PERCHE’ DUBROVNIK ?

PREMESSA:
Dubrovnik (ex Ragusa), oggi è una perla turistica di prima grandezza per la sua combinazione unica di patrimonio storico e culturale, bellezze naturali e rinascita turistica. La città vanta un centro storico, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, con mura medievali perfettamente conservate, e un ambiente mozzafiato costeggiato dalle acque cristalline del Mar Adriatico. La sua fama globale è stata ulteriormente alimentata dalla sua apparizione come set cinematografico di serie come “Il Trono di Spade”.
Dubrovnik non è considerata una delle tradizionali Repubbliche Marinare italiane, che includono Amalfi, Pisa, Genova e Venezia, nonostante fosse una potente repubblica marittima adriatica.
La distinzione si basa principalmente sulla sua storia e sul contesto geografico; Dubrovnik ha mantenuto la sua indipendenza e il controllo dei commerci, ma non è inclusa nel ciclo storico delle repubbliche marittime italiane.
Sono passati molti anni, e la memoria — birbante compagna di viaggio — non sa più dirmi con certezza su quale nave ero imbarcato, ma una cosa non l’ho mai dimenticata: quel nuotatore che, respirando solo a destra, non si accorgeva che un transatlantico gli stava venendo incontro a poche centinaia di metri, mentre avanzava con elegante souplesse — come si diceva allora, per far bella figura — verso l’altra sponda del canale di Dubrovnik.
Non ero un fenomeno… ma giovane sì, e con gli occhi buoni! Sul ponte di comando gli ufficiali si erano radunati, distratti, in attesa del pilota portuale alla biscaglina, pronti a raggiungere i posti di manovra. Sul ponte di comando invece, eravamo soltanto in due: il Comandante G. Peranovich e io, allievo ufficiale “anziano”, forte del mio primo imbarco su una petroliera.
Fu con una rapida occhiata che avvertii il pericolo. Balzai sul primo binocolo che trovai e mi accertai che davanti a noi c’era sì un bravo nuotatore… ma anche un po’ strambo — per non dire altro — e proprio in rotta di collisione con una “vecchia signora” dei mari, sopravvissuta ai bombardamenti e alle paure della Seconda Guerra Mondiale.
Mi accorsi solo dopo d’aver afferrato il binocolo del Comandante, che non fece in tempo a rimproverarmi perché-urlai:
«Comandante, c’è un mona che ci sta tagliando la strada a nuoto!»
Il Comandante, furibondo, mi strappò il binocolo, lo mise a fuoco con decisione e ordinò al 3° Ufficiale:
«Ferma la macchina! Pari indietro tutta! Azionare la sirena, ripetutamente!»
Eravamo già a velocità di manovra, e il vecchio motore — con i pistoni che parevano voler scappare dalla ciminiera — fece il resto.
Il nuotatore non sentì né i segnali acustici, né le imprecazioni del Comandante Peranovich che sarebbe sbarcato a Trieste pochi giorni dopo per raggiunti limiti d’età.
La storia finì bene ma destò curiosità, e produsse un effetto inatteso: una richiesta, formale e affettuosa, da parte della mia futura moglie. Tornare un giorno a Dubrovnik… via mare… per rivivere quel mezzo miracolo e visitare insieme la città.
Passarono anni — parecchi — ma la promessa fu mantenuta una decina di anni fa. E da quel ritorno è nato questo articolo, sgorgato dal cuore, come l’ex voto del “raguseo” che, per Grazia ricevuta, donò alla Madonna la sua caracca per essere scampato alla tempesta.
Ragusa si chiamava allora
Dubrovnik si chiama oggi
Ed è del Comandante raguseo che voglio occuparmi subito, perché tra la mia Rapallo e Ragusa (oggi Dubrovnik) esiste un legame spirituale che pochi conoscono — ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto a ritornare da pellegrino, per rendere omaggio e recitare una preghiera di “gemellaggio spirituale” al Comandante Nicola Allegretta, che innescò un secondo miracolo. Come vedremo…
IL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DI MONTALLEGRO
RAPALLO
UN FARO DI FEDE PER LA GENTE DI MARE
Il Santuario di Nostra Signora di Montallegro nasce dopo l’Apparizione della Madonna del 2 luglio 1557 al contadino Giovanni Chichizola, nativo della vicina San Giacomo di Canevale; da quel giorno ormai lontano il Tempio, tanto caro alla gente tigullina emana, proprio come un FARO MARITTIMO, una forte luce diuturna per migliaia di naviganti che prima o poi lassù salgono in pellegrinaggio per pregare e lasciare una testimonianza di fede alla Madonna: un voto per GRAZIA Ricevuta durante il passaggio di un viaggio nell’inferno di CAPO HORN; ne abbiamo le testimonianze: tre velieri su cinque erano disalberati dai venti ruggenti e urlanti di quelle latitudini e si perdevano nei gelidi abissi dell’emisfero australe.
IL VOTO DEL RAGUSEO

