MODELLISTI RAPALLO 2016

MARE NOSTRUM RAPALLO

XXXV Edizione

2016

MODELLISMO: ARTE E PASSIONE

Modellisti Rapallesi

GALEA GENOVESE - Simbolo della Mostra monotematica

Silvano Porcile - Nave scuola ETOILE

Mauro Rocca: VASCELLO

Sacco Benito: SOVEREIGN OF THE SEA

Seguono i particolari dell'opera

Benito Sacco: sciabecco Francese INDISCRET 1750

SCIABECCO 1763

Neri Alessandro - PINCO GENOVESE 1750

Neri Alessandro - GOZZO

Olivieri Roberto - GOZZO

Olivieri Roberto - PESCHERECCIO

Olivieri Roberto - PINCO GENOVESE

Olivieri Roberto - Plastico Attesa dello Sbarco in Normandia

6 giugno 1944

Passaponti Gilberto: Nave da Battaglia CAVOUR 1915

Passaponti Gilberto: Traghetti FFSS di Messina

§§§

Modello della corvetta classe "Flower" in origine "K-73 Arabis" riprodotta all'atto della consegna alla US Navy nell'Aprile 1942 ed esposto alla mostra Mare Nostrum 2016.

Poco dopo averla ricevuta, la US Navy l'ha riclassificata "PG" (Patrol Gunboat) con nome "Saucy" e pennant number PG-65, nel contempo ha operato diversi cambiamenti tra i quali il tipo e disposizione dell'armamento che ne hanno modificato l'aspetto.

Modello della PG (Patrol Gunboat) SAUCY esposta a Rapallo

Modellista ALBINO BENEDETTO

 

A cura di CARLO GATTI

Rapallo, 24 Novembre 2016

 


IL TEMPERINO E IL TONNO

 

IL TEMPERINO E IL TONNO

Una volta un temperino cadde in mare dall'astuccio di un bambino svogliato che faceva i compiti delle vacanze. Plof, plof, plof, che strano ambiente e che strani personaggi: tutti viaggiavano in orizzontale.

Il temperino era un tipo molto attivo e baldanzoso e, non trovando matite si rivolse ad una acciuga: «Ciao, hai la coda un po' larga, vuoi che te la temperi?». «Ma cosa dici?» borbottò quella «io sono bella affusolata». E fuggì via con un guizzo. Ondeggiando, ondeggiando, il temperino si posò sul fondo sabbioso dove riposava una magnifica sogliola. «Come sei piatta, che ne diresti di un temperatina alla coda?». «No, No», rispose la sogliola insabbiandosi. «Uffa, che noia!», pensò il temperino, «qui mi arrugginisco». Venne la sera, venne lo scirocco che portò con sé potenti onde: una, compatta e maestosa, si arrotolò su se stessa e precipitò sul fondo con la forza di mille schiaffi. Il temperino si era quasi assopito, quando si sentì sollevare, capovolgere, trasportare con tanta irruenza da non distinguere più né il sopra né il sotto. Dopo un'altalena che gli parve eterna andò a sbattere contro uno scoglio tra le cui fessure si nascondeva una triglia tutta rossa e impaurita, che dimenava la coda per non farsi portare via. «Posso rendermi utile?» strillò il temperino ancora un po' intontito. «Se ti fai temperare la coda, questa si allunga e ti serve meglio». «No, si  assottiglia e non mi serve più». «No, si allunga». «No, si  assottiglia». Il battibecco finì presto, perché un'altra ondata strappò il povero temperino dal suo rifugio e se lo portò in alto mare.

Il poveretto fece appena in tempo a capire dov'era, che si vide davanti un tonnetto vivace ed affamato, con la bocca spalancata, pronto ad ingoiarlo. «No, ti prego, non mi mangiare, sono indigesto! Ti posso rendere un servizio eccezionale: guarda che coda hai, così non si usa più, lasciatela temperare, vedrai come sarai elegante». Il tonno inesperto e vanitoso acconsentì e il temperino si mise al lavoro di buona lena. «Ahi, mi fai male!», urlò il tonno. «Chi bello vuole apparire, deve soffrire», replicò il temperino continuando a lavorare. «Ecco fatto», esclamò soddisfatto il temperino, «sei bellissimo».

Il tonno cercò di voltarsi per guardarsi la coda, ma non ci, riuscì e, visto che nei dintorni non c'erano specchi, dovette fidarsi delle parole del temperino. Era ancora dolorante, ma incominciò a muoversi incontro ad altri pesci per sentire i loro commenti. Che disastro! Si dava un gran daffare con le pinne, ma non riusciva più a dirigersi dove voleva: la coda temperata non funzionava come la precedente. «Aiuto, aiuto», cominciò a lamentarsi. «Mamma mia, aiuto! Come farò a raggiungere i miei compagni?». Più si dimenava e più girava su se stesso come una trottola. Il tonno era ormai esausto e disperato, quando Nettuno, il dio dei pesci e del mare, udì le sue implorazioni. «Chi mi disturba a quest'’ora?» gridò con voce di tuono, «ah, sei tu piccolo incosciente, cos'hai combinato?». «Io veramente niente... è stato il temperino, mi ha detto che la mia coda era fuori moda, allora io... ». «Ma bene, bravo, non ti piaceva la tua coda, ora tieniti quella nuova, servirai da esempio agli altri sciocchi come te». «No, ti prego» pianse umilmente il piccolo tonno, «potente dio di tutti i pesci, aiutami non lo farò più». «D'accordo», rispose Nettuno impietosito, «ora ti toccherò con il mio magico scettro e ritornerai come prima, ma ricordati: con la natura non si scherza, altrimenti sono guai». E mentre con la mano destra ricomponeva la coda del tonno, con la sinistra Nettuno scagliò il temperino fuori dal mare, perché non facesse altre stupidaggini. Così il temperino tornò nell'astuccio di Claudio a compiere il lavoro al quale era stato destinato.


ADA BOTTINI

Rapallo, 22 novembre 2016



ANCHE I GABBIANI SBAGLIANO LE MANOVRE

 

ANCHE I GABBIANI SBAGLIANO LE MANOVRE...

 


Agropoli nel Cilento, chiude a Sud il golfo di Salerno

“Una antica leggenda di Agropoli narra che i gabbiani sono le anime dei marinai morti in mare e chi li uccide o li scaccia attira su di sé l’ira del Signore”.

Nel XVIII secolo ad Agropoli ci fu una grave pestilenza per cui furono abbattuti numerosi capi di bestiame che erano portatori del virus mortale.

