LA MADONNA DELLE MILIZIE DI SCICLI (RAGUSA)

 

QUANDO IL PERICOLO VENIVA DAL MARE

“ MAMMA LI TURCHI! ”

– Paura e terrore in un modo di dire –

 

Nel lembo di terra più a SUD della Sicilia, tanto cara ai followers del commissario Montalbano, oltre al mare e ai paesaggi incantevoli di quella regione fantastica che tanto ci ricorda la nostra Liguria, abbiamo scoperto molti tesori d’arte barocca ed anche un’antica tradizione che merita di essere conosciuta.

 

 

 

 

UN PO’ DI STORIA

Secondo un’antica leggenda, nel 1091, quindici giorni prima di Pasqua, sulle coste di Donnalucata si sarebbe combattuta una sanguinosa battaglia tra l’esercito Normanno di Ruggero D’Altavilla e gli invasori arabi guidati dallEmiro Belcàne. Il conflitto si risolse in favore dei Cristiani grazie al miracoloso intervento della Madonna che avrebbe scacciato i turchi con la spada sguainata.

 

Il racconto dell’aggressione col tempo si è trasformata in leggenda, poi in tradizione ed infine in profonda devozione creando nella popolazione il culto per la Madonna guerriera. Il popolo fa sua la Festa delle Milizie mettendo in scena il fatto d’armi in modo spontaneo, i cittadini si improvvisano attori lasciandosi andare anche satira politica e sociale.

La Madonna delle Milizie è la patrona di Scicli, insieme a San Guglielmo. La sua statua è custodita nella chiesa Madre dove può essere ammirata tutto l’anno. Il suo nome non deriva dal carattere guerriero ma dal luogo dove si sarebbe combattuta la battaglia, in contrada Mulici che venne italianizzato in Milizie.

 

 

 

Nella foto sopra, i resti del primo duomo di Scicli dedicato a San Matteo.

 

Situato in contrada Mulici, la tradizione lo vuole costruito nel luogo dell’epica battaglia tra Normanni e Saraceni a memoria e ringraziamento dell’intervento risolutore della Madonna a cavallo.

 

 

 

Non capita tutti i giorni di trovarsi di fronte la statua di una Madonna a cavallo, se poi la Madonna in questione è una guerriera con tanto di spada, si capisce come la Madonna delle Milizie di Scicli sia un’iconografia rara e interessantissima.

 

Edificato tra il 1093 e il 1098 fu ampliato nel 1391 e ricostruito interamente nel 1721, dopo esser stato distrutto da un terremoto, sulla base del modello precedente. In seguito venne costruito un convento accanto all’edificio. Caratteristica è la torre campanaria che aveva pure la funzione d’avvistamento dominando un vasto territorio. In alto si trova la lapide posta da Ruggero d’Altavilla, che secondo la tradizione volle la costruzione del Santuario, per ricordare l’epica battaglia. In quel periodo iniziò la tradizione processionale che coinvolse tutti i centri abitati dalla zona che invocavano la protezione della Madonna. Nel suo anniversario la battaglia viene ancora oggi messa in scena da figuranti al culmine di una festa molto sentita.

La Festa della Madonna delle Milizie

 

Si tiene l’ultimo sabato di maggio. Mito, leggenda e tradizione locale hanno costruito, secolo dopo secolo, la storia della Madonna intervenuta per salvare i Cristiani impegnati in battaglia contro gli invasori “turchi” sbarcati sulla costa di Donnalucata, borgo marinaro di Scicli.

 

 

 

Anno dopo anno i cittadini di Scicli, mettono in scena il tentativo di invasione turca e la risposta dei Normanni che nel momento in cui stanno per soccombere vengono salvati dalla Madonna che impugna una spada. In piazza Italia viene allestito un palco con un grande castello medievale a fare da scenografia, qui attori locali, insieme ad attori noti, raccontano le gesta della Madonna davanti ad una grande folla che attende l’urlo: W Scicli, W Maria!