L’ex-voto su lamina d’argento raffigura la “caracca ragusea”, simbolo di destrezza e perfezione tecnica. C’è capitato di scoprire proprio a Dubrovnik (ex-Ragusa) altri esempi di Ex-Voto marinari, molto simili ai nostri e quasi sempre rappresentati con la “caracca di epoca colombiana”.
Iniziamo il nostro itinerario devozionale incontrando oggi il più antico e forse il più “chiacchierato” tra gli omaggi Per Grazia Ricevuta alla SS. Vergine. Si tratta di una lamina d’argento offerta dal capitano di mare Nicola Allegretti di Ragusa (l’odierna Dubrovnik-Croazia meridionale) che, scampato miracolosamente al naufragio del suo non specificato veliero su Punta Mesco, a causa di una terribile burrasca da libeccio, trovò rifugio nel golfo Tigullio e si recò poi pellegrino al Santuario il 26 dicembre 1574, 15 anni dopo l’Apparizione della Madonna a Montallegro.

Icona greco-bizantina dell’Assunzione o Dormizione della Vergine – datazione anteriore all’ XI sec.
Il capitano Allegretti proveniva da questa realtà storico-geografica che per la sua peculiarità e grande fascino può ancora oggi reggere il confronto culturale con molte altre “perle” sicuramente più celebrate in Europa e nel mondo. Gli storici locali ci tramandano che la visita del Raguseo al Santuario di Montallegro si trasformò, molto presto, nel tentativo di recupero della Sacra Icona (la Dormizione di Maria), (Foto sopra) reclamata dalla comunità dalmata, che ne vantava la precedente proprietà. Ma qui, paradossalmente, avvenne un altro miracolo:
il Senato genovese sentenziò, infatti, la restituzione del quadretto dell’Apparizione al termine di una vertenza legale che, tuttavia, non si realizzò a causa del misterioso rientro della Icona sul monte, che soltanto da quel momento cominciò a chiamarsi Monte Allegro per la felicità della popolazione che sentiva concretamente la protezione della Madonna.
Lasciamo le questioni legali ed entriamo nel dettaglio dell’omaggio al Santuario, dal cui Codice Diplomatico (p.16-17) riportiamo:
“…Narra egli dunque di Nostra Signora del Monte il seguente bellissimo fatto, degno di perpetua memoria “ Dell’anno 1574 correndo naufragio Cap. Allegretti Raguseo con sua nave da mercanzia, che di là veniva a Genova, mentre si trovava nei nostri mari della Liguria, vicino a Monte Rosso delle Cinque Terre, radunatasi ha consolato tutta la ciurma, fecero voto unitamente a Dio, che se li avesse dall’imminente naufragio liberati, nel primo terreno o porto dove si fossero afferrati sarebbero tutti a piedi scalzi andati pellegrini alla Chiesa più memorabile per devozione che ivi fosse. Trascorsero per divina provvidenza portati dalla procellosa marea nel Golfo di Rapallo dove tranquillatasi la burrasca e accertati che la Chiesa di Santa Maria della Mont’Allegro che dalle spiagge li fu mostrata era la più rinomata per devozione e miracolosa che fosse non solo in queste parti, ma nei lidi della Liguria, pochi anni avanti colassù comparsa, non tardarono di andarla a visitare per adempire il voto fatto e vi portarono la tabella votiva o quadretto d’argento, in cui intagliata la Nave in atto di naufragare colla seguente inscrizione ancora oggi giorno nella Chiesa di detta Nostra Signora si vede.”

