BERLIN

NAVE PASSEGGERI AFFONDATA TRE VOLTE IN 60 ANNI

La sua storia e i suoi tre affondamenti includono:

 1 – La Seconda Guerra Mondiale:

Utilizzata come nave ospedale, nel 1945 urtò una mina e affondò nel Mar Baltico.

2 – Il Servizio Sovietico

– Nel dopoguerra fu recuperata dall’Unione Sovietica e ribattezzata SS Admiral Nakhimov, subendo un secondo, parziale affondamento dovuto a mine prima di tornare in servizio attivo come nave da crociera.

3- L’ultimo tragico affondamento (1986):

Il 31 agosto 1986, dopo una collisione con una nave mercantile, l’imbarcazione colò a picco in soli 8 minuti nelle acque della baia di Tsemes, vicino al porto di Novorossijsk, causando la morte di 423 persone.

Ecco la storia completa, i dettagli tecnici e i tragici eventi legati al transatlantico SS Berlin (poi ribattezzato SS Admiral Nakhimov), una delle navi passeggeri più affascinanti e sfortunate del XX secolo.

 

Scheda Tecnica e Origini (1925)

La nave viene ordinata all’inizio degli anni ’20 per ripristinare la flotta commerciale tedesca dopo la Prima Guerra Mondiale.

  • Cantiere di costruzione: Bremer Vulcan a Vegesack, Germania.

  • Varo e Commissione: Varata il 25 marzo 1925; entra in servizio il 17 settembre 1925.

  • Dimensioni: Lunghezza di 174 metri, larghezza di 21 metri, stazza originaria di 15.286 tsl.

  • Propulsione: Motori a vapore a quadrupla espansione, due eliche, velocità di crociera di 16 nodi.

  • Estetica: Scafo nero, sovrastruttura bianca e due fumaioli arancioni.

  • Rotte: Principalmente la tratta transatlantica Brema – Southampton – Cherbourg – New York per la compagnia North German Lloyd.

     

    La BERLIN con le insegne della North German Lloyd

Gli Anni d’Oro e il Salvataggio del “Vestris” (1928)

Nel periodo interbellico la nave gode di un’ottima reputazione. Il suo momento di massima notorietà internazionale arriva il 12 novembre 1928.
Mentre naviga al largo della Virginia, la Berlin intercetta l’S.O.S del transatlantico britannico SS Vestris, che sta affondando a causa di una violenta tempesta e di un carico mal stivato.

La Berlin devia la rotta a tempo di record e riesce a trarre in salvo 23 superstiti dalle acque dell’Atlantico, un’operazione che le vale il plauso della stampa mondiale. 

Nel maggio 1939, a causa delle crescenti tensioni geopolitiche, viene ritirata dalle rotte transatlantiche. Viene noleggiata dall’organizzazione nazista Kraft durch Freude (Forza attraverso la Gioia) per brevi crociere vacanziere dedicate ai lavoratori tedeschi.

Durante una di queste, subisce l’esplosione di una caldaia che uccide 17 membri dell’equipaggio.

La Seconda Guerra Mondiale e i primi due Affondamenti (1939–1947)

Con lo scoppio della guerra, la marina tedesca (Kriegsmarine) la confisca trasformandola nella Nave Ospedale “Lazarettschiff A”, dotata di 400 posti letto. Serve inizialmente nelle acque norvegesi.

 

Primo affondamento (31 gennaio 1945):

Durante l’operazione Hannibal (la massiccia evacuazione di civili e soldati tedeschi dalla Prussia Orientale incalzata dall’Armata Rossa), la Berlin urta una mina marina nel Mar Baltico, vicino a Swinemünde.

Mentre viene rimorchiata verso Kiel, urta una seconda mina e affonda in acque poco profonde. Fortunatamente non si registrano vittime.

