NAVICELLA DI ROMA

UN EX VOTO DEI MARINAI DELLA FLOTTA DI CAPO MISENO

 

La lunga storia di una galea romana che continua a sopravvivere con i suoi simboli millenari

 

CASTRA PEREGRINORUM

Zona destinata ai militari di passaggio

 

LA NAVICELLA originale fu ritrovato nella zona dell’antica Castra Peregrina. La tradizione vuole che i marinai della flotta di Capo Miseno, responsabili del velarium del Colosseo, dedicassero questa navicella marmorea alla dea Iside, protettrice dei naviganti.

La basilica di Santo Stefano Rotondo

Conosciuta come Chiesa della Navicella.

Veduta dell’Acquedotto Claudio, la basilica di S.Stefano Rotondo e la navicella

La Castra Peregrina, l’antica caserma dei soldati provinciali distaccati a Roma, si trovava sul Celio (Rione Celio), precisamente nell’area sottostante la moderna Basilica di Santo Stefano Rotondo. L’area si estendeva tra la chiesa e la zona della vicina villa Casali, dove sono stati rinvenuti resti archeologici.

La fontana della Navicella

Ha una curiosa storia legata ai marinai dell’Antica Roma e da meno di cent’anni è stata restaurata da semplice ornamento della piazza che la ospita a vera e propria fontana.

 

LA STRUTTURA

Nel 1931, duranti i lavori dell’allargamento della strada, la statua è stata trasformata come fontana alimentata dall’acquedotto Felice

La fontana è costituita da una piccola nave scolpita nel marmo, che raffigura una galera romana che venne collocata nel centro di una grande vasca modanata di forma ellittica, situata quasi al livello del suolo.

Al centro della nave, uno zampillo scende lungo i lati laterali del ponte che ricadono nel catino inferiore di travertino.

 

Il MARE

E’ ricordato all’interno della vasca per il fondale mosaicato di forma ovale, con pietre fiumane rappresentante pesci e imbarcazioni.

 

IL BASAMENTO

 

Della graziosa galera poggia su di un grande piedistallo rettangolare sui cui sono scolpiti gli stemmi di Leone X sulle facciate, composto dalle due chiavi decussate, sovrastato dalla Tiara. All’interno lo Scudo dai sei bisanti ossia palle, cinque rosse ed una blu con tre gigli medicei. 

 

Si tratta della rappresentazione, in marmo bianco e travertino, di una galera romana, poggiata su due scalmi. Il ponte è delimitato da un corrimano sostenuto da nove mensole alternate ad altrettanti boccaporti.

 

Un cinghiale come polena

Il cinghiale era visto come un animale indomito e aggressivo. Una polena del genere serviva a incutere timore e a rappresentare la forza della nave in battaglia, una pratica comune nelle flotte antiche.

Particolarmente caratteristica la testa di cinghiale posta a decorazione della prua della nave, mentre sulla poppa è riprodotto il castello.

La polena a testa di cinghiale sulla scultura nota come Fontana della Navicella simboleggiava la ferocia, la forza e il vigore militare.

Associata alla flotta di Capo Miseno, la nave rappresentava la potenza della marina romana, spesso decorata con animali simbolici sulla prua.

 Fontana della Navicella

La fontana prende il nome dalla raffigurazione in miniatura di un’antica galera romana e si trova al centro della piazza antistante la chiesa di S. Maria in Domnica, detta anche “in navicula”.

 In epoca romana nei pressi del colle Celio sorgevano i Castra misenatium, il quartiere del reparto di marinai della flotta di stanza a capo Miseno, il cui principale incarico, quando non era impegnato in attività militari in mare, era quello di manovrare il velarium, l’enorme tenda che copriva il Colosseo e che, manovrato da un sistema di funi e carrucole, serviva a riparare il pubblico dal sole e dalle intemperie durante lo svolgimento degli spettacoli.

 

Secondo la tradizione i marinai del castra avrebbero fatto realizzare un modello marmoreo di una barca, per offrirlo (una sorta di ex voto) alla dea Iside, protettrice dei naviganti.