La vecchia città di Ragusa
UN PO’ DI STORIA ….
Origini (VII secolo d.C.):
La città fu fondata da rifugiati romano-greci provenienti dalla vicina Epidauro su una piccola isola rocciosa chiamata Laus (che significa “roccia”).
Questo nome si evolse in Rausium e infine in Ragusa (o Ragusa di Dalmazia in italiano).
Un insediamento slavo separato si sviluppò sulla terraferma di fronte all’isolotto, chiamato Dubrovnik, derivato dalla parola slava dubrava, che significa “bosco di querce”.
I due insediamenti si unirono quando la palude/canale che li separava fu interrata (l’odierna via principale, lo Stradun).
Il nome storico di Dubrovnik era Ragusa (o in latino, Ragusium), ed è stata conosciuta con questo nome per gran parte della sua storia, coesistendo con il nome slavo “Dubrovnik“ per secoli.
La città era conosciuta come Ragusa, anche in italiano, e spesso veniva chiamata anche:
Ragusa di Dalmazia
PERIODO VENEZIANO
Nel 1205, dopo la Quarta Crociata, Venezia prese il controllo di Ragusa di altre città vicine.
Al fine di mantenere il controllo commerciale e politico, Ragusa accettò l’imposizione di un vescovo e adottò l’italiano come lingua ufficiale.
Il dominio di Venezia su Ragusa durò:
dal 1205 al 1358
In questo periodo, la città adottò diverse istituzioni veneziane e fu soggetta a un controllo commerciale e politico, sebbene mantenesse una certa autonomia nei commerci.
Nel 1358, Ragusa si sottomise ai re di Ungheria e Croazia, mantenendo la sua autonomia e creando la Repubblica aristocratica di Ragusa (Respublica Ragusina).
Il nome “Ragusa” fu usato per secoli in particolare durante il periodo della sua indipendenza come Repubblica di Ragusa che durò fino alla sua abolizione da parte di Napoleone nel 1808.
Infatti, nel marzo 1806 Napoleone aggregò ufficialmente l’Istria e la Dalmazia al Regno d’Italia.
Dopo alterne vicende, i francesi rimasero sulla costa orientale dell’Adriatico sino al 1813, quando gli austriaci ripresero il controllo della penisola istriana e della costa dalmata.
Questa strana coesistenza di nomi (Ragusa-Dubrovnik) mutò ufficialmente nel 1919 con la fine della Prima guerra mondiale, quando la CITTA’ divenne parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni e assunse il nome:
Possiamo così sintetizzare la storia recente di Dubrovnik nei suoi diversi e dolorosi passaggi:
– Regime napoleonico:
La Repubblica di Ragusa fu annessa all’Impero francese napoleonico nel (1806-1814), ponendo fine alla sua secolare indipendenza.
– Impero Austriaco:
Dopo la sconfitta di Napoleone, nel (1814-1918), il Congresso di Vienna assegnò la Repubblica di Ragusa all’Impero Austriaco, che in seguito divenne Impero Austriaco-Ungarico.
– Regno dei Serbi, Croati e Sloveni:
Con la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico alla fine della Prima Guerra Mondiale, Dubrovnik divenne parte del nuovo stato slavo meridionale, il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (1918-1929)
(che più tardi fu ribattezzato Regno di Jugoslavia nel 1929). fino alla sua dissoluzione.
Dubrovnik, come parte della Croazia, si è liberata dal Regno di Jugoslavia con la proclamazione di indipendenza della Croazia il 25 giugno 1991, a seguito di un referendum. Questo evento segnò la dissoluzione della Jugoslavia e l’inizio della guerra d’indipendenza croata, che vide la Croazia diventare uno stato sovrano.
– Proclamazione dell’indipendenza:
Il 25 giugno 1991, il parlamento croato votò l’indipendenza, segnando la fine dell’unione con la Jugoslavia.
Guerra d’indipendenza:
La proclamazione scatenò la guerra d’indipendenza croata, una lunga e violenta guerra che portò alla fine anche alla formazione di altri nuovi stati dalla dissoluzione della Jugoslavia.
Riconoscimento internazionale:
La Croazia ottenne il riconoscimento internazionale come stato indipendente, portando al ritiro delle forze jugoslave.
Nei periodi di Pace e prosperità portarono allo sviluppo di arti, scienze e letteratura:
– Marin Drzic (1508-67) letterato noto per la commedia “Dundo Maroje”;
– Ivan Gundulic (1589-1639) poeta e drammaturgo – poema epico “Osman”;
– Ruder Boskovic (1711-87) fisico.
RAGUSA
IERI
DUBROVNIK
OGGI

La Cattedrale
Dubrovnik conta circa 42.000 abitanti, la maggioranza è cattolica, anche se una parte significativa della popolazione è ortodossa.
La composizione religiosa è cambiata nel tempo, ma il cattolicesimo rimane la fede predominante.
Album fotografico

La torre monumentale di Minceta e la magnifica fortezza Lovrijenac
Spesso chiamata “Gibilterra di Dubrovnik”, questa fortezza medievale in cima alla collina si trova arroccata fuori dalle mura della città, su un promontorio a strapiombo sul Mar Adriatico.

