IL VULCANO SOTTOMARINO MARSILI

Prima Parte

Scoperto negli anni venti del XX secolo e battezzato in onore dello scienziato italiano Luigi Ferdinando Marsili, questo vulcano sottomarino è stato studiato a partire dal 2005 nell’ambito di progetti strategici del CNR per mezzo di un sistema sonar multifascio e di reti integrate di monitoraggio per osservazioni ...

 


 

 


 

 


 

Carta geologica e geotettonica del Mediterraneo centrale

Le macchie rosse riportate sulla carta si riferiscono al:

Lote Neogene volcanic deposits


Rischi potenziali: I fenomeni vulcanici sul monte Marsili sono tuttora attivi e sui fianchi si stanno sviluppando numerosi apparati vulcanici satellitari. I magmi del Marsili sono simili per composizione a quelli rilevati nell’arco Eoliano, la cui attività vulcanica è attribuita alla subduzione di antica crosta Tetidea (subduzione Ionica).

Assieme ai vulcani Magnaghi, al Vavilov e al Palinuro (citati nel saggio successivo), il MARSILI è inserito fra i vulcani sottomarini  pericolosi del mar Tirreno. Mostra, come già avvenuto per il Vavilov, il rischio di un esteso collasso in un unico evento di un crinale del monte. Inoltre, rilievi idrogeologici fatti in acque profonde indicano l’attività geotermica del Marsili insieme a quella di: Enareta, Eolo, Sisifo, la Secca del Capo e altre fonti idrotermali profonde del Tirreno meridionale che, nell’insieme, rappresentano una giustificata preoccupazione per gli addetti ai lavori, e non solo!

A seguire, vi riporto questo interessante articolo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che ritengo utile divulgare integralmente per non incorrere in errori d’interpretazione trattandosi di una materia Scientifica che è ben al di sopra delle nostre competenze, conoscenze e relative opinioni personali.

MARSILI, il gigante del Mediterraneo

“È oramai una star indiscussa del web. Non passa giorno che non compaia qualche notizia su un suo possibile risveglio. È il Marsili, il vulcano sommerso più grande d’Europa e del Mediterraneo localizzato nel Tirreno tra Palermo e Napoli. È lungo circa 70 km, largo 30 e copre un’area di circa 2.100 km quadrati. Un gigante adagiato a circa tre chilometri sul fondo del mare, con il naso all’insù a poco più di 500 metri sotto il livello del mare. Ma il Marsili non è solo. È in buona compagnia. Nel Tirreno esistono altri grandi vulcani ancora poco studiati, dal Vavilov al Magnaghi, Palinuro, fino ai più piccoli Glauco, Eolo, Sisifo, Enarete. Tutti, comunque, meritevoli di attenzione. Per quanto riguarda, invece, lo stato attuale del Marsili, a fare chiarezza scientifica sulla sua natura, della cui potenziale attività si discute ancora molto, tre studi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con l’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IAMC-CNR), pubblicati su Earth-Science Review, Gondwana Research, e Global and Planetary Changes. Dalle ricerche emerge che il mostro sottomarino è ancora attivo, ovvero possiede il potenziale per una eventuale possibile eruzione. “Risalgono a un’età compresa tra 7000 e 2000 anni fa, le eruzioni più recenti del Marsili. Eventi a basso indice di esplosività, avvenuti in particolare nel settore centrale dell’edificio tra gli 800 e i 1000 m di profondità”, spiega Guido Ventura, ricercatore dell’INGV e dell’IAMC.

“Questo vulcano è formato da una serie di coni e fratture eruttive allineate in direzione quasi Nord-Sud e presenta un’attività idrotermale e sismica legata a eventi di fratturazione superficiale e a degassamento. Inoltre, sappiamo che esiste una zona centrale più “leggera” interessata da fratture e circolazione di fluidi idrotermali. In caso di eruzione sottomarina a profondità di 500-1000 metri, – continua Ventura, – l’unico segno in superficie sarebbe ‘l’acqua che bolle’ legata al degassamento e galleggiamento di materiale vulcanico (pomici) che rimarrebbe in sospensione per alcune settimane (come accadde per l’eruzione del 2011 al largo dell’isola di El Hierro alle Canarie).


