In molti ORATORI dei nostri borghi sono visibili le tracce della nostra tradizione marinara che sanguina devozione e ricordi. C.G.

SANT’ERASMO – (SANT’ELMO)

Santino raffigurante Statua di Sant’Erasmo – S.M. Capua Vetere

Liguria

Il Cambiaso ci riferisce che il culto di questo Santo, Vescovo e Martire, vissuto intorno al 300 d.C. fu portato nella nostra città (Genova), dai marinai di Gaeta, nel sec. X.
 Da Gaeta la venerazione verso di Lui si diffuse in Italia durante i sec. XIII e XIV. E’ invocato come protettore dei marinai unitamente a S. Firmina.
 In seguito il culto del Santo acquistò popolarità e dal 1263 Egli fu festeggiato annualmente. La Franchini-Guelfi deduce sia specifico “patrono dei marinai” anche dal fatto che non esistono Chiese od Oratori dell’entroterra dedicati a tale Santo mentre invece sono numerosi lungo le coste della riviera ligure. Ad esempio, nella riviera di levante, oltre a quello di Quinto, ne esistono tutt’ora a Capolungo, a Sori (edificato nel 1495) ed a S. Margherita mentre nel ponente ne sono attive ancora due: l’Arciconfraternita di Voltri e la Compagnia di Pegli. Diversi sono i santi protettori a cui si rivolgeva la gente di mare.
Il più affascinante è senz’altro Sant’Erasmo o Sant’Elmo. La sua luce – i fuochi di S.Elmo – ha certamente un’origine pagana: i Greci infatti credevano che fossero i Dioscuri Castore e Polluce, figli di Zeus, a soccorrere le imbarcazioni in difficoltà, splendendo come due stelle ai lati dell’albero maestro… A Savona esiste un molo di Sant’Elmo, il ricordo di una chiesetta cinquecentesca nella darsena a lui dedicata: ma l’elenco dei suoi templi in riva al mare è infinito, e citandoli si farebbe il giro delle coste italiane. La leggenda dice che…
…naufrago, Sant’Elmo fu raccolto da una nave, salvato e condotto a terra. Il capitano non volle altra ricompensa che una prova della potenza che in quanto santo egli doveva possedere: Sant’Elmo gli promise così di avvertirlo con un fuoco dell’imminenza della burrasca, affinché egli potesse farvi fronte. Il santo mantenne la promessa, e cominciò a far apparire i suoi fuochi per salvare anche altre navi.
Dei prodigi di Sant’Elmo raccontano nei loro diari Fernando Colombo (nell’ottobre 1493), figlio dell’Ammiraglio, e Antonio Pigafetta (da Primo Viaggio al globo terraqueo, I) che con Magellano circumnavigò la Terra; Pigafetta vede sugli alberi della sua nave durante la tempesta ben tre santi in un colpo solo, Erasmo, Niccolò e Chiara.

SANT’ERASMO A SANTA MARGHERITA LIGURE

L’oratorio di Sant’Erasmo

di Alfredo Bertollo e don Gerolamo Devoto

Presentazione del parroco di San Giacomo di Corte: Don Luigi Egiziano

La Confraternita di Sant’Erasmo, con l’annesso Oratorio, s’inserisce nell’ampio movimento associativo laicale sorto nella storia della Chiesa per rispondere alle esigenze culturali, sociali e caritative delle comunità cristiane. 
La diligente, seppur breve, ricostruzione storica del dottor Alfredo Bertollo, ha il merito di riassumere le date importanti del cammino dell’Oratorio di Sant’Erasmo e di evidenziare le caratteristiche peculiari dell’omonima Confraternita, che sono state e rimangono di tipo liturgico, caritativo e culturale. 
L’Oratorio di Sant’Erasmo rimane tutt’oggi un piccolo tempio aperto e invitante per la preghiera della popolazione, dei turisti e della comunità che si raccoglie ogni domenica per la Santa Messa, aperta ad accogliere i defunti di Corte e al suffragio per essi, puntuale per la celebrazione delle liturgie e delle feste con particolare solennità. 
Auspichiamo di cuore che questo notiziario storico raggiunga lo scopo non solo d’informare, ma anche quello di creare un clima d’apprezzamento e di simpatia per i confratelli, e un’occasione, questa del 650° di fondazione, per rinnovare lo spirito originario di fervore, di fedeltà e di zelo in tutti gli aderenti e i simpatizzanti della Confraternita.