Il monte alle spalle di Dubrovnik è chiamato Monte SRD o Monte Sergio e ospita una funivia che porta alla cima per ammirare un panorama mozzafiato della città

L’antico porticciolo

DUBROVNIK NEI SECOLI: I PRINCIPALI EVENTI DELLA CITTÀ TRA GUERRE, ALLEANZE E ACCORDI COMMERCIALI
“Affermare che Istria, Fiume e Dalmazia siano territori italiani è da leggersi solo come atto dovuto: quello di un padre che chiede giustamente un rapporto di figliolanza. Ecco, soltanto un riconoscimento non una potestà. Perché sappiamo bene che queste “creature” hanno anche una meravigliosa madre slava; ed anche una nonna veneziana; e bisnonni narentani, poi prozii morlacchi e infine avi illiri.
Sono terre dal sangue d’oro, dalla bandiera propria, dal cuore franco… è nostro dovere ascoltare il giusto sospiro di libertà”.
Daniele Radini Tedeschi
1991 – la città di Dubrovnik venne assediata da alcune unità dell’esercito jugoslavo. Nel corso dell’assedio la città subì notevoli danni in seguito restaurati.
2016 – superato un milione dei visitatori all’anno
ALBUM FOTOGRAFICO


L’antico porto della città attraverso il quale arrivava la ricchezza a Dubrovnik
Šipan, Lopud e Koločep. Queste isole fanno parte dell’arcipelago delle Isole Elafiti. (chiamate anche “isole dei cervi”).
Koločep: È la più vicina a Dubrovnik e ospita circa 150-300 persone. È nota per le sue spiagge sabbiose, le scogliere e i sentieri panoramici.
Lopud: Quest’isola è famosa per la sua bellissima baia di sabbia e per i suoi resti di ville nobiliari.
Šipan: È l’isola più grande dell’arcipelago e, sebbene sia meno visitata dalle guide turistiche, è anche molto bella.

Portico del Palazzo del rettore XV sec.

PASSEGGIANDO TRA LE ANTICHE MURA DI DUBROVNIK
La cinta muraria lunga 1940 metri è forse la caratteristica principale di Dubrovnik, l’antica Ragusa, posta nella punta estrema del sud della Croazia. La scopriamo percorrendo via Stradun, cuore pulsante della città, ma anche sostando nelle numerose taverne e nei negozi dello shopping.
Le mura di Dubrovnik sono tra le fortificazioni medievali più impressionanti e meglio conservate d’Europa. Circondano completamente il centro storico della città di Dubrovnik, situata sulla costa del mare Adriatico nel sud della Croazia.
Queste mura sono uno dei sistemi difensivi medievali meglio conservati al mondo e un simbolo iconico della città. La loro storia è strettamente legata allo sviluppo e alla difesa della antica Repubblica di Ragusa, il nome storico di Dubrovnik.
Le prime mura rudimentali furono costruite per proteggere l’insediamento di Ragusa dalle incursioni, specialmente da parte di slavi e arabi, e consistevano in semplici fortificazioni di legno e pietra.
Con il prosperare della città e il suo consolidarsi come potenza marittima indipendente, le mura furono rinforzate e ampliate, cominciando ad assumere la loro forma attuale. Di fronte alla minaccia dell’Impero Ottomano, vennero costruite nuove sezioni e rafforzati bastioni, torri e porte, acquisendo così la loro forma definitiva, circondando completamente la città vecchia.
Tra il 1358 e il 1808, le mura rappresentavano un simbolo di indipendenza. Ragusa evitò di essere conquistata dalle potenze vicine grazie a una politica diplomatica abile e a queste fortificazioni. Nonostante il devastante terremoto del 1667, le mura resistettero, aiutando a proteggere parte della città.
Durante la Guerra d’Indipendenza croata (1991-1995), Dubrovnik fu bombardata, ma le mura resistettero per la maggior parte, subendo solo alcuni danni.
Nel 1979, le mura e il centro storico di Dubrovnik sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dall’UNESCO, riconoscendo il loro valore storico e architettonico.



