LA RONDINE DI MARE

LO STUPORE DEL MARINAIO

Una creatura misteriosa e poco conosciuta

Una realtà che il mare sussurra senza fare rumore

 

E’ diffusa in tutti gli oceani ed anche nel Mediterraneo, ma predilige le acque tropicali e calde specialmente dei Caraibi, delle Antille e di quasi tutta l’America Latina. Si possono trovare anche in Asia (Mar Cinese Meridionale) e nei mari dell’Europa, di solito non più a nord del golfo di Guascogna anche se, essendo veloce nuotatrice, può spingersi a centinaia o migliaia di chilometri di distanza dal loro habitat.

 

Ogni estate ci ritroviamo sul lungomare di Rapallo.

Siamo quattro vecchi marittimi e, come accade da sempre, finiamo inevitabilmente per parlare di mare, di navi, di pesci, gabbiani e albatros.

I quattro Amici al Bar tengono l’anonimato! Non è una regola che si rispetta rigorosamente, ma in questo modo è un po’ come ritrovarsi imbarcati insieme sulla stessa nave dove quello che conta è la nuova casa da scoprire.

Parrà strano alla gente di terra, ma nessuno a bordo ti chiamerebbe mai per cognome, al contrario, di quanto avviene sulla terraferma dove il tuo cognome, a seconda dei casi può essere un vantaggio o viceversa….

 Sior ci si chiama sul mare oceano che lo attende, dove la parola: affidabilità è la qualità a cui pensa l’equipaggio quando il nuovo arrivato è di guardia sul Ponte di Comando di notte.

 La Rondine di Mare non si accontenta dell’elemento nel quale è nata. Vive nell’acqua, eppure cerca il cielo. Non lo conquista definitivamente, non diventa un uccello, ma per qualche istante riesce a uscire dal proprio mondo e a vedere l’orizzonte da una prospettiva diversa.

Forse è proprio questo che affascina noi uomini. Anche noi trascorriamo la vita dentro i confini della nostra condizione, delle nostre abitudini, delle nostre professioni. Eppure, ogni tanto, sentiamo il bisogno di “spiccare il volo” verso qualcosa di più alto: una scoperta, un ideale, una fede, un amore, un ricordo.

La Rondine di Mare non vola per sempre

Ma vola!

Le navi cambiano, i porti cambiano, gli anni passano, ma certi ricordi restano vivi come se appartenessero all’ultimo imbarco.

 

Quella sera qualcuno nominò il Pesce Rondine. Per qualche istante nessuno parlò.

Ci guardammo e sorridemmo. Perché tutti e quattro sapevamo di che cosa si trattava. Non per averlo studiato sui libri, ma per averlo visto decollare e atterrare davanti ai nostri occhi nelle prime luci dell’alba come se fosse telecomandato dalla consolle di un dio del mare in vena di stupirci.

La gente di terra quasi non lo conosce. Non si trova sui banchi del mercato e raramente compare nelle pescherie.

Eppure, per molti marinai, è uno dei pesci più straordinari che esistano.

“Non lo pescavamo. Lo aspettavamo”!

E quando arrivava in coperta, dopo uno dei suoi incredibili voli, diventava il protagonista della colazione più attesa dell’oceano.

Siamo tanto gasati dai ricordi che ognuno di noi sente affiorare il profumo della salsedine, della cala del nostromo, della piastra del cuoco e delle albe oceaniche che soltanto i marinai conoscono davvero.

Ci sono profumi che nutrono il corpo e altri che nutrono l’anima. I più fortunati, ogni tanto, riescono a sedersi a tavola con entrambi.

Anche se nessuno di noi lo dice, il pesce rondine è preso dalla smania di volare, come succede anche a noi naviganti d’altura quando, vittime della crisi di nostalgia del terzo/quarto mese d’imbarco, sogniamo di scappare da qualcuno o qualcosa che pur amandoci, ci stringe a sé in una prigione dai colori blu del cielo e del mare oceano in cui ci siamo felicemente imbarcati.

In quel triste periodo c’è chi sogna le cime dei monti, le mucche in alpeggio, il fresco naturale dell’altitudine al tramonto….ed il latte fresco appena munto.

 

E qui affiorano fugacemente i sentimenti che ci avvicinano al pesce rondine. I suoi occhi grandi dallo sguardo umano, implorante, come quello del “disperato” che da Alcatraz tenta la fuga verso la libertà. Un sentimento d’invidia che muore sul nascere quando entrambi ci ritroviamo intorno alla piastra del cuoco!

Dalla padella alla brace… di un rimorchiatore d’altura:

pista d’atterraggio ideale per il nostro amico aviatore.

Il navigante non è in questo caso il pescatore, ma solo il testimone del tentativo mal riuscito di una fuga senza speranza. Da qui forse nasce quel sentimento di complicità che lo fa sentire un “marinaio” senza colpe.

 Sulla terraferma il pesce volante è un perfetto sconosciuto, ed è praticamente impossibile trovarlo nei supermercati tradizionali o nelle pescherie di città.

I vecchi marinai ci hanno spiegato che la rondine di mare è un pesce oceanico e pelagico. 

