LXVI RADUNO DELLE CONFRATERNITE LIGURI E NON SOLO A RAPALLO 

Domenica 17 Maggio 2026

 

Cari Soci, Amiche e Amici di Mare Nostrum Rapallo,

Ci sono giornate che non scorrono via come le altre, ma restano incise nella memoria come pagine di storia vissuta.

La splendida giornata dedicata al Primo Raduno delle Confraternite Liguri celebrato nella nostra Rapallo in una cornice di sole e di intensa partecipazione popolare, è stata una di queste.

Con viva gratitudine desideriamo condividere il messaggio che la nostra Sindaca ha voluto rivolgere a Mare Nostrum Rapallo e ai presenti in questa significativa occasione.

Elisabetta RICCI, Sindaca di Rapallo

Cari Confratelli e care Consorelle,
autorità religiose, civili e militari,
carissimi cittadini,

è con profonda emozione, con sincero affetto e con grande orgoglio che la Città di Rapallo vi accoglie oggi in occasione del 66° Raduno delle Confraternite Liguri.

Benvenuti nella nostra comunità. Benvenuti in una città che vive il mare, la fede, le tradizioni e il senso di appartenenza come parte della propria anima più autentica.
Oggi celebriamo una storia antica e viva, fatta di uomini e donne che, generazione dopo generazione, hanno custodito valori preziosi: il servizio verso gli altri, il sacrificio silenzioso, la devozione popolare, la carità concreta, il rispetto delle proprie radici.

Le Confraternite non rappresentano soltanto una tradizione religiosa: rappresentano un patrimonio identitario immenso. Sono custodi di riti antichi, di arte, di cultura popolare e di una spiritualità che ha saputo attraversare il tempo senza perdere autenticità.
Sono luoghi nei quali si impara il valore dell’impegno, della fraternità e del dono verso il prossimo.
Sono state, e continuano a essere, presenza concreta nei momenti di difficoltà, vicine alle persone più fragili, alle famiglie, agli anziani, a chi ha bisogno di conforto e sostegno.

E permettetemi, oggi, anche un ricordo personale. Il mio legame con le Confraternite nasce da lontano, nasce in famiglia, ed è un legame che devo a mio padre.
È stato lui a trasmettermi il rispetto, l’affetto e il senso profondo di appartenenza verso questo mondo fatto di fede, sacrificio e comunità.

Ricordo i raduni vissuti insieme, l’emozione delle processioni, i volti dei confratelli incontrati negli anni, il silenzio carico di significato prima delle celebrazioni, la fierezza con cui si portavano i Crocifissi e gli antichi simboli della nostra tradizione.

Ricordo il percorso condiviso nel Priorato Diocesano, le riunioni, il confronto, il lavoro fatto insieme con passione e spirito di servizio.
Momenti che mi hanno insegnato quanto le Confraternite siano molto più di una tradizione: sono una scuola di vita, un luogo nel quale si impara il rispetto degli altri, il valore della parola data, il senso della responsabilità verso la propria comunità.

Ed è proprio per questo che oggi questo Raduno ha, per me, un significato ancora più profondo e speciale.

Papa Francesco ha detto una frase molto bella parlando delle Confraternite:
“Le confraternite sono luoghi di incontro tra fede e vita, dove si impara ad amare Dio e il prossimo.”

Ed è una frase che racchiude perfettamente il vostro valore.
Perché le Confraternite non custodiscono soltanto tradizioni religiose: custodiscono relazioni umane, senso civico, spirito di comunità.
Insegnano che nessuno si salva da solo, che una comunità cresce quando le persone scelgono di camminare insieme, aiutandosi reciprocamente.

Tra poco vedremo sfilare gli artistici Crocifissi e l’Effige di Nostra Signora di Montallegro: immagini che non sono soltanto simboli religiosi, ma parte viva della nostra identità culturale, della nostra memoria collettiva, della nostra storia più profonda.

Per questo, a nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera città di Rapallo, desidero dirvi grazie.

Grazie per ciò che fate ogni giorno, spesso lontano dai riflettori.
Grazie perché mantenete vive tradizioni che non appartengono solo al passato, ma che parlano anche al futuro delle nuove generazioni.
Grazie perché attraverso la fede e il servizio insegnate il significato più autentico della parola “comunità”.
Grazie perché continuate a trasmettere ai giovani il senso del rispetto, della responsabilità e dell’amore per la propria terra.

Portate con voi il calore di questa giornata, la bellezza del nostro mare e l’abbraccio della nostra comunità.

Grazie di cuore a tutti voi.
Buon cammino alle Confraternite Liguri.
E buon Raduno a tutti.

La Piazza delle Nazioni, davanti al nostro Comune, si è trasformata in un luogo di straordinaria suggestione: i Cristi processionali, accesi dalla luce di una giornata quasi provvidenziale, i tabarri, i colori, i simboli antichi delle confraternite, hanno riportato davanti ai nostri occhi una storia che affonda le sue radici nel lontano Duecento.

Ma ciò che più ha toccato il cuore di tutti è stato il significato profondo di questa manifestazione: non semplice folklore, ma testimonianza viva di una fede che attraversa i secoli, resistente al tempo e alle trasformazioni della modernità, capace ancora oggi di commuovere, unire e parlare anche alle nuove generazioni.