 

Secondo affondamento (1947):

Nel 1946 la nave viene ceduta all’Unione Sovietica come riparazione di guerra. Durante le difficili operazioni di recupero nel 1947, un’altra mina residua esplode sotto lo scafo, facendola affondare una seconda volta e complicando il salvataggio. I sovietici riescono comunque a rimetterla a galla, rimorchiandola a Rostock per una totale ristrutturazione

 

 La Rinascita Sovietica: SS Admiral Nakhimov

Nel 1957 la nave rinasce ufficialmente con il nome di SS Admiral Nakhimov (in onore dell’ammiraglio russo Pavel Nachimov).

Diventa il fiore all’occhiello della flotta turistica sovietica nel Mar Nero, impiegata nella rotta Odessa-Batumi. La stazza viene aumentata a oltre 17.000 tsl per ospitare più di 1.100 passeggeri.

Tuttavia, la nave inizia a mostrare i segni del tempo: lo scafo manca di paratie stagne moderne e l’impianto di ventilazione è così carente che i passeggeri sono costretti a viaggiare con gli oblò delle cabine costantemente aperti per far girare l’aria, un dettaglio che si rivelerà fatale. 

 

Il Terzo e Definitivo Disastro (31 Agosto 1986)

La notte del 31 agosto 1986, l’Admiral Nakhimov sta lasciando il porto di Novorossijsk diretta a Soči con 1.234 persone a bordo. Contemporaneamente, la grande nave mercantile portarinfuse Pyotr Vasev sta entrando nella stessa baia carica di grano. 

Le due navi si avvistano sul radar. Il pilota del porto ordina alla Pyotr Vasev di cedere il passo alla nave passeggeri. Il capitano del mercantile accetta via radio, ma commette un errore fatale: si fida ciecamente dei calcoli del suo computer di bordo senza guardare fuori dal ponte di comando, convinto che le rotte non si incroceranno.

Nel frattempo, il capitano della Nakhimov si allontana dal ponte lasciando il comando al secondo ufficiale. 

 

La Collisione e l’Affondamento in 7 Minuti

31.8.1986 – La prora della PYOTR VASEV

Quando entrambi gli equipaggi si accorgono visivamente del pericolo, è troppo tardi. Alle 23:12, la prua rinforzata della Pyotr Vasev sperona la fiancata destra della Nakhimov a una velocità di 5 nodi, aprendo uno squarcio di 84 metri quadrati che devasta la sala macchine.

  • Il blackout: L’acqua allaga immediatamente i generatori; la nave perde subito l’elettricità, piombando nel buio totale. 

  • Gli oblò aperti: L’inclinazione immediata fa sì che le decine di oblò lasciati aperti dai passeggeri per il caldo finiscano sott’acqua, accelerando l’affondamento in modo catastrofico. 

La fine: La nave si inclina così rapidamente che è impossibile calare le scialuppe di salvataggio. Molti passeggeri scivolano sul ponte inclinato viscido di carburante. In soli 7-8 minuti, la ex Berlin affonda completamente. 

I soccorsi sovietici (64 navi e 20 elicotteri) si attivano rapidamente, ma il bilancio è drammatico: muoiono 423 persone (359 passeggeri e 64 membri dell’equipaggio). Per la rapidità e le dinamiche, l’evento viene tragicamente ricordato come il “Titanic sovietico”

I capitani di entrambe le navi vengono processati e condannati a 15 anni di prigione per grave negligenza (entrambi rilasciati nel 1992).

Oggi il relitto riposa sul fianco destro a circa 45 metri di profondità nella baia di Tsemes, dichiarato tomba marina militare e civile.

La vicenda dei due comandanti è uno degli aspetti più studiati del disastro, poiché l’affondamento non fu causato da una tempesta o da un guasto tecnico, ma esclusivamente da una catastrofica catena di errori umani causata dall’arroganza e dalla negligenza dei due ufficiali. Il loro comportamento prima, durante e dopo la tragedia della SS Admiral Nakhimov e della Pyotr Vasev riflette dinamiche psicologiche e professionali profondamente diverse.