Vive in alto mare, lontano dalle coste, soprattutto nelle acque calde dei tropici. Le piccole barche dei pescatori locali che riforniscono i nostri mercati non lo incrociano quasi mai.

Non esiste una pesca commerciale intensiva: 

Non essendoci grandi flotte dedicate alla sua cattura (tranne in pochissime isole come Barbados), non entra nelle grandi catene di distribuzione globali.

È il “privilegio dei marinai alla mala fuera: Proprio perché vola e atterra sulle navi all’alba restando un segreto e una delizia esclusiva di chi vive e lavora tra cielo e mare per molti giorni.

 A bordo si tramanda di generazione in generazione che la colazione mattutina a base di pesce rondine sia un rito sacro da celebrare come fosse un dono ricevuto dal cielo da sacrificare sulla piastra del cuoco di bordo, che reclama la sua parte, e t’invita a consumarlo in silenzio e nella meditazione come fosse un’Ostia sacra che va onorata per essere il pesce più gustoso che ci sia in mare.

Vista la nostra veneranda età, ricordiamo i primi imbarchi quando i nostri miti erano i marinai che s’erano “sverginati” all’epopea della vela e ci raccontavano che in estate dormivano sulla coperta del leudo e qualche volta si svegliavano con un pesce rondine tra i denti…. una grande verità romantica e marinaresca che lasciava anche spazio ad una gustosa risata!

Di vero c’è che il pesce rondine è una “apparizione” quasi mistica che la tradizione di cucinarlo sulla piastra di bordo subito dopo “l’atterraggio” lo rende Beato se non Santo Subito…lasciandoci quel profumo che poi ci portiamo dentro con incredibile nostalgia che ci assale ogni qual volta il cameriere di turno sulla costa, si presenta con il pesce speciale della casa dicendoci: “mi creda è stato appena pescato…..”!

Perché i marinai lo trovano sulla coperta della nave?

Ecco come la biologia, la leggenda e la cucina di bordo si fondono in questa storia tramandata col passaparola mentre ci offre pure, in modo trasversale e non proprio voluto, qualche dato che sfiora il linguaggio tecnologico della nostra epoca!

I pesci volanti non volano nel vero senso della parola, ma planano per sfuggire ai predatori veloci come i tonni o i delfini; nuotano a forte velocità verso la superficie e saltano fuori dall’acqua, spiegando le loro grandi pinne pettorali come se fossero ali.

Di notte, attratti dalle luci di posizione delle navi o semplicemente ingannati dal buio, calcolano male le distanze e finiscono letteralmente per schiantarsi sulla coperta delle imbarcazioni.

I marinai della “DIANA” (la 1° guardia 04h-08h) devono solo raccoglierli….

È davvero il più gustoso che ci sia?

Per chi naviga da mesi in mezzo all’oceano mangiando cibo conservato, un pesce volante freschissimo, catturato senza fatica, è veramente un regalo del cielo. Ma al di là della fame, le sue carni sono oggettivamente eccellenti: poiché è un pesce che compie sforzi fisici straordinari per saltare e planare, il suo muscolo è estremamente tonico, sodo e magro.

Il sapore 

È pulito, delicato e leggermente dolce. Non ha il sapore forte o metallico di altri pesci pelagici come lo sgombro.

La cottura sulla piastra 

Essendo un pesce molto magro, la cottura ideale è proprio quella rapidissima sulla piastra rovente del cuoco di bordo, con un filo d’olio e un pizzico di sale. Se cotto troppo a lungo, diventerebbe subito asciutto e stopposo.

Quando navigavamo sulle petroliere con le cisterne cariche di crude-oil, l’opera morta della murata era molto bassa sul livello del mare, ma sempre alta almeno 4-5-6 metri.

Leggendo che le ali del pesce rondine planano soltanto, ci siamo sempre chiesti come fanno questi pesci volanti ad alzarsi così tanto e finire sulla coperta delle navi!

Ecco la RISPOSTA della scienza:

 I pesci volanti (famiglia Exocoetidae) riescono a salire a bordo delle navi perché le loro planate possono raggiungere altezze massime tra i 5 e i 6 metri sopra la superficie dell’acqua, spinte da correnti d’aria ascendenti generate dalle onde e dallo scafo di una nave di passaggio. Questi pesci non “saltano” di proposito sulla coperta, ma ci finiscono a causa di un mix letale di effetto aerodinamico, attrazione per le luci di bordo e scarsa visibilità.

 Ecco i tre fattori fisici e biologici che spiegano come facciano a superare murate così alte e a finire proprio sulla coperta delle navi: 

La spinta idrodinamica e l’effetto “trampolino”

 La spinta finale: quando la parte anteriore del corpo esce dall’acqua, la pinna caudale: la coda, che ha il lobo inferiore più lungo e robusto, resta immersa e vibra fino a 70-75 volte al secondo. Questo funziona come un vero e proprio motore fuoribordo che lo proietta letteralmente verso l’alto, fornendogli la spinta verticale iniziale. 

