MTS OCEANOS

 IL MARE NON DISTRIBUISCE IL CORAGGIO SECONDO I GRADI

Il naufragio della MTS Oceanos è uno degli eventi più drammatici e straordinari nella storia della navigazione. La nave da crociera greca affondò nell’agosto del 1991 al largo della Wild Coast del Sud Africa (vicino a Coffee Bay). Incredibilmente, tutti i 571 passeggeri e membri dell’equipaggio furono salvati.

L’Oceanos fu una nave da crociera battente bandiera greca, costruita nel 1952 nei cantieri Forges Chantiers de la Gironde, a Bordeaux, per la società francese Messageries Maritimes con il nome di Jean Laborde, naufragata  il 4 agosto 1991 al largo delle coste del Sudafrica. 

Stazza Lorda: 14.000   tsl

Lunghezza:        153   mt

Larghezza:          20    mt

Velocità:           18,5  nodi

Pescaggio:          7,0  mt

Equipaggio:        250

Passeggeri:        550

La nave – Utilizzata inizialmente sulla rotta Marsiglia – Madagascar – Mauritius nel corso della sua vita cambiò più volte nome: Mykinai, Ancona, Brindisi Express, Eastern Princess e infine, nel 1976: Oceanos quando fu acquistata della compagnia greca Epirotiki Lines.

Il 3 agosto 1991 l’Oceanos lasciò il porto di East London, Sudafrica, diretta a Durban (vedi Freccia Rossa ricurva a destra – carta sotto). Le condizioni meteomarine erano estremamente severe. La violenta corrente di Agulhas, unita ai forti venti e al mare forza 9, contribuì a creare una situazione fra le più impegnative dell’intera costa sudafricana.

 

 

La Wild Coast (ex Transkei) in Sudafrica è un tratto di costa incontaminato lungo circa 350 km, situato nella provincia del Capo Orientale (Eastern Cape). Si estende da East London (a sud) fino a Port Edward (a nord), ed è famosa per le sue scogliere a picco, le spiagge deserte e la cultura tradizionale Xhosa.

 

IL NAUFRAGIO

Verso le 21:30 UTC +2, al largo della costa del Transkei, avvenne un’esplosione nella sala macchine e la nave rimase in panne.

Il Direttore di Macchina informò il comandante Yiannis Avranas che la nave stava imbarcando acqua, inondando la stanza del generatore elettrico, e di conseguenza stava andando alla deriva. Resosi conto dell’accaduto, l’equipaggio, in preda al panico, non chiuse le paratie stagne inferiori e non lanciò nessun allarme lasciando i passeggeri all’oscuro dell’accaduto fino a quando gli stessi non si resero conto della gravità della situazione.

In questa fase, secondo molte testimonianze, molti membri dell’equipaggio, tra cui il capitano Avranas, avevano già indossato i giubbotti di salvataggio ed erano pronti ad abbandonare la nave, apparentemente incuranti della sicurezza dei passeggeri.

Alcune tragedie della storia del mare sembrano lontane nel tempo, eppure continuano a ricordarci che il comando non è un privilegio, ma una responsabilità che dura fino all’ultimo uomo da mettere in salvo.

Ma poi la storia prende una rotta completamente diversa, perché sulla Oceanos la figura del comandante scompare, mentre emergono persone comuni che diventano straordinari uomini di mare.

“Quando viene meno il comando, qualcuno deve assumersi la responsabilità”!

“il comandante è l’ultimo ad abbandonare la nave”

Gli intrattenitori-musicisti intervennero da veri marinai.”

È una lezione marinaresca universale.

Sul mare il grado conta, ma conta ancora di più il senso del dovere.

Fortunatamente alcune navi nelle vicinanze risposero all’SOS lanciato dal chitarrista e intrattenitore di bordo Moss Hills e la South African Navy, insieme alla South African Air Force, mise in atto una massiccia operazione di soccorso, utilizzando sedici elicotteri per riuscire a evacuare i 225 passeggeri che non avevano potuto lasciare la nave con le scialuppe di salvataggio.

 

Essere marinai non significa soltanto navigare.

Significa non voltarsi dall’altra parte quando qualcuno ha bisogno!

 

Il mare non distribuisce il coraggio secondo i gradi cuciti sulla manica. Talvolta lo affida a chi non porta galloni, non ha mostrine né distintivi.

Quel giorno, sull’Oceanos, il comando morale passò nelle mani di un semplice chitarrista. E lui, senza aver mai studiato in un Istituto Nautico né aver frequentato un Ponte di Comando, seppe fare ciò che ogni vero marinaio riconosce come il primo dovere: restare al proprio posto finché anche l’ultima persona non sia in salvo.