In quel periodo di grave carestia, solo il mare offriva l’unica fonte sana di nutrimento, ma le continue burrasche impedivano alle barche da pesca di uscire e gettare le reti. I più giovani e forti pescatori del paese, di fronte alla fame nera che incombeva sul paese, decisero di affrontare il mare con tre barche. L’imprudenza fu devastante! Appena gettate le reti, un’onda tremenda li travolse scaraventando i loro corpi insieme ai loro legni negli abissi marini. San Pietro e San Paolo, assistendo alla drammatica vicenda, provarono pietà per gli sventurati marinai e li trasformarono in gabbiani, uccelli dalle splendide ali bianche, che si spingono al largo insieme ai loro amici pescatori.

I gabbiani che volano ancora oggi sul porto di Agropoli sono le anime dei pescatori defunti. Le geometrie dei loro voli, per chi sa leggerle, comunicano sempre l’arrivo del tempo cattivo, ma anche quello favorevole alla pesca lontano dalla costa.

Fin dalle prime esperienze lavorative sulle navi, i giovani marittimi accettano questa leggenda quasi fosse un lasciapassare… una sorta d’imprinting che accomuna i naviganti morti in mare a questi “spiriti con le ali” che accompagnano le navi, ma esigono amore e rispetto. Guai a molestarli, guai ad ucciderli.

Non è tuttavia escluso che anche tra i marittimi ci siano dei seguaci dell’Illuminismo… convinti che tutte le superstizioni abbiano origine dall’ignoranza, oppure siano nate quando il timore dell’ignoto prevaleva sulla ragione.


Il mio pensiero sull’argomento credo non interessi nessuno tuttavia, se provate un po’ di curiosità per la superstizione dei marinai, potete leggere questo mio ricordo che è legato ad un episodio accaduto in porto a Napoli.



Il VULCANIA in navigazione

IL VIAGGIO. Nei primi anni ’60 ero imbarcato come Allievo Ufficiale di coperta sul M/n VULCANIA, con circa due anni di navigazione compiuti sulla petroliera T/n NAESS COMPANION (Tank), M/n SATURNIA (Pax) e M/n Marco POLO (Pax). Eravamo partiti da Trieste (Home Port) e, toccati Venezia, Dubrovnik, Patrasso, Messina, arrivammo a Napoli per la penultima sosta in Italia.

Quel solito viaggio di linea prevedeva poi lo scalo a Gibilterra, una breve sosta in rada a Punta Delgado (Azzorre) per imbarcare i pescatori portoghesi impegnati nella campagna del merluzzo sui Banchi di Terranova. Dalle Azzorre il VULCANIA proseguiva sulla rotta ortodromica per Halifax (Canada), Boston e New York.

LA MANOVRA DI PARTENZA. Il VULCANIA era ormeggiato con il lato “dritto” al Molo Beverello del Porto di Napoli. Il pilota portuale arrivò via terra, quando due rimorchiatori avevano già il cavo al gancio, il più potente a prora e l’altro a poppa. La nostra prua anni ’20, verticale e tagliente, lambiva i “cavi alla lunga di poppa” di una nave passeggeri greca, anch’essa in partenza, senza rimorchiatori e con il pilota a bordo. Le due navi erano quindi vicine ed avevano entrambe la prora rivolta verso l’imboccatura del porto. Sarebbero quindi uscite in convoglio, una dietro l’altra. Molto probabilmente i Comandanti delle due unità avevano concordato con l’Autorità Marittima lo stesso orario di partenza dalla Stazione Marittima.


M/N VULCANIA a Trieste. Notare la disposizione dei cavi d’ormeggio.

Avevamo ormai mollato da terra gran parte dei cavi d’ormeggio, quando un gabbiano reale precipitò sull’aletta di plancia di dritta del Ponte di Comando, proprio sui piedi del Comandante Giovanni Peranovich che in quel momento discuteva la manovra d’uscita con il Pilota ed il Comandante in 2a Eugenio Danieli. Il volatile di grandi dimensioni stava volteggiando sulla nave quando, a detta di qualcuno, virò improvvisamente andando a colpire la draglia che unisce i due alberi della nave. Quel maledetto cavo d’acciaio, teso e di grosso diametro, gli aveva tranciato un’ala di netto.

L’incidente di volo avvenne sotto lo sguardo impressionato di molti passeggeri che erano assiepati sul Ponte Lance per assistere alla manovra. Il povero gabbiano tramortito aveva insanguinato non solo la postazione, ma anche la divisa del Comandante mentre un fortissimo odore di “bestino” aveva invaso il Ponte di Comando ed anche la Sala Nautica. Lo Stato Maggiore del VULCANIA proveniva dalla città giuliana e l’intercalare “MONA” si moltiplicò all’infinito per tutto il golfo di Napoli…. Il Comandante in 2a diede subito l’ordine di ripulire dappertutto e rivolgendosi al 1° Ufficiale Prossen gli sussurrò: “Sarà un viaggio del c….!”.

Il Comandante andò a cambiarsi la divisa e quando ritornò sul Ponte, vedendo che la nave greca era ancora in banchina, diede l’ordine: “MOLLA TUTTO A PRORA E A POPPA!”

Probabilmente, anche da bordo della nave greca, vedendo che il VULCANIA era ancora fermo, partì l’ordine “MOLLA TUTTO….!”

All’epoca non c’erano i Walkie Talkiee per le comunicazioni di manovra si utilizzavano i fischi che sbruffavano vapore dalla ciminiera.

Non si sa, se per volontà del destino… o del gabbiano, ma i fischi non furono emessi né sull’una, né sull’altra nave che nel frattempo si allargarono contemporaneamente…

Disponendo di due rimorchiatori in tiro e di uno scatto più potente, il VULCANIA, con la sua prestigiosa livrea di transatlantico “old fashion”, forzò l’andatura esattamente come fece il più lento paquebot greco che però era in posizione più avanzata. Il risultato della contemporanea manovra di disormeggio risultò sballato nella tempistica, infatti, le due navi in movimento si affiancarono, strisciando gli scafi e danneggiando pesantemente le rispettive lance di salvataggio. Decine di pastorali (tipiche lampade di bordo che illuminavano i ponti aperti di un tempo) furono scardinati e partirono come proiettili in tutte le direzioni. Persino lo scalandrone (scala reale), subì notevoli danni da schiacciamento. Non mancarono neppure le urla di terrore di quei passeggeri che rischiarono di essere feriti da nuvole di scintille sprigionate dallo sfregamento delle lamiere o persino di essere “decollati” da cime spezzate e scodinzolanti come fruste impazzite. L’equipaggio dovette lavorare anche di notte per rendere funzionante la Scala Reale per lo scalo successivo di Palermo.