Intorno alle 19 il suono dei tamburi annuncia l’inizio della rappresentazione che culmina con la battaglia e l’intervento della Madonna delle Milizie che entra in scena. I fuochi d’artificio scandiscono le ultime fasi del combattimento e la vittoria dei Cristiani mentre i turchi scappano sulla loro nave. Il canto dell’angelo chiude lo spettacolo e da via all’inizio della processione.

 

 

La battaglia si inserisce nella grande lotta tra la civiltà araba e quella cristiana che intorno all’anno Mille riconquistò l’isola.

 

 

 

 La rappresentazione in costume è stata raccontata anche dallo scrittore Elio VittoriniIl garofano rosso, ed è stata inserita nel registro delle Eredità Immateriali tutelate dall’Unesco.

Maria S.S. delle Milizie, un documentario di Alessia Scarso (2013).

 

 

CHIESA MADRE DI SCICLI

Dedicata a San Guglielmo

 

 

Nella Chiesa Madre di San Guglielmo, a Scicli, a un passo dalla perla del Barocco di Palazzo Beneventano e dalle basole di via Mormino Penna, è custodita un’opera di Francesco Pascucci. Si tratta di una tela della seconda metà del 700 che raffigura una Madonna Guerriera.

 

 

 

Chiesa di San Bartolomeo – Scicli

 

“Bella Chiesa” in stile barocco siciliano, una tra le più antiche di Scicli, ancora in fase di restauro, è ricca di stucchi dorati e affreschi. Una delle cappelle è dedicata a San Guglielmo con le sue reliquie nella cassa d’argento. La cappella più importante è quella dedicata alla Madonna delle Milizie, di cui si può ammirare un quadro del ‘700 e una bellissima statua di cartapesta a grandezza naturale che raffigura la Madonna guerriera, unica al mondo, con la corona sui capelli neri veri, la corazza, il mantello azzurro e la spada sguainata in sella ad un cavallo bianco impennato che schiaccia i corpi dei Saraceni sconfitti in battaglia e segna la vittoria dei Normanni. Questa statua unica nel suo genere mi ha ricordato le immagini di Giovanna d’Arco santa ed eroina francese che salvò il popolo dalla tirannia. In tutte le Chiese di Scicli ci sono all’interno due ragazzi del luogo che forniscono informazioni sulla storia e sui dipinti. Peccato che sono tutte da restaurare e non si mettono a disposizione fondi per preservare i tesori italiani nel tempo.

 

 

 

La tradizione religiosa ha ispirato anche la cucina locale

LE TESTE DI TURCO

Un grande turbante ripieno di ricotta

 

 

 

 

 

La Testa di turco è il dolce tipico della festa, il nome deriva dalla sua caratteristica forma che ricorda il turbante arabo. Questa delizia somiglia ad un grosso bigné, solitamente è farcito con ricotta, crema bianca o cioccolato. Secondo la tradizione ad inventare il dolce furono proprio gli arabi, si tratta quindi di un dolce dei vinti e non dei vincitori.

 

La Testa di Turco, in passato si trovava solo nel periodo della festa della Madonna delle Milizie, oggi invece lo si trova tutto l’anno nelle pasticcerie di Scicli.

 

 

 

A SCICLI SULLE ORME DEL COMMISSARIO

SALVO MONTALBANO

 

 

I romanzi di Andrea Camilleri sono diventati una delle serie tv italiane più vendute nel mondo. In onda dal 1999, sono stati trasmessi prima su Rai 2 e poi, dalla terza stagione, su Rai 1.18 set 2023.

La serie, oltre a essere stata trasmessa da Rai Internazionale per gli italiani al di fuori dell’Europa, è stata anche trasmessa da televisioni straniere:

 

Da Wikipedia

 

Occorre subito precisare:

Vigàta e Montelusa sono luoghi immaginari che non si trovano sulla carta geografica ma che geograficamente si collocano nel territorio compreso tra la collina di Girgenti e il mare africano. Luoghi semifantastici che, pur avendo dei confini non precisi e dilatati, esistono veramente.

Vigàta è un immaginario comune siciliano creato dallo scrittore Andrea Camilleri, in cui sono ambientate le avventure del commissario Montalbano nell’immaginaria provincia di Montelusa. La località corrisponde nella realtà a Porto Empedocle, comune natale di Camilleri, in provincia di Agrigento.

