RAPALLO NELLA STORIA DEL MASCHIO ANGIOINO DI NAPOLI. UN EPIDODIO POCO CONOSCIUTO

L’imponente MASCHIO ANGIOINO, fiore all’occhiello dell’architettura e dell’arte napoletana, racchiude in sé oltre a tanta bellezza, storia e cultura, una serie di aneddoti e misteri che lo rendono ancora più suggestivo. Numerose le leggende costruite intorno ad esso, in particolar modo quelle riguardanti le sue famose porte!

Particolare importanza e valore viene infatti conferito alla porta bronzea, costituita da due battenti e sei pannelli, che si trova all’ingresso, poco distante dal maestoso arco di trionfo. Quanti di voi si sono mai chiesti quali fossero le sue origini e perché abbia un evidente colpo di cannone sulla parte inferiore?

L’opera è poco distante dal regale arco di trionfo ed è rimasta una delle attrattive più famose dell’intero castello a causa del colpo di cannone evidente sulla parte inferiore.


Guglielmo Monaco – Porta Bronzea – Maschio Angioino – Napoli

E’ il simbolo della vittoria da parte di Ferrante d’Aragona sui baroni ribelli e Giovanni d’Angiò.

Porta bronzea del castello. Particolare della palla di cannone

La porta, ubicata originariamente all’ingresso del Castello, fu commissionata a Guglielmo Monaco da Ferrante d’Aragona verso il 1475 in ricordo della vittoria da questi riportata nel 1462 su Giovanni d’Angiò e i baroni ribelli.

L’episodio “rapallino” si riferisce alla prima guerra italiana di Carlo VIII (1494-1495) che fu la fase di apertura delle Guerre d’Italia del Secolo XVI secolo. Il conflitto vide Carlo VIII re di Francia a capo di una coalizione formata, inizialmente, dal Ducato di Milano e la Repubblica di Genova, contro il Sacro Romano Impero, la Spagna e un’alleanza composta dai maggiori stati italiani dell’epoca, ossia la Repubblica di Venezia, lo Stato Pontificio, il Regno di Napoli e il Ducato di Milano.
L’ipotesi più accreditata è che la porta facesse parte del bottino di guerra che Carlo VIII fece caricare sulle navi dirette in Francia.

I fatti si svolsero così: con precisione matematica, la squadra genovese, posta agli ordini di Francesco Spinola, attaccò, il 2 maggio 1495, davanti al porto di Rapallo, la flotta francese comandata dal Sire de Miolans.  Fu una battaglia navale feroce che si concluse con la cattura di tutte le navi francesi seguita dalla liberazione della città e dalla resa dello stesso de Miolans.

Nel corso della battaglia la porta, forse posta a protezione della murata di un galeone, fu colpita dalla palla di cannone che si conficcò dall’interno nel pannello. Per la verità, la porta reca i segni di quattro colpi di bombarda, tre sul pannello sinistro e uno su quello destro. Bisogna accentrare l’attenzione sulla parte alta dove vi sono quelle figure strane sopradescritte. La palla di ferro (i proiettili allora in uso) ha colpito il pannello dall’interno, squarciandolo ma senza trapassarlo, rimanendovi quindi incastrata.

A questo disastro navale francese seguì, poco dopo, la cattura, nelle acque di Sestri Levante, di un convoglio, proveniente da Napoli, formato da 12 velieri francesi e finito in bocca ai liguri in seguito a una riuscita operazione d’intelligence. Furono così liberate trecento donne, rapite in Campania a titolo di ostaggi, mettendo altresì le mani su un fantastico bottino utilizzato, in seguito, per costruire la sontuosa chiesa dell’Annunziata, a Genova.

I Genovesi, vinto lo scontro e conquistato il bottino, la riportarono in Italia e la restituirono successivamente alla città di Napoli nel 1495.

Carlo GATTI

18 Aprile 2017