Durante il Viaggio Atlantico verso gli States, l’incidente di manovra di Napoli rimase il più gettonato “articolo di fondo” delle salette equipaggio, sale e saloni passeggeri delle tre classi, ma non saprei dire se i superstiziosi l’abbiano avuta vinta sugli scettici… Tuttavia, per quanto mi riguarda, se a distanza di 55 anni ho riesumato questo ricordo, significa che in qualche “sentina” del mio cervello è rimasto un dubbio “esistenziale” più che razionale, che si specchia in quel celebre detto che distingue il genere umano in:

“I vivi, i morti e i naviganti”.


Una bella immagine del VULCANIA presa dal Ponte Lido dell’ANDREA DORIA nel 1954

Il Vulcania (nave gemella del Saturnia) fu un liner varato nel 1926. fu anche utilizzato come nave trasporto truppe e nave ospedale nella Seconda guerra mondiale.

l Vulcania fece il suo viaggio inaugurale partendo il 19 dicembre 1928 da Trieste sulla rotta Trieste-Patrasso-Napoli-Palermo-Gibilterra-Azzorre-Halifax-Boston-New York. Nel 1930 venne ristrutturato con modifiche ai locali passeggeri, oltre alla sostituzione, causa inaffidabilità, dei due motori Burmeister & Wain, costruiti su licenza a Trieste, con due Sulzer, sempre Diesel costruiti su licenza a Trieste. La stazza aumentò così a 24.469 tonnellate. Nel 1934 vi fu una nuova ristrutturazione dei locali passeggeri. Nel 1936 la nave venne trasferita, insieme al resto della flotta Cosulich, alla Società Italia di Navigazione. Nel dicembre dello stesso anno il Vulcania effettuò il suo ultimo viaggio sulla rotta Trieste- New York-Trieste.

PERIODO BELLICO

Nel 1941 il transatlantico fu requisito dallo Stato italiano per essere utilizzato come nave trasporto truppe nel Nord Africa . Nel 1942-'43, in accordo con le forze alleate iniziò il servizio di rimpatrio di civili internati (specialmente donne e bambini) e di soldati italiani feriti daall'Africa Orientale Italiana, con la protezione della Croce Rossa Interfnazionale. Per tali servizi vennero utilizzate anche altre navi della Società Italia: il Caio Duilio, il Giulio Cesare, e il Saturnia. A parte il Saturnia ed il Vulcania, le altre due navi vennero affondate a Trieste durante i noti bombardamenti alleati.

A seguito dell'armistizio dello 8 settembre 1943 il Vulcania imbarcò una parte degli allievi della Accademia Navale, che allora aveva sede a Brioni, per trasferirli in un porto della Puglia. A differenza del gemello Saturnia, il Vulcania non eseguì questa missione, essendo stato fatto incagliare. Fu quindi requisito ed utilizzato dai tedeschi.

Il 29 marzo 1946 il Vulcania fu noleggiato all'American Export Line per il servizio sulla rotta New York-Napoli-Alessandria d'Egitto-New York. Su tale rotta la nave effettuò sei viaggi, l'ultimo dei quali iniziò il 4 ottobre 1946 e terminò il 15 novembre 1946; venne quindi restituito alla Società Italia e condotto a Genova con scalo intermedio a Napoli. Il transatlantico subì massicci lavori e fu ricondizionato e riallestito. I locali passeggeri assunsero la seguente suddivisione: 240 passeggeri in I classe, 270 in cabina ed 870 in classe turistica. Nel luglio 1947 navigò sulla rotta Genova-Sudamerica ed il 4 settembre 1947 riprese il servizio sulla rotta Genova-Napoli-New York:; l'ultimo servizio iniziò il 21 settembre 1955 ed il 28 ottobre 1955 fu posto in servizio sulla rotta Trieste-Venezia-Patrasso-Napoli-Palermo-Napoli-Palermo-Gibileterra-Lisbona-Halifax-Boston-New York. L'ultimo servizio iniziò il 5 aprile 1965 ; al termine la nave fu venduta alla Siosa Grimaldi Line che la rinominò Caribia, destinandola alle crociere.

Il transatlantico venne radiato nel 1973 ; il 18 settembre dello stesso anno venne condotta a rimorchio nel porto di Barcellona. Da lì iniziò il suo ultimo viaggio, sempre a rimorchio, con destinazione la città dii Kaoshiung, nell'isola di Taiwan, dove iniziò la sua demolizione il 15 marzo 1974.

Tipo

Transatlantico

Proprietà

Cosulich Società Triestina di Navigazione, Trieste

Identificazione

161

Costruttori

Cantieri Riuniti dell'Adriatico

Cantiere

Monfalcone

Impostata

30 gennaio 1926

Varata

19 dicembre 1926

Entrata in servizio

2 dicembre 1928

Radiata

1973

Destino finale

Demolita a Taiwan nel 1974

Caratteristiche generali

Stazza lorda

23.970 tsl

Lunghezza

181,58 m

Larghezza

24,31 m

Altezza

14,17 m

Propulsione

Due motori diesel Burmeister&Vain

Potenza: 25.000 kW, due eliche

Velocità

19,4 nodi

Capacità di carico

8.330 TPL

Passeggeri

1780

I classe 310

II classe 460

Intermedia 310

III classe 700


Carlo GATTI

Rapallo, 21 Novembre 2016



GIA', MA AVEVO UN BEL FIATO

 

Già, ma avevo un bel fiato!



Già da piccolo avevo la passione per l’immersione in mare. Anche se a quel tempo l'acqua era limpida, avevo sempre gli occhi rossi, perché mi sforzavo di vedere i granchietti, i pesciolini colorati, e non mi sarei mai staccato da quella  barriera corallina, senza padrone, che sentivo mia. Allora le maschere da sub non c'erano, e se c’erano giravano al largo dalla mia proprietà…

Fino ai primi anni ‘50 non avevamo l'acqua corrente, allora mi lavavo nella bacinella e, prima di lavarmi, vi immergevo la faccia per allenarmi a resistere il più possibile. Durante la giornata lo facevo parecchie volte ed ogni volta nonna Memena, mi bussava alla schiena e mi diceva: "jsci..., mò t(e)  sfiet ..!" = (tira fuori la testa.. che così ti soffochi!).

Ma avevo escogitato un “sistema d’allenamento” che mi faceva incassare un regalo dalla nonna. Funzionava così: facevo una bella inspirazione e poi, espellendo l'aria  lentamente, emettevo un suono bestiale che durava veramente troppo, lo replicavo finché non diventavo cianotico...  Dopo due o tre disperati lamenti, la nonna ne aveva le scatole piene e per zittirmi mi sganciava  10  lire.

Quando poi era tempo dei bagni in mare, stavo più tempo sott’acqua, che sopra... Mi piaceva tanto, adoravo rimanere in apnea  perché entravo in contatto diretto con i miei amici  pesciolini che si fidavano al punto di  venire a mangiare tra le mie mani! Mi venne una bella cassetta toracica, piena di fiato che  mi serviva per andare a cercare le cozze, i cannolicchi e altro…

Già, ma avevo un bel fiato!

