RAPALLO, QUANDO IL MARE VIDE LA GUERRA
1943-1945
Per molti decenni Rapallo fu considerata una delle perle più preziose della Riviera Ligure.
Le sue ville immerse nel verde, i grandi alberghi affacciati sul Golfo del Tigullio, il clima mite e la raffinata atmosfera internazionale attiravano visitatori provenienti da tutta Europa. Principi, artisti, scrittori, diplomatici e uomini d’affari trovavano nella nostra città un luogo ideale dove trascorrere periodi di riposo, serenità ed anche ispirazioni.
Il nome stesso di Rapallo aveva assunto una dimensione internazionale grazie ai celebri TRATTATI firmati nella nostra città, eventi che contribuirono a collocarla sulle carte diplomatiche del mondo.
Ma la storia, come il mare, può cambiare improvvisamente volto.
Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca dell’Italia centro-settentrionale, anche Rapallo venne travolta dagli eventi della guerra.
La posizione geografica della città, stretta tra i grandi porti di Genova e La Spezia, non lontana dalla Linea Gotica e dalle principali vie di comunicazione verso il Nord, la trasformò in un punto strategico di primaria importanza.
Le ville più prestigiose, gli alberghi e numerosi edifici privati furono requisiti e convertiti in sedi di comando, alloggi militari, depositi e centri logistici.
Tra questi edifici vi era anche Villa Porto, elegante residenza costruita nei primi anni del Novecento sul lungomare di Rapallo, alle spalle del Molo Langano.
Da luogo di bellezza e ospitalità divenne presidio delle forze tedesche. La sua posizione dominante consentiva il controllo del porto, della Via Aurelia e dell’intero tratto costiero. Come molte altre ville del Tigullio, essa divenne così una silenziosa testimone dei venti mesi più difficili vissuti dalla nostra città.
Fu costruita agli inizi del XX secolo (oltre un secolo fa) ed è un’affascinante struttura in stile Belle Époque situata sulla Riviera Ligure.
Dopo un periodo di abbandono durato 30 anni è stata completamente restaurata e suddivisa in appartamenti di lusso, ospitando al suo interno anche il Piccaia Museum: Si tratta di una moderna galleria d’arte (talvolta definita Drive-In Art Gallery) che custodisce 33 opere dell’artista italo-svizzero Giorgio Piccaia.
Durante l’occupazione (1943-1945)
Villa Porto funzionò da base e presidio per le forze tedesche
Il territorio dell’intero Golfo del Tigullio fu un’area ad altissima militarizzazione strategica, sia per la presenza della Linea Gotica a soli 100 Km da Rapallo sia per il costante timore tedesco di uno sbarco alleato lungo i litorali liguri.

Gli edifici posizionati sul lungomare avevano una privilegiata funzione logistica offrendo una visuale perfetta per il controllo del porto, delle vie di comunicazione stradali (Via Aurelia) e per il coordinamento delle opere di fortificazione costiera (come la costruzione di bunker e muraglioni antisbarco).
La celebre Villa fu requisita sia dai comandi militari tedeschi che dai reparti repubblichini, diventando un importante centro di controllo logistico per le operazioni di rastrellamento e controllo della zona durante i venti mesi dell’occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana (RSI).
La requisizione delle Grandi Ville nel Tigullio
Villa SPINOLA
(nota anche come Villa del Trattato)
A partire quindi dall’8 settembre 1943, i comandi militari della Wehrmacht e i reparti della RSI attuarono una requisizione sistematica di alberghi e residenze private lungo la costa ligure.
Moltissime altre strutture subirono la stessa sorte. La celebre Villa Spinola situata tra Rapallo e Santa Margherita Ligure, fu devastata dalle occupazioni militari successive all’armistizio. Anche i grandi Hotel di Rapallo, Santa Margherita e Portofino vennero convertiti in sedi di comando (Kommandantur), alloggi per ufficiali o ospedali militari.
Vedi Link-Allegati:
LE VILLE DEI TRATTATI – Pier Luigi BENATTI – Emilio CARTA
Oggi il visitatore che passeggia sul lungomare di Rapallo vede il mare, le palme, le barche e il profilo dolce del Tigullio.
Pochi immaginano che proprio lì, dove oggi regna la serenità, il fragore della guerra lasciò una delle sue ferite più profonde. Il Muraglione esiste ancora si chiama:
Il Monumento ai Partigiani di Rapallo
Il 24 e 25 aprile 1945, durante le fasi della Liberazione, Rapallo fu teatro di scontri e tragici eccidi, come quello tristemente noto del “muraglione”, in cui le forze in ritirata si scontrarono con i partigiani.

Si tratta di un muro antisbarco costruito dagli occupanti tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Accanto si trova una stele in cemento che riporta i nomi dei Caduti e due targhe in bronzo, una che raffigura l’eccidio e l’altra la liberazione di un campo di sterminio.
I giardinetti, peraltro ben tenuti, che affiancano il monumento sono ora chiamati “Giardini dei Partigiani”. Un ricordo indelebile di un periodo tragico della nostra storia.