Dubrovnik: panoramica al tramonto sulla nave Karaka

La caracca (Karaka) ragusea è uno dei simboli della Repubblica di Ragusa (l’odierna Dubrovnik) e simboleggia il suo benessere economico e la sua sopravvivenza come emporio marittimo.
A differenza delle repubbliche marinare tradizionali come Venezia, Genova, Pisa e Amalfi, Ragusa ebbe una storia legata più al commercio che alla guerra e la sua forza derivava proprio dal suo ruolo di centro di scambi tra il Mediterraneo e l’entroterra balcanico.
Significato simbolico:
La caracca, una nave commerciale di grandi dimensioni, divenne il simbolo della prosperità e dell’importanza economica della Repubblica di Ragusa. Il suo nome era addirittura legato a quello di Ragusa, tanto che in inglese la caracca viene a volte chiamata “argosy”, un termine derivato da Ragusa/Argus.
Origine e sviluppo:
Sebbene a volte inclusa nel novero delle repubbliche marinare, Ragusa ebbe un percorso storico e commerciale distinto. La sua forza si basava sul commercio, e la caracca ne era il vessillo e il motore.
Differenze con le altre repubbliche:
Mentre le altre repubbliche marinare (Venezia, Genova, Pisa, Amalfi) erano note anche per il loro potere militare, Ragusa si distinse soprattutto per il suo ruolo di emporio commerciale. La caracca, quindi, rappresenta la vocazione commerciale di Ragusa, piuttosto che una potenza militare.

NAVI DA CROCIERA A DUBROVNIK
Gli approdi delle navi da crociera a Dubrovnik sono molto importanti per l’economia turistica della città, poiché portano migliaia di visitatori che esplorano le attrazioni principali come le mura e il centro storico. Tuttavia, la loro presenza solleva anche questioni di gestione del flusso turistico, poiché le navi non attraccano direttamente nel porto più piccolo e famoso, ma nel terminal del porto di Gruž, a circa tre chilometri di distanza.



Ponte Franjo Tuđman


Tipo |
Ponte strallato |
Lunghezza |
518 m |
Luce max. |
49 m |
Larghezza |
14 m |
Altezza |
52 m |
Realizzazione |
|
Inaugurazione |
2002 |
Intitolato a |
Franjo Tuđman |
Il Ponte Franjo Tuđman (in croato Most dr. Franja Tuđmana) è un ponte strallato situato in Croazia, che conduce alla strada statale D8 nella parte occidentale di Rausa attraverso il seno di Ombla vicino al porto di Gravosa.
Il ponte, aperto nel 2002, è costato 38 milioni di dollari. La progettazione fu iniziata nel 1989 ma a causa della guerra d’indipendenza croata che ha imperversato nel paese negli anni ’90, è stato realizzato solo negli anni 2000. Il ponte è stato riprogettato dal Dipartimento Strutture della Facoltà di Ingegneria Civile dell’Università di Zagabria e il progetto utilizzato è stato sviluppato da Zlatko Šavor.
La costruzione del ponte iniziò nell’ottobre 1998. I lavori di costruzione furono eseguiti dall’azienda Walter Bau AG e Konstruktor di Spalato. La costruzione è stata completata nell’aprile 2002 e il ponte è stato aperto ufficialmente il 21 maggio 2002.
Un’ultima considerazione.
Ho chiesto alla I.A. se tra la città di Ragusa (Sicilia) e la Ragusa (Dubrovnik) ci fosse qualche attinenza. Ecco la risposta:
No, la città di Ragusa (Sicilia) e la Ragusa (Dubrovnik) in Croazia non hanno alcuna attinenza, tranne il nome.
Ci piace concludere questo viaggio con un “passaggio” della Storia di Dubrovnik
“L’epoca d’oro di Dubrovnik”
…….. omissis ……..
….ma nella “Perla dell’Adriatico” la pace era destinata a durare ben poco. Nel 1364, le truppe turche cercarono di annettere Ragusa alla Turchia, ma, grazie all’intervento degli abilissimi diplomatici della città, Dubrovnik e l’Impero Bizantino firmarono il primo trattato fra uno stato cristiano e uno musulmano. La pace in cambio di un tributo annuale: questo fu il prezzo da pagare per la nascita della Repubblica di Ragusa.
È sorprendente constatare come questa piccola città sia riuscita ad avere la meglio nella lotta di interessi fra Oriente e Occidente. A partire da allora, l’antica Ragusa, capace di riunire una flotta di ben 200 imbarcazioni, divenne una temibile rivale di altre grandi potenze italiane. Questo, sommato ad una struttura governativa alquanto moderna, ha fatto sì che Dubrovnik venisse soprannominata “l’Atene dell’Adriatico“.
La fama della flotta marina della città croata era tale che l’equipaggio che accompagnò Colombo durante la sua prima spedizione nelle Americhe comprendeva ben due marinai di Dubrovnik.
Fu proprio in questo periodo, inoltre, che la città di Ragusa forgiò il motto che l’avrebbe accompagnata nel corso della storia:
Non bene pro toto libertas venditur auro
(la libertà non si vende neanche per tutto l’oro del mondo)
Carlo GATTI
Rapallo, giovedì 27 Novembre 2025