Dentro di me sentivo aumentare i limiti dei miei desideri. In pratica sognavo ad occhi aperti di realizzare qualcosa che somigliasse al “palombaro”  che si muove in verticale sul fondo, con scarponi zavorrati e che respira attraverso un tubo.


Cominciai a parlarne con un mio amico, e presto scarabocchiammo un progetto… I problemi erano tanti. Abitavo in una frazione dove non esisteva neanche un negozio, non avevamo soldi e, praticamente, nulla che ci servisse!

Già, ma avevo un bel fiato!


Innanzi tutto pianificammo di cominciare dai piedi… per riuscire a camminare sul fondale come i palombari.


Abitando vicino alla ferrovia, ci venne in mente di smontare quelle piccole piastre forate di ferro, che servivano per fissare il binario alle traversine di legno con 4 grossi bulloni. Bene! su queste fissammo dei vecchi zoccoli trovati sulla spiaggia.


Per respirare avevo adocchiato un tubo di gomma telata, poco più lungo di un paio di metri, che papà adoperava per travasare il vino dalla botte ai recipienti più piccoli... Solo che puzzava di vino e respirare quell'aria già ubriacava...


Cominciammo le prove usando il pattino di zio Giovanni.

Il sistema per restare e camminare sott'acqua, era perfetto. Ciò che non andava era il tubo perché, oltre alla puzza, arrivati ad una minima profondità, l'aria non arrivava più…

Già, ma avevo un bel fiato!

Quella è l'età della scoperta di tutto. Beato chi ha un maestro! Però se non lo hai, impiegherai più tempo, ci sbatterai a faccia.., ma alla fine riuscirai a scoprire, senza saperlo, principi importanti di fisica e  meccanica.

Così arrivammo a scoprire che con un solo tubo di un certo diametro, l'aria non faceva in tempo ad essere respirata e poi essere riemessa oltre una certa lunghezza del tubo! Ci sarebbe voluto un sistema: innanzitutto era necessario disporre di una maschera dove poter far circolare l'aria e da lì respirare.


Maschera antigas T.35

Le maschere che siamo abituati a vedere oggi, non esistevano, la plastica non era stata ancora inventata, però avevamo adocchiato una maschera antigas, della Seconda guerra mondiale, finita da non molto, che un vecchio aveva in un capannone e che faceva proprio al caso nostro.


Non passò molto che riuscimmo a rubare quella maschera e la nuova sfida fu di fare in modo che il tubo fosse interrotto nell'interno di essa. Non poche furono le difficoltà  per evitare che entrasse acqua, ma alla fine bene o male ci riuscimmo. Infilammo i due tubi dove c'era quella specie di proboscide dove aveva il filtro e siccome non avevamo niente di adatto all’uso perché il silicone non era stato ancora inventato, dopo ore di concentrazione, arrivammo alla soluzione “naturale” : la cera d'api, che chiedemmo ad un apicultore... La necessità aguzza l'ingegno!!!. Ora il problema grande era trovare qualcosa per poter pompare l'aria.


Gira e  pensa che ti ripensa... Alla fine vidi un soffietto a mantice, con due manici  di legno, con un mezzo metro di tubo di ferro che papà, prima della guerra, adoperava per dare lo zolfo alle viti!  Armiamo il tutto, andiamo dove l’acqua era un po’ alta, e io sul pattino dirigevo le operazioni. Legai con una cima di sicurezza il mio amico Renato, la cavia di tutti i miei esperimenti, non sempre riusciti… e, una volta immerso, comincio a pompare... ma dopo qualche attimo, vedo Renato emergere a razzo con gli occhi rossi, tossiva come se fosse intossicato. Lo calmai e lo feci rifiatare.

“Esaminiamo le cause” – dissi improvvisandomi esperto… “in quel soffietto, nonostante siano passati 15 anni, ci sono ancora tracce di zolfo! Eppure avevo pompato là dentro per giorni e giorni per togliere la polvere e la ruggine”.

Ricordo perfino di averlo messo sopra una pentola di mamma, dove bolliva l'acqua con tanto vapore, alla fine l'impianto era perfetto... Entrava un po’ d'acqua dalla maschera, ma riuscire a stare sott'acqua,  per diversi minuti a 3/4 metri, e poter giocare con i pesci, ha significato per noi la realizzazione di un sogno!

Ripensandoci oggi, è stato un prodigio realizzarlo con niente… Adesso basta andare in un negozio, con i soldi di papà e comprare il prodotto finito. Però non li invidio i ragazzi di oggi, drogati da quegli “affaretti” che hanno in mano e dai quali non tolgono mai lo sguardo, senza mai guardare in alto per vedere una nuvola: e chiedersi: perché corre? chi la spinge? dove va ?


Gia! Forse per questo avevo un bel fiato!


Nunzio CATENA

Rapallo, 19.11.2016



NAZARIO SAURO: STORIA DI UN MARINAIO

PRESENTAZIONE LIBRO

NAZARIO SAURO: STORIA DI UN MARINAIO

Lunedi 7 Novembre 2016 all'Auditorium San Francesco di Chiavari si è svolta la conferenza per la presentazione del libro NAZARIO SAURO - STORIA DI UN MARINAIO tenuta dal nipote dell’eroe, il Contrammiraglio Romano Sauro. L'evento è stato presentato dal Presidente della Lega Navale di Chiavari Umberto Verna in collaborazione con il Com.te Ernani Andreatta a nome del Museo Marinaro Tommasino-Andreatta. Presenti all'EVENTO numerose Autorità, Associazioni cittadine e del comprensorio. Ottima lezione per le Amministrazioni extra chiavaresi che ignorano sistematicamente ogni sforzo di chi s’impegna per ricordare ed esaltare i valori culturali e storici della nostra Nazione.

Hanno partecipato all'evento: il Comandante della Scuola Telecomunicazioni FF. AA.  Giuseppe Cannatà, una delegazione del Comune di Chiavari col Vicesindaco Sandro Garibaldi, il Dott. Maurizio Barsotti e il Dott. Nicola Orecchia.

L'Associazione Mare Nostrum Rapallo, era rappresentata dal suo Presidente Com.te Carlo Gatti e da una decina dei suoi soci. Presenti anche Membri dei Marinai d'Italia della sezione di Rapallo con il loro presidente Sergio Bernardini che ha donato un artistico crest al Contrammiraglio Romano Sauro.

Presenti anche i Marinai d'Italia della sezione di Santa Margherita ligure con il Presidente Luciano Cattaruzza.

L’occasione dell'evento era il centenario della morte dell’EROE ITALIANO avvenuta per impiccagione quale traditore dell’Impero Austriaco.

