VIAGGIO NELL’ARTE DEL RESTAURO

“CRISTO BIANCO”

SANTA MARIA DEL CAMPO – RAPALLO

Una suggestiva immagine della basilica di San Salvatore dei Fieschi

La basilica fu costruita nel 1244 ad opera del pontefice Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi, discendente del ramo nobiliare della famiglia FIESCHI, che in tale periodo storico dominò l’intera vallata della Fontanabuona  e buona parte della val d’Aveto.

Il vicolo conduce al laboratorio di Restauro artistico di Maria Rosa Sambuceti e Giustina Adreveno che sono impegnate nel restauro del Cristo Bianco appartenente all’Arciconfraternita Nostra Signora del Suffragio di Santa Maria del Campo di Rapallo (riconosciuta dalla Curia Romana il 7 dicembre 1604 come risulta dallo statuto conservato con tanta cura. Il 12 maggio 1617 Monsignor Domenico De Marini, Arcivescovo di Genova accolse una delegazione di parrocchiani di Santa Maria ai quali concesse la facoltà di costruire un oratorio).


Questo é il portone d’ingresso del laboratorio situato all’interno di una antica casata a pochi passi dall’affascinante Abbazia.

Come si evince dalla relazione approntata dalle restauratrici Giustina Adreveno e Maria Rosa Sambuceti, Lo stato sanitario complessivo del bene risulta buono, fatta salva una ridotta erosione del supporto ligneo localizzata nell’alloggio dei chiodi del Cristo e determinata dall’azione di insetti xilofagi, qualche lieve perdita della pellicola pittorica e una rottura in corrispondenza del polso destro rappezzata con un rudimentale incollaggio”.

Matteo Capurro (Consulente storico dell’arte Arciconfraternita di N.S. del Suffragio) si é così espresso:

Viste le condizioni non compromesse dell’opera, si prevede un’azione blanda mirante ad eliminare lo strato superficiale di deposito accumulato nel tempo, risolvere il problema dei tarli con opportuna disinfestazione del supporto, consolidamento ove necessario, reintegrazione delle lacune del supporto stesso e della pellicola pittorica, stesura di protettivo.

La dott.ssa Giustina Adreveno é la curatrice del restauro del CRISTO BIANCO che risale probabilmente, secondo gli esperti, ad un periodo compreso tra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento.

Giustina, così vuole essere chiamata la gentile signora, dopo aver compiuto scuole d’arte importanti, si é specializzata a Firenze presso Istituti d’Arte dedicati al restauro conservativo delle opere d’arte del nostro paese

“Il nostro lavoro necessita di periodici aggiornamenti scientifici presso le scuole d’Arte per il costante miglioramento dei prodotti chimici che usiamo, ma anche e soprattutto per le nuove tecniche di restauro che costituiscono una vera scienza in piena evoluzione”.

La signora Giustina é un fiume in piena di dati e informazioni, per cui chiudo la mia agenda colma di domande e mi metto all’ascolto…

La parte posteriore del Cristo, solitamente poco curata perché non visibile, in questo caso appare artisticamente perfetta e non danneggiata, per cui necessita solo di una accurata pulizia.


Anche il volto del Cristo é in discrete condizioni. Non necessita di grandi restauri conservativi.

PRIMA DEL RESTAURO


L’avambraccio del Cristo evidenzia una frattura trasversale che necessita ancora di una approfondita analisi per decidere l’eventuale inserimento di una lamina metallica per ricomporre e consolidare la frattura.

DOPO UN PRIMO RESTAURO

IL PANNEGGIO DOPO IL RESTAURO

PRIMA DEL RESTAURO



PRIMA DEL RESTAURO




DOPO IL RESTAURO

RESTAURO: Per il consolidamento della zona tarlata é stata usata la resina Parralloid B 72 in Essenza di Petrolio.

La dott.ssa Maria Rosa Giustina Adreveno al computer

MATERIALE USATO PER IL RESTAURO: Antitarlo in gel – Inchiostri particolari – Paste di legno – Pennarelli speciali – Pasta epossidica – Colori per vetro Vitrali – Gomma siliconica – inchiostri Acrilici – Colori acrilici – ecc…

Il paziente lavoro di restauro del Cristo Processionale presto riporterà in auge la sua originaria bellezza.

I NOSTRI CROCIFISSI PROCESSIONALI

SIMBOLOGIA ESSENZIALE

Nella nostra regione Liguria, la tradizione di portare i Crocifissi in processione risale al XVI secolo.

La cura con cui viene conservato ogni Crocifisso é improntata ad una fervida venerazione in particolar modo negli Oratori dove esistono antichissime organizzazioni (Confraternite) nelle quali si tramandano: devozione, passione e conoscenza.

Queste sacre testimonianze di fede religiosa sono scolpite da VERI ARTISTI: scultori ed ebanisti. La croce, su cui è deposto il corpo ligneo di Gesù, é decorata in argento battuto. Alle estremità superiori della Croce sono collocati i “canti”, decorazioni costituite da foglie dorate o d’argento.