Prefazione

Nell’anno in corso 1997 ricorre il seicentocinquantesimo della costruzione della chiesa che marinai e pescatori della parrocchia di San Giacomo dedicarono nel 1347 a Sant’Erasmo. 
La Confraternita dell’Oratorio di Sant’Erasmo di Corte, da me sollecitata, ha ritenuto dare risalto a questo anniversario, oltre che con le feste che saranno celebrate nel prossimo giugno, anche con questa breve pubblicazione che si ripromette di rievocare e lasciare una piccola traccia per le generazioni future delle vicende più importanti della storia dell’Oratorio e delle sue proprie, strettamente legate a quest’ultimo. Ringrazio, insieme con la Confraternita, l’amico dottor Alfredo Bertollo che ha aderito prontamente all’invito di coordinare e redigere tutte le notizie che, sull’argomento, abbiamo potuto raccogliere.

La Statua in legno di Sant’Erasmo attribuita ad Anton Maria Maragliano (1664-1741)

Funzione  religiosa nell’Oratorio di Sant’Erasmo a Santa Margherita Ligure

L’Oratorio di Sant’Erasmo ha una particolare importanza per avere svolto un’intensa opera di pietà, di carità e di culto a pro’ di tutti gli iscritti ma specialmente dei bisognosi, dei malati, dei defunti e per essere stata una specie di società di mutuo soccorso, sia materiale che spirituale. 
La chiesina di Sant’Erasmo, che ha anche un certo valore artistico, è stata costruita su uno scoglio che sorgeva ai piedi della collina su cui è costruita la chiesa di San Giacomo. Non esisteva allora né la strada carrozzabile sotto la chiesa, né l’ampia calata, né il molo che cinge il porto. L’Oratorio aveva davanti a sé il mare che si frangeva violento nelle tempeste contro i muri della chiesa. 
Esso rappresenta, con il solenne ammonitore linguaggio dei secoli sullo svolgersi delle vicende umane di cui è stata, ed è tuttora, testimone e attrice, un simbolo di fortezza e di fede. 
L’Oratorio di Sant’Erasmo godette, nei secoli, di grande prestigio non soltanto locale, in quanto sede della Confraternita che comprendeva anche molti pescatori del prezioso corallo che veniva raccolto in lontani mari e commerciato in tutta l’Europa. 
Quest’opuscolo vuole essere per gli attuali abitanti di Corte, memori della meravigliosa attività svolta sempre a vantaggio dei loro conterranei in tanti secoli d’esistenza, oltre che un glorioso ricordo, anche un invito a rinnovare affetto e stima per l’Oratorio e per la sua benemerita Confraternita. 
Sono certo che queste pagine saranno lette con interesse perché fanno riscoprire l’umiltà e la bellezza della fede degli antenati e anche di molti nostri contemporanei, la grandezza della Carità e l’attrattiva e l’insegnamento della storia e dell’arte.

Sac. Gerolamo Devoto

Introduzione

L’Oratorio di Sant’Erasmo, che appartiene alla Confraternita omonima, fa parte di Corte, quartiere di Santa Margherita Ligure. 
Corte (la Curtis romana), posta nella parte meridionale dell’antica Pescino, nome che il territorio posto fra Rapallo e Portofino mantenne fino al tardo Medioevo, è una località marinara che fu sempre dotata di un comodo approdo. 
Il piccolo edificio sacro con minuscolo campanile, posto ai piedi della maestosa scalinata che porta alla chiesa di San Giacomo di Corte, parrocchia dalla quale dipende, è ubicato in uno dei luoghi più adatti per essere dedicata a Sant’Erasmo, Patrono della gente di mare: prospiciente al porto, il cui molo fu costruito nell’ottocento per la pertinacia della gente di Corte, e sopra la spianata dove ac-costano le barche con le cassette di pesce appena scaricate dai pescherecci. 
Santa Margherita ha ricche e splendide parrocchie (La Basilica di Margherita d’Antiochia, San Giacomo, San Siro, San Lorenzo della Costa e Nozarego) e alcuni oratori che potrebbero, da soli, essere il vanto di parecchie cittadine delle dimensioni di Santa Margherita. 
Fra questi l’Oratorio di Sant’Erasmo di cui ci occuperemo parlando del santo titolare, della chiesa e della sua Confraternita.