 

 

La nave da crociera MTS Oceanos, affondò tragicamente nel 1991

La tragedia avvenne davanti a Coffee Bay (Vedi Freccia Rossa) un piccolo villaggio rurale della

Wild Coast  in Sudafrica.

Alla fine dell’operazione tutte le 571 persone che erano a bordo furono tratte in salvo

 

Alle 15:30 UTC +2 circa del 4 agosto 1991 l’Oceanos si inclinò su un fianco, la poppa si alzò verticalmente e la nave affondò. Le ultime cinque persone, tra cui tre animatori, erano state tratte in salvo pochi minuti prima.

La sigla indica l’ora esatta in cui, alle 15:30 circa del 4 agosto 1991, la nave da crociera MTS Oceanos si inclinò, sollevò la poppa in verticale e colò a picco al largo della costa del Sudafrica. 15:30: L’ora approssimativa dell’inabissamento finale. UTC + (circa): Il fuso orario di riferimento. La nave si trovava al largo del Sudafrica, dove il fuso locale è \(UTC+2\). La dicitura indica che l’orario si basa sul tempo coordinato universale.

L’intero affondamento della nave è stato ripreso da un elicottero che sorvolava la zona ed il filmato completo è tutt’oggi visibile sulle varie piattaforme. Noi abbiamo scelto:

https://www.youtube.com/watch?v=LI3dYbzBCjA

Il comandante è stato accusato da molti passeggeri di averli abbandonati. Avranas ha sostenuto di aver lasciato la nave tra i primi al fine di organizzare meglio le operazioni di salvataggio, dichiarando inoltre:

“Quando io do l’ordine di abbandonare la nave, non importa quando me ne vado. L’abbandono nave è per tutti. Se alcune persone hanno intenzione di rimanere, possono farlo.”

I VERI EROI DI QUEL GIORNO…..

La notte del 4 agosto 1991, la nave da crociera Oceanos fu sorpresa da una tempesta furiosa al largo della Wild Coast del Sudafrica. Mentre la nave iniziava a imbarcare acqua, il panico si diffuse rapidamente — peggiorato dal fatto che il capitano e gli ufficiali senior abbandonarono i loro posti prematuramente, lasciando i passeggeri senza ISTRUZIONI nel bel mezzo della crisi. In questo vuoto di autorità, emerse un eroe inaspettato:

 

Moss Hills, chitarrista britannico a bordo insieme alla moglie, la bassista Tracy

Senza alcuna formazione marittima, la coppia iniziò a organizzare i passeggeri spaventati, lanciando segnali di soccorso e coordinando quella che sarebbe diventata una delle più straordinarie operazioni di salvataggio civile in mare.

Mentre la nave sbandava e le luci tremolavano nel buio della notte, Moss e altri intrattenitori calarono le scialuppe di salvataggio e mantennero l’ordine nel caos generale.

La tempesta sempre più intensa rendeva il lancio delle scialuppe pericoloso, così quando la Marina Sudafricana inviò degli elicotteri, Moss salì sul ponte superiore per aiutare a imbracare i passeggeri nei dispositivi di salvataggio. Uno ad uno, tra venti furiosi e pioggia battente, le persone venivano sollevate in aria e portate in salvo.

Grazie ad istruzioni calme e sensate, con dedizione rassicurante ed instancabile, Moss e il suo team improvvisato aiutarono più di 200 persone ad abbandonare la nave destinata ormai al naufragio.

Moss Hills fu tra gli ultimi ad abbandonare l’Oceanos. Salì sull’elicottero soltanto quando comprese che a bordo non era rimasto più nessuno da salvare. Quarantacinque minuti dopo, la nave scomparve tra i marosi della Wild Coast.

Le successive inchieste individuarono gravi responsabilità nel comportamento del comandante e di parte degli ufficiali. Ma più ancora delle colpe, questa vicenda mise in luce il valore di uomini che, pur privi di qualsiasi grado nautico, seppero assumersi il peso della responsabilità.

Quello che avrebbe potuto essere un disastro di massa si trasformò in un miracolo marittimo, grazie soprattutto ad un chitarrista che si rifiutò di restare a guardare mentre la tragedia si compiva dimostrando che il senso del dovere può nascere anche in chi non porta alcun grado.

 

CONCLUSIONE

 Il mare non cambia gli uomini. Li rivela.

Nella tempesta dell’Oceanos non tutti si comportarono allo stesso modo. Alcuni pensarono a salvarsi; altri pensarono prima agli altri.

Per questo, a distanza di tanti anni, non ricordiamo soltanto una nave che affondò. Ricordiamo soprattutto una lezione che ogni marinaio porta con sé fin dal primo giorno di navigazione: il comando è un incarico, ma la responsabilità è una scelta.

Ed è proprio in quella scelta che nasce il vero uomo di mare.

 

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, Venerdì 10.7.2026