Nel sentire popolare i Crocifissi si classificano in base al peso ed alle dimensioni:

· Piccoli: dai 30 ai 80 kg

· Mezzani: da 80 a 110 kg

· Grandi: dai 110 kg in su


Oggi ci occupiamo in particolare del CRISTO “BIANCO” denominato così dai portantini (CRISTEZZANTI) per il colore dell’immagine di Gesù. Pesa circa 110 kg. I suoi “canti” sono ormai ingialliti dal tempo in quanto l’ultimo restauro è datato 1975. Attualmente, dall’inizio del mese di maggio é sotto osservazione.

La figura di Cristo crocifisso con le braccia aperte simboleggia l’abbraccio del figlio di Dio all’umanità.


 

L’angelo con il calice che raccoglie il sangue versato ci ricorda il sacrificio compiuto da Cristo per la nostra salvezza.

Sulla stella che ricopre il ventre di Gesù ci sono molte versioni… quella che noi preferiamo é la seguente:

– Il Messia annunciato dai Profeti é evocato come una nuova stella: Una stella nata da Giacobbe. I Magi seppero riconoscere questa stella e la seguirono fino a Betlemme. Il manifestarsi di questo astro prodigioso é il segno dell’avvento del Figlio di Dio.



Se guardiamo con superficialità il nostro grande Crocifisso, ci apparirà come una opulenta costruzione barocca ricca di indorature, fregi e fiori argentati, ma se passiamo ad una più attenta contemplazione ci renderemo conto che tutto ciò su cui posiamo lo sguardo ha un significato ben preciso: i nostri grandiosi Crocifissi celebrano il trionfo della Croce, mistero centrale della fede cristiana.
Dai tre bracci della Croce scaturisce una lussureggiante fioritura della pianta d’acanto dalla quale si diramano numerosi e sottili girali con i loro fiori; la vitalità di questa pianta è data dalla Croce di Gesù, il cui sacrificio costituisce la ricreazione dell’umanità e del cosmo. Lateralmente affiora da un lato la palma del Martirio e dall’altro il ramo di ulivo della pace. Tra questi due simboli é
incastonata l’effige della Madonna alla quale é dedicata la Chiesa. Una corona dorata avvolge il TITULUS CRUCIS: «Gesù il Nazareno, Re dei Giudei ».

Gesù è il nuovo Adamo che, con il mistero della Sua passione, morte e risurrezione, fa rifiorire l’umanità, riconciliandola col Padre.

In alto, sopra il cartiglio “I.N.R.I.” è posta la corona di gloria per la vittoria sulla morte nel mistero pasquale, oltre è la colomba dello Spirito-Santo.
La Croce da strumento di morte viene vivificata da Gesù, vero albero di vita.

Il CANTO SINISTRO

IL CANTO DESTRO

I CANTI sono i tre lati superiori della croce che appaiono in questa tipologia di Crocifissi con una luminosa infiorescenza di fiori e foglie d’oro e d’argento. La Croce da simbolo di supplizio si trasforma in luce di speranza e di gloria annunciando la Resurrezione di Cristo.


Il quarto CANTO, quello inferiore, nella processione dei Cristi viene alloggiato nel CROCCO, (foto sopra), una specie di robustissimo calice di cuoio fissato, con cinghie adatte allo scopo, sull’addome del CRISTEZANTE. E’ il canto della Croce che poggia sull’umanità anelando al suo diretto contatto fisico. Il “portatore” sente e vive questo peso che non é solo materiale, allegorico, a volte festaiolo, ma anche un peso morale carico di responsabilità. Si tratta di un film antico che non finisce mai di emozionare e di stupire il fedele.

La responsabilità cui ci riferiamo é la PAURA di non farcela a sopportare quel peso, e spesso il “portatore” dialoga con Cristo per acquisire la forza di continuare ancora per qualche metro… poi chiama i suoi fidati stramoei ed avviene il passaggio ad un altro CRISTEZANTE.

Il simbolismo religioso é presente anche in questo delicato frangente: l’uomo da solo non può farcela, deve aver fiducia nel prossimo, in quel rapporto d’amore che proprio Cristo ci ha insegnato!

Il CRISTEZANTE in quel momento riflette l’immagine di quel SIMONE DI CIRENE detto il CIRENEO che si legge nel Vangelo di Marco:

“Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio”.

Io credo sia proprio la figura del Cireneo, il primo Cristezante della bimillenaria storia del Cristianesimo a dare continuità e significato ai riti processionali celebrati dalle circa 130 Confraternite sparse per la nostra terra di Liguria.

L’immagine sofferente del CRISTEZANTE è una vera e propria personificazionenon solo con Simone di Cirene ricordato dal Vangelo, ma con tutta la passione di Cristo.

 

IL CRISTO “NERO”

 

IL CRISTO “BIANCO”

 

IL CRISTO “PICCOLO”

 

Sono custoditi e curati dalla ARCICONFRATERNITA N.S. DEL SUFFRAGIO presso L’ORATORIO DI NOSTRA SIGNORA DELL’ASSUNTA  di cui vediamo l’interno

 

Carlo GATTI

Rapallo, 29 Luglio 2019