I PORTICI DELLA NOSTRA RIVIERA
Una tradizione millenaria

Uno storico porticato di Chiavari
Ci sono luoghi dove il tempo non passa davvero: cambia veste, cambia rumore, ma resta lì, nascosto tra le pietre.
I portici italiani sono uno di questi luoghi. Oggi li attraversiamo distrattamente, riparandoci dal sole o dalla pioggia, sostando davanti a una vetrina, entrando in un caffè, passeggiando senza fretta. Eppure, in molte città della nostra costa, soprattutto in Liguria, quei portici raccontano una storia molto più antica: una storia di mare, di commerci, di gozzi tirati in secco, di reti stese ad asciugare, di uomini che vivevano ogni giorno sul confine sottile tra la terraferma e l’acqua.
Nel corso dei secoli la linea del mare è cambiata. In alcuni punti il litorale si è spostato, in altri la terra ha lentamente guadagnato spazio. Fiumi, detriti, alluvioni, trasformazioni naturali e interventi dell’uomo hanno modificato l’aspetto delle coste. Così è accaduto che approdi antichi, piccoli scali e zone un tempo lambite dall’acqua siano diventati parte integrante dei centri storici.
Per questo oggi, in molti borghi marinari, camminiamo dove un tempo si navigava.
Ed è una sensazione quasi incredibile pensare che proprio sotto certi portici, lungo facciate consumate dal tempo, accanto a colonne di pietra e d’ardesia, il mare arrivasse fin quasi alle case.
La memoria del mare scritta nei muri
In diversi centri storici liguri — da Genova a Chiavari, da Rapallo a Camogli, fino ad altri borghi della Riviera — si possono ancora notare anelli di ferro murati nei pilastri, nelle pareti o nelle facciate degli edifici più antichi.
A uno sguardo distratto sembrano particolari senza importanza. Ma a chi ama il mare, parlano subito. Sono tracce di una Liguria operosa, concreta, marinara. In molti casi servivano per fissare imbarcazioni leggere, mettere in sicurezza i gozzi, sostenere attrezzi, reti o merci. Erano strumenti di lavoro, non ornamenti.
Oggi quei ferri corrosi dalla salsedine e dal tempo sono rimasti come memoria silenziosa di un passato in cui il mare non era uno sfondo, ma un vicino di casa.
Sono piccoli segni, ma preziosi: raccontano la vita quotidiana dei pescatori, dei mercanti, delle famiglie che vivevano in un rapporto continuo con il porto, con la spiaggia, con le mareggiate, con il ritmo delle stagioni.
Sottoripa: dove Genova parlava con l’acqua
A Genova, uno degli esempi più affascinanti è quello di Sottoripa.


Oggi è una fascia vivace, popolare, piena di voci, colori e odori. Ma un tempo quel luogo era molto più vicino al mare di quanto possiamo immaginare. I portici di Sottoripa non erano soltanto un riparo o un passaggio: erano una vera soglia tra la città e il porto. Lì si caricava, si scaricava, si commerciava, si lavorava.
Il nome stesso conserva questa memoria: uno spazio costruito “sotto la riva”, a diretto contatto con l’acqua.
Sotto quelle arcate passava la vita della Superba, e ancora oggi, osservando bene, si possono leggere i segni di quel rapporto così stretto tra pietra e mare. È una Genova che non si limitava a guardare il porto: ci viveva dentro.
CHIAVARI: I PORTICI COME ANIMA DELLA CITTA’
Chiavari è forse una delle città dove il portico si mostra nella sua forma più elegante e più viva.
Camminare nel centro storico, tra via Rivarola e il caruggio, significa entrare in una continuità architettonica rara: archi, colonne, botteghe, luci, ombre, passi. Tutto invita al passeggio, alla sosta, all’incontro. È un luogo che accoglie, che protegge, che accompagna.
Ma sotto questa armonia si avverte ancora la memoria del borgo marinaro.



Catena da ormeggio con vari accessori
Quando il mare era più vicino al centro abitato e la costa meno protetta di oggi, quei portici rappresentavano anche un riparo concreto nei giorni difficili. Durante le mareggiate, i pescatori cercavano sicurezza per le loro barche e per gli strumenti del mestiere. E quegli anelli di ferro, murati nelle strutture antiche, ci ricordano che qui la vita urbana e quella marinara sono state a lungo una cosa sola.
Chiavari non è soltanto la città dei portici: è una città in cui i portici hanno custodito la storia, il commercio, la fatica e l’identità di una comunità.
ALBUM FOTOGRAFICO
CHIAVARI








I PORTICI DI RAPALLO
E’ sempre piacevole passeggiare nel piccolo centro storico di Rapallo, completamente pedonale costituito da strette vie disposte in parallelo e perpendicolare, caratteristiche piazzette e bei palazzi con le facciate decorate. Durante il periodo natalizio è ancora piu’ bello in quanto adornato da bellissime luminarie e vetrine scintillanti, ed è piacevole curiosare tra i vari negozi e le botteghe di prodotti gastronomici locali. Nel 1600 Rapallo era definito un “borgo murato”, in quanto costituito da case strette le une alle altre con 5 porte di accesso strette tra i palazzi, in modo da formare una sorta di cinta muraria difensiva, caratteristica molto comune nei borghi liguri.

