BULGAKOV NELLA BURRASCA

“Guarda che nero sul mare, e poi il vento, senti come fischia e come fa sbattere le drizze, si ha la sensazione che la pioggia sia imminente, cosa vuoi andare da Pegli a Santa Margherita solo per partecipare a una regata che oltre tutto si terrà tra due giorni? Lasciamo perdere!”

Ma il mio discorso di estremo buon senso non sortisce alcun effetto, Rinaldo è determinato a partire, fa finta di non sentirmi, anzi, comincia a preparare la barca per mollare gli ormeggi.

Mi do per vinta e mi rassegno; partiamo, e come imbocchiamo l’uscita del nostro Marina, ci viene incontro un’onda che promette una navigazione tormentata: “Nessuna meraviglia per il mare mosso, le onde le avevo già adocchiate prima dalla strada! E che freddo che fa!”

Rinaldo però non demorde: “È vero, fa un po’ freddo, ma tu stai dentro nella dinette, così sarai riparata dal vento. Sto io al timone, tanto c’è poco da fare… il vento spira esattamente contro di noi, perciò non possiamo nemmeno issare la randa, sbatterebbe. Saremo costretti a farcela tutta a motore.”

Di bene in meglio! Quattro ore di sofferenza tra le onde per noi e per la barca, e per di più una navigazione a secco di vele. Ma non me la prendo granché, ormai siamo in ballo e ci tocca per davvero di ballare, questa volta. Mi rintanerò di sotto e mi metterò a leggere il romanzo che mi sono portata. Stando fuori rischierei di ammalarmi, anche se è il 2 di maggio e la stagione potrebbe essere davvero un po’ più clemente.

“Che libro avevi in mano poco fa?”

“Il Maestro e Margherita di Bulgakov” il romanzo scelto per questo mese dal nostro circolo degli Amici del libro.

In realtà l’ho già letto e io preferirei sempre qualcosa di nuovo, ma è la maggioranza che decide, e per questa volta la scelta non mi dispiace, ricordo bene quanto avessi apprezzato quel romanzo in gioventù.

La barca sale e scende dalle onde senza sosta e ogni tanto si sente un botto secco perché batte su un’onda più alta delle altre, ma io sono fortunata perché non soffro il mare, posso procedere imperterrita nella lettura.

Ogni tanto mi affaccio dal tambucio: “Hei, tutto bene là fuori? Non è che stai prendendo troppo freddo?”


Rinaldo, imbacuccato nella sua cerata, mi sorride dal timone. È di ottimo umore. Come può essere contento di navigare con un tempo simile? Merita una foto che lo immortali col cielo nero e con il sorriso stampato in faccia. Gliela scatto subito.

“Tranquilla, continua pure a leggere, dove sei arrivata?”

“Annuska ha già comprato l’olio di girasole…”

“Cioè? Guarda che l’ho letto tanti anni fa, non me lo ricordo per niente.”

“Cioè il diavolo è già al lavoro sotto l’ombra dei tigli nei pressi degli stagni dei Patriarchi.”

“E l’olio cosa c’entra?”

“Berlioz, uno sventurato personaggio, scivolerà su quell’olio lasciandoci le penne… In compenso Gesù, anzi Jeshua è già stato giustiziato! Ma non ti dico altro, visto che vuoi rileggerlo anche tu.”

Vizcaya, la nostra barca, picchia forte su un’onda.

“Perbacco, ti sto distraendo, occhio al mare!”

“Per forza mi distrai, prima il diavolo a Mosca, poi Gesù sulla Croce! Già c’è un tempo infame, non puoi raccontarmi qualcosa di più rasserenante? E come ci stanno poi insieme il sommo bene e il sommo male? Proprio non me lo ricordo.”

“Gesù è presente in un romanzo che ogni tanto compare nel romanzo, scritto dal Maestro. Il Maestro, il grande amore di Margherita.”

Un potente mirabile affresco degli eventi, dei luoghi, dei personaggi della Palestina di quell’epoca. Pilato, il più suggestivo dei personaggi.

“A volte mi domando come fai a leggere con queste condizioni di mare. Sotto, nella dinette, per di più! Sei una mosca rara.”