L’Austria applicava già a quell’epoca la legge IUS SOLI in virtù della quale, anche i cittadini delle terre occupate (in questo caso l’ISTRIA) erano austriaci.

Nel corso della conferenza abbiamo scoperto, con una certa meraviglia, che la maggioranza degli italiani, tuttora, credono che Nazario  Sauro sia stato un uomo di terra, cioè dell’Esercito. Chi ha navigato per fortuna sa quanto siano MARINAI gli istriani, e lo siano stati per secoli nell’area politico-militare di Venezia.

Il nostro eroe, prima Comandante di navi mercantili e poi Tenente di Vascello durante la Grande Guerra, nell’occasione della sua cattura, era imbarcato sul sommergibile italiano Giacinto PULLINO come esperto di navigazione, quindi Pilota pratico in quei mari insidiosi.

Il sommergibile era in missione in acque nemiche e finì incagliato su una scogliera non segnalata da luci, fari, fanali, boe e fu catturato dagli austriaci. Non era epoca di Radar, Loran, Decca , JPS  ecc… per cui la notte era ceca veramente. Toccò proprio a lui pagarne in modo tragico le infauste conseguenze, per essere stato colto in fragrante al servizio degli italiani in guerra contro l’Austria.

Il dinamico Contrammiraglio  Romano Sauro (che ha camminato per oltre un'ora da una parte all’altra della scena sotto il palco dell'Auditorium), sta compiendo in barca a vela il giro di 100 porti italiani (100 come gli anni del giubileo della morte). La MISSIONE si concluderà in questo periodo nel 2018 a Venezia, dove riposano le spoglie dell’eroe.

In tutte le soste programmate, il Contrammiraglio  s’impegna nella presentazione del libro da lui scritto con la partecipazione del figlio Francesco.  Ha inoltre precisato che il ricavato delle vendite andrà a favore dell’ente Peter Pan di ricerca che studia le diagnosi e le terapie per i bambini affetti da cancro. L’importanza di questo libro, sta nelle fonti documentali della famiglia e delle numerose testimonianze e racconti orali trasmessi da una generazione all’altra come preziosa eredità, oggi “patrimonio nazionale”.

Verso la fine della conferenza, il Comandante Ernani Andreatta ha emozionato il Contrammiraglio Romano Sauro con un’autentica “sorpresa”. E’ stato infatti tolto il velo da un reperto del Museo Marinaro Tommasino-Andreatta di Chiavari:

ed è apparso un frammento metallico del sommergibile Giacinto Pullino sul quale era imbarcato l’eroe Nazario Sauro al momento della sua cattura da parte degli Austro-Ungarici.

E’ doveroso precisare che si tratta dell'unico frammento ancora esistente dello scafo del sommergibile Giacinto Pullino.

La conferenza si è poi conclusa con un aperitivo nel “Salone Mastro Checco” dell'antica Casa Gotuzzo in Piazza Gagliardo, con scambio di doni e gagliardetti. La manifestazione si é conclusa con un'ottima cena nel ristorante della celebre piazza dove cinquanta commensali hanno rievocato una gloriosa pagina della nostra marineria. Il taglio della torta offerta dalla Lega Navale  ha suggellato il magnifico EVENTO.

 

A CURA DI MARE NOSTRUM RAPALLO

Rapallo, 21 Novembre 2016


ALBUM FOTOGRAFICO

 

Una parte del pubblico dell'Auditorium S.Francesco di Chiavari

Il Contrammiraglio Romano Sauro durante la conferenza

 

 

Da sinistra Romano Sauro, al centro Giuseppe Cannatà a destra Ernani Andreatta.

La torta offerta dalla Lega Navale di Chiavari

Umberto Verna taglia la torta offerta dalla Lega Navale.


JOHN GATTI E I PILOTI DI PRA'

 

JOHN GATTI E I PILOTI DI PRA’

Tra le persone da annoverare tra gli “amici di Pra’ “ c’è sicuramente John Gatti, il giovane e brillante Capo dei Piloti del Porto di Genova. Avendo compreso le genuine ragioni dei cittadini di Pra’ e le loro legittime richieste ed aspettative, ha di sua spontanea iniziativa corretto tutte le scritte e diciture che, sui documenti dei Piloti e sul loro sito web, riportavano gli obsoleti riferimenti relativi al bacino portuale realizzato davanti a Pra’. John ha la grande responsabilità di dirigere e coordinare i piloti del più grande porto italiano, uno dei più grandi del mondo, quello di Genova, facendo in modo che le navi entrino, ormeggino ed escano nei tempi previsti ed in sicurezza, con ogni condizione meteo. Il suo ufficio si trova nell’edificio di Ponte Colombo che un tempo era il terminal Tirrenia, poi ristrutturato in modo originale, con i prospetti, porte e finestre che ricordano le sovrastrutture di una nave.

Attorno a lui la sala operativa, “high-tech”, da dove è possibile seguire la situazione dei transiti, delle manovre, e degli accosti, e poi altri uffici, e le “cabine” dove i piloti possono riposare nelle pause, e perfino una piccola, deliziosa, mensa con cucina dedicata, operativa 24 ore su 24. La sede è ad uso temporaneo, dopo il triste evento dell’abbattimento della Torre Piloti da parte della Jolly Nero, e resterò operativa fino alla realizzazione della nuova struttura, posta all’impoccatura del  porto, di cui, nell’ufficio di John si può vedere uno schizzo a mano libera dell’ideatore Renzo Piano. Il Corpo dei Piloti, oltre alla sede principale a Genova, ha anche due sedi distaccate a Multedo e a Pra’. Il Corpo Piloti del Porto di Genova è composto da 23 Piloti più il Capo Pilota. Le aree in cui operano comprendono i bacini di Genova (Porto Vecchio, Sampierdarena, Italsider), Multedo e Pra’, per un totale di oltre 25 chilometri di costa. Annualmente ogni Pilota svolge dalle 700 alle 1000 manovre che, con il passare del tempo, diventano un bagaglio di esperienza a disposizione delle generazioni che seguono. Per entrare in questa Corporazione è necessario partecipare a un concorso pubblico bandito dalla locale Capitaneria di Porto a cui si accede per titoli ed esami. Occorre infatti aver effettuato diversi anni di navigazione su navi al di sopra di un certo tonnellaggio per arrivare a sostenere gli esami di diritto, manovra, inglese e comunicazione previsti dal concorso. Il vincitore accede a un tirocinio della durata di un anno, al termine del quale deve superare un ulteriore esame pratico, che consiste nello svolgimento di una manovra, e uno teorico sulla conoscenza del porto e delle sue caratteristiche. Il pilotaggio è un servizio di interesse generale che contribuisce in maniera rilevante alla sicurezza e alla piena funzionalità del porto, ma è anche un lavoro che permette di assaporare paesaggi incantevoli da punti di vista esclusivi e la bellezza del tratto di costa su cui è seduta Pra’, con il verde dei boschi che scende fino all’acqua, è uno spettacolo che aggiunge una perla alla collana di meraviglie offerte dalla Liguria vista dal mare. John ci ha reso una sua personale ed appassionata testimonianza: «Nascere e crescere nella delegazione di Pra’, abbracciata tra gli Appennini e il mare, vuol dire conoscere la Tramontana: un vento freddo che pulisce il cielo e rende l’aria asciutta e frizzante, ma significa anche aver visto tante volte lo Scirocco e il Libeccio frustare di sale l’intero paese. Non sono solo gli elementi a spingersi ai massimi livelli: in pochi chilometri di costa troviamo gru che appartengono alla generazione delle più grandi al mondo e davanti a loro evoluiscono i così detti “giganti del mare” per ormeggiare nel Bacino Portuale di Pra’, uno dei terminal più moderni d’Italia che riesce a superare periodicamente i suoi stessi record».