 

 

 

La Spiaggia di Punta Secca è nota anche per suo il faro, oltre che per la presenza della casa di Montalbano e ovviamente per il suo bel litorale delimitato da qualche scoglio, e che d’Estate è alquanto affollato.

 

Così scrive il Dott. Gaetano Cascone a proposito del faro:

“Il re delle due Sicilie Ferdinando II (1810 – 1859) promosse a partire dal 1855 la costruzione di numerosi fari nei punti più strategici dell’isola per aumentare la sicurezza della navigazione ed il miglioramento dei commerci. Nella costa meridionale della Sicilia, tra gli altri, furono costruiti i fari della Colombara, di Licata e quello di Capo Scalambri a Punta Secca nel comune di Santa Croce Camerina.


Il faro di Punta Secca fu progettato dall’ingegnere Nicolò Diliberto D’Anna, il quale consegnò gli estimi ed il progetto alle autorità committenti il 24 novembre 1857, al fine di essere sottoposto alle procedure di gara d’appalto.


L’ingegnere Diliberto previde una torre circolare alta 36 metri, il cui muro innalzato con conci (blocchi di pietra) regolari rastremati (cioè che si assottigliano andando verso l’alto) risultò spesso 1,75 metri alla base e 78 cm in cima. Una scala a chiocciola autoreggente su un pilone centrale e ad incastro nelle pareti della torre, composta da 128 gradini in pietra pece di Ragusa più quattro gradini di ferro, permetteva di raggiungere il fuoco della lanterna posto a 33,80 metri dalla base.


Centosette lastre di vetro piombato chiudevano il vano della lanterna, la cui luce doveva raggiungere le 16 miglia marine. Alla base della torre faro, l’ingegnere Diliberto previde un ampio parterre circondato da un edificio ad U composto da due corpi lunghi 21,67 m e da un corpo centrale che li univa di 14,70 m. in questo edificio furono previste diverse stanze ove allocare i due guardiani del faro e le loro famiglie oltre ai locali da destinare ad ufficio e deposito. Il costo dell’opera previsto in progetto ammontò a 12.100 Ducati ed i tempi di realizzazione furono fissati in 9 mesi dall’inizio dei lavori; tempi che furono sostanzialmente rispettati, atteso che l’opera andò in appalto nella primavera del 1858; mentre i lavori furono espletati dall’autunno dello stesso anno e consegnati alla fine della primavera 1859.


Il faro di Punta Secca può considerarsi una delle maggiori opere pubbliche del governo borbonico in provincia di Ragusa.” Il faro venne costruito con mattoni di arenaria prelevati in territorio di Scicli e trasportati a Punta Secca mediante grossi barconi.


Accanto al faro è annesso un fabbricato a piano unico della Marina militare. Visibile per 206° (tra 318° e 112°) nella zona mare compresa tra Gela e Cava d’Aliga. Il faro a ottica fissa è catalogato con il numero 2942. Altri due fari sono a Scoglitti e a Marina di Ragusa
il Faro si chiama di Capo Scalambri…

 

Tra tutti i comuni ragusani, Scicli è il paese che più di tutti offre scorci per rendere reale la città immaginaria. A Scicli riconoscerete il Commissariato di Vigata, potrete visitare la Stanza del questore di Montelusa, ammirare l’affascinante Mannara e passeggiare sul lungomare di Marinella.

Gran parte di Vigata si trova a Scicli! Nel centro del bellissimo paese barocco vi sembrerà di passeggiare accanto a Salvo Montalbano, sarete abbagliati dalla bellezza dei luoghi cari al commissario e vi sembrerà di sentire la voce di Catarella!

Quando sognate di vivere come il Commissario Montalbano state desiderando di visitare Scicli.

La casa di Montalbano, nelle due foto sotto, si trova a Punta Secca, frazione marinara di Santa croce Camerina, a pochi km da Ragusa.

 

 

 

 

 

Carlo GATTI

 

Rapallo, 18 Ottobre 2023