SAN GIOVANNI BATTISTA PATRONO DI GENOVA

UNA STORIA MARINARA ALLA BASE DELLA TRADIZIONE…

San Giovanni Battista si festeggia il 24 giugno. Anche se, nella vulgata popolare, il vero simbolo della città é San Giorgio con il suo stemma della croce rossa in campo bianco. Ma come sanno tutti i nostri followers, di San Giorgio ce ne siamo già occupati ampiamente. Oggi spostiamo il nostro teleobiettivo su un’altra affascinante STORIA che tanti forse non conoscono.

Guglielmo Embriaco detto Testa di Maglio

Tra la fine dell’XI e l’inizio del XII sec. Genova é teatro di due straordinari eventi:

nasce il Comune e i Genovesi partecipano trionfalmente alla prima Crociata.

La storia ci porta indietro un migliaio di anni, all’insegna del coraggio e all’epica delle Crociate, in quei giorni quando emerse la figura del valoroso genovese Guglielmo Embriaco, detto “Testa di Maglio” famoso per le sue imprese, impregnate di fervore religioso e mistico teso a recuperare le reliquie dei Santi quando era estremamente diffusa questa usanza.

Genovesi, Baresi e Veneziani da tempo erano alla ricerca delle reliquie di San Nicola a Myra, in Asia minore.

Ma forse non tutti sanno cosa successe al resto del corpo del Battista dopo la sua decollazione. Le sue spoglie prive del capo, furono conservate e venerate a Sebaste in Samaria, ma poi, sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata (361-363), vennero profanate, bruciate e le ceneri disperse.

La tradizione dice che un monaco le raccolse e le portò nel suo convento. Posteriormente sarebbero arrivate in un convento di Myra, città della Licia, nel 540. (parte bassa della carta)

Durante la prima Crociata (1096-1099) e di ritorno dall’assedio di Antiochia, i genovesi guidati da Guglielmo Embriaco si diressero a Myra per cercare le reliquie di San Nicola, città di cui era stato vescovo nel IV secolo.

Quando arrivarono sul posto vennero a sapere che erano stati preceduti dai baresi e dai veneziani.

I genovesi tuttavia non si diedero per vinti, in un monastero rinvennero altre  sacre reliquie  e quando seppero che appartenevano a San Giovanni se ne impossessarono.
E narrano gli storici che per condurre a Genova le ceneri del Battista si decise di suddividerle su diverse navi.


Durante il viaggio il mare volse in tempesta, le onde si alzarono abbattendosi sugli scafi ormai disastrati. Qualcuno allora pensò di unire le ceneri sulla galea capitana. Appena compiuta l’operazione di trasbordo, il mare ritornò ad essere maneggevole e gli equipaggi gridarono al miracolo.


E   così, da allora, ci si rivolse al Santo per chiedere la sua protezione ogni volta che la violenza delle onde diveniva un’insidia per il porto e la città di Genova e si stabilì l’usanza di portare, in quelle occasioni, le ceneri del Battista davanti al mare.

Le ceneri arrivarono a Genova il 6 maggio 1099, dopo tre mesi di viaggio. Quest’episodio è anche rappresentato nel quadro di Bernardo Castello dove possiamo vedere lo sbarco solenne delle ceneri che sono attese in ginocchio dai cittadini della città, guidati dal vescovo.


L’arrivo delle Ceneri a Genova su tre vascelli nel 1098 fu un avvenimento memorabile per la città e, ancora oggi, viene rievocato dalla suggestiva Sfilata del Corteo Storico in occasione della Regata delle Repubbliche Marinare che si svolge ogni anno, a rotazione nelle quattro città. La devozione al Santo cominciò a farsi sempre più fervente e a riflettersi in molti campi: iniziarono a sorgere numerose cappelle pubbliche e private oltre che edicole sacre dedicate al Battista.

Risale al 1300 la tradizione genovese che affida a San Giovanni Battista un ruolo specialissimo per la protezione delle navi dalle tempeste di mare; già nel 1327 la processione – decretata in coincidenza con la proclamazione del Santo a patrono della città – prevedeva la benedizione del mare compiuta dall’Arcivescovo di Genova.

Anche nel 1391- secondo la leggenda – una terribile tempesta minacciò di far colare a picco persino tutti i velieri riparati ed ormeggiati in porto. Ma, quando l’arca con le sacre ceneri venne portata in processione fino alla riva, il mare si placò miracolosamente.