 

Iside, (Cerere romana) la dea egizia che attraversò il Mediterraneo

La rappresentazione più vicina ai naviganti dell’antica Roma è Iside Pelagia (“Iside del mare”), signora del mare e protettrice dei naviganti, spesso raffigurata nell’atto di guidare le navi con un mantello che funge da vela. Questa immagine unisce la tradizione egizia a quella ellenistica, talvolta mostrando la dea con le corna bovine e il globo solare, o come la dea alata simbolo del vento.

L’Iseo Portuense è un sito archeologico identificato come un antico santuario dedicato alla dea egizia Iside, rinvenuto all’Isola Sacra (Fiumicino), vicino al porto di Claudio e Traiano. Dagli scavi effettuati negli anni ’60, sono emersi reperti significativi, tra cui la famosa statua in marmo nero di Iside Pelagia.

 

In origine Iside fu una delle principali divinità del panteon egizio. Poi il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo, dove ricevette una grande accoglienza e riunì fedeli di tutti i ceti sociali.

 

Museo Ostiense | Le storie dietro le opere 

La statua di Iside Pelagia

Questa statua monumentale, in marmo nero di Belevi, proviene dal cosiddetto Iseo Portuense, rinvenuto all’Isola Sacra (Fiumicino) durante scavi degli anni ’60 del Novecento.

La statua, che si data alla seconda metà del II secolo d.C. raffigura Iside Pharia o Pelagia, strettamente legata alla cerimonia del navigium Isidis, che sanciva in primavera, con il favore della dea, la ripresa della navigazione, dopo la pausa della stagione invernale.

L’Iseo Portuense era un antico tempio romano dedicato alla dea egizia Iside, situato nell’area dell’odierna Isola Sacra (Fiumicino), vicino ai porti imperiali di Claudio e Traiano. Scoperto nel 1969, il santuario era parte di un complesso dedicato a Iside Pharia (o Pelagia), protettrice dei naviganti, e testimonia la diffusione dei culti orientali nel porto di Roma.

 

CONCLUSIONE

La tradizione ci racconta: 

La fontana della Navicella, la sua sparizione e costruzione di una copia 

La prima volta che si menzionò la navicella, fu per mano di Pomponio Leto che nel 1484, ci parla di una navicella ritrovata presso l’attuale chiesa di S. Maria in Dominica e si riferiva però ad una scultura a forma di nave con la prua a testa di cinghiale e il castello di poppa, in origine alimentata dall’Acquedotto Claudio.

La scultura andò perduta durante il Medioevo ma i resti furono ritrovati all’inizio del ‘500 proprio nei pressi della basilica dove è posta oggi la fontana.

L’odierna scultura sembrerebbe essere una riproduzione di un modello rinascimentale della nave e fu realizzata probabilmente su disegno di Andrea Sansovino. Collocata nell’attuale luogo  fra il 1518 ed il 1519.

 

Si dice che le cose siano andate così…

Il papa Leone X, per evitare ulteriori perdizioni, incaricò lo scultore Andrea Sansovino di farne una copia, con una base rettangolare ornata con le insegne papali e un’epigrafe celebrativa.

In marmo bianco e travertino, rappresenta una galera poggiata su due scalmi, con una testa di cinghiale a decorare la prua della nave e sulla poppa la riproduzione del castello.

La scultura attuale fu realizzata nel 1518-1519 su committenza del cardinale Giovanni de’ Medici.

La nave, in marmo bianco, è posta sopra un basamento in marmo che riproduce sulle facce minori lo Stemma dei Medici.

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, giovedì 29 gennaio 2026

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

CAPO MISENO – LA PIU’ POTENTE BASE MILITARE DELL’ANTICHITA’ 

Carlo Gatti – 17 Maggio 2018

https://www.marenostrumrapallo.it/miseno/

 

IL VELARIUM DEL COLOSSEO – di Carlo GATTI – 1 Ottobre 2021

https://www.marenostrumrapallo.it/vele/