UNA NOTTE INSONNE A CALA FRONTONE – PONZA

Cala Frontone

Cala Frontone

Mi tolgo la maschera e mi rivolgo meravigliata a mio marito.

Chiaia di Luna vista dal largo

Nuotando dalla spiaggia di Chiaia di Luna  sino alla nostra barca ho guardato le ancore dei vari natanti ormeggiati, saranno state più di quindici. Ebbene una sola era sparita nella sabbia, tutte le altre erano solo appoggiate sul fondo. Qualcuna, forse, trascinata dalla barca avrebbe potuto prendere se il vento fosse rinforzato. Le altre, sicuramente erano destinate ad essere portate a spasso dalle loro imbarcazioni creando disagi e magari anche danni a chi è ormeggiato nelle vicinanze.

Marinella al timone


Rinaldo “Dado” lo skipper

‘Quale era l’unica che aveva ormeggiato da manuale?’ Domanda Rinaldo mentre recupera una spatola per andare a ripulire l’elica della nostra barca a vela dai serpulidi.

‘Girati, vedi dietro di noi quella in legno bianca e azzurra, certamente di un pescatore? La sua è la sola ancora che non si vede. È sparita, inghiottita dalla sabbia.’

Ma quella è gente del mestiere, che sa il fatto suo! Possibile che tanti diportisti siano così sprovveduti e impreparati? Finisci per trovarteli addosso al primo rinforzo di vento!

‘In ogni caso non dobbiamo toglierci nessuna trave dai nostri occhi, perché, prima di fare il bagno abbiamo controllato e sappiamo che la nostra Rocna è affondata sparendo del tutto alla vista.’ E Rinaldo si immerge in queste acque cristalline di Ponza per ripulire l’elica.

Ma che sia stato un sesto senso il mio? Perché, neanche a farlo apposta, la notte seguente… Ma andiamo con ordine. Verso sera torniamo alla nostra barca nella cala Frontone carichi di acquisti effettuati a Ponza. Col tender, per arrivare in quella grande rada, dal porto, si può attraversare uno stretto, intrigante passaggio tra alcune rocce di piccole dimensioni, ma alte appuntite, e un isolotto massiccio e rotondo, con una villa bianca sulla sua sommità. Tutto fa spettacolo, in queste isole. A cala Frontone avevamo ormeggiato presto, alle quattro, per poterlo fare in tranquillità. Le barche erano ancora disseminate nelle scenografiche baie di Ponza. Tutte le Pontine, a dire il vero, hanno una loro personalità assolutamente singolare. Le rocce, a picco e scoscese, creano panorami scenografici del tutto particolari. Ti aggrediscono per le dimensioni e per i colori che variano dal bianco candido al rosso ferroso passando per macchie di giallo intenso e di verde, dovuto a un po’ di vegetazione, disseminata qua e là. Da vedere, insomma, da fotografare, da ricordare!

Ma tornando a cala Frontone, la baia era comoda per raggiungere via mare i negozi e ci sentivamo anche a posto e tranquilli, dopo aver chiamato la Capitaneria per esser certi della regolarità dell’ormeggio. Rinaldo aveva sentito qualche voce che parlava di divieti. Meglio accertarsene, dunque. Ci eravamo anche affrettati a rientrare in barca perché si sentiva brontolare un temporale in lontananza. Del resto erano previsti, quindi dovevano arrivare.

Mentre Rinaldo mi passa dal tender i sacchetti della spesa, ci guardiamo in faccia con un sospiro di contrarietà. Eccolo il guastafeste. Mentre eravamo a Ponza si è messo troppo vicino a Vizcaya con quel suo mega yacht. Non abbiamo voglia di litigare. Perché finisce sempre così, quando chiedi a qualcuno di ormeggiarsi più lontano da te. Che il tempo non sia troppo inclemente, allora. Anche se c’è poco da sperare, visti i meteo.