La tradizione del falò

Tornando indietro nel tempo, già da prima dell’XI secolo si ha notizia di come sulle piazze principali di Genova e nei paesi di tutta la Liguria si accendessero enormi falò attorno ai quali facevano festa i popolani; erano, queste, tradizioni sopravvissute al paganesimo, che il 24 giugno celebrava la festa di Fors Fortuna e con i fuochi della notte del 23 voleva allontanare gli spiriti maligni e le streghe che uscivano dai loro antri per danneggiare i raccolti e uccidere bestiame e uomini. La Chiesa continuò a condannare più volte tali rituali, ma vista l’impossibilità di cancellarli, decise la via accomodante di trasformare i falò in fuochi sacri e rievocativi dell’elogio di Cristo per il Battista.

Ancora oggi l’antica tradizione prosegue e la notte della vigilia della festa di San Giovanni la città si anima con giochi di strada e falò nelle piazze. Il 24 giugno, alla presenza delle massime autorità civili e religiose, di numerose confraternite che sfilano con preziose vesti portando i pesanti crocifissi in mezzo alla folla, esce dalla cattedrale la solenne e spettacolare processione che si dirige al Porto Antico; qui il cardinale benedice il mare con le reliquie del Battista al suono delle sirene delle navi.

Miss Fletcher racconta:

San Giovanni divenne Patrono di Genova nel 1327, da allora la città celebra il suo giorno con rituali coinvolgenti e suggestivi.
E così era in altri tempi, si accendevano fuochi e falò, le fiamme per il Battista ardevano nelle piazze e sulle alture dando un nuovo senso ad una tradizione  che vede le sue origini in certi riti pagani, un tempo era infatti usanza accendere i fuochi per tenere distanti le streghe.
E per il Battista a Genova  si accendevano lumini in fragili lanterne di carta, scoppiettavano per San Giovanni i fuochi d’artificio.
E ancora racconta lo storico Michelangelo Dolcino che in epoche lontane si credeva che la rugiada della notte di San Giovanni avesse virtù prodigiose e così, ad esempio, in certe località si esponevano i panni dei neonati per renderli immuni dalle malattie.
E sulla Piazza di San Lorenzo si vendevano le benedizioni, foglie di noci e di sambuco madide della miracolosa rugiada della notte del 24 Giugno.

Tuttora si accendono i fuochi e le fiamme rischiarano la notte di San Giovanni, tuttora si celebra con una solenne processione il Santo della città,  le ceneri del Santo vengono condotte davanti al mare e sono accompagnate dai rappresentanti delle Confraternite.
A rendere omaggio al Battista nei secoli passato vennero Papi e personalità di rilievo, venne persino il Barbarossa che donò una preziosa cassa d’argento conservata nel Museo dei Tesoro di San Lorenzo.
E parte dalla Cattedrale  la suggestiva processione, si inoltra per le strade della vecchia Genova e culmina con la benedizione del mare e della città.

in San Lorenzo alcuni locali ospitano il Museo del Tesoro della Cattedrale dove sono raccolte opere d’arte e oggetti liturgici di inestimabile valore.
Troverete l’arca processionale con la quale si conducono per le vie di Genova le ceneri di San Giovanni in questo giorno a lui dedicato.
E’ preziosa e riccamente lavorata, è stata realizzata tra il 1438 e il 1445 ed ha l’aspetto di una piccola cattedrale, su di essa si riconoscono scene religiose di apostoli e profeti.

Come dicevamo prima, nella sala di San Giovanni Battista del Tesoro della cattedrale, possiamo inoltre ammirare i seguenti tesori realizzati per custodire le ceneri del santo:

l’Arca del Barbarossa, lo Stipo delle Ceneri e l’Arca Processionale

L’Arca del Barbarossa, del secolo XII, è così così chiamata perché si dice sia stata donata da quest’imperatore. Di forma rettangolare con coperchio a doppio spiovente, è un lavoro di oreficeria francese.

Lo Stipo delle Ceneri è una cassetta destinata al rito del bacio delle ceneri. E’ un manufatto del secolo XVI. Il coperchio reca un’iscrizione che informa che nel 1576 l’arcivescovo Pallavicini raccolse le ceneri e le depositò in questo reliquiario.

Infine, l’Arca Processionale: fu eseguita nel secolo XV da orafi liguri ed è in argento dorato. E’ una cassa a forma di cattedrale gotica sorretta agli angoli da leoni accovacciati. E’ decorata con motivi della vita di San Giovanni Battista e, ai quattro angoli, ci sono i santi protettori della città: San Giorgio, San Lorenzo, San Giovanni e San Matteo. L’opera venne commissionata dal Doge per portare in processione le ceneri del santo. La processione avviene tutti gli anni, il 24 giugno, come del resto in ogni cittá o paese del mondo il cui patrono è San Giovanni Battista.

