UN PEZZO DI STORIA RIEMERGE DALL'ØRESUND

UN PEZZO DI STORIA RIEMERGE  DALL'ØRESUND

Scoperto un mercantile del XV secolo in condizioni eccezionali.  E’ stato chiamato Svælget 2 in riferimento a una nave che, secondo i Registri Medievali, dominava i traffici nel Baltico ed era descritta come una delle più grandi imbarcazioni costruite nel xv secolo.

L'Øresund (o Öresund) è lo stretto braccio di mare che separa l'isola danese Sjælland, dove si trova Copenaghen, dalla costa della Svezia – Skåne, la regione dove si trova Malmö.

Sulla carta geografica, Öresund è il tratto di mare a est della Danimarca e a ovest della Svezia meridionale. Lungo circa 118-150 km, con una larghezza che varia da un minimo di 4 km a un massimo di 28 km.

Il Ponte di Øresund

Danimarca e Svezia sono collegate da un ponte-tunnel ormai famoso che unisce i due paesi.  Mette in comunicazione il Mar Baltico con il Kattegat (e quindi il Mare del Nord). Collega le città di Copenaghen (Danimarca) e Malmö (Svezia).

 

YouTube

 IL PONTE SOTTO IL MARE

https://www.youtube.com/watch?v=0BxeXiHAHEA

 

ØRESUND/ ÖRESUND BRIDGE

La struttura attraversa lo stretto, unendo l'isola artificiale di Peberholm con un ponte e un tunnel sotterraneo/subacqueo.

 

Fu inaugurato nel 2000, è il ponte “strallato” più lungo d'Europa e collega in pochi minuti la Danimarca alla Svezia.

 

 

IL RELITTO

UNA COCCA MEDIEVALE  

 DI GRANDI DIMENSIONI

La nave è rimasta sepolta per oltre seicento anni

nelle fredde acque dell’Øresund

 

Il relitto Svælget 2, è stato individuato tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 nelle acque della capitale danese.

Ricostruzione di una COCCA del Baltico

 La COCCA era una nave in uso nel Medioevo nel Mar Baltico, sviluppata nel X secolo, forse dal modello dello knarr norreno e massicciamente diffusasi nel XII secolo e oltre. La propulsione era mista: remi e vela. Di forma "rotonda" (c.d. "Round-ship"), era lunga 15-25 mt e larga 5-8 mt, con stazza massima di 200-300 tonnellate. L'unico albero era armato a vela quadra, il timone a perno era montato sotto la poppa e l'opera morta era molto alta per permetterle di affrontare in sicurezza la navigazione in mare aperto.

Il relitto della Svælget 2, secondo gli esperti, è una Cocca Medievale, considerata la più grande tra quelle scoperte in precedenza. Si trova in queste fredde acque a circa 13 metri sotto il livello del mare sul fondale dell’area indicata dalla freccia, (foto sotto).

La posizione approssimativa del relitto è nella zona vicino al ponte di Øresund (circa 55°34'N 12°49'E). 

 

PROGETTO A LUNGO TERMINE

Più precisamente, la scoperta è avvenuta durante i rilievi dei fondali per il progetto Lynetteholm, un'isola artificiale in costruzione davanti alla capitale danese per proteggere il porto e la città dal previsto innalzamento del livello dell’acqua del mare; un baluardo contro le tempeste indotte dai cambiamenti climatici. L’opera sarà terminata tra circa 30 anni.

 

Su questa area di 275 ettari verrà costruito un nuovo quartiere residenziale e commerciale galleggiante in grado di ospitare fino a 35 mila persone.

Le Pale Eoliche sono già funzionanti

 

Caratteristiche e Immagini

del Relitto 

Battezzata Svælget 2, questa imponente cocca risale al 1410 circa e presenta uno stato di conservazione eccezionale, con il lato di dritta quasi intatto.

Reperti visibili: Nelle foto diffuse dal Vikingeskibsmuseet di Roskilde si possono osservare i resti del castello di poppa, una cucina in mattoni (la prima del genere trovata in acque danesi) e oggetti personali come pentole in bronzo, pettini e grani di rosario.

