EREMO DI SANT’ANTONIO DI NIASCA

La Baia di Paraggi, frazione di Santa Margherita Ligure, si trova tra Santa Margherita Ligure e Portofino, nel contesto del Parco di Portofino, offrendo sentieri panoramici come la “Passeggiata dei Baci” verso Portofino o percorsi escursionistici verso l’Eremo di Niasca. (vedi frecce rosse)

Nel 1089 una terribile epidemia si diffondeva in Europa: “il fuoco infernale” o “il male degli ardenti” in una forma molto violenta: “Consumava le carni del corpo umano e riduceva a morte i pazienti facendoli diventare come carboni (cioè cancrene): gli arti appesi sopra sant’Antonio in numerose raffigurazioni, sono quelli amputati ma che comunque hanno consentito la sopravvivenza)”. 
In mancanza di cure efficaci, nel medioevo ci si rivolgeva al santo più idoneo alla fattispecie. E così folle di pellegrini si riversavano davanti alle reliquie di sant’Antonio Abate, noto per le sue straordinarie doti di guaritore, a implorare la guarigione della misteriosa e terribile malattia che da allora si chiamò “FUOCO DI SANT’ANTONIO”.

La fama di sant’Antonio esplode e vengono a lui dedicati molti luoghi di preghiera e anche eremitaggi: tra cui L’EREMO DI SANT’ANTONIO di Niasca.

N.B. nel medioevo essere nei pressi di Portofino (GE), significava essere completamente isolati!!

 

Sant’Antonio Abate CHI ERA COSTUI?

Nasce a Coma, in Egitto (circa 252-357 d.c., 105 anni a quei tempi! ) nella periferia di un Impero Romano che sta passando tumultuosamente ad un nuovo ordine, in cui il Cristianesimo comincia ad assumere un’importanza determinante.

Il giovane Antonio si converte al Cristianesimo, si libera dei suoi beni e si dedica alle preghiera e alla radicale obbedienza al Vangelo, in un eremo solitario sul monte Pispir in Egitto.

Nonostante tutta la buona volontà, Antonio non riesce a rimanere solo; attirati dalla sua personalità altri eremiti si stabiliscono nelle vicinanze. Antonio così diventa padre (Abbas in ebraico, da cui Abate) dei primi monaci, legati da una regola monastica molto radicale. 

Ma la dote SPECIALE E GRAVIDA DI CONSEGUENZE di Antonio è quella taumaturgica; è capace di guarire molte malattie e i pellegrini che cercano un rimedio ai mali del corpo si sommano a quelli che cercano un rimedio ai mali dello spirito.

17 Gennaio 2026

Il nostro pane è fatto da noi all’Eremo con grande cura. 

Il pane è pieno di valore simbolico come osserva Massimo Montanari scrivendo: “Poiché non c’è vita senza cibo, il tema della cucina ha un ruolo centrale nella definizione dei rapporti fra tempo ‘naturale’ e tempo ‘umano’: fra Natura e Cultura. L’uomo che nel bacino mediterraneo impara a fare il pane, mette a frutto qualcosa di naturale come il grano e lo trasforma in un alimento del tutto artificiale come il pane.

Perciò un alimento così apparentemente naturale come il pane può diventare il simbolo non tanto della sintonia col mondo naturale, quanto della capacità dell’uomo di emanciparsi dalla natura”.

Da qui possono nascere molte riflessioni interessanti, ma un eccesso di funzionalità industriale del processo di panificazione ha reso il pane buono (e digeribile) una rarità .…non il nostro.

da “I tempi del cibo” di Massimo Montanari

 

L’Eremo di Niasca, situato nel Parco di Portofino

è un’antica struttura medievale (probabilmente del XIV secolo) nata come luogo di eremitaggio e preghiera legato all’Abbazia della Cervara. Recuperato negli anni, ha una storia di isolamento e bonifica agricola, trasformandosi in frantoio nell’800 e oggi in luogo di sosta e accoglienza ispirato alla sobrietà. 

Ecco i dettagli salienti della storia e origini dell’Eremo di Niasca:

Origini Medievali: Fondato presumibilmente intorno al 1300, era abitato da eremiti (spesso uno o tre) legati all’Abbazia della Cervara, che vi dimoravano per meditazione.

Ruolo Agricolo: Gli eremiti contribuirono a bonificare l’area coltivandola. Nel 1348, documenti citano la presenza di un priore, Frate Andrea, che gestiva i beni della chiesa, inclusi olio e attrezzi da pesca.

Transformazione e Proprietà: Nel 1798 fu soppresso da Napoleone e venduto nel 1802 ad Agostino Molfino. Tra gli anni ’30 e ’60 del ‘900, il barone Baratta lo ristrutturò, trasformandolo in un’azienda agricola con frantoio.

Riscoperta Recente: Nel 1980, la famiglia Piaggio ha donato la struttura al Comune di Portofino. Recentemente recuperato, l’eremo è ora un luogo di ospitalità eco-sostenibile gestito all’interno del Parco, offrendo ristoro e pernottamento con uno stile semplice e in armonia con la natura.

La cucina: L’approccio alla cucina attuale si ispira al concetto di “Strettissimo Magro” di padre Delle Piane, valorizzando i prodotti naturali del territorio. 

L’edificio attuale conserva ancora le tracce della sua storia, come le macine e i torchi dell’antico frantoio. 

APPROFONDIMENTO

Origini e Storia

Fondazione (XIV secolo):

Le prime attestazioni storiche del 1317 identificano il sito come un insediamento eremitico. La scelta del luogo fu dettata dalla presenza fondamentale di fonti d’acqua, con un torrente e una sorgente situati a pochi metri dalla struttura.

Architettura e Funzione:

L’eremo è dedicato a Sant’Antonio Abate, patrono dei contadini e degli animali. In passato, il complesso fungeva anche da centro produttivo per la comunità locale; i resti di antiche macine testimoniano la lavorazione di olive e castagne.

Il giudizio storico:

Nel 1915, il barone Alfons von Mumm descrisse la valletta di Niasca come il luogo più adatto immaginabile per un eremitaggio nel suo libro fotografico sulla sua dimora ligure.

L’Eremo Oggi

Attualmente, la struttura è stata recuperata e trasformata in un rifugio escursionistico e punto di ristoro all’interno del Parco di Portofino.

Posizione:

Località Sant’Antonio, 1, Portofino (GE).

Progetto Green:

L’attuale gestione promuove un turismo sostenibile, focalizzato sul recupero delle tradizioni contadine e sulla salvaguardia del territorio attraverso progetti come “AQUAE” per la gestione dei paesaggi terrazzati.

Esperienza:

Per annunciare il proprio arrivo, i visitatori utilizzano ancora una tradizionale campanella posta all’ingresso.

Vuoi conoscere i sentieri migliori per raggiungere l’eremo partendo da Paraggi o da San Fruttuoso?

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, giovedì 7 Maggio 2026