GIONA

Giona non voleva

non voleva andare Giona

non in Oriente

non dove gli aveva detto Dio.

Non a Ninive

quel covo di depravati.

Non era suo compito

la salvezza di quei peccatori.

No, no e no

chi sono io

non un profeta, non un giusto

chi mi ascolta?

non ho voce potente

non ho fede invadente

Quel pizzico che mi resta

serve alla mia salvezza.

Dio ti sei sbagliato

non sono all’altezza.

Così Giona scelse l’0ccidente

come molti, troppi

avrebbero fatto dopo di lui.

Il mare diverrà torbido di dolore.

Dopo.

Ora  no

Solo Giona è sulla rotta sbagliata.

Ma anche allora

il mare si alterò

la ciurma si allarmò.

Giona dormì.

finché non fu scosso

dalle domande dei marinai

che, credenti o no,

nelle tempeste pregano.

Quando Dio sceglie

non molla.

Giona lo capì.

prese la sua sacca e disse:

“Ho peccato contro il mio Dio

buttatemi a mare e sarete salvi.”

Così fecero e Giona fu inghiottito

da una  balena.

Fu buio, fu silenzio.

Per tre giorni e tre notti

Giona ascoltò se stesso

E fu pronto.

La balena lo spiaggiò

E lui si incamminò.

Non convinto, ma convincente

annunciò per le strade di Ninive

pentimento e conversione.

Patì la sete, il caldo, la fatica

Dagli schiavi al re

tutti lo ascoltarono.

Dio ebbe pietà

di quel popolo penitente

e perdonò i loro inconsapevoli peccati.

Giona non gradì

“Lo sapevo, lo sapevo dall’inizio

che li avresti perdonati.

Misericordioso con loro

esigente e sordo con me.

Ora voglio solo morire.

solo la morte mi darà sollievo.”

Dio fece crescere allora

una pianta di ricino

che ombreggiò Giona

concedendogli sollievo.

La speranza non è certezza

il ricino seccò

e Giona riprese a lamentarsi

a invocare la morte.

E’ il tempo della pietà

pietà per il ricino

pietà per l’umanità

Giona uomo moderno

ha pietà solo per sé stesso.

Un po’ di storia….

Durante il regno di Geroboamo II, Giona profetizza un periodo di stabilità politica per le dieci tribù che costituiscono il regno del Nord (2Re 14:25). In questo stesso periodo, Ninive, capitale dell’Assiria, è al massimo della sua potenza e i suoi re nutrono mire espansionistiche sui territori di Israele e di Giuda. La prospettiva di essere conquistati dagli Assiri terrorizzava i popoli di quella regione.

Il profeta Giona ricevette un preciso ordine dal Signore: andare a Ninive, la capitale dell’Assiria e predicare contro la sua malvagità, offrendo ai Niniviti la possibilità di riconciliarsi con Dio. Ma Giona non voleva andare a Ninive, né gli sembrava giusto che a quei barbari Dio potesse far grazia nel caso in cui si fossero pentiti: così decise di fuggire, spingendosi verso i più lontani confini del mondo allora conosciuto.
Ma non si può sfuggire a Dio. Il Signore scatenò una tempesta impetuosa e, mentre invocavano l’aiuto dei loro dei, i marinai tirarono a sorte per capire a causa di chi capitava quella disgrazia. La sorte cadde su Giona ed egli spiegò che era in fuga per non eseguire un ordine del suo Dio.
Egli stesso suggerì all’equipaggio della nave di buttarlo in mare, era convinto che in tal modo la tempesta si sarebbe placata. Dopo qualche esitazione, i marinai fecero come Giona aveva loro suggerito. La tempesta si placò e il profeta fu inghiottito da un grosso pesce, nel cui ventre egli rimase per tre giorni e tre notti. Pregò con fervore e Dio lo esaudì ordinando al pesce di vomitarlo su una spiaggia.
Dopo quegli avvenimenti, il Signore parlò ancora a Giona e questa volta il profeta ubbidì.
Ninive era così estesa che ci vollero tre giorni per percorrerla, e in quei tre giorni Giona predicò un forte messaggio che invitava gli abitanti ad avvicinarsi a Dio e a convertirsi. Colpiti dal messaggio, i Niniviti si pentirono dei loro peccati. Allora il Signore, nella sua misericordia, ebbe pietà di loro e decise di non punirli. Giona però ne fu irritato: non riteneva giusto che fosse concessa una opportunità di redenzione ad un popolo del genere, che comunque avrebbe continuato ad essere una minaccia per il popolo di Israele. La cosa più logica sarebbe stata che Dio li sterminasse e salvaguardasse il suo popolo. Eppure Dio ebbe compassione di quella popolazione, dimostrando a Giona che il suo amore è riservato a tutti gli uomini ed Egli ascolta chiunque si rivolga a lui con pentimento.

Romani Giuseppe, Marina in tempesta con Giona inghiottito dalla balena

Giona viene risputato dalla balena per ordine di Dio e lasciato sotto un albero di zucche.

Gesù paragona l’episodio perfino alla sua stessa morte e risurrezione, raffigurandosi con   lui: “…perché, come Giona rimase dentro al grosso pesce tre giorni e tre notti, così io, il Messia, resterò sepolto nel cuore della terra tre giorni e tre notti. 
Nel Giorno del giudizio gli abitanti di Ninive si leveranno contro questo paese, e lo condanneranno, perché quando Giona predicò, essi si pentirono e, lasciata la cattiva strada, si convertirono a Dio.
Eppure ora qualcuno ben più grande di Giona è qui” (Matteo 12:40-41).

 

ADA BOTTINI

 

4 Maggio 2016

 

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