Sant’Erasmo

Per poter conoscere meglio la figura di Sant’Erasmo, che fu un martire del IV secolo, è necessario fare una panoramica di quel tempo prima di entrare nei dettagli, affatto facili da ricostruire, dato che la storia della sua vita, non supportata da sufficienti testimonianze e documentazioni, è in gran parte avvolta nella leggenda. 
Erasmo era un nome tipico, comune anche ad altri santi della Siria, latinizzato dal nome greco Orao che significa piacevole, gradevole. 
Il Nostro nacque ad Antiochia (l’attuale Antykia in Turchia nel Mediterraneo orientale ai confini della Siria), da una semplice famiglia di lavoratori del mare, verso la metà del IV secolo quando Aureliano, che voleva ristabilire l’unità dell’Impero, turbata dalle forze centrifughe – fra le quali il Cristianesimo – aveva iniziato un’ennesima persecuzione. 
Erasmo fu cristiano, sacerdote e persino vescovo in quella città che diventò il centro più importante dell’esegesi letterale della Bibbia. 
Egli subì la persecuzione di Diocleziano, l’imperatore di origine dalmata, che assunse titoli divini e voleva perfino essere adorato. Fu proprio lui che, dopo avere diviso in quattro l’impero e riservato per sé la Siria, l’Egitto e l’Asia Minore, risiedendo a Nicomedia, poco lontana da Antiochia, gli fece subire nel 303 d.C. un primo crudele martirio. 
L’esempio d’intrepido coraggio da lui dimostrato valse a moltiplicare il numero di persone che si convertirono al Cristianesimo. 
Stando a quanto afferma il Martirologio Romano, l’Arcangelo Gabriele avrebbe miracolosamente liberato Erasmo dal carcere, dov’era stato rinchiuso, per portarlo in salvamento, prima nell’Illirico (la costa dalmata), poi in Italia, che, nella sopraricordata divisione, era passata a Massiminiano. 
Un miracolo particolare è quello del fulmine che, nel corso di una traversata, sarebbe stato, per mezzo di lui, venerabile parafulmine, deviato e avrebbe risparmiato la navicella su cui si trovava. 
Il santo, che da molti è chiamato anche Elmo, ha dato il nome ai cosiddetti fuochi di Sant’Elmo che sono quel velo incandescente, dovuto a elettricità atmosferica, cha appare talvolta di notte sulla estremità degli alberi delle navi. In Italia Erasmo non ebbe vita facile ma operò anche qui, come prima nell’Illirico, moltissime conversioni. Si parla di centinaia di migliaia (ottocentomila!!). 
Non diamo limiti alla Provvidenza ma è probabile che la tradizione abbia dato luogo all’iperbole. Perseguitato, dovette lasciare le Puglie (la città di Lucera) e, attraversati gli Appennini, passare a Formia dove i cristiani locali, considerati i suoi molti prodigi, lo elessero a loro vescovo. 
Formia, la bella località nel golfo di Gaeta a sud di Roma, fu anche il luogo dove Erasmo venne martirizzato. Condotto davanti a Massimiano Augusto, non rinnegò Gesù Cristo e fu sottoposto al più atroce supplizio, terribile perfino da descrivere, quello dell’estrazione dall’ombelico degli intestini, tramite un argano. 
La leggenda racconta che, prima che spirasse, una voce che scendeva dal Cielo dicesse: «Erasmo, mio servo fedele, poiché come buon soldato hai combattuto per me, vieni a ricevere la corona della gloria» e che, mentre il martire pronunciava le parole: «Ricevi, o Signore, in pace il mio spirito», una corona splendente circondasse a mo’ di aureola il suo capo. 
Fin qui la storia e la leggenda. 
Sappiamo tuttavia per certo che il suo corpo fu sepolto nella cattedrale di Formia e che, poi, quando nell’842 i Saraceni assaltarono le città di Formia e Fondi e le distrussero, i suoi resti furono traslati in quella di Gaeta, città della quale divenne patrono. 
Quale protettore dei marinai e dei pescatori, Sant’Erasmo ha ricevuto in moltissime chiese a lui dedicate ex-voto rappresentanti salvataggi miracolosi ma le grazie da lui ottenute sono anche quelle relative al salvamento nelle tempeste della vita alle quali tutti siamo soggetti. 
Ma Sant’Erasmo è anche protettore dei tornitori. Il motivo è forse che gli furono estratti gli intestini con uno strumento di tortura che ricorda il tornio. 
Essendo stato dunque martirizzato in questo modo, è considerato anche il protettore delle malattie viscerali e delle partorienti. 
Rasmo o Mal di Sant’Erasmo è designato infatti nell’antico italiano il mal di ventre. Il santo fu anche invocato specialmente contro le epidemie. 
Il culto di Sant’Erasmo, oggi generalizzato in molte parti d’Italia, sta a dimostrare quanti miracoli egli abbia ottenuto da Dio a chi, per suo tramite, lo ha devotamente implorato. 
La figura del santo e il suo martirio sono stati ricordati sia nel Rinascimento che nell’Età Barocca in tutta l’Europa cristiana (Lucas Cranach, Mathias Neithard, Gothardt, soprannominato Gruenewald, Michael Pacher). 
In Italia è stato magistralmente rappresentato nella splendida tela che si trova nella Pinacoteca Vaticana “Il Martirio di Sant’Erasmo” del pittore Nicola Poussin, maestro del Classicismo francese. Il santo, di cui abbiamo nell’Oratorio la bella statua lignea, attribuita ad Antonio Maria Maragliano, è anche ricordato in parecchie pale d’altare del Tigullio: in cattedrale a Chiavari, nella Basilica di Rapallo e nella chiesa di San Giacomo di Corte. 
Inoltre a Rapallo, nel posto, dietro il chiosco della musica, dove si trovava la sede della locale Confraternita di Sant’Erasmo, vi è un altro dipinto del santo.