Il rischio vulcanico associato a eruzioni sottomarine di questo tipo è estremamente basso, e un’eruzione a profondità maggiore di 500 metri comporterebbe probabilmente soltanto una deviazione temporanea delle rotte navali. Anche il rischio legato a possibili tsunami correlati a eruzioni come quelle più recenti è minimo. Pur tuttavia, l’evenienza che settori del vulcano possano destabilizzarsi e franare in caso di deformazioni indotte dalla risalita di significative (chilometri cubi) quantità di magma, non può essere esclusa a priori.”

Comunque, negli ultimi 700mila anni non vi sono evidenze morfologiche che questo sia avvenuto. Inoltre, il vulcano é stabilizzato meccanicamente da una serie di fratture riempite da magma ormai raffreddato che fungono da ‘muri di contenimento’.

“Sui fianchi del vulcano vi sono evidenze di franamenti estremamente localizzati e di spessori ridotti, i cosiddetti franamenti pellicolari che, come noto, non producono tsunami. Questi fenomeni sono molto comuni sui fianchi dei vulcani, nelle zone sommerse vicine alla costa, e alle foci dei grandi fiumi” – aggiunge Ventura.

“Ciò nonostante per una valutazione complessiva della stabilità dei fianchi del Marsili in relazione al possibile collasso di parte del vulcano indotto dalla risalita di significative quantità di magma, è assolutamente prioritario: effettuare una stima della stabilità dei versanti basata sui parametri fisici delle rocce coinvolte nel potenziale franamento; valutare il volume di roccia potenzialmente coinvolto; conoscerne le modalità di movimento lungo il pendio e, una volta noti tutti i parametri, verificare se il volume di roccia e la dinamica della possibile frana sottomarina sono compatibili con l’innesco di uno tsunami. Da qui la necessità di nuove ricerche per implementare un sistema di monitoraggio che possa valutare l’effettiva pericolosità connessa a un collasso di parte dell’edificio.

Il Marsili e’ stato inserito nella lista dei vulcani italiani attivi come Vesuvio, Campi Flegrei, Stromboli, Etna, Vulcano e Lipari dalla Smithsonian Institution nell’ambito del Global Volcanism Program”. Conclude il ricercatore.

 

L.F. MARSILI – UNO DEI FONDATORI DELL’OCEANOGRAFIA

Fonte: TRECCANI

MARSILI, Luigi Ferdinando. – Scienziato, viaggiatore e uomo politico, nato in Bologna il 20 luglio 1658, morto ivi il i° novembre 1730. Non compì studî veramente regolari: a Padova frequentò lezioni di botanica, a Bologna ebbe a maestri M. Malpighi, il botanico Trionfetti e il matematico Geminiano Montanari. Fu a Padova e a Venezia nel 1674, a Roma nel 1676, e l’anno dopo a Napoli, a Pozzuoli e sul Vesuvio. Nel ritorno si fermò a Firenze e a Livorno. Nel 1679 seguì il bailo Pietro Civrani fino a Costantinopoli, e qui si trattenne 11 mesi e quindi attraverso Adrianopoli, Sofia, Belgrado e la Bosnia giunse a Spalato, donde una nave lo ricondusse a Venezia. Scrisse: Itinerario da Venezia a Costantinopoli e Diario da Costantinopoli a Venezia. Recatosi a Roma fu accolto da Cristina di Svezia alla quale dedicò la sua prima opera a stampa Osservazioni intorno al Bosforo Tracio o vero Canale di Costantinopoli (Roma 1681) in cui riassume le indagini compiute durante il suo primo soggiorno a Costantinopoli.