              Con l’espressione “Cassa della Madonna di Montallegro” ci si riferisce all’elaborata cassa processionale lignea utilizzata per trasportare la miracolosa icona della Madonna durante le solenni celebrazioni cittadine di Rapallo ed è visibile nella foto sopra. L’icona originale, secondo la tradizione, fu donata dalla Vergine al contadino Giovanni Chichizola il 2 luglio 1557

 

Un momento di eccezionale intensità emotiva è stato certamente la discesa, per la prima volta nella storia della nostra città, della Madonna di Montallegro dal Suo monte, per essere presente tra il Suo popolo, benedire questa festa e condividere con tutti noi un momento di rara spiritualità e appartenenza.

In quel gesto simbolico e solenne si è manifestata tutta l’anima della Liguria: il mare che abbraccia la collina, la devozione che incontra la storia, la comunità che ritrova sé stessa.

Un pensiero di particolare riconoscenza desideriamo rivolgerlo alla nostra Sindaca Elisabetta Ricci, che non solo ha rappresentato istituzionalmente la città in questa memorabile occasione, ma ha saputo farlo con quella sensibilità autentica che nasce quando certi valori non vengono semplicemente amministrati, ma profondamente condivisi.

Le sue parole hanno toccato corde intime del nostro sentire, dando voce a emozioni, memorie e sentimenti che appartengono all’identità più vera della nostra comunità.

Per questo il nostro grazie non è soltanto formale, ma profondamente umano e sincero: perché è bello, e motivo di autentico orgoglio, sentirsi rappresentati da una persona che percepiamo vicina ai nostri stessi sentimenti, capace di comprendere il valore della tradizione non come memoria immobile, ma come patrimonio vivo da custodire e tramandare.

Come soci di Mare Nostrum Rapallo, ci fa particolarmente piacere sapere che tra le istituzioni cittadine vi sia una presenza così attenta e partecipe, quasi una di noi, capace di interpretare con intelligenza e cuore l’anima profonda della nostra terra.

A Lei va la nostra gratitudine sincera per aver contribuito a rendere possibile uno spettacolo unico, forse irripetibile, che resterà nel cuore del Golfo del Tigullio.

Come Mare Nostrum Rapallo, custodi dell’identità marinara e spirituale della nostra terra, condividiamo con tutti voi questa gioia con orgoglio e commozione.

Perché ci sono tradizioni che non appartengono al passato.

Sono fari accesi che continuano a guidarci.

Con amicizia e gratitudine,
Mare Nostrum Rapallo

 

 

 66° RADUNO DELLE CONFRATERNITE LIGURI

NON FOLKLORE, MA STORIA VIVA DEL NOSTRO POPOLO

 Chi ha assistito al recente Primo Raduno delle Confraternite Liguri a Rapallo avrà certamente ammirato la bellezza dei Cristi processionali, i colori dei tabarri, il fascino quasi misterioso dei confratelli incappucciati, il passo cadenzato dei portatori.

Ma forse non tutti sanno che dietro quella suggestione si nasconde una delle pagine più profonde e antiche della nostra storia.

Le Confraternite nacquero in Liguria già nel Medioevo, tra il XII e XIII secolo, come aggregazioni spontanee di laici cristiani uniti dalla preghiera, dalla devozione e soprattutto dalla carità concreta.

Non erano circoli religiosi nel senso moderno del termine.

Erano comunità vive di uomini semplici — marinai, artigiani, portuali, pescatori, commercianti — che sentivano il dovere evangelico di aiutarsi reciprocamente e di soccorrere chi soffriva.

In un tempo senza assistenza pubblica, senza ospedali moderni, senza welfare, le confraternite diventavano la mano visibile della solidarietà.

Assistevano i malati – Aiutavano le vedove – Provvedevano ai funerali dei poveri – Distribuivano pane e viveri – Raccoglievano offerte per i bisognosi – E persino — fatto oggi quasi incredibile — tramite il Magistrato per il riscatto degli schiavi, contribuivano al riscatto dei cristiani catturati dai pirati barbareschi e venduti come schiavi. Istituzione nata a Genova nel 1597.

Era fede tradotta in azione. Era Vangelo vissuto.

 

 

In Liguria le confraternite erano chiamate familiarmente anche Casacce, termine che deriva dalla lunga veste (la “casa”) indossata dai confratelli durante le processioni.

Quel vestito non era semplice ornamento – Annullava le differenze sociali – Sotto quel saio non contavano ricchezza, mestiere o condizione – Erano tutti fratelli!

Una lezione che forse oggi abbiamo dimenticato.

 

GLI INCAPPUCCIATI DELLA “MORTE”: UN SIMBOLO, NON UNA PAURA

 

Molti visitatori sono rimasti colpiti dalla presenza delle confraternite con il volto coperto dal cappuccio. L’impressione può apparire misteriosa, quasi inquietante a chi non conosce questa tradizione. Ma il significato è profondamente spirituale. L’anonimato era un gesto di umiltà. La carità non doveva cercare riconoscimenti.