La Chiesa e i suoi tesori

Desta meraviglia constatare quante e come sono belle le chiese che si trovano in ogni angolo della Liguria. Sono barocche ma non mancano alcune romaniche, gotiche e neo-classiche. Nella Riviera di Levante, e in particolare nel Tigullio, l’architettura barocca, fino a poco tempo fa ingiustamente denigrata perché, in certi casi, portava all’esagerazione, è quella predominante e ammiriamo splendidi esterni non soltanto nelle grandi chiese dei centri maggiori, ma anche in quelle piccole dell’entroterra e in diversi oratori. 
Quando poi si entra nelle chiese si resta meravigliati dalla magnificenza, anche qui barocca, dei loro interni e sorgono spontanee due domande: «Come si può essere arrivati a tale ricchezza e come essa è stata mantenuta, nonostante le innumerevoli vicissitudini di tanti secoli?». 
Non ci si può sottrarre a esse neppure nella chiesa di San Giacomo di Corte e nel piccolo Oratorio di Sant’Erasmo a Santa Margherita. 
Le risposte sono queste: «Anche qui, come in quasi tutte le chiese della costa, marinai e pescatori hanno accantonato una parte dei loro redditi, la famosa “decima”, per arricchire la chiesa» e «In ogni tempo della storia essi hanno sempre contribuito con i loro mezzi a ricostituire quanto corsari, ladri sacrileghi o governi antireligiosi hanno depredato nel corso dei secoli». 
Non parliamo della chiesa di San Giacomo, che non è l’oggetto di questa breve esposizione, se non per ricordare che una bella pubblicazione del dottor Davide Roscelli, edita nel 1983 da un Comitato di Corte in occasione del secondo centenario del Ritrovamento e del primo della Incoronazione della Madonna della Lettera, ne spiega, in maniera approfondita e con splendide illustrazioni, storia e arte. 
La chiesa di San Giacomo, dominante il mare, posta in alto vicina allo splendido palazzo che fu dei Durazzo, sembra quasi proteggere l’abitato di Corte.