Ispirato al metodo sperimentale galileiano, questo scritto inizia una nuova era nella scienza del mare, rivelando nel M. acuto spirito di osservazione, padronanza dei metodi d’indagine e di analisi, scoperte di fenomeni rimasti prima inosservati, come l’esistenza di una controcorrente sotto la corrente superficiale del Bosforo, con acque diversamente dense rispetto a quelle superiori. Le ricerche fisiche e chimiche, in questo, come nei successivi lavori, sono associate alle indagini sulla biologia del mare, sulla morfologia dei bacini e delle coste, ecc.

L’opera del M., dati i tempi, non poteva riuscire sempre corrispondente alle idee e ai risultati che i successivi sviluppi delle scienze fisiche e chimiche resero possibili. Come osservatore M. è però sempre esatto, ha larghe visioni sui problemi della scienza del mare ed auspica quelle sistematiche esplorazioni oceanografiche, che si inizieranno solo un mezzo secolo dopo con la campagna di J. Cook e sir J. Banks, sulla nave inglese Endeavour. Nelle opere del M. si trovano accenni a fenomeni che sono comunemente conosciuti come scoperti da autori successivi. Basti ricordare il chiaro accenno al fenomeno delle sesse, e l’attribuzione di un rilevante influsso all’attrazione del sole, nei fenomeni di marea, esposti nell’opera sul Lago di Garda. Oltre alle opere ricordate il M. pubblicò anche: Stato dell’Impero ottomano (L’Aja e Amsterdam 1732).

Al M. non fu reso sinora un adeguato riconoscimento da parte degli oceanografi, se si eccettuino alcuni autori francesi, come il Thoulet, che classificano giustamente il M. come “un des pères de l’océanographie”. Un notevole risveglio di studî marsiliani è connesso alle celebrazioni marsiliane promosse in Bologna nel 1930.

LE NAVI OGS

Seconda Parte

La Seconda Parte di questa ricerca è dedicata alle immagini delle imbarcazioni OGS, alla loro evoluzione architettonica che é sempre più performante per rimanere al passo con la Ricerca Scientifica.

 

OGS é l’acronimo di Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste, denominazione in vigore fino al 1999, anno di trasformazione in ente pubblico nazionale.

ISTRIANO – Ribattezzato – SEISMO

Per l’attività oceanografica e di geofisica in mare la nave è il mezzo principale. Spesso per abbattere i costi, l’OGS ha usato piccole imbarcazioni noleggiate per il periodo necessario; poche sono state, negli anni, le Navi dell’OGS.

1949: Motoveliero “Istriano”, ribattezzato “Seismo” viene acquistato dall’OGS per le prime misure nell’Adriatico settentrionale. A poppa viene montato un verricello per calare sul fondo la batisfera con il gravimetro.

 

STAFFETTA

nave idrografica

 

Lunghezza fuori tutto 63,48 m     scala 1:50 

Varata dal cantiere Morton di Montreal in Canada nel 1942 come corvetta appartenente alla classe Flower con il nome Privat, venne acquistata nel 1948 dalla Compagnia di Navigazione Toscana con il nome di Elbano e successivamente passata alla Marina Militare dalla quale fu adattata a nave idrografica (1951) presso l’Esercizio Cantieri Lunensi di La Spezia nella metà degli anni Cinquanta. È stata radiata l’1.2.1971.

In quattro tavole: piano di costruzione, vista di fianco, sezione longitudinale, castello e ponte di coperta.

 


Ingrandendo la foto sopra, si leggono le firme del Quadrato Ufficiali della STAFFETTA in occasione dello sbarco del suo Direttore di Macchina Luciano BRIGHENTI.

