, di solito, ogni nave ne possedeva più di una di diverse dimensioni. In età romana, era costruita in legno con ceppo di appesantimento in piombo oppure interamente in ferro.


Noria a manovella originale di bordo


Pompa a stantuffo originale


Alcuni esemplari dei chiodi utilizzati sulle due navi, di vari tipi e dimensioni: da pochi centimetri a oltre mezzo metro; dal tipo di sezione quadrangolare e capocchia piramidale a quello con testa schiacciata fornita di piccole protuberanze che servivano a far meglio aderire le lamine plumbee di rivestimento dello scafo.

Una  famosa protome ferina dalla forma di testa di felino che stringe tra i denti un anello che in marina si chiama ‘golfare’ ed é usato tuttora nei porti per ormeggiare imbarcazioni, ma anche per sollevare pesi.

E poi, ancora rulli sferici e cilindrici, paglioli, cerniere, filastrini in bronzo, tubi di piombo, ancora tegole di rame dorato, laterizi di varie forme e dimensioni, frammenti di mosaici con abbellimenti in pasta di vetro, lamine di rame ed altro.


Ancora tipo “Ammiragliato”

MUSEO DELLE NAVI ROMANE – FIUMICINO

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=260;fiumicino&catid=36;storia&Itemid=163

Carlo GATTI – Articoli di Storia Navale

 


All’interno delle vetrine sono esposti i materiali recuperati durante lo scavo delle imbarcazioni tra cui: tubi di piombo, rubinetterie, oggetti in bronzo, ceramica, resti organici e elementi dell’attrezzatura di bordo. Tali reperti sono esposti insieme a materiali rinvenuti durante scavi e recuperi nelle aree vicine.

In conclusione, per gli appassionati di questo tema (VELARIUM), suggerisco la lettura di uno STUDIO realizzato su basi matematiche e scientifiche, inerente le varie soluzioni legate all’uso (progettazione e realizzazione) del VELARIUM nella romanità di 2.000 anni fa.

http://amsacta.unibo.it/6307/1/Velarium%2007-01-2020%2B.pdf

Il velarium del Colosseo: una nuova interpretazione

Eugenio D’Anna e Pier Gabriele Molari

già docenti nella Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna

 

Bibliografia:

L’Anfiteatro Flavio – Marziano Colagrossi

L’Italia Antica e Roma – German Hafner

Le Strade di Roma

La Storia di Roma Antica – Michael Grant

Il Velarium del Colosseo – AMS Acta

Carlo GATTI

Rapallo, Giovedì 21 Ottobre 2021