Il cuore antico e il ricordo della marina
Anche Rapallo conserva, tra i suoi caruggi e le sue case alte, il segno di un antico dialogo con il mare.
Oggi il centro storico è il regno del passeggio, delle botteghe, delle vetrine, dei caffè, della vita cittadina che scorre piacevole tra vicoli e piazzette. Ma dietro questa immagine elegante e accogliente si avverte ancora il respiro della vecchia marina.
In passato il mare interagiva molto più da vicino con il tessuto urbano. Le strutture porticate non erano solo un abbellimento: offrivano protezione, riparo, spazi utili per custodire reti, attrezzi e, quando necessario, anche le barche tratte in salvo dalla furia delle onde.
Rapallo, come Chiavari e altri centri del Levante, ha imparato nei secoli a convivere con un mare bellissimo ma severo. E i portici raccontano proprio questo: non soltanto il gusto della bellezza, ma anche l’intelligenza pratica di chi ha costruito per vivere accanto all’acqua.
ALBUM FOTOGRAFICO
RAPALLO
Dedalo di viuzze
Bellissimo il centro pedonalizzato, tante vie strette con i palazzi che si fronteggiano a pochi metri di distanza, botteghe, portici e tante focaccerie con profumi inebrianti.





I ponticelli o archetti che collegano le facciate dei palazzi nei caruggi, specialmente in Liguria, sono chiamati ARCHI DI SBATACCHIO o archi di contrasto. Servivano principalmente a rinforzare strutturalmente gli edifici, impedendo che le pareti si aprissero o collassassero verso l’esterno, specialmente in vicoli stretti e in zone ad alto rischio.




SANTA MARGHERITA LIGURE
CORTE

I borghi liguri dove le barche stavano sotto casa
In molti piccoli paesi della Riviera questa vicinanza tra abitazioni e mare era ancora più evidente.
I PORTICI DI CAMOGLI




A Camogli, a Noli, a Varigotti, a Boccadasse, le case si affacciavano quasi direttamente sulla spiaggia. I piani bassi, i porticati, gli spazi aperti lungo i carruggi diventavano luoghi di ricovero per i gozzi, per le reti, per gli attrezzi da pesca. Nulla era separato: la casa, il lavoro, il borgo, il mare facevano parte di un unico respiro.
Erano architetture nate dalla necessità, ma anche da una sapienza antica: quella di chi conosceva il mare non dai libri, ma dal vento, dalle nuvole, dal colore dell’orizzonte.
Ed è forse proprio questa semplicità funzionale a renderle oggi così belle ai nostri occhi.
ABBAZIA DI SAN FRUTTUOSO DI CAMOGLI
la pietra, la baia e il silenzio
Tra i luoghi più suggestivi della costa ligure, l’Abbazia di San Fruttuoso occupa un posto speciale.
Chi arriva dal mare la vede apparire come una visione raccolta tra roccia, bosco e acqua. Ma ciò che oggi appare come una baia quieta e armoniosa, in passato aveva un rapporto ancora più diretto con il mare. Le arcate inferiori dell’abbazia si affacciavano quasi sull’acqua e offrivano riparo alle barche dei pescatori e alle reti.
Era un luogo di fede, certo, ma anche un luogo profondamente legato alla vita della baia, ai piccoli approdi, ai navigli che vi trovavano sosta.
A San Fruttuoso, più che altrove, si comprende come in Liguria il mare non sia mai stato solo paesaggio: è stato presenza, lavoro, rifugio, destino.
ALBUM FOTOGRAFICO
Alla fine del secolo scorso così si presentava l’Abbazia di San Fruttuoso ai pochi navigli che vi facevano scalo.
L’edificio era interamente occupato dai pescatori del borgo che ne avevano fatto la loro abitazione.
La spiaggia, un tempo cortissima, arrivava fin sotto le arcate dell’Abbazia.
Ora è più grande ed il suo livello giunge a metà delle arcate.





Perché i portici parlano ancora a tutti noi
Il fascino dei portici italiani non sta soltanto nella loro bellezza architettonica. Sta nel fatto che sono rimasti luoghi vivi.
Proteggono dal sole e dalla pioggia, invitano al passo lento, accolgono il commercio, il dialogo, la sosta. Sono spazi umani, prima ancora che monumentali. In Italia, e specialmente nelle città storiche, il portico non è mai stato soltanto decorazione: è stato un modo intelligente e civile di abitare il mondo.
Per questo ancora oggi ci piacciono tanto. Perché sotto i portici ci sentiamo accompagnati. Riparati. Quasi custoditi.
E nei portici liguri, più che altrove, si aggiunge qualcosa in più: la voce del mare.
Conclusione
I portici restano fermi, ma dentro le loro pietre continua a muoversi la memoria del mare.
Forse è proprio questo che rende così speciali i portici delle nostre città: il fatto che non siano soltanto pietra, archi e colonne, ma memoria abitata.
Ogni anello di ferro rimasto nel muro, ogni colonna segnata dal tempo, ogni ombra che cade sotto un’arcata racconta una storia di uomini di mare, di attese, di lavoro, di partenze e di ritorni.
Camminando oggi sotto quei portici, il turista vede bellezza. Il cittadino riconosce la sua città. Ma chi possiede nel cuore anche solo un poco di anima marinara, sente qualcosa di più.
Sente che lì, tra quelle pietre, il mare non se n’è mai andato davvero.
È rimasto in silenzio, nascosto nel ferro consumato, nel sale che il tempo non cancella, nella voce antica dei borghi.
E allora il portico non è più soltanto un passaggio coperto: diventa una piccola banchina della memoria, dove la terra e il mare continuano, ancora oggi, a salutarsi.
Carlo GATTI
Rapallo, 9 Aprile 2026