La nave trasportava merci di uso quotidiano, ma fondamentali per l’economia del tempo: sale, legname, mattoni e derrate alimentari. Secondo gli esperti del museo, lo stato di conservazione del relitto è eccezionale.

Scondo la  dendrocronologia*, la COCCA risale al 1410 ed era in grado di trasportare fino a 300 tonnellate di carico, un vero “gigante” per l'epoca.

Le analisi effettuate sui resti del relitto hanno rivelato un dettaglio sorprendente:

- il legname per la costruzione proveniva dalla Polonia.

- le costole della nave erano originarie dei Paesi Bassi.

Una vera e propria filiera internazionale di “componenti nautici” in epoca medievale.

Costruire un’imbarcazione di queste dimensioni richiedeva capitali, competenze specialistiche e una rete commerciale già strutturata: è la prova tangibile di una società capace di finanziare, costruire e gestire infrastrutture colossali, quando il mare era la principale autostrada d’Europa.

*La dendrocronologia è la scienza che studia gli anelli di crescita annuali degli alberi (dal greco dendron=albero, chronos=tempo, logos=studio) per datare il legno e ricostruire eventi climatici, ambientali e storici passati, analizzando lo spessore e la densità di ogni anello che riflette le condizioni di crescita di quell'anno specifico. Permette di datare con precisione manufatti archeologici, supporti di opere d'arte e di ricostruire la storia climatica con accuratezza annuale, creando una sorta de "codice a barre" naturale.

 

Museo nazionale danese è il più grande Museo di Storia Culturale  della Danimarca. Si tratta di un Cntro di Conservazione dedicato alla storia della civiltà danese messa a confronto con altre civiltà

Oggi, mentre i resti vengono conservati nel Museo Nazionale ubicato nel centro della capitale danese, Svælget 2 continua a raccontare una storia sommersa: quella di un Medioevo più moderno e organizzato di quanto avessimo mai immaginato.

ALBUM FOTOGRAFICO

 

Gli archeologi subacquei del Viking Ship Museum mentre lavorano sul sito.

 

Pettine in legno quasi integro

 

ROV subacquei Viking Ship Museum

 

Una pentola di bronzo recuperata dalla nave mercantile medievale Svælget 2

 

Un accessorio in legno recuperato dalla nave mercantile medievale Svælget 2

Rilievo in 3D che mostra i resti della nave mercantile medievale Svælget 2 sepolta sotto la sabbia e il limo sul fondale marino.

 

Viking Ship Museum.

 

 

Frammento di legno curvo con segni di usura sulla superficie e segni di utensili, documentato durante gli scavi di 

 

Resti della nave trovati sul fondale frammezzate a lische di pesce.

 

 

RIFLESSIONE FINALE

Dinanzi alle ricerche rivolte al passato archeologico della navigazione d’epoca colombiana e non solo, si resta sempre colpiti dal ritrovamento di un dettaglio marinaresco, di una particolare tipologia di carico o di una traccia silenziosa lasciata dal lavoro dell’uomo sul mare.

In questa ricerca, però, ciò che stupisce maggiormente è l’eccellente stato di conservazione dei reperti, probabilmente favorito dalla scarsa salinità del Mar Baltico, che sembra custodire la memoria con maggiore rispetto.

E tuttavia, ad essere sincero, ciò che più mi ha colpito in questo viaggio ideale verso il Nord Europa non riguarda il passato, bensì il futuro.

La visione politica del governo danese, che con largo anticipo ha avviato un progetto destinato a durare trent’anni, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il territorio dagli effetti annunciati del cambiamento climatico, rappresenta un esempio di pianificazione che guarda lontano, come fanno i buoni marinai quando leggono il cielo prima della tempesta.

Alla luce di quanto sta accadendo anche nel nostro Paese – frane, smottamenti, coste che arretrano, città che lentamente finiscono in mare – ogni lettore potrà trarre le proprie conclusioni.