Arca Processionale con le Ceneri di San Giovanni Battista

E’ esposto in questo museo un preziosissimo piatto, la tradizione vuole che sia stato usato per raccogliere la testa di San Giovanni Battista dopo la sua decapitazione.
Il piatto è di calcedonio, è poi incorniciato di oro e arricchito di smalti e rubini, l’immagine della testa di San Giovanni risale ad un’epoca più recente.

Però non sappiamo come il piatto fosse arrivato in Francia. Secondo altre versioni probabilmente faceva parte dei beni sequestrati ai Templari fra i quali vi erano anche molte reliquie sottratte in Terra Santa di calcedonio, un tipo di quarzo, e che si tratta di un manufatto romano di epoca imperiale, forse del I secolo d.C.. Nel XV secolo fu ‘arricchito’ con una decorazione, realizzata in Francia per la casa reale di Valois, in oro, rubini e smalti: al centro vi è una testa che raffigura il santo e il bordo è rivestito di una lamina d’oro con la scritta in latino “Joannes Baptiste inter natos mulierum non surrexit maior”, “fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista” – frase pronunciata da Gesù (Mt 11,11). Tralci e viti decorano il retro che ne nascondono la rottura. La speciale illuminazione del piatto fa sì che si possa ammirare il passaggio dall’azzurrino al giallo a macchie rosse, tipico del calcedonio, solo visibile quando questo minerale è attraversato dalla luce.

Alla fine del ‘200 fu creata la Confraternita di San Giovanni Battista che aveva il compito di portare le reliquie al molo in caso di tempesta in mare. Nelle ‘Memorie di Genova’ di Schiaffino (XVII secolo) sono registrate tutte le molteplici occasioni in cui, grazie alle ceneri, l’impeto delle onde fu dominato ed il vento calmato salvando molte navi ancorate in porto o in arrivo.



Sotto un’altra teca vedrete un’altra opera di mirabile fattura, lo stipo delle ceneri del Battista

La fede ha alcuni suoi antichi riti che hanno origine in gesti e ritualità del passato, alcuni di essi restano nel solco della tradizione e ogni anno rivivono con la medesima partecipazione. Passiamo spesso davanti alla Cattedrale, camminiamo di fronte alla sue antiche pietre e raramente il nostro pensiero va a quei crociati che partiti da terre lontane portarono a noi le sacre reliquie.
E poi giunge il
24 Giugno e i genovesi si raccolgono davanti a San Lorenzo. In questo giorno si celebra San Giovanni Battista, il patrono della città. Ed eccoci in Cattedrale.

La cattedrale di San Lorenzo

Cappella di San Giovanni


Il Portale della cappella


Veduta dell’interno

Le statue di sinistra: il profeta Isaia, Santa Elisabetta, Eva e la Madonna col Bambino.

La cupola della cappella con i medaglioni degli evangelisti.


ALCUNE EDICOLE GENOVESI DEDICATE A SAN GIOVANNI BATTISTA


Con questa prima edicola vi propongo una selezione delle edicole più significative che celebrano il nostro patrono:

In Via del Molo 54r si trova la secentesca edicola di San Giovanni Battista nota per la sua singolare collocazione.


Il tabernacolo infatti che custodisce nella sua profonda nicchia la statua del santo è inserito dentro alla fontana detta dei “Cannoni del Molo”, una delle stazioni terminali dell’acquedotto storico.

A tale cisterna risalente al 1634 erano collegati i tubi, un tempo chiamati “cannoni” che distribuivano l’acqua alle fontane pubbliche.


I cannoni, a differenza dei più evoluti bronzini dotati di valvola, erano forniti solo di tappi costruiti in marmo o ceramica, o ferro.


Proprio accanto al piccolo tempio si notano due listelle di marmo incastinate nelle pietre con numerazione araba e romana. Sotto s’intuisce la bocca marmorea, oggi occlusa, di uno di questi cannoni.


L’edicola in stucco si presenta nella canonica conformazione a tempietto classico con colonne ioniche in marmo.

La scultura protetta invece da una elaborata grata in ferro battuto risulta purtroppo poco visibile.


Ai lati sono incise due coccarde con cartiglio a forma di scudo abrasi.

Alla base la celebre epigrafe:
“Moles Esto / et Mollias /
MDCXXXIII.


(A ME ZENA)

In Via della Maddalena, sull’abside dell’omonima chiesa, è incastonata la settecentesca edicola di San Giovanni Battista. Talmente maestosa che gli storici dell’arte ipotizzano essere la parte superiore di un altare traslocato qui da qualche altro edificio religioso sconsacrato o demolito.
Protagonista è la statua del santo attorniata dalle Due Marie. Al centro del timpano spezzato la Madonna del Loreto con ai lati due putti in adorazione. (A ME ZENA)

All’angolo con Vico San Sepolcro l’antico portale in pietra nera di promontorio che rappresenta il Battista nel deserto al cospetto del Dio padre che affida la sua famiglia alla protezione divina. Il bassorilievo ricco di simbologie orientali e pagane rappresenta un’allegoria della famiglia proprietaria, quella dei Grillo, che volle affidarsi direttamente al Divino senza troppe intermediazioni.