RINGRAZIO Il nostro socio Luciano BRIGHENTI che mi ha inviato la seguente annotazione:

“Volevo segnalarti che il predecessore del Magnaghi è stata la nave idrografica “STAFFETTA”; te lo dico con cognizione di causa perchè, da giovane tenente del Genio Navale, sono stato imbarcato su quella nave in qualità di Direttore di Macchina, dal 01/02/1961 al 20/07/1962.

Si tratta di una nave di costruzione candese, ceduta all’Italia nel dopoguerra e opportunamente modificata dai Cantieri Ansaldo per usi idrografici. Aveva un apparato motore costituito da due caldaie e una macchina alternativa a vapore a triplice espansione (una meraviglia!). In quell’anno e mezzo furono fatte due campagne idrografiche, una per i rilievi batimetrici dell’arcipelago della Maddalena e la seconda per la misurazione delle correnti nello stretto di Gibilterra. Credo che lo Staffetta, dopo l’entrata in servizio del Magnaghi sia stata demolita”.


FRANCESCO VERCELLI

1953: Nave “Francesco Vercelli” di proprietà dell’OGS (nata come peschereccio norvegese d’altura ed arrivata a Trieste come guardiapesca durante il periodo del Governo Militare Alleato) con cui sono state svolte campagne di gravimetria e di sismica a rifrazione ed a riflessione in Mediterraneo, di oceanografia nell’Alto Adriatico ed infine rilievi di batimetria lungo le coste continentali italiane, Sardegna, isola d’Elba e laguna di Venezia. 
Sequestrata da una motovedetta yugoslava al largo di Punta Slvore nell’agosto del
1966 e rilasciata dopo il pagamento di una multa.

In particolare nel 1955 partecipa al primo rilievo sismico per lo studio per il Ponte di Messina.

Va ricordata (1974) la campagna Atlantica davanti alle coste del Congo(!); si tratta di una campagna gravimetrica; a causa della grande distanza e dei guasti, la Vercelli tarda ad arrivare a destinazione. Il personale, che intanto ha preparato la rete DECCA per il posizionamento di precisione, cerca di barcamenarsi con la committente AGIP, ma non si sa nulla della Vercelli: pure la radio è guasta. Alla fine l’Agip assegna il lavoro ad altri e quando finalmente la Vercelli arriva al Congo… non resta che ritornare a Trieste.

SEA QUEEN


1960-1968: Nave “Sea Queen” (battente bandiera panamense) noleggiata più volte per varie crociere in Adriatico.


Viene qui riportato il resoconto del sequestro a
Herceg Novi in Montenegro, che rende conto della temperie politica di quegli anni.


 

BANNOCK



1963: Nave Oceanografica “Bannock” (battente bandiera italiana, di proprietà del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche) usata più volte dall’OGS per crociere di batimetria, geomagnetismo e gravità, sismica ed oceanografia nel Mediterraneo.

Prende il nome da un capotribù pellerossa. Varata nel 1942 negli USA quale rimorchiatore d’alto mare, riallestita quale nave oceanografica nel 1963 presso le Officine Allestimento e Riparazioni Navi di Genova a cura del Consiglio Nazionale delle Ricerche; dotata di un sistema di propulsione diesel-elettrico General Motors di 3000HP; non più in servizio.

 

L.F. MARSILI


1966: Nave OceanograficaLuigi Ferdinando Marsili” (battente bandiera italiana, di proprietà del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche) usata più volte dall’OGS per crociere di batimetria, geomagnetismo e gravità, sismica ed oceanografia nel Mediterraneo. 

Prende il nome dallo scienziato e uomo politico, uno dei padri dell’oceanografia italiana. Varata nel 1944 a New Orleans negli USA con il nome di “Ruth Ann” quale nave di appoggio costiero, riallestita quale nave oceanografica nel 1966 presso le Officine Allestimento e Riparazioni Navi di Genova a cura del Consiglio Nazionale delle Ricerche; non più in servizio.