E infatti non vado a dormire quando Dado mi dice buonanotte. Preferisco leggere ancora un po’, non mi sento tranquilla. Onda e vento sono un po’ rinforzati in questa cala gremita all’inverosimile di barche. D’altronde è il nove di agosto e c’è Ponza città vicina e la discoteca sulla spiaggia davanti a noi. Gran file di lumini un po’ cimiteriali, in verità, ti segnalano la sua presenza e ti invitano ad andarci. E anche con successo, a quanto pare, perché è tutto un via vai di gommoni in funzione di taxi che portano e prendono gente da tutta la cala e sfrecciano come dei pazzi tra le barche di giorno e di notte a una velocità inimmaginabile. Disgraziati incoscienti. Ci sono anche dei piccoli traghetti che accompagnano turisti in spiaggia o li recuperano alla frequenza di uno ogni due minuti. Anche questi procedono sparati a tutto gas senza alcun rispetto per le barche ormeggiate che si agitano in tutte le direzioni per le onde causate da questa corsa sfrenata per la rada. A volte arrivano addirittura appaiati. Non c’è un bagnante che osi allontanarsi dalla sua barca per nuotare verso la spiaggia. E se qualcuno arrivando non nota subito questo via vai piratesco, mal gliene incoglie di certo!!! Il mare è tutto loro, da navigare e agitare allo spasimo. Per salire in gommone abbiamo dovuto sfruttare i due minuti tra un passaggio e un altro aspettando che si calmassero le onde della loro corsa. Rischiavamo di finire in mare.

Il bello è che lo sfrecciare notturno dei gommoni continua anche se mare e vento hanno notevolmente rinforzato. Ora si balla anche per ragioni naturali. E, guarda caso, le ancore cominciano a non tenere, vedo le luci di imbarcazioni che qua e là si ammassano, si sente protestare e inveire, nuove luci di via vengono accese… Ma la nostra amatissima Rocna che prende anche sui fondali con alghe, tiene. L’abbiamo vista, anzi non l’abbiamo più vista, se l’è mangiata la sabbia quando abbiamo ormeggiato. Invece sento imprecare sulla barca a vela dietro di noi. Si devono spostare anche se non sono loro che arano ma i vicini arrivati dopo! Vanno a mettersi di fianco alla nostra, secondo me troppo vicino. Prevedo noie future se le barche dovessero ruotare. Per il momento, però, la situazione non mi sembra poi così tragica. È l’una, proverò a dormire.

Mi sveglia un gran sobbalzo con forte sbandamento della barca. Mi spavento. Terranno le ancore di chi ci sta intorno? Meglio verificare. Amara sorpresa. Anzi, meglio, tragica! Lo yacht che era troppo vicino a noi protende un angolo di poppa verso la nostra fiancata nella parte di prua. Quasi la raggiunge. Dall’altro lato la barca a vela sta arando e pare proprio volersi accostare alla nostra poppa con la sua fiancata. Ecco qua! Le ancore non tengono appena mare e vento si muovono un po’ di più!

‘Rinaldo, Rinaldo, vieni fuori!’ Imploro.

Fortuna, si sveglia al volo e arriva. ‘Ma sono in due che ci vengono addosso.’

‘Infatti!’ Gli metto in mano il pallone che avevo appena slegato e ne prendo un altro per me. Uno a prua e l’altra a poppa seguendo i movimenti dei due natanti agitati dalle onde e spinti dal vento. Da un capo all’altro della barca continuiamo a raccomandarci a gran voce, a vicenda di tenerci ben saldi, perché è difficile reggersi in piedi con quelle condizioni di mare!

L’incredibile è che gli occupanti delle due barche non muovono un dito, pare che la cosa proprio non li riguardi! Vedendo assoluta inattività, mi rivolgo gridando al motoryacht, ormai vicinissimo a noi: ‘Voi tutto bene?’

‘Tutto a posto.’ Mi rispondono, ma a parte queste tre parole, tutto resta immobile e tace alla grande.

Continuo a lasciar da solo Rinaldo a prua perché vedo che a poppa la vela sta per andare contro il motore del tender. Che se ne vadano, non vedono che stanno arando e tra poco ci verranno contro? Tentano di tergiversare parlando di barche che ruotano per il vento che cambia… Che cambi o non cambi, la realtà è che ci sono addosso e tra poco ci causeranno dei danni. Meno male, dopo un po’ di insistenza da parte mia mettono in moto e cominciano a recuperare catena. Cambiano ormeggio finalmente.