Due ex voto di eccellente fattura

Il sottostante Oratorio fu costruito come cappella dai marinai di Corte su uno scoglio, detto di Sant’Elmo, lambito dal mare che dominava la loro rada quando ancora non esisteva la strada litoranea. Per arrivare da Corte alla chiesina, si passava da un sentiero sopraelevato, l’attuale via che conduce al Convento dei Cappuccini. 
L’Oratorio di Sant’Erasmo, Monumento Nazionale, costruito a una sola navata, per la prima volta nel 1347, ha oggi una facciata barocca, recentemente restaurata, piccola abside e sacristia ed è un gioiello fra i tanti che la religiosità del popolo – nel nostro caso marinai e pescatori – ha donato a Santa Margherita. 
La Confraternita si occupò, come in seguito vedremo, di mantenere l’Oratorio e di arricchirlo di monumenti di gran valore e suppellettili ricchissime che qui elenchiamo. 
Fra le opere più notevoli abbiamo:

la già ricordata bella statua di Sant’Erasmo, attribuita al noto scultore in legno Antonio Maria Maragliano che, secondo alcuni, era originario di Corte;

modelli di velieri in legno costruiti a mano dai naviganti nei lunghi viaggi di mare e donati ex voto;

pitture artistiche del quattrocento.

Crocifisso Nero

Fra gli arredi:

ostensori, turiboli e navicelle per l’incenso, candelieri in argento di Torretta e in legno dorato;

mazze artistiche per guidare le processioni;

paramenti di broccato secenteschi;

tovaglie, camici e cotte fatte a mano con pizzi, a produrre i quali erano maestre le donne di Corte;

tabarri di velluto rosso, ricamati in filigrana d’oro, per i confratelli.

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Arciconfraternita di S. Erasmo-Santa Margherita Ligure (Corte)

L’Arciconfraternita di Sant’Erasmo Le confraternite, che proliferarono in molte parti d’Europa sia prima che dopo la riforma luterana, erano delle associazioni di laici che avevano un proprio statuto, titolo, foggia speciale di abiti, insegna, e dipendevano dalle autorità ecclesiastiche per quanto concerneva il culto. 
Ve n’erano molte anche in Liguria e nella stessa Santa Margherita possiamo ricordare quelle di San Bernardo, che risale al 1503, della Buona Morte al 1523, della N.S. dei Sette Dolori del 1687 nonché quella di N.S. del Carmine di Nozarego nel 1724.

Queste associazioni, che non avevano solo scopi di culto ma anche di assistenza reciproca, erano sorte per iniziativa di appartenenti ai diversi mestieri praticati e prendevano normalmente il nome da un soggetto religioso. I relativi oratori, nel corso dei secoli, furono amministrati dalle rispettive pie confraternite. 
Nel passato vi erano molte chiese, oratori e società di mutuo soccorso intitolate a Sant’Erasmo. Ricordiamo in Liguria la parrocchia di Sant’Erasmo di Voltri e le chiesette di Nervi, Quinto al Mare, Sori e Lerici. 
La Confraternita di Sant’Erasmo di Corte raggruppava marinai, pescatori e validi costruttori di barche, maestri d’ascia fra i migliori del Mediterraneo. 
Gli scopi della Confraternita erano quelli di tutelare i suoi membri (e le loro famiglie), sottoposti ai gravi rischi del lavoro, sia in terra che in mare. 
Va ricordato che molti pescatori, oltre che al pesce, si dedicavano al corallo e si recavano lontano fino a raggiungere l’arcipelago greco, la Corsica, la Sicilia e l’isola di Tabarka in Tunisia, rischiando molto spesso di morire o di essere catturati dai corsari per essere ridotti in schiavitù. 
La Confraternita si occupava anche dei relativi riscatti e poi delle diverse manifestazioni liete e tristi dei soci, provvedeva alle vedove e agli orfani, assisteva i malati, seppelliva i morti, faceva recitare Messe di suffragio a favore di confratelli e consorelle defunti. 
Tutto questo in una primordiale forma di assicurazione. 
Essa aveva anche scopi caritativi. Prima che venisse costruita la pescheria, vi era in quel luogo un magazzino dove tenevano a mantà, una misura di rame il cui contenuto di grano veniva, in occasione di carestie, distribuito ai più poveri. 
La Confraternita di Sant’Erasmo risale al 1638.