Volutamente preservato integro, i fori dei proiettili delle mitragliatrici sono tuttora visibili, lasciati a nudo come ferite aperte nella pietra per espressa volontà della cittadinanza e dell’ANPI. Sul muro spicca la celebre iscrizione in lettere di bronzo che ricorda come la libertà di Rapallo sia stata suggellata dal sangue di quei giovani a un passo dal mattino della Liberazione.

Il MURO non è soltanto un manufatto militare sopravvissuto al tempo. È una pagina di storia scritta nel cemento. I segni dei proiettili conservati sulla sua superficie non parlano di odio o di vendetta: parlano del prezzo della libertà.
Villa Porto, il Muraglione e questo tragico Eccidio sono strettamente legati a un fatale e sanguinoso equivoco tattico.
Quella notte a Rapallo, tra il 24 e il 25 aprile 1945, la situazione era tesa ma sembrava avviata verso una transizione pacifica: a pochissime ore dalla Liberazione definitiva, avvenne uno degli episodi più tragici e significativi della Resistenza ligure.
La tregua
Nel pomeriggio del 24 aprile, i partigiani locali trovarono un accordo con il presidio tedesco di stanza a Rapallo (circa 1.000 uomini). Fu concordata una tregua e lo sgombero pacifico dei soldati occupanti entro la mattina successiva.
L’arrivo della motozattera