“Dimentichi il mio piede marino ereditato da zii, nonni, bisnonni…”

Provo a stare seduta nel pozzetto per fare un po’ di compagnia a Rinaldo ma per il freddo non resisto più di cinque minuti. Torno alla mia lettura meravigliandomi del fatto che ricordo quasi tutto; man mano che leggo niente mi appare come una novità. È l’unico libro che ho letto in passato del quale io ricordi i dettagli con tanta precisione. Oltre tutto, a ben pensarci, sono passati… meglio non pensare quanti anni! Perbacco, se vola, il tempo! Il romanzo allora mi aveva turbato più di adesso, però anche ora questo diavolo che si vendica della corruzione dilagante in Mosca, aiutato da sinistri collaboratori, non mi rilassa particolarmente. Non mi sento del tutto a mio agio, nonostante l’umorismo di fondo grottesco, che apprezzo molto. Sarà anche il tempo grigio e la navigazione tormentata che contribuiscono a creare un’atmosfera inquietante. Il racconto, comunque, mi avvince, mi intriga, le pagine scorrono rapide con la voglia di proseguire e di non fermarmi. E quando mai ho tanto tempo di leggere come ora? Ben vengano le quattro o forse anche cinque ore che ho a disposizione (abbiamo anche una forte corrente contro!).

Rinaldo penserà che io sia arrabbiata con lui, perché mi coinvolge in queste spedizioni un po’ insensate, invece sono qui che mi crogiolo nella lettura. Una goduria, alla fin fine.


Il mare però sta davvero esagerando, esco di nuovo allo scoperto: “Potevi anche chiamarmi, stiamo passando da San Fruttuoso!”

“Cosa vuoi che ti chiami, ha iniziato a piovere!”

 

“Perbacco, meriti un’altra foto così intabarrato per difenderti non solo dal freddo ma anche dall’acqua. Coi guantoni, poi, ti ho visto ben di rado! Voglio riprendere anche il panorama, con lo sfondo così fumoso…”

“Vorrai dire nebbioso.”

“No, fumoso si addice meglio alle vicende del romanzo. Ti ricordi il grande ballo di Satana? Ricordo che era epico, drammaticamente epico. Non vedo l’ora di arrivarci.”

“Qui si balla alla grande anche senza il tuo Voland. Invece io non vedo l’ora di arrivare a Santa Margherita.”

“E come ti è venuto in mente come si chiamava Satana?”

“Sa il cielo… che peraltro spero sia più clemente al ritorno e ci risparmi almeno la pioggia.”

“Ti lascio al tuo tempaccio, torno da Bulgakov.”

Mentre scendo i tre gradini che portano nella dinette, penso ai milioni di persone che hanno letto questo romanzo, ma nessuno l’avrà letto, immagino, come me, nel bel mezzo di una burrasca. In fin dei conti, però, è proprio una burrasca, quella che Satana, con la sua azione vendicatrice, scatena a Mosca.

Il clou delle onde ci investe sotto il faro del promontorio di Portofino. Contemporaneamente il Maestro è investito dall’amore per Margherita.

E finalmente ci infiliamo nel porto di Santa Margherita. Le acque si placano e io sono costretta, mio malgrado, a chiudere il libro e ad abbandonare, per il momento, le malefatte di Satana. La Santa locale non ha calmato solo le acque ma anche la pioggia: la luce intensa del cielo forse non promette nuovi futuri rovesci ma qualche raggio di sole.

A più tardi, Bulgakof, il tuo ballo del plenilunio, con Margherita che ne è la regina, me lo gusterò in serata. Streghe comprese. Sempre che Santa Margherita lo consenta.

Posso immaginare come sono contenti gli ormeggiatori di venirci incontro sul pontile in una giornata come questa… Penseranno che avremmo potuto starcene tranquilli nel nostro porto, con questo tempo. Ma sono gentilissimi, come sempre. “Tempaccio del diavolo, quest’oggi – commenta uno dei due.”

Ecco, siamo in tema!

Meno male, però – penso io – il diavolo, nel corso del tragitto sino a qui, non ci ha messo lo zampino!

E allora, grazie Santa Margherita. O forse grazie Jeshua?

 

 

MARINELLA GAGLIARDI SANTI

 

Rapallo, 4 Giugno 2019