Interni dell’Oratorio di Sant’Erasmo-Santa Margherita Ligure

L’Oratorio, costruito, come già abbiamo scritto, nel 1347, fu lasciato in seguito andare in rovina dalla Confraternita della Trinità di Roma, alla quale era stato aggregato. 
Attilio Regolo Scarsella, lo storico di Santa Margherita che si occupò approfonditamente delle vicende di tutte le attività civili e religiose della città, ne ricorda la ricostruzione nel 1674, per merito della Confraternita. “In nome di Gesù e Maria. Questa fabbrica l’hanno fatta Fra Bernardino Rodele e, Fra Beneto da Pompilio… poveri eremiti.” Nel 1682 s’iniziò a celebrarvi la prima Santa Messa festiva. Cent’anni dopo (1782), il Simulacro della Madonna della Lettera, trasportato al largo di Corte dalle correnti marine da Messina, dove era crollata la chiesa in seguito a un terremoto, fu conservato per parecchio tempo nell’Oratorio prima di venir solennemente posto nell’Altar Maggiore della chiesa di San Giacomo.

Alla fine del XVII e nel XVIII secolo, la Confraternita svolgeva anche il compito di Capitaneria di Porto della Repubblica Genovese e riscuoteva i diritti portuali; si occupava della manutenzione dell’Oratorio e dell’acquisto di oggetti sacri necessari al culto. Organizzava le processioni che rappresentavano l’orgoglio dei confratelli. 
Purtroppo con la Rivoluzione Francese queste tradizioni si affievolirono e l’ottocento e la prima metà del novecento furono tempi bui per l’Oratorio in quanto esso rimase chiuso, sia a causa delle rivoluzioni che delle guerre. 
Un personaggio benemerito nella vita dell’Oratorio è stata la signorina Angela Grosso, vulgo Angiulinna che, avendo rilevato la chiave dal canonico di san Giacomo, don Luigi Maria Carbone, morto nel 1948, nonostante avesse i suoi impegni di lavoro, si prodigò per tutta la sua vita fino al 1979 per la conservazione dei beni dell’Oratorio: arredi sacri e strutture essenziali della chiesa, che negli anni della guerra avevano subito notevoli danni. 
Il suo gran merito fu quello di aver lasciato, alla sua morte, spazio al gruppo giovanile che si occupò dell’Oratorio per mantenere le tradizioni religiose della Confraternita e svilupparne l’attività.

La Arciconfraternita, oggi 
La Confraternita di Sant’Erasmo, costituita oggi come ente morale avente scopo umanitario, caritativo e di culto, è stata rifondata nel 1968 ed è composta da un Collegio di Priori e da un Consiglio di Massari con l’assistenza spirituale del parroco di San Giacomo di Corte, don Luigi Egiziano. Essa è oggi Arciconfraternita avendo facoltà di aggregarsi altri sodalizi dello stesso titolo e scopo. 
Questo ente, negli ultimi trent’anni di attività, oltre ad aver ripristinato l’Oratorio dal punto di vista architettonico esterno (facciata, abside e sacristia), e interno (con il restauro degli armadi e del coro in legno, nonché dei preziosi lampadari), ha anche ricostruito l’organo nella sua sede originale, cioè sull’orchestra.

Il sagrato dell’Oratorio (Risseu)