John GATTI – Guido BARBAZZA

 

Rapallo, 22 Novembre 2016

 



EVENTI MARE NOSTRUM, Rapallo Autunno 2016

 

EVENTI-MOSTRA MARE NOSTRUM

Ottobre-Novembre 2016


Sala Consiliare del Comune di Rapallo. Il sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco al centro tra il vicesindaco Pier Giorgio Brigati alla sua destra e il presidente di Mare Nostrum Carlo Gatti alla sua sinistra, con a fianco il vicepresidente di M. N. Maurizio Brescia. Il Comandante Ernani Andreatta, a sinistra della foto, con alcuni reperti del suo Museo Marinaro di Chiavari: LA MARMOTTA - UNA PICCOLA ASCIA - UN MAGLIO - DUE SCALPELLI DI RIEMPIMENTO - UN CAVASTOPPA - UNO SPARGIPECE.

1° Evento - Sabato 22 ottobre ore 10.30 – Sala Consiliare del Comune di Rapallo.

Conferenza stampa per l’apertura della 35° Edizione della Mostra di Mare Nostrum e presentazione: GENTE DA RIVEA GENTE DA GALEA.

Gli autori: Maurizio Brescia, Emilio Carta, Carlo Gatti, Ernani Andreatta hanno dato vita ad un ampio dibattito su: Il millenario mondo delle galee – Su cui vertono la pubblicazione e la Mostra al Castello. Il sindaco Carlo Bagnasco si è complimentato con i dirigenti di Mare Nostrum per l’impegno culturale della nostra Associazione che dura ormai da oltre trent’anni ed ha confermato il sostegno dell’Amministrazione anche per gli anni a venire.

2° Evento Domenica 23 ottobre ore 10.30– Sala Convegni Hotel Europa.

Andrea Maggiori, noto come l’uomo dei nodi, è intervenuto sulle Superstizioni e credenze dei marinai nei secoli.

Ha presentato Emilio Carta

Commento:

L’argomento, tanto ampio quanto suggestivo, ha attirato molto pubblico che, nella seconda parte specialmente, ha partecipato attivamente all’evento raccontando le proprie esperienze personali. Parentesi gradevolissima che ha creato un clima molto simpatico favorendo utili approfondimenti. Andrea Maggiori, storicamente molto preparato, é stato accattivante e ironico come il tema richiedeva. Il relatore è considerato uno dei massimi esperti mondiali nell’arte dei nodi, dell’attrezzistica navale, nell’oggettistica per arredamenti di stile marinaro. Nella sua esibizione non poteva mancare qualche chicca funambolica nel maneggio della sua fune magica. COMPLIMENTI ANDREA!!!!


Da sinistra: E.Andreatta, C.Gatti, G.Boaretto, Andrea Maggiori.

3° Evento - Sabato 29 ottobre – 0re 10.30 – Sala Convegni Hotel Europa.

Andrea Acquarone

Il giornalista diventato famoso per la sua rubrica domenicale del SECOLO XIX: PARLO CIAEO, ci ha parlato dei segreti della “LA RISCOPERTA DELLA LINGUA della Liguria” – Ha Presentato Carlo Gatti.

Andrea Acquarone, nasciuo à Zena do 1983 da famiggia de naveganti: seu poæ o l’è stæto o pirmmo à restâ à tæra.

Dòppo o Liceo Cassini o va apurevo a-e orme do poæ stddiando “Economia e Commercio” à Zena e in Inghiltæra, e o piggia a laurea do 2009.

Do 2010, de mentre che o viveiva a Barçeloña e o l’imprendieva o catalan, o screuve l’importansa de lengue do territöio: da quello momento o s’è dedicou – quande o travaggio o gh’à lasciou o tempo – a-o studio, a-a scrïtua e a-a promoçion da lengua da seu tæra, o zeneise, intrando in contatto co-i atri attivisti.

Studioso de economia e de fonòmeni politici e sociali, o l’à pubricou diversci libbri, tra i quæ arregordemmo “Zena 1814. Come i liguri persero l’indipendenza”, stampou da-o Frilli, e “Parlo Ciæo. La lingua della Liguria”, edito da-o Deferrari in abbinamento co-o “Secolo XIX”: un successo, che o l’è anæto esaurio into gio de doî giorni.

Fondatô de l’associaçion “Che l’inse!”, ch’a se mescia pe-o repiggio do sentimento de appartenensa e da coltua ligure, da-o frevâ do 2015 o cua a pagina in zeneise “Parlo Ciæo”,  ch’a sciòrte tutte e domeneghe in sciô “Secolo XIX”.

Inte sto momento o vive à Zena, donde o travaggia comme consulente de impreisa, portando avanti l’impegno pe l’avvardo da lengua da Liguria.

Commento:

Il secondo EVENTO  in programma presso la Sala Conferenze della nostra sede: HOTEL EUROPA, ha fatto il pienone. Il nostro ospite relatore Andrea Acquarone é riuscito con la sua serenità e grande proprietà di linguaggio, a sfoderare una miriade di concetti storici appartenenti non solo alla lingua genovese, ma anche a tante regioni italiane, e persino europee.

Seguendo gli avvenimenti storici dell’ultimo millennio A.A. ha ricostruito passo dopo passo la nascita, la crescita ed anche la fase calante della lingua genovese.

La fase di stallo attuale può preludere, secondo studi dell’UNESCO, a successivi decadimenti… Vi sono comunque delle speranze di rinascita che vanno, tuttavia, coltivate in famiglia, nelle scuole e nella vita civile in generale. Il senso del problema secondo Andrea Acquarone va colto nella volontà di conservazione di un PATRIMONIO linguistico, che é storia, teatro, poesia, musica e  letteratura  che fa parte del nostro DNA. Patrimonio che va difeso da certe invasive infiltrazioni (culturali) straniere che tentano di annullarle, magari soltanto per una questione di mercato…(cellulari, smarthphone ecc…)

Ogni ligure deve sentire dentro se stesso questo senso di appartenenza ad una  “superba” storia millenaria che ci é madre e non matrigna.