Sono capaci di sollevarsi in un volo planato lungo anche 100 metri e più e, con i loro salti fuor d’acqua, di sfruttare le correnti ascensionali per sollevarsi dal pelo dell’acqua fino a 50 centimetri (a volte 1 metro e più, ma si è parlato anche di 5 metri!).

Possono restare in aria addirittura fino a 45 secondi (record registrato in Brasile) e raggiungere i 60 km/h.

È vero che le loro ali non battono e possono solo planare. Tuttavia, proprio come i moderni alianti, sfruttano la fluidodinamica:

 

Lo scafo di una petroliera (anche se a pieno carico con opera morta bassa) avanza creando un muro d’aria semovente. L’aria colpita dalla nave viene deviata bruscamente verso l’alto. Se il pesce si lancia davanti o a fianco della prua, entra in questa corrente ascensionale artificiale che lo solleva ben oltre la sua normale altezza di planata, scaraventandolo sopra il parapetto che a bordo delle navi si chiama Capo di Banda. (Orlo superiore della murata).

Volano per salvarsi la vita, per sfuggire ai tanti predatori che sopra e sotto la superficie dell’acqua danno loro la caccia

Per questo motivo hanno continuamente adattato ed evoluto nel tempo sia il loro aspetto che le loro abilità. Ecco quindi che le pinne pettorali (grandi a volte quanto la metà dell’intera lunghezza del corpo) sono diventate vere e proprie ali e la struttura corporea si è fatta lunga e sottile, aerodinamica, mettendoli in grado di effettuare i loro voli.

Gli occhi sono più piatti rispetto a quelli degli altri pesci per poter vedere anche fuori dall’acqua. La bocca, piccola, è rivolta verso l’alto.

 

 

Le larghe pinne pettorali del pesce rondine

Le pinne pettorali, di colore variabile dall’argento al bianco, possono essere due o quattro.

Questi pesci sfruttano anche un’ulteriore coppia, situata nella zona pelvica, che garantisce maggiore spinta al momento del decollo.

Hanno il corpo ricoperto da grandi squame morbidissime, di color marrone, bianco o grigio, che ne alleggeriscono il peso.

A seconda delle specie, le pinne ventrali, con funzione stabilizzatrice, possono essere più o meno allungate, anche se molto meno delle pettorali, distinguendo così i “pesci volanti a due ali” e i “pesci volanti a quattro ali”.

 

 

LA CODA La pinna caudale

Questo primo piano della coda, ci permette di capire meglio la funzione propulsiva del pesce.

E’ molto forcuta e presenta il lobo inferiore più lungo, più robusto e muscoloso del superiore. Questa asimmetria permette al pesce di tenere il lobo inferiore immerso sotto il pelo dell’acqua anche quando tutto il resto del corpo è già fuori dall’acqua in posizione di volo. Rimanendo immersa e vibrando, la punta inferiore della coda è paragonabile all’elica di un motoscafo che spinge il pesce in avanti.

 

Una domanda che risponde a tutti gli enigmi:

 COME FA A VOLARE SE CON LE ALI PLANA SOLTANTO?

Nella foto sotto si vede dalla scia in mare il ruolo che svolge la parte bassa della coda

Quando il corpo esce dall’acqua, la coda rimane immersa. Il pesce la agita    rapidissimamente. Questa azione agisce come un motore fuoribordo e lo spinge in avanti.

IL DECOLLO

CONCLUSIONE

La Rondine di Mare non si accontenta dell’elemento nel quale è nata. Vive nell’acqua, eppure cerca il cielo. Non lo conquista definitivamente, non diventa un uccello, ma per qualche istante riesce a uscire dal proprio mondo e a vedere l’orizzonte da una prospettiva diversa.

Forse è proprio questo che affascina noi uomini.

E forse il suo insegnamento più bello non sta nella distanza che percorre, bensì nel coraggio di tentare quel salto.

 Il sole scende dietro il promontorio di Portofino, il Golfo del Tigullio si fa dorato e quattro vecchi marinai sorridono: “abbiamo finito di raccontare la nostra storia. Le navi che ci hanno portato lontano non esistono quasi più, molti compagni di bordo hanno terminato il loro viaggio e il mare continua a custodire i suoi segreti.”

Nessuno lo dice ad alta voce, ma tutti sanno che il Pesce Rondine è tornato a volare!

Eppure, ogni volta che vediamo una rondine sfiorare l’acqua o un gabbiano prendere il vento, torniamo con la memoria a quelle albe oceaniche.

Là, dove una piccola creatura argentata emergeva dalle onde, accendeva il suo misterioso “fuoribordo” naturale e per qualche istante diventava padrona del mare e del cielo.

Forse è proprio questo che continua a incantare noi marinai: sapere che, dopo millenni di navigazione, il mare conserva ancora creature capaci di stupirci come bambini al primo imbarco.

 

https://initalia.virgilio.it/diano-marina-apparso-pesce-volante-62032

 

“Ci sono creature che attraversano il mare per pochi istanti e ci restano nel cuore per tutta la vita. La Rondine di Mare è una di queste.”

“Le storie più belle non appartengono a chi le racconta, ma a chi le ha vissute.”

 

Carlo GATTI

Rapallo, Lunedì 22 Giugno 2026