 

GEOMAR

 



Nella foto sopra: ormeggiata al Molo Piloti; sotto: la plancia; il laboratorio con il computer Hewlett-Packard 2116B; adagiata su un fianco al Molo Piloti; il recupero col pontone Ursus.

 


 


 


 


 

1968 – 1975: Nave “Geomar” – Si tratta di una motovedetta della Marina Inglese poi trasformata in panfilo veloce (due motori FIAT-Carraro – non originali quindi) di 30 m di lunghezza, viene comprato dall’OGS nel 1968 da un industriale del mobile in difficoltà economiche. È costruito in legno lamellare e si chiama “President Fly”. L’OGS la ribattezza “GEOMAR”;i i suoi primi lavori per l’OGS sono uno studio di sismica a riflessione in Adriatico (l’installazione a prua del rullo con il cavo sismico crea grossi problemi), successivamente uno studio gravimetrico nel Canale di Sicilia, la sismica a rifrazione fra Calabria e Sicilia, lo studio di sismica a riflessione nella Laguna di Venezia e lo studio geomorfologico ed oceanografico per la costruzione del gasdotto a nord dello Stretto di Messina.

La velocità della nave, però, suggerisce il suo impiego per studi chimico-oceanografici nell’Adriatico settentrionale. In particolare, primo in Europa, viene allestito un sistema di analisi automatica in continuo dei nitrati disciolti in mare. A bordo viene installato un computer “Hewlett-Packard 2116B” per l’acquisizione dei dati ogni 30 secondi. Si compiono crociere di misura in laguna di Venezia e davanti alla foce del Po. Sull’edizione italiana di Scientific American l’articolo di Carlo Morelli presenta le attività: Nuove tecnologie per lo studio dell’inquinamento del mare.

“Le Scienze” N.35 luglio 1971.

Nel 1973 viene usata per rilievi sismici nell’area di Pozzuoli per lo studio del bradisisma (per conto del CNR) e poi per l’analisi strutturale e lo studio di velocità nello Stretto di Messina (per conto dell’ANAS).

Nel 1974 una tempesta notturna la sbatte contro il molo ed affonda appoggiandosi su un fianco; durante il suo recupero lo scafo viene tranciato dall’imbracatura; viene venduta nel 1975 ad una ditta locale di recuperi marittimi.


ISABEL

marzo 1976 – aprile 1977: Nave “Isabel II” noleggiata per la campagna DESIL, una vasta campagna meteo-oceanografica nel Canale di Sicilia per conto del consorzio italo-algerino TMPC e SNAMPROGETTI. Vengono mantenuti 6 ancoraggi correntometrici multipli a sgancio telecomandato con cambio mensile della strumentazione (correntometri NBA e sganciatori acustici AMF 314) e 3 ancoraggi di boe per la telemisura del moto ondoso (Datawell). Viene usato il radioposizionamento “High Fix DECCA”.


 

 

DANA RESEARCHER



luglio 1981-luglio 1982: NaveDana Researcher” (battente bandiera danese) noleggiata per la campagna meteo-oceanografica GASIL (Gasdotto Italia-Libia) commessa da SNAM-PROGETTI.

 