La lingua genovese é dinamica come ogni lingua esistente al mondo, occorre quindi liberarla dalle ancore che la trattengono sul fondo; occorre farla navigare secondo i venti della storia e la richiesta insistente di chi vuole semplificarla.

UN GRAZIE DI CUORE ad Andrea Acquarone, un coraggioso esponente della nouvelle vague genovese!

Grazie agli intervenuti per l’interesse e la vivacità dialettica dimostrata nel dibattito che ne é seguito. Complimenti per aver sfoderato una passionalità che forse era repressa nel vostro cuore da tanto tempo. Mare Nostrum vi ha dato l’occasione per liberarvi…

4° Evento - Domenica 30 ottobre 2016 – ore 10.30 Sala Convegni Hotel Europa.

Mario Dentone

Scrittore di mare nostrano, nato a Chiavari, cresciuto a Riva Trigoso e abitante a Moneglia, ci ha raccontato: I marinai liguri della vela attraverso i miei romanzi”.

Hanno presentato Emilio Carta e Carlo Gatti

…...dopo diversi tentativi frustranti ma cocciuti nella cultura, sono approdato con fortuna a Mursia, e già è uscita una trilogia su un marinaio realmente vissuto (ovviamente poi romanzato da me) e totalmente sconosciuto anche a Moneglia, suo paese di nascita morte ed elezione morale e marinara.,

Questi tre romanzi (Il padrone delle onde, 2010, premio Marincovich come miglior romanzo di mare dell'anno, Il cacciatore di orizzonti, 2012, Il signore delle burrasche, 2014) hanno avuto successo, ovviamente limitatamente al mondo del mare, della letteratura di mare, ma anche con apprezzamenti di recensioni importanti, al punto che la Mursia vorrebbe proseguire il ciclo, e infatti sto per consegnare un nuovo romanzo.

Il mio marinaio monegliese, vissuto fra il 1804 e il 1870, fu semplice zavorraio, ragazzino, ma sognò sempre di conquistare gli orizzonti del mare, e lavorando, risparmiando, sognando, giunse a studiare e divenire capitano di lungo corso, eroe di Capo Horn col suo brigantino il "Rosario", facendo ricchezze col guano nelle coste cilene, e armando un secondo brigantino e divenendo anche eroe della guerra di Crimea, finché, come tutti i liguri un po' "sarveghi" si ritirò nel silenzio di Moneglia e nessuno ne seppe più nulla.

Ne ebbi notizia, l'unica trovata, da un libro di Gio Bono Ferrari, e quella vita di tenacia, ostinazione a raggiungere i sogni, gli orizzonti, mi ha affascinato, come fosse quel marinaio delle vele il prototipo dei nostri marinai liguri, della vela.

Ho letto centinaia di libri marinari, mi son fatto un intero vocabolario di mare. Vado avanti!


Mario Dentone tra il presidente di Mare Nostrum Carlo Gatti alla sua destra, ed il giornalista-portavoce Emilio Carta alla sua sinistra.

Commento:

Mario Dentone che definirei: l’uomo del bagnasciuga, ossia l’uomo che ha un piede in terra ed uno in mare. Un osservatorio privilegiato da cui trae per trasfusione dai suoi avi navigatori: tradizioni, racconti, leggende e storie vere intrise di spirito marinaro che lui traduce in un linguaggio crudo ed essenziale che ha gusto di sale.  Tale potenzialità, avuta in eredità anche dai marinai e pescatori rivani,  si specchia nei suoi romanzi con il fascino tipico di quel paesaggio che é tuttora il meno contaminato dalla modernità consumistica. Questa peculiarità emerge sempre, anche quando la ricostruzione scenica  si trova a mille miglia dal borgo da lui tanto amato.

GRAZIE Mario per quello che riesci a dare anche ai marittimi naviganti!

5° Evento – Martedì 1 novembre – ore 10.30, Sala Convegni Hotel Europa.

Flavio Vota


Flavio e Milena Vota

Devo innanzitutto comunicare che é stata ospite di Mare Nostrum: Anna Palazzo, cognata del relatore Flavio Vota. La gentile signora é “profuga” da Norcia dove ha perso l'abitazione a causa della furia distruttrice del terremoto di pochi giorni fa. Le abbiamo dimostrato la nostra solidarietà, tanto affetto e amicizia. Il lungo applauso del folto pubblico ci ha accomunati e commossi….

Commento:

Anche il 4° EVENTO, ci ha regalato forti emozioni. Secondo le ultime scoperte degli archeologi, Atlantide sarebbe localizzata  nell’arcipelago delle Cicladi, in un’area occupata oggi dall’isola di SANTORINI.

Il nostro socio FLAVIO VOTA, studioso di storia, archeologia e instancabile viaggiatore, per convincerci della bontà di questa tesi, ci ha egregiamente catapultato nella "calderas” di Santorini e pilotato con sapienza e saggezza nella civiltà minoica facendoci anche volare su Creta (Knossos-Festos-Monte Ida ecc…)

Un viaggio appassionante illustrato da tante bellissime foto che abbiamo apprezzato ed applaudito. Alla fine qualcuno, credendo d’aver capito tutto, ha chiesto al relatore:

Ma allora il mistero é risolto?

Tra i gridi di dolore che si sono levati… non ho ben capito la risposta, ma posso immaginarla. In ogni caso possiamo solo fare nostre le parole di un celebre scrittore:

“E’ bene che Atlantide resti un mistero. E’ giusto che l’uomo, guardando l’oceano, si inquieti pensando ad un lontano e imperscrutabile regno inghiottito in un giorno e in una notte dalle acque e dal fuoco; all’orgoglioso sogno di un’eternità infranta dal risveglio della Natura.

Le civiltà nascono, crescono ed, infine, muoiono.

6° Evento - LUCIANO BRIGHENTI


Luciano Brighenti

Sabato 5 novembre ore 10.30, Sala Convegni Hotel Europa.

Come si lavora in alti fondali: una esperienza di lavoro industriale a 150 metri di profondità.

Non sono molti nel mondo gli esperti che possono “mettersi in cattedra” e discettare su un argomento così delicato e pieno d’insidie. E’ una vera fortuna avere un tale MAESTRO  tra le file di Mare Nostrum. Lo sosterremo sempre con la nostra presenza ed entusiasmo denso di curiosità. Luciano ha proiettato immagini per meglio farci comprendere quelle situazioni “estreme” di cui sappiamo ben poco.  Il socio Giancarlo Boaretto (ex palombaro giramondo) si è dimostrato “spalla ideale”.