Il grosso yacht, invece, è inamovibile. Ora asseriscono di avere il motore che non parte. Come, fino a poco prima tutto bene…

Rinaldo si arrabbia: ‘È una storia vecchia e falsa quanto mai , siete degli scorretti… che problema avete che prima non risultava… Siete arrivati ore dopo noi e adesso che ci siete addosso non volete andarvene… ‘

Partono insulti e ingiurie al nostro indirizzo. Abbiamo capito con che gente squallida abbiamo a che fare. La prepotenza ha la meglio, porgo le chiavi della barca a Rinaldo che me le chiede e riusciamo a recuperare i primi metri di ancora allontanandoci dagli energumeni che erano ormai a pochi centimetri da Vizcaya! E nessuno di loro ha mosso un dito! Apatia e disinteresse totali. Neanche non fosse la loro, la barca che avrebbe potuto danneggiarsi.

Tramonto a Ponza

Siamo in movimento alle tre di notte. Non si vede quasi niente anche se continuo a illuminare con la torcia in cerchio i possibili ostacoli che ci circondano. E intanto recito tutto il repertorio che conosco di insulti in romanesco. Già, perché siamo in provincia di Latina.

Ci consultiamo su un’area di mare libero che ci sembra sufficientemente ampia per l’ormeggio. Giù venti metri su sei di fondo. Retro marcia… l’ancora si infila subito nella sabbia, la catena è in tiro ed è stabilissima.. Altri dieci e spegni tutto che andiamo a dormire. Rinaldo, però, ha un’idea. E se ci facessimo un piccolo tuffo anti stress… Accetto ben volentieri. Mi passa ogni rabbia. In fin dei conti sono debitrice di un bagno a quegli… Lasciamo perdere i titoli e godiamoci i trenta gradi dell’acqua, sia pur agitata quanto vuoi. Occasioni così capitano di rado.

Un ultimo giro di torcia sulle barche intorno. È forse troppo vicina quella dietro, un po’ fianco? Di notte le distanze cambiano… Mah! In ogni caso l’alta parete rocciosa è a debita distanza. ‘Hai visto, però, che una parte aggetta, sembra staccata?’ Rinaldo verifica. Va bene così. Poi che fortuna… un gommone scarica quelli della barca di dietro che partono immediatamente. Molto bene, possiamo dormire tranquilli, adesso.

Ma mio marito mi sveglia e mi sembra sia ancora un po’ presto. Con un occhio vedo che sono le sei.

‘Meglio che ci muoviamo subito, guarda fuori!’

Orrore! La parete rocciosa a debita distanza aveva forse una fetta staccata come ci era sembrato? Altro che fetta! A pochi metri dalla nostra poppa troneggia un alto scoglio roccioso del tutto indipendente dalla parete che gli sta dietro. E un bel vento da Est ci tiene giusto nella sua direzione. Ecco perché quel motoscafo se ne era andato di gran fretta. Tornati a bordo, hanno visto che il vento era ruotato e che il pericolo incombeva… Grazie tante, eravamo nel pozzetto, ci avevano visto, potevano ben suggerirci di spostarci… come noi sicuramente avremmo fatto!

Chiaia di Luna

Dado va all’ancora, siamo pronti ad affrontare mare e vento per raggiungere Chiaia di Luna che è protetta da questo Est. È una delle cale più belle che io abbia visto, con pareti altissime perpendicolari, poste a semi cerchio, nelle quali domina il colore bianco. Sembra l’abbozzo di un anfiteatro. Ma per il momento questo è un particolare del tutto accessorio… quel che conta è toglierci di là!

‘La nostra ancora è venuta fuori a fatica dalla sabbia, come prima, del resto!’ Grida Rinaldo da prua.

Già, almeno dove c’è un fondo che è un buon tenitore come questo, con fondali per di più bassi, i naviganti da diporto non potrebbero sforzarsi di verificare che le loro ancore abbiano preso? Se non altro quando il meteo avvisa circa possibili rinforzi di vento!

P S E meno male che il giorno dopo questo Est un bel momento è passato a Ovest, durante un groppo temporalesco. Mentre sto scrivendo, infatti, Rinaldo ha scoperto che a poppa non abbiamo più il tender con il motore!. La cima si è spezzata. Visto che ora il vento tira a terra dovrebbe trovarlo in spiaggia. Solo una mezz’ora fa sarebbe sparito spinto al largo… Proprio ora si è tuffato a nuoto alla ricerca sotto un fitto scroscio. Siamo certi di avere un’ottima ancora, ma è meglio che… verifichiamo lo stato delle nostre cime!


Marinella GAGLIARDI

Rapallo, 19 Agosto 2015