Io mi limito a dirne una sola:

Beati loro!

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, 2 febbraio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LO STOCCAFISSO DELLE LOFOTEN A BADALUCCO - Liguria

LO STOCCAFISSO DELLE LOFOTEN A BADALUCCO (Baücôgna) - VALLE ARGENTINA

Liguria 

Le Isole Lofoten -Norvegia

Oggi Badalucco è considerata una "capitale" dello stoccafisso, mantenendo un legame diretto persino con la Norvegia (le Isole Lofoten), da cui proviene la materia prima. 

 

Magnifico entroterra della Liguria di Ponente. Nello specifico siamo in valle Argentina a pochi km da Sanremo. La valle Argentina si snoda per 40km nell’entroterra sino al confine con il Piemonte e la Francia. Numerosi itinerari di bici da corsa e MTB la fanno una delle valli più complete della Liguria dal punto di vista ciclistico.

 

BADALUCCO

 

Altitudine: 179 mt s.l.m

Abitanti:    1.072

Comuni confinanti: Bajardo,Ceriana, Dolcedo, Molini di Triora, Montalto Carpasio, Taggia.

La sua specialità è un piatto che ha un suo antico “Significato Culturale” : rappresenta la fusione tra lo stoccafisso, importato dai marinai norvegesi, e i prodotti della terra locale, diventando un pilastro della cucina tradizionale del borgo. 

"Baucogna" (o Baücôgna) è infatti il nome di Badalucco nel dialetto locale. Chiamare il piatto "alla baucogna" significa letteralmente cucinarlo "alla maniera di Badalucco".

 

Lo stoccafisso alla badalucchese (spesso confuso o associato a denominazioni locali simili) prende il nome dal comune di Badalucco, nella Valle Argentina in Liguria, dove la preparazione è una tradizione secolare legata alla cultura contadina e alla conservazione del pesce. Non si chiama "baucogna", ma è famoso per la sua ricetta specifica. 

Per la gente di Badalucco lo stoccafisso è un legame col mare?

Noi pensiamo di sì! Per gli abitanti di Badalucco, un comune dell'entroterra ligure, lo stoccafisso rappresenta un legame storico e identitario profondo che va oltre il semplice consumo di pesce. 

Questo legame non deriva da una vicinanza geografica immediata al mare, ma da una celebre leggenda storica risalente alle invasioni saracene: 

L'assedio

Si narra che durante un lungo assedio da parte dei Saraceni, i cittadini di Badalucco riuscirono a resistere e a non arrendersi per fame proprio grazie alle grandi scorte di stoccafisso accumulate.

Resistenza alimentare: Essendo un prodotto essiccato e a lunga conservazione, lo stoccafisso permise alla popolazione di sopravvivere tra le mura del borgo fino alla ritirata degli invasori.

Identità culturale: Da allora, lo stoccafisso è diventato il simbolo della tenacia del paese. Ogni anno, a metà settembre, questa eredità viene celebrata con Il Festival dello Stoccafisso alla Badalucchese (o Stocafissu a Baücogna), una tradizione che nel 2025 ha raggiunto la sua 53ª edizione

 

La ricetta dello Storico Prof. Mauro Salucci

Stocafissu a baücôgna (Stoccafisso alla badalucchese) della Valle Argentina non è una semplice ricetta, ma un modo con cui la popolazione di Badalucco celebra dall'antichità il ricordo della vittoria sui pirati saraceni dopo un lungo assedio al borgo da cui la popolazione uscì vincitrice. Il protagonista è il merluzzo essicato. A parte noci, nocciole, pinoli e cherigli di noci vengono prima tostati in padella e poi pestati nel mortaio. Uniti con funghi secchi, olive taggiasche, olio extra del posto, acciughe sotto sale, vino bianco secco, amaretto anch'esso pestato, peperoncino, sale, prezzemolo, aglio, stoccafisso sapientemente stemperato gradualmente in brodo di carne, sistemando di pepe. Gradualmente, dopo quattro ore di cottura, questo piatto ci riporterà indietro nei secoli, ai forti sapori speciali e veri dell'entroterra e della sua gente orgogliosa e indomita, fiera delle sue tradizioni.