 

I due Comandanti a confronto:

Il Comandante della nave passeggeri NAKIMOV:

Vadim G. Markov nel (1986) 56 anni

Il Comandante del mercantile PYOTR VASEV:

Viktor I. Tkachenko Età (44 anni)

 

1 – Il Comandante Vadim Markov(SS Admiral Nakhimov)

Errore principale: Ha abbandonato il ponte di comando in un momento critico. Cecità da radar e mancata precedenza visiva

 

Le colpe specifiche nella notte del disastro

Vadim Markov era un capitano esperto, ma quella notte peccò di eccessiva sicurezza. Dopo aver lasciato il porto e aver concordato via radio che il mercantile Pyotr Vasev avrebbe dato la precedenza alla sua nave, Markov considerò la pratica “archiviata”.

L’abbandono del ponte: Si ritirò nella sua cabina privata lasciando il Comando di guardia al giovane secondo ufficiale Alexander Chudnovsky il quale, quando si accorse che il mercantile stava puntando dritto contro di loro, cercò disperatamente di chiamare il comandante Tkachenko via radio per ben tre volte, cambiando rotta di soli 10 gradi a sinistra (una manovra blanda che peggiorò la situazione).

 

Il ritorno tardivo sul Ponte di Comando

Il comandante Markov tornò sul ponte solo pochi istanti prima dell’impatto, quando ormai non c’era più nulla da fare. Il Secondo Uff.le Chudnovsky, consapevole del disastro imminente, si chiuse in cabina e morì nell’affondamento. Markov si salvò.

 

2. IL Comandante Viktor Tkachenko (SS Pyotr Vasev)

 

 Tkachenko fu considerato il principale responsabile materiale dello speronamento.

Era un capitano ambizioso, affascinato dalle nuove tecnologie (all’epoca l’Unione Sovietica stava introducendo i primi sistemi automatici di tracciamento radar radar-computerizzati su licenza giapponese).

 

“Cecità da automazione”:

Nonostante i continui avvertimenti radio da parte della Nakhimov e della torre di controllo del porto, Tkachenko rimase con gli occhi incollati allo schermo del computer di bordo. Il sistema informatico calcolava che le navi sarebbero passate vicine ma senza collidere.

Rifiuto della realtà visiva:

Il suo terzo ufficiale gli fece notare ripetutamente che, guardando fuori dalle finestre con il binocolo, la nave passeggeri era chiaramente in rotta di collisione e si avvicinava a vista d’occhio. Tkachenko ignorò l’ufficiale, fidandosi solo dello schermo.

La frenata impossibile:

Quando finalmente decise di guardare fuori, ordinò “indietro tutta” ai motori, ma la gigantesca nave mercantile, lanciata a 10 nodi, impiegò troppo tempo a fermarsi, impattando a 5 nodi. Inoltre, Tkachenko attese 40 minuti prima di lanciare l’allarme ufficiale di soccorso alla guardia costiera.

 

Il blackout:

– L’acqua allaga immediatamente i generatori;

– la nave perde subito l’elettricità, piombando nel buio totale.

– Gli oblò aperti: L’inclinazione immediata fa sì che le decine di oblò lasciati aperti dai passeggeri per il caldo finiscano sott’acqua, accelerando l’affondamento in modo catastrofico.

La fine:

– La nave si inclina così rapidamente che è impossibile calare le scialuppe di salvataggio.

– Molti passeggeri scivolano sul ponte inclinato viscido di carburante.

– In soli 7-8 minuti, la ex Berlin affonda completamente.

– I soccorsi sovietici (64 navi e 20 elicotteri) si attivano rapidamente, ma il bilancio è drammatico:   muoiono 423 persone (359 passeggeri e 64 membri dell’equipaggio).

Per la rapidità e le dinamiche, l’evento viene tragicamente ricordato come il “Titanic sovietico”.

I capitani di entrambe le navi vengono processati e condannati a 15 anni di prigione per grave negligenza (entrambi rilasciati nel 1992).