A destra una cicogna, forse uno struzzo vicino ad un leopardo sdraiato a terra davanti ad uno sfondo di alberi e rocce. Sulla sinistra San Giuseppe accompagna con la mano una figura femminile alata che esce da uno scudo. La scena rappresenta la presentazione del casato al cospetto del Dio Padre che appare all’estrema sinistra pronto ad accogliere benignamente la richiesta. (A ME ZENA)

L’elegante settecentesco medaglione del civ. n. 4 di Via San Siro rappresenta la Sacra Famiglia con san Giovannino.

 

In Vico Cinque Lampade angolo Vico del Filo si può ammirare la splendida rappresentazione della Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e Santa Caterina da Genova.
La settecentesca edicola presenta un mirabile tabernacolo in marmi policromi caratterizzato da lesene di ordine ionico con fregi e panneggi che fanno da cornice ad una poco profonda nicchia impreziosita da un cherubino alato.
Sull’imponente trabeazione si regge la raggiera dello Spirito Santo in un fastigio di riccioli e volute. In cima due teste di cherubini alati.
Ai lati si scorgono due grandi teste alate fra i fogliami che reggono due grosse lampade in ferro.
Protagonista della scena è la Madonna con in braccio il Bambinello che regge il globon terracqueo. Ai piedi della Vergine San Giovannino aggrappato alle sue vesti guarda verso l’alto.
Santa Caterina invece è in ginocchio offre con la mano destra il proprio cuore alla sacra coppia.
Sulla mensa recita il cartiglio:
“Regina Coelorum Restaurat. Anno 1790. 24. 7bris.
Alla base del tabernacolo sono posti due dipinti in ardesia rivolti verso i rispettivi caruggi…
ma questa è un’altra storia…

A tutti i Genovesi, felice festa di San Giovanni dalla cappella del Doge, un gioiello prezioso ed essenziale per comprendere e conoscere la storia di questa città. 

Nel particolare dell’affresco del Carlone, Maria regina di Genova con i santi protettori della città, Giorgio, Giovanni Battista, Bernardo e Lorenzo, metà del 1600. (Serena Bertolucci)


Rapallo – Dino Alloi – Rapallini e Rapallesi: come siamo e come eravamo

CONCLUSIONE

I forestieri restano confusi dal fatto che Genova è detta la Repubblica di San Giorgio, mentre come patrono del comune di Genova è venerato San Giovanni Battista.

Ovviamente lascio agli storici genovesi il compito di scindere e interpretare questi due sentimenti. Di San Giorgio ce ne siamo occupati di recente, a San Giovanni Battista ho dedicato una breve ricerca in occasione della sua  natività, il 24 giugno.

L’impressione che ho ricevuto, ripeto, dopo una breve esplorazione nel mondo di questi due personaggi nel contesto della nostra città capoluogo é la seguente:

San Giorgio rappresenta gli Ordini Cavallereschi, le alte sfere della Aristocrazia, ha un blasone nobiliare ed un carattere internazionale che ha “stregato” decine di Paesi del mondo medievale.

San Giovanni Battista “il Precursore”, secondo il mio modestissimo parere, parla il dialetto genovese, lo s’incontra spesso nel labirinto dei vicoli di Genova, nel più grande Centro storico d’Europa, come se le sue ceneri custodite nella Cattedrale di San Lorenzo siano state sparse, per suo volere, lungo la spianata che scende verso il mare e abbiano trovato dimora, da secoli, in mezzo ai marinai di mezzo mondo, tra i personaggi più ambigui ma veri tanto cari a don Gallo.

SACRO E PROFANO nel mercantilismo religioso…

Le meravigliose edicole scolpite da mani artistiche rimaste anonime, sono presenti tra le chiese e i casini, in quella atmosfera marinara che vide partire i crociati e ritornare con le sue ceneri, tra quei “caroggi” dove solo un uomo di mare sa destreggiarsi tra biancheria appesa come vele, e vicoli stretti e ombrosi come la sottocoperta delle galee, dei vascelli e di tutte le navi del mondo che circolano ancora oggi per i sette mari.

Lo spirito di questo Santo si trova ancora nella parte più nascosta di Genova, in mezzo alla sua gente di mare che lo venera perché ancora oggi li protegge dalle tempeste della vita.

Quella gente che grazie a Faber, a Lauzi e ad altri artisti della Scuola Genovese, abbiamo imparato ad amare.


Carlo GATTI

Rapallo, 24 Giugno 2020