L’organo dell’Oratorio

Inoltre ha dotato la piccola chiesa di importanti attrezzature moderne quali l’impianto elettrico generale, la soneria dell’orologio e delle campane a distesa, l’allarme contro i furti e l’apertura automatica delle finestre laterali. 
Ha provveduto poi, per le processioni, ad acquistare un nuovo grande crocifisso in bronzo e una nuova bandiera con l’effigie di Sant’Erasmo e ha restaurato l’arca processionale. 
Inoltre, nell’interno, ha rimesso a nuovo le barche antiche, ora mirabilmente esposte, e ha restaurato il Crocefisso Bianco. 
La Confraternita allestisce ogni Natale – opera pregevolissima – un Presepio, spesso con ambientazioni tipiche del quartiere di Corte. In gran parte, le figure in terracotta sono state artisticamente costruite e vestite dai ragazzi delle scuole e da membri della Confraternita stessa. 
Anche il Sepolcro del Giovedì Santo è uno fra i più belli e suggestivi della città. 
Un altro merito della Confraternita è stato quello di avere riordinato e sistemato l’archivio dell’Oratorio. 
E’ chiaro che nei suoi obiettivi sono comprese anche manifestazioni culturali e musicali, realizzate anche in collaborazione con il Comune, a scopo caritativo fra le quali i concerti, utilizzando il nuovo organo di cui abbiamo poc’anzi ricordato l’installazione. 
La Confraternita ha inoltre organizzato un concorso canoro per le bambine della scuola elementare e uno di disegno per gli allievi delle Scuole Medie. Quest’ultimo al fine di realizzare la nuova bandiera. La presenza di ben novantaquattro bozzetti, esposti nell’Oratorio, sta a dimostrare la grande partecipazione riservata a questo genere di attività culturale.

Le attività religiose, quali organizzare le Sante Messe festive e di suffragio per i defunti ascritti e novene, sono parte integrante delle finalità dell’ente. 
La Novena dei Morti, per esempio, che inizia alle cinque di mattino, notte fonda alla fine d’ottobre, viene recitata con un Ufficio notturno seguendo l’antica tradizione latina dei pescatori. 
La Confraternita organizza anche con pompa magna, la festività del Santo Patrono e di N.S. della Pace, la cui immagine è stata donata all’Oratorio dagli emigranti di Corte nelle Americhe. Negli ultimi anni è stata ripristinata la processione in mare in occasione dell’anniversario dell’arrivo del Simulacro della Madonna della Lettera nel mare di Corte. 
Conclusione Con questa breve pubblicazione ci eravamo prefissi:

di fornire qualche notizia su Sant’Erasmo del quale pochissimi conoscono la vita;

di rendere più nota la sua piccola chiesa di Corte e le opere d’arte in essa contenute;

di ricostruire, a sommi capi, la storia dell’Oratorio e della Confraternita di Sant’Erasmo e di evidenziarne le tradizioni.

Ci auguriamo essa possa servire particolarmente agli abitanti di Corte affinché mantengano salde quelle tradizioni che rappresentano la forza e la vitalità di un popolo e anche ai forestieri, italiani e stranieri, che, sfogliando questo opuscolo, fra le tante impressioni procurate loro dalla bellezza di Santa Margherita, possano conservarne anche alcune di Sant’Erasmo di Corte.

Riassunto Questo opuscolo riguarda una delle innumerevoli chiesine, che si trovano sparse in ogni parte della Liguria, sia marittima che montana. In questo caso si tratta di un antico Oratorio, quello di Erasmo, il santo dei marinai e dei pescatori a Corte di Santa Margherita Ligure. 
Erasmo, proveniente da Antiochia, città della Siria, oggi in Turchia, da una famiglia di marinai, fu un vescovo cristiano del IV secolo, martirizzato a Formia, a sud di Roma, con un tremendo supplizio, quello dell’estrazione degl’intestini con un argano. 
La devozione a Sant’Erasmo è diffusa soprattutto sulla costa, (a Nervi, a Quinto al Mare, a Sori, Voltri etc.) e a Santa Margherita Ligure. 
L’Oratorio fu qui costruito nel 1347 su uno scoglio che sorgeva sulla spiaggia e diventò la sede della omonima Confraternita che esiste da secoli. 
Le confraternite sono enti morali, sorti già ai tempi del Medioevo, composti da laici che hanno fini di mutua assistenza, sia materiale che spirituale. 
Esse hanno sempre rappresentato una forma di assicurazione per i loro membri, provvedendo alle loro necessità in caso di bisogno e occupandosi anche del culto (funzioni religiose sia in vita che in morte). 
Una caratteristica dell’Oratorio di Sant’Erasmo è quella di essere stata sede per molto tempo dei pescatori, oltre che tradizionali del pesce, anche del prezioso corallo che essi, insieme ai pescatori della Campania e della Sicilia, raccoglievano in lontani mari (di Corsica, della Sardegna e del nord-Africa) e commerciavano poi in Europa. 
Per questo motivo la piccola chiesa, dotata di campanile e sacristia, è ricca di artistiche suppellettili, (modellini di barche in legno, candelieri in argento di Torretta), sculture, quadri (quattrocenteschi) e arredi sacri di gran valore (turiboli, pissidi, navicelle per l’incenso). 
Si deve ai membri attuali dell’Arciconfraternita se tutto quello che riguarda l’Oratorio è tenuto nel perfetto stato in cui si trova.