I MULI DEL MARE
Unità adatta al trasporto di carri armati; stiva più alta e portellone rinforzato
Così furono definite queste imbarcazioni protagoniste e vittime in tutti i teatri italiani di guerra a testimonianza della cruenta caccia data loro dall’aviazione Alleata.
Le motozattere (dette “bette MZ”) che operavano lungo la costa ligure dopo l’8 settembre 1943 erano tutte di origine italiana, ma requisite e gestite dalla Kriegsmarine. Dopo l’armistizio, la Marina germanica prese il controllo di gran parte della flotta del Regio Esercito e della Regia Marina nel Mediterraneo.
Alcuni dati tecnici: MFP-A e MZ-748. MZ 774 – 2a serie – Dislocamento: 278 tonnellate – Velocità: 10 nodi – Lunghezza 47 metri – Larghezza 6,5 metri – Equipaggio: 14 – Armamento: 1 pezzo da 76/40, 2 da 20/70 – Nota: unità adatta al trasporto di carri armati; stiva più alta e portellone rinforzato.
Intorno alla mezzanotte, mentre i partigiani della Brigata Borrotzu (appartenente alla Divisione Matteotti di Giustizia e Libertà) pattugliavano la zona costiera vicino alla Kommandantur, attraccò nel porto di Rapallo una delle motozattere impiegate quotidianamente per rifornire il fronte tedesco nella Garfagnana.
La cattura:
A bordo dell’imbarcazione c’erano truppe tedesche in ritirata (elementi della Kriegsmarine e forse delle SS) provenienti dal Levante. Questi soldati, del tutto ignari della tregua d’armistizio siglata poche ore prima a terra, scesero intenzionati a combattere. Sorpresero e catturarono 13 partigiani che presidiavano il lungomare proprio a ridosso di Villa Porto.
La fucilazione al Muraglione
Senza alcun processo, i prigionieri vennero immediatamente allineati e messi al muro di fronte alle acque del porto, contro la barriera fortificata in cemento armato che i tedeschi avevano costruito come difesa antisbarco.
Il plotone d’esecuzione aprì il fuoco nel buio. Sei partigiani morirono sul colpo:
Ugo Campodonico (“Zara”), Roberto Pendola (“Marco”), Edoardo Giusto (“Dalmulin”), Giuseppe Marzullo (“Alberto”), Angelo Mascheroni (“Bistecca”) e Guido Vallero (“Paride”).
Gli altri sette partigiani, pur feriti nel mucchio, riuscirono miracolosamente a salvarsi e a fuggire approfittando della confusione, dell’oscurità e della successiva precipitosa fuga degli stessi tedeschi.
RAPALLO HA SAPUTO RINASCERE
Dopo la guerra, le sue ville storiche sono tornate a splendere e con gli alberghi, anche Villa Porto cambiò destinazione d’uso diventando un albergo (noto in seguito come Hotel Victory) e un celebre ritrovo per musicisti e star internazionali.
Trasformata in hotel, negli anni ’60 e ’70 è stata un celebre punto di ritrovo per star internazionali tra cui Frank Sinatra, Ray Charles, Chet Baker, Stevie Wonder, Donna Summer, Gloria Gaynor, James Brown, Julio Iglesias e Liza Minelli.
Rapallo riprese ad accogliere visitatori provenienti da tutto il mondo e il mare a riflettere la bellezza che l’ha resa celebre.
La città non ha dimenticato ….
Una Rapallo che ricca e famosa, ha saputo rispondere anche alle difficoltà di una guerra che proprio da queste parti e nella stessa città ha lasciato FERITE profonde e tante CROCI sparse in tutta la zona.
Perché un popolo che conserva la memoria delle proprie ferite è un popolo che difende con maggiore forza la pace. E forse è proprio questo il messaggio che ancora oggi quel pezzo di cemento armato esiste ancora nella zona di Langano, a pochi metri dalla Villa Porto, ed è diventato un messaggio marinaro affidato al MARE:
Ricordare il passato per navigare verso un futuro migliore
CONCLUSIONE
Come il lettore avrà capito, la protagonista di questo ricordo storico è RAPALLO! la storia di una città che ha conosciuto la bellezza, la prosperità e la fama internazionale; che ha accolto principi, diplomatici, artisti e viaggiatori provenienti da tutto il mondo; che ha dato il proprio nome a trattati entrati nella storia.
Poi arriva la tempesta
E, come accade alle navi migliori, è proprio nella tempesta che si misura la loro solidità.
Rapallo vide le sue ville requisite, i suoi alberghi trasformarsi in comandi militari, i suoi giardini occupati dalle truppe, il suo lungomare sbarrato da opere difensive, le sue colline attraversate dalla guerra partigiana. Vide giovani partire e non tornare. Vide famiglie piangere. Vide il sangue scorrere a pochi passi da quel mare che per secoli aveva rappresentato vita, commercio, lavoro e speranza.
Eppure, finita la guerra, Rapallo non rimase prigioniera delle sue ferite.
Le conservò nella memoria
Insieme ai racconti tramandati dai testimoni che non sono soltanto segni di dolore, sono anche testimonianze della capacità di una comunità di rialzarsi e ricominciare.
Venendo da lontane tradizioni marinare i “rapallini” conoscevano già quella semplice e severa lezione: dopo ogni burrasca arriva il momento di riparare le vele, riordinare il ponte e riprendere la rotta.
UN RICORDO PERSONALE
Un marinaio può visitare cento porti nel mondo, ammirarne la bellezza e custodirne il ricordo. Ma nel profondo del cuore ne esiste sempre uno speciale: quello da cui è salpato la prima volta e al quale, in un modo o nell’altro, continua sempre a tornare pieno di ricordi, come quello quando avevo appena quattro anni, l’età in cui molti ricordi si confondono e svaniscono. Eppure questo episodio è rimasto vivo dentro di me per oltre ottant’anni. Non come una fotografia sbiadita, ma come una presenza che continua a navigare nella mia memoria.
Era la fine del 1944 e Rapallo subiva i bombardamenti che seguirono gli eventi dell’8 settembre.
Una bomba esplose a poche centinaia di metri dalla nostra casa in collina (S.Agostino). Lo spostamento d’aria fu così violento da far esplodere i vetri della stanza che mia madre riteneva la più sicura.
Dormivo nel mio letto sotto le coperte. Quando mi svegliai vidi che esse erano ricoperte di schegge di vetro. Il mio corpo era protetto, ma la testa era l’unica parte rimasta scoperta.
Proprio sopra il letto era appeso un quadro del Sacro Cuore di Gesù. La violenza dell’esplosione lo fece precipitare e il quadro mi cadde sulla testa, facendo da scudo ai frammenti di vetro che avrebbero potuto ferirmi gravemente.
Non riportai nemmeno una ferita.
Molti potranno attribuire quell’episodio al caso, alla fortuna o a una coincidenza. Io, da allora, l’ho sempre custodito nel mio cuore come un segno particolare della Provvidenza.
Dopo tanti anni mia madre riprese quel discorso:
……. Ma quello che conta è ciò che accadde nel tuo cuore di bambino. Lì nacque qualcosa che ti accompagna ancora oggi: Il Sacro Cuore di Gesù! Forse è per questo che, dopo una vita trascorsa in mare, dopo migliaia di manovre, tempeste, responsabilità e lutti, continui a guardare il mondo con quello sguardo in cui convivono il marinaio e l’uomo di fede.
Molti anni fa, durante una notte di guerra, un bambino di quattro anni sentì il fragore della tempesta prima ancora di conoscere il mare della vita. Da allora ha attraversato oceani…..ma nel suo cuore continua a vivere quel bambino che, sotto un quadro del Sacro Cuore, imparò che esiste una forza più grande della paura.
Ancora oggi, dopo oltre ottant’anni, quel ricordo continua a navigare nella mia memoria come se fosse accaduto ieri!
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RAPALLO: IL TRATTATO RUSSO-TEDESCO
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(Rapallo, 12 Novembre 1920)
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RAPALLO: IL CONVEGNO INTERALLEATO
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Carlo GATTI
Rapallo, 15 Giugno 2026