OGS EXPLORA

Gennaio 1988: Nave “OGS-Explora” acquistata dalla “ Prakla-Seismos Gmbh“. Durante la prima campagna geofisica in Antartide si chiama ancora “Explora”, batte bandiera tedesca ed è armata dalla “Neptun”. Raggiunge i limiti della Barriera di Ross a 78°S. Viene poi registrata come nave italiana nel successivo marzo 1988 e cambia nome: “OGS – Explora”
Negli anni successivi esegue 9 campagne antartiche fino al 1996
1991 progetto CROP in Mediterraneo, studio delle strutture crostali attorno alla penisola italiana
1997- Viene noleggiata alla “Western Geophysical”. 
2000-rientro in OGS. 
2002-refitting con acquisto di nuova strumentazione morfobatimetrica ed oceanografica. 
2006-Decima campagna geofisica in Antartide gestita dall’OGS con il PNRA. 
2007-primo lavoro industriale per la posa del cavo telefonico fra Islanda Groenlandia-Canada. 
2008-EGLACOM, prima crociera artica alle Isole Svalbard nell’ambito dell’International-Polar-Year-YPY. 
2010-entra nel progetto EUROFLEETS per la condivisione di piattaforme navali fra enti di ricerca europei. 
2016-Il giorno 29 febbraio la nave è stata consegnata ai cantieri Giacalone Shipyard di Mazzara del Vallo per dare inizio alle operazioni di refitting dell’unità, il cui fine principale è l’ottenimento della notazione di classe SPS (Special Purpose Ship). I lavori verranno eseguiti presso il porto di Trapani e dureranno circa 4 mesi e mezzo. Oltre ai lavori obbligatori per la classe SPS, altre importanti modifiche renderanno l’unità più operativa sotto il profilo oceanografico, sia fisico che biologico. L’acquisizione del nuovo cavo sismico renderà la nave di nuovo operativa nel settore geofisico.”

(dr. Franco Coren) 

NAVE MAGNAGHI – A 5303

Nave Magnaghi (A 5303) è la prima nave idro-oceanografica progettata e costruita in Italia.  Prende il nome dall’ammiraglio Giovan Battista Magnaghi, per questo motivo, spesso è chiamata semplicemente Ammiraglio Magnaghi.

L’unità è stata costruita nei Cantieri Navali Riuniti di Riva Trigoso ed è stata consegnata alla Marina Militare il 2 maggio 1975. La nave è stata rimodernata nel 1990-91.

La nave è alle dipendenze del COMFORAUS, il Comando delle Forze Ausiliarie di La Spezia, ma dal punto di vista tecnico dipende dall’Istituto Idrografico della Marina di Genova.

La nave è equipaggiata per compiti Oceanografici con apparecchiature idrografiche, oceanografiche, di radionavigazione, di precisione e di elaborazione dei dati. La sua struttura prevede un’alta plancia con un piccolo albero posteriore e un fumaiolo, una lunga sovrastruttura con due lance per parte, e infine la piattaforma per elicottero con un ponte di volo privo di hangar per consentire l’appontaggio di un elicottero AB212.  La nave è stata la prima ad essere realizzata, in Italia, appositamente per il ruolo oceanografico, affiancando ‘Mirto’ e ‘Pioppo’ due dragamine classe Legni adattati ed attrezzati per questo tipo di compiti, ed è dotata di tre imbarcazioni per rilievi idrografici costieri e litoranei equipaggiate con eco-scandaglio,  una imbarcazione per rilievi portuali e due gommoni.


MAGNAGHI  A 5303


• Cantiere di costruzione: Cantieri Navali Riuniti – Riva Trigoso 
• Dislocamento: 1.744 t p.c. 
• Dimensioni: 82,7 x 13,7 x 3,6 m 
• Equipaggio: 16 + 114 + 15 ricercatori 
• Apparato motore: – 2 motori diesel Grandi Motori Trieste B-306-SS da 3.000 HP (2.206 kW) 
• 1 motore elettrico AI-43/25-686 DP da 240 HP (176 kW) 
• 1 asse con elica a passo variabile 
• 1 elica ausiliaria prodiera 
• Velocità: 14 knt 
• Autonomia: 4.500 mg / 12 knt

La Nave idro-oceanografica Ammiraglio Magnaghi “naviga per i naviganti”, come recita il suo motto “Nauta Pro Nautis”, dal 1975, anno della sua consegna alla Marina Militare L’attività idrografica svolta dall’Unità si concretizza nella realizzazione di rilievi portuali, costieri e d’altura (fino ad una profondità di 3000 m) attraverso operazioni di scandagliamento, ricerca di minimi fondali e relitti, determinazione della topografia della linea di costa e delle opere portuali, studio della natura del fondo marino e più in generale, raccolta di tutte le informazioni finalizzate all’aggiornamento della documentazione nautica.