Commento:

Nonostante l’allerta, tanto allarmismo e un po’ di pioggia … il 5° EVENTO dedicato agli ALTI FONDALI, relatore Luciano BRIGHENTI, é andato più che bene, registrando una buona presenza di pubblico, molto interessato e competente. Il socio Luciano, preparatissimo e dotato di una dialettica perfetta, ha ricevuto molti applausi per aver spiegato in maniera più che comprensibile, un tema di nicchia e sempre di grande attualità. Le ricerche petrolifere, partite nei primi anni ‘50, hanno visto gli Italiani gareggiare con potenze straniere e spesso primeggiare. Tuttora le nostre Società di quel settore sono tra le più quotate al mondo, grazie anche a quelle esperienze che videro proprio Luciano Brighenti impegnato in prima linea con un alto grado di responsabilità intorno agli anni ‘80.

Il successo della conferenza di oggi é andato crescendo anche per la presenza di Giancarlo Boaretto, la cui esperienza di sub-palombaro di alti fondali é durata oltre 20 anni. I suoi racconti, aneddoti e dialoghi con Brighenti sono stati di grande interesse.

7° Evento - John Gatti


John Gatti, Capo Piloti del Porto di Genova

6 Novembre 2016 ore 10,30 - Sala Convegni Hotel Europa,

JOHN GATTI, uno dei soci fondatori di Mare Nostrum Rapallo, ha presentato:

La complessità della manovra portuale alle prese con il “gigantismo navale”.

La caduta della Torre di controllo dei Piloti del Porto di Genova, avvenuta il 7 maggio 2013, ha innescato una serie di problemi reali, psicologici, logistici e non solo, ai quali si sono aggiunti, nello stesso periodo, la complessa e inedita  manovra di nuovi tipi di navi pax e container. Si è parlato anche del triplice spostamento del relitto Concordia, ogni volta in  condizioni sempre più critiche. Sono stati affrontati questi ed altri argomenti di grande impatto tecnico ed emotivo. Abbiamo anche assistito ad alcuni spettacolari filmati di manovre. E’ stata inoltre  proiettata la Cerimonia di Consegna del bassorilievo REGATTA donata dal socio Renzo Bagnasco, insieme a Mare Nostrum Rapallo, al Capo dei Piloti genovesi (Autore e Regista del filmato Ernani Andreatta).

L’interessante intervento di John Gatti, da due anni Capo Pilota, ha tolto il velo ad una professione che era quasi sconosciuta. Siamo venuti pertanto a conoscenza della scelta dello Shipping internazionale di aver candidato Genova come uno dei pochi porti al mondo in grado di accettare navi di 380 metri di lunghezza, nel cuore del suo arco portuale  di antica data. Non é stato facile e John Gatti ci ha spiegato il faticoso percorso che ha portato lui ed i suoi colleghi a raggiungere certi traguardi.

Commento:

Grazie alle nuove generazioni di piloti, una preziosa ed importante professione é uscita dall’anonimato.

Per la verità non sono stati loro a volerla pubblicizzare, ma alcune circostanze, talvolta tragiche che si sono sommate al cambiamento epocale dei traffici con l’entrata in scena di navi che sono molto difficili da gestire per la loro lunghezza e per alcuni parametri tecnici che sono positivi per la navigazione, ma parecchio negativi per la manovra portuale.

Questo è quanto emerso dall’interessante esposizione, chiara ed efficace, del Capo Pilota del porto di Genova John Gatti il quale ha raccontato, servendosi di ottimi filmati e fotografie, alcune difficili manovre che oggigiorno vanno preparate sui simulatori di manovra e sono rese possibili dall’utilizzo di nuove tecnologie come i telemetri, PPV e AIS ecc…

I porti italiani tradizionali d’origine medievale, per continuare ad essere competitivi hanno rubato, negli anni passati, acqua di manovra alle navi per creare spazi a terra per lo stoccaggio di container, uffici ecc… Oggi sono i più penalizzati perché spiazzati dalla nuova tendenza dello shipping a servirsi di navi gigantesche che richiedono ampi spazi per ruotare e ormeggiare in banchina.

Genova, come ha spiegato John Gatti, poteva scegliere se rifiutare  le nuove navi ed uscire dal circuito dei grandi porti, oppure accettare i rischi … e rimanere nel giro per rinforzare la posizione del Porto di Genova che é una delle più grandi industrie Italiane.

Un fatto è emerso chiaramente: l’ultima parola spetta al pilota che dispone delle competenze tecniche per “effettuare” gli ormeggi e disormeggi di quelle navi. L’Autorità Marittima ha il compito molto importante di VIGILARE sulla SICUREZZA di tali operazioni.

E' giusto che almeno la popolazione della costa conosca certe dinamiche… In Italia, in molti settori lavorativi, ci sono persone che operano bene rischiando sulla propria pelle; poi c’é un’altra Italia che vive di chiacchiere e va per la maggiore…

Si è così saputo che i piloti del porto di Genova non ha mai aderito a scioperi e non hanno mai chiuso il porto, neppure durante quelle famose mareggiate che distrussero chilometri di diga affondando navi in banchina. Non godono di stipendi assicurati, ma sottostanno al RISCHIO IMPRESA.

Eppure non fecero mai notizia… come non fa mai notizia l’elevato numero d’infartuati (tipica malattia professionale del pilota in tutto il mondo) per non parlare di ossa rotte per incidenti, e tuffi in mare non programmati...

Il numerosissimo pubblico é rimasto in attento ascolto  dalle 10,30 alle 13,00, ed ha colto l’occasione per porre questioni e domande molto interessanti!

Il filmato della cerimonia di consegna del bassorilievo REGATTA di Stelvio Pestelli, avvenuto nella sede del Corpo Piloti di Genova, ha chiuso il 5° EVENTO e completato il successo della giornata.

In molti abbiamo giudicato il montaggio (film-musica e testo) una chicca eccezionale che rimarrà a lungo nel cuore di tutti noi. Complimenti al BRAVISSIMO Nanni Andreatta!!!!!

Ci complimentiamo anche con il bravo pilota: Michele Buongiardino e con il fotografo Fabio Parisi, autore della Mostra Pilotage, per la loro chiara esposizione di alcuni aspetti tecnici e scenografici del mondo dei piloti.

Brillante e di grande impatto emotivo, l’intervento del Comandante Bruno Sacella, direttore del Museo Marinaro di Camogli, che ha voluto tributare ai PILOTI un riconoscimento di grande spessore evocando ricordi personali ed esaltando le qualità umane e la disponibilità dei piloti riscontrate nella sua lunga carriera.

GRAZIE A TUTTI PER LA  “CALDA” PARTECIPAZIONE!

 

Carlo Gatti

 

23 Novembre 2016


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