Sant’Erasmo di Formia, vescovo e martire, viene festeggiato il 2 giugno.

I marinai lo venerano come patrono con il nome di Sant’Elmo.

Non deve essere confuso con San Telmo, il domenicano spagnolo San Pietro Gonzales, anch’egli invocato come protettore dei marinai.

Infatti, dopo il periodo d’oro dei pescatori di corallo che giunse fino alla Rivoluzione Francese, l’Oratorio fu nel secolo scorso trascurato. Fu merito di una brava donna di Corte, Angela Grosso, chiamata volgarmente Angiolinna se le tradizioni dell’Oratorio vennero mantenute per una buona metà del nostro secolo. 
Dal 1968, con l’intervento di giovani che si dedicarono anima e corpo al ripristino sia dell’esterno che dell’interno, l’Oratorio è tornato agli antichi splendori. 
La Confraternita allestisce per Natale uno splendido presepio che riproduce l’abitato di Corte, per il Giovedì Santo il Sepolcro che è fra i più belli delle chiese di Santa Margherita e organizza processioni in occasione delle feste. 
Ci auguriamo che uno sguardo su questo libricino, possa ricordare al lettore forestiero che Santa Margherita, oltre ad avere il porto turistico pieno di barche a vela e motoscafi moderni, ha ancora dei pescatori, molto legati alle tradizioni che hanno un loro bell’Oratorio, quello di Sant’Erasmo, posto proprio sopra la calata dove essi attraccano alla sera.

© La Gazzetta di Santa

L’iconografia di Sant’Erasmo in Italia

Fonti sicure attestano l’esistenza di un sant’Erasmo vescovo di Formia, martire al tempo di Diocleziano e Massimiano (303) e sepolto nella località costiera del Lazio meridionale (Formia poi Gaeta).

Di storico su di lui si sa, però, poco. La «Passio» che lo riguarda, compilata nel VI secolo, è leggendaria. Venerato nel Lazio e in Campania, è menzionato, oltre che negli antichi martirologi, anche nel Calendario marmoreo di Napoli. Nell’842, dopo che

Formia era stata distrutta dai Saraceni, le reliquie furono nascoste nella vicina Gaeta. Quando furono ritrovate, nel 917, il martire venne proclamato patrono della diocesi del Golfo. Nel 1106 Pasquale II consacrò la cattedrale di Gaeta, dedicandola alla Vergine e a sant’Erasmo. È invocato contro le epidemie e le malattie dell’intestino per il fatto che, nel martirio, gli sarebbero state strappate le viscere. I marinai lo venerano con il nome di Elmo. (Avvenire)

Di seguito riportate alcune delle immagini sacre di Sant’erasmo e statue che lo ritraggono venerate in diverse città italiane

Statua di Sant’Erasmo di Porto Ercole


Sant’Erasmo flagellato al cospetto dell’Imperatore Diocleziano


Suplizio di Sant’Erasmo

Sebastiano Ricci, Martirio di S.Erasmo, pinacoteca di Brera, Milano


Cristoforo Serra, Immacolata Concezione ed i SS.Giacomo apostolo ed Erasmo da Formia, 1670, Chiesa di S.Agostino, Cesena

Statua di Sant’Erasmo Capaci (Palermo)


Nicholas Poussin. Martirio di S.Erasmo. XVII sec.

Città del Vaticano



Alfredo BERTOLLO

Don Gerolamo DEVOTO

C.l.c. Carlo GATTI


Rapallo, Sabato 1 Agosto 2015