In ambito oceanografico Nave Ammiraglio Magnaghi è in grado di effettuare rilievi idrologici per la misura dei parametri chimico/fisici della colonna d’acqua, rilievi di tipo sedimentologico per prelievo di campioni del fondo marino, rilievi di tipo mareometrico per la misura delle variazioni di livello del mare.

La strumentazione, in continuo aggiornamento e mantenuta allo stato dell’arte, in aggiunta ai locali operativi e le capacità logistiche proprie dell’unità, rendono Nave Ammiraglio Magnaghi una piattaforma scientifica ideale per condurre campagne anche in sinergia con Enti di ricerca esterni alla Marina Militare.

Con decorrenza 1 dicembre 2014, Nave Magnaghi dipende organicamente ed operativamente, per il tramite della Squadriglia Unità Idrografiche ed Esperienze (COMSQUAIDRO LA SPEZIA) ed il Comando delle Forze di Contromisure Mine (MARICODRAG LA SPEZIA), dal Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV).

 



 

 

ALLIANCE


MARINA MILITARE: NAVE ALLIANCE TERMINA L’ATTIVITÀ SCIENTIFICA NEL MEDITERRANEO “MREP 20

 


 



(di Marina Militare)

10/11/20

 

Nave Alliance, unità polivalente da ricerca della Marina Militare, ha concluso l’attività di ricerca scientifica Mediterranean Recognized Environmental Picture 2020 (MREP20) nel Mediterraneo Centrale ed è diretta verso l’Arsenale della Marina a La Spezia dove ormeggerà domani.

La MREP 20 è un’attività a sostegno del programma Environmental Knowledge and Operational Effectiveness (EKOE), sviluppato dall’Allied Command Transformation (ACT) della NATO con lo scopo di progredire nella ricerca sulla caratterizzazione ambientale marina utile a fornire un supporto decisionale alle operazioni della NATO.

Negli ultimi anni le attività di EKOE si sono concentrate sulla caratterizzazione ambientale alle alte latitudini, mentre quest’anno si è voluto applicare il programma sopramenzionato, nel Canale di Sicilia, in modo da poter studiare l’oceanografia e l’acustica ambientale in un’area frontale dove si incontrano le acque del Mar Mediterraneo Orientale con quelle del Mar Mediterraneo Occidentale.

La ricerca sull’acustica e dinamiche oceanografiche nell’area del Mediterraneo Centrale, è stata eseguita utilizzando particolari droni autonomi detti gliders, tramite la posa di ancoraggi verticali (moorings) a cui vengono collegati strumenti oceanografici ed acustici (correntometri, idrofoni e profilatori acustici), da misurazioni di conduttività, temperatura e salinità con l’impiego di strumentazione tipo CTD (Conductivity-Temperature-Depth), ed infine dal rilascio di drifter con lo scopo di misurare i dati relativi alle correnti marine in zona. I dati raccolti, inoltre, saranno utilizzati anche per la convalida e l’integrazione dei modelli numerici di previsione acustica in ambito oceanico.

L’attività è stata condotta dal team scientifico della NATO Science and Technology Organization –  Centre for Maritime Research and Experimentation (STO – CMRE), con la collaborazione di enti di ricerca internazionali e nazionali, quali il Woods Hoole Oceanographic Institution (WHOI), il Service Hydrographique et Océanographique de la Marine (SHOM), l’Heat Light and Sound Research, Inc. (HLS),  il French Directorate General of Armaments (DGA), il Defence Research and Development Canada (DRDC), l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e l’Università di Bologna (UNIBO).