Oggi il relitto riposa sul fianco destro a circa 45 metri di profondità nella baia di Tsemes, dichiarato tomba marina militare e civile.

 

L’affondamento non fu causato da una tempesta o da un guasto tecnico, ma esclusivamente da una catastrofica catena di errori umani causata dall’arroganza e dalla negligenza dei due ufficiali.Il loro comportamento prima, durante e dopo la tragedia della SS Admiral Nakhimov e della Pyotr Vasev riflette dinamiche psicologiche e professionali profondamente diverse.

 

Il Processo e la Condanna (1987)

 Il processo si tenne a Odessa nel marzo del 1987 in un clima di enorme tensione.

Erano i primi anni della Glasnost di Gorbaciov, e lo Stato sovietico non cercò di insabbiare la tragedia, ma volle dare una punizione esemplare per combattere la negligenza dei burocrati e degli ufficiali.

Entrambi i capitani vennero privati dei propri titoli marittimi, giudicati colpevoli di grave negligenza criminale e violazione delle norme di sicurezza marittima.

Vennero condannati alla pena massima di 15 anni di prigione ciascuno e a una multa pesantissima di 40.000 rubli.

Dopo la prigione (Il Post-1992) – Nel novembre del 1992, in seguito al crollo dell’Unione Sovietica, i presidenti di Russia e Ucraina concessero la grazia a entrambi i capitani, che avevano scontato circa 5 anni di carcere.

Le loro vite presero strade diametralmente opposte:

 

Vadim Markov:

Scelse di rimanere a vivere a Odessa, in Ucraina.

Nonostante il disonore, la compagnia di navigazione del Mar Nero lo riassunse per lavorare a terra come capitano-mentore, istruendo le nuove generazioni di marinai sulle procedure di sicurezza. È deceduto il 31 maggio 2007 dopo una lunga malattia.

Viktor Tkachenko:

Profondamente segnato dal disprezzo pubblico, decise di cambiare legalmente cognome (prendendo quello della moglie, Talor) ed emigrò in Israele. Nonostante il trauma del 1986, tornò a navigare come skipper di imbarcazioni private.

Il destino lo colse nuovamente in mare: nel settembre 2003, la barca a vela che stava comandando fece naufragio a causa di una violenta tempesta al largo di Terranova (Canada). Il suo corpo e i resti della barca vennero ritrovati sulla costa canadese; è sepolto a Tel Aviv.

La nave passeggeri Berlin (varata nel 1925 in Germania) ha avuto una lunga e tragica storia, affondando ben tre volte in 60 anni.

Il suo destino è culminato nell’affondamento più drammatico avvenuto il 31 agosto 1986 nel Mar Nero di cui mostriamo le foto del relitto.

 

Chiusura

Ogni collisione in mare lascia sempre la stessa domanda: è stato il destino o l’uomo?

In questo caso la risposta appare evidente. Non furono la tempesta, la nebbia o un’avaria a provocare la tragedia, ma una catena di decisioni sbagliate, di eccessiva sicurezza e di fiducia mal riposta.

Oggi la tecnologia mette a disposizione strumenti straordinari e si parla già di navi senza equipaggio, governate da terra attraverso sofisticati sistemi elettronici. È una prospettiva che affascina gli armatori e gli ingegneri, sostenuta anche dal desiderio di ridurre gli errori umani.

Eppure il mare continua a ricordarci una lezione antica: nessun radar, nessun computer e nessun algoritmo potranno mai sostituire completamente l’esperienza, il buon senso e la capacità di giudizio di un vero Comandante.

La tecnologia deve essere il miglior alleato dell’uomo, mai il suo padrone.

Forse è proprio questo il più grande insegnamento lasciato dalla Berlin, una nave che il destino volle affondasse tre volte, ma che ancora oggi continua a far riflettere chiunque abbia dedicato la propria vita al mare.

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, domenica 21 Giugno 2026