La confraternita detta della Morte aveva il compito, delicatissimo e misericordioso, di accompagnare i condannati a morte, assistere i moribondi e garantire sepoltura dignitosa a chi non aveva nessuno.

Un’opera di misericordia radicale. Un cristianesimo che non voltava lo sguardo.

 

I CRISTI PROCESSIONALI E I “CRISTEZZANTI”

Tra le immagini più straordinarie delle tradizioni liguri vi sono i grandi Cristi processionali, autentici capolavori artistici e devozionali. Pesanti, monumentali, spesso riccamente decorati. Portarli non è semplice forza fisica. È servizio. È voto. È appartenenza.

I portatori, chiamati in molte realtà Cristezzanti, tramandano un gesto antico che richiede preparazione, disciplina, equilibrio e spirito di sacrificio.

Portare un Cristo significa caricarsi simbolicamente anche del peso della comunità, della fede condivisa, della memoria degli antenati.

IL PRIORATO: GUIDARE SERVENDO

Ogni confraternita ha una propria organizzazione interna.

Tradizionalmente il responsabile è il Priore, figura eletta che coordina la vita confraternale, custodisce le tradizioni e rappresenta la comunità.

Accanto a lui vi sono spesso il Vice Priore, i consiglieri, il tesoriere, il segretario e altri incarichi specifici.

Ma attenzione: non si tratta di potere. Si tratta di servizio.

L’autorità, nella tradizione confraternale, nasce dalla disponibilità a servire gli altri.

LA RINASCITA DOPO LA GUERRA

Anche le confraternite conobbero anni drammatici: bombardamenti, distruzioni, sedi devastate.

Eppure proprio nel dopoguerra, in una Genova ferita e sulle macerie materiali e morali del conflitto, rinacque il desiderio di ricostruire non solo muri, ma comunità.

Nel 1946 riprese con forza il cammino confraternale ligure, grazie alla Chiesa, certo, ma anche grazie a persone semplici. Non grandi benefattori soltanto, anche famiglie modeste, operai e portuali.

Donne e uomini che donarono quel poco che avevano per rimettere in piedi gli oratori e ridare voce a una tradizione che sembrava perduta. Questo forse è il miracolo più bello.

PERCHÉ CI RIGUARDA ANCORA

Le confraternite non appartengono ai musei. Appartengono alla nostra identità. Sono il racconto di una Liguria austera e generosa. Di un popolo che pregava e aiutava. Che affrontava il mare sapendo quanto fragile fosse la vita. Che trovava nella comunità forza e conforto.

Per questo il recente raduno di Rapallo non è stato soltanto un evento spettacolare. È stato un incontro con noi stessi. Con ciò che siamo stati. E, forse, con ciò che possiamo ancora essere.

UN FUTURO DA NON LASCIARE SPEGNERE

Se le Confraternite sono riuscite ad attraversare i secoli, le guerre, le povertà e i cambiamenti del mondo, è perché ogni generazione ha raccolto il testimone dalla precedente, custodendolo con sacrificio e amore.

La tradizione, infatti, non è un oggetto da esporre in una teca. È una fiaccola da tenere accesa.

Noi uomini di mare sappiamo bene che una catena non ha significato se appare come un anello isolato che penzola nel vuoto; la sua forza nasce dall’essere unita fino a raggiungere l’ancora, che offre sicurezza, protezione e approdo.

Così è anche per la fede, per la memoria e per le tradizioni della nostra terra. Ogni generazione è un anello di quella catena. E se un anello si spezza, tutto rischia di andare perduto.

Per questo il nostro auspicio è che le istituzioni, i Comuni, la comunità civile e tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio identitario della Liguria comprendano quanto sia importante non limitarsi ad applaudire queste manifestazioni, ma aiutare concretamente le Confraternite a restare vive.

Perché mantenere viva una tradizione significa investire nel futuro. Significa offrire ai giovani non soltanto uno spettacolo da osservare, ma una comunità alla quale appartenere.

Molti ragazzi sentono ancora il richiamo di questi valori, della spiritualità condivisa, del servizio, del senso di fraternità.

Ma anche la partecipazione concreta comporta sacrifici: abiti tradizionali, restauri, manutenzione degli oratori, organizzazione, conservazione dei simboli e delle opere.

Non sempre tutti possono affrontare questi costi. E sarebbe triste che il desiderio di appartenenza si fermasse davanti a un ostacolo materiale.

Del resto, anche nello sport — linguaggio che tutti comprendono — è spesso la maglia a creare identità, orgoglio, attaccamento alla squadra.

Così anche la casaccia confraternale non è un semplice abito: è un segno di appartenenza, è memoria indossata. È responsabilità condivisa. Aiutare un giovane a vestire quella casacca significa aiutarlo a sentirsi parte di una storia più grande di lui. Significa consegnargli non un costume, ma un’eredità.

E forse, in tempi di fragilità e smarrimento, anche una bussola per il cuore.

Così il Raduno di Rapallo non resterà soltanto un giorno bellissimo da ricordare, ma potrà diventare un seme per il domani.

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, mercoledì 20 maggio 2026