 

 

(classe Ninfe)

ARETUSA A 5304

GALATEAA 5308

DESCRIZIONE GENERALE

Tipo: ……………..          Navi idro-oceanografiche

Costruttori/Cantiere:  Intermarine di Sarzana

Entrata inservizio: …  10 gennaio 2002

 

CARATTERISTICHE GENERALI:

Dislocamento………….   A pieno carico: 415 tonn.

Lunghezza……………….  39,21 mt.

Larghezza……………….   12,6 mt

Pescaggio……………….     2,5 mt

Velocità …………………     13 nodi

Autonomia……………..     1.700 mg. a 13 nodi

Equipaggio…………….      31

Le due unità, con i loro 31 uomini e donne di equipaggio, appartenente al Comando delle Forze di Contromisure Mine (MARICODRAG), per il tramite del Comando Squadriglia Unità Idrografiche ed Esperienze (COMSQUAIDRO), ogni anno svolge campagne idrografiche volte all’aggiornamento della documentazione nautica, alla verifica dei fondali marini, allo studio dei parametri chimico-fisici delle acque ed alla caratterizzazione dei fondali secondo le indicazioni fornite dall’Istituto Idrografico della Marina ed anche in collaborazione con Enti ed Istituti di ricerca nell’ambito di attività polivalenti e “duali”.

ARETUSA


Nave Aretusa porta il nome della ninfa ARETUSA. Il motto dell’unità è Arethusa undis prospicit.


GALATEA



Nave Galatea porta il nome della ninfa GALATEA.  II suo motto è Felix Galatea vivas

 


Nave Esperienza

LEONARDO




Nave Leonardo (A5301) è una Unità polivalente di ricerca costiera (Coastal Research Vessel – CRV) che affianca l’Unità maggiore Alliance nella peculiare attività condotta dal North Atlantic Treaty Organization (NATO) attraverso il Centre for Maritime Research and Experimentation (CMRE) nel settore della ricerca e della sperimentazione, con particolare riferimento al campo ambientale e dell’acustica subacquea.

L’Unità è stata consegnata all’allora NATO Underwater Reserch Centre (NURC), ora ridenominato CMRE, nel dicembre del 2002 e, dal 2009, è equipaggiata con personale della Marina Militare, a seguito di una intesa siglata con l’ Allied Command for Transformation (ACT) della NATO.

Con decorrenza dal 1 dicembre 2014, Nave Leonardo dipende organicamente ed operativamente, per il tramite del Comando Squadriglia Unità Idrografiche ed Esperienze (COMSQUAIDRO) ed il Comando delle Forze di Contromisure Mine (MARICODRAG), dal Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV)

L’Unità ha una elevata silenziosità, soprattutto alle basse velocità, grazie ad una propulsione diesel elettrica controllata da un apparato di posizionamento dinamico completamente automatizzato.

Un sistema di tracciamento acustico di alta precisione consente a Nave Leonardo di seguire a distanza veicoli autonomi e operatori subacquei durante le loro attività di ricerca. I laboratori di bordo costituiscono una piattaforma polivalente e modulabile che, in funzione degli obiettivi della campagna scientifica, possono essere allestiti con specifiche e in molteplici configurazioni.

La presenza a bordo di gru, verricelli e argani, nonché di una struttura poppiera “a portale”, permette all’Unità di effettuare movimenti di carico e, contestualmente, manovre di messa a mare e recupero di apparecchiature.

L’Unità è costantemente impegnata nella sperimentazione e impiego di sistemi e apparecchiature di nuova generazione per la ricerca e lo sviluppo scientifico a favore della NATO e dei suoi partner, Enti statali e internazionali. Il basso impatto ambientale, di concerto con la ridotta rumorosità trasmessa in acqua, consente a Nave Leonardo di operare in parchi marini ed aree protette. I rilievi e le analisi periodiche portati a termine dall’Unità, permettono di monitorare l’ecosistema, salvaguardando la flora e la fauna marina.

 

 

Ricerca a cura di:


CARLO GATTI


Rapallo, 25 Settembre 2021