 

 Lo stoccafisso a Baücôgna

E’ una tradizione culinaria ultracentenaria di Badalucco (Valle Argentina), legata all'uso dello stoccafisso norvegese delle Lofoten, diffuso in Liguria dal XVII secolo. Originatosi come piatto povero durante le invasioni saracene, è un simbolo della cultura locale, celebrato con un famoso festival e cucinato con olio taggiasco, noci, nocciole e funghi.

 

Ecco i punti salienti della tradizione

 

Origini Storiche:

Badalucco vanta una tradizione di oltre 400 anni nella preparazione dello stoccafisso, con una sagra storica che dura da oltre 50 anni

Lo stoccafisso si è diffuso in Liguria intorno al 1600 grazie ai commerci, diventando un alimento essenziale, facile da conservare e trasportare. La tradizione narra che durante l'invasione dei Saraceni, gli abitanti dell'entroterra abbiano resistito grazie allo stoccafisso, un alimento a lunga conservazione che garantiva il sostentamento.

La Ricetta

(Stoccafissu a Baücôgna): La preparazione richiede circa 5/6 ore di cottura lenta in grandi paioli con sugo. Prevede l'uso di stoccafisso di alta qualità, olio extravergine d'oliva, acciughe, aglio, pinoli, nocciole, funghi secchi, prezzemolo e brodo di carne. Viene spesso disposta a strati con le lische in basso per insaporire, formando una ciambella.

La Sagra e la Tradizione:

Da oltre 50 anni, Badalucco celebra questo piatto con il "Festival dello Stoccafisso", un evento di rilievo internazionale che richiama visitatori e autorità, celebrando il legame tra Badalucco e la Norvegia (spesso con la presenza dell'Ambasciatore norvegese).

Legame col Territorio:

Lo stoccafisso, nonostante provenga dal Nord, è diventato un prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) ligure. La ricetta badalucchese esalta i sapori locali, in particolare l'olio cultivar taggiasca.

La preparazione moderna è curata dalla Pro Loco e dalle famiglie locali, mantenendo viva una tradizione culinaria che unisce il borgo alla storia.

 

COSA C’E’ DA VEDERE A BADALUCCO?

 

 

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

 

La chiesa di Santa Maria Assunta e San Giorgio nel centro storico badalucchese

 

 - Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e San Giorgio                    

Costruita in stile barocco dal 1683 al 1691; l'edificio fu ulteriormente                            modificato nel 1834. La facciata è a due ordini di colonne sovrapposte su                 alto plinto ed erme. Recentemente ha avuto un'importante ristrutturazione               conclusa nel 2024.

-Oratorio di San Francesco, attiguo alla parrocchiale, ricostruito nel 1645 con            facciata in stile neoclassico.

-Chiesa di Nostra Signora della Misericordia nel capoluogo, del 1701 in stile               barocco.

- Chiesa di San Nicolò. L'edificio fu eretto nel XVII secolo, anche se citato già             nel 1434, in posizione sovrastante sul paese sulle precedenti rovine del                       castello dei conti di Ventimiglia, signori di Badalucco.

- Cappella di Santa Lucia, costruita su uno dei piloni dell'omonimo ponte sul             torrente Argentina.

- Cappella della Madonna degli Angeli presso l'omonimo ponte sul torrente               Argentina, edificata nel corso del Seicento (ma completamente rifatta nel                 secondo dopoguerra) lungo l'antica mulattiera per la frazione di Montalto                 Ligure (Montalto Carpasio).


  - Santuario della Madonna della Neve, situato sulla cima del monte Carmo.

  - Chiesa della Regina di tutti i Santi. Costruita nel 1721 sul poggio della                         Pallara, nei pressi della frazione di Argallo.

  - Chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario nella frazione di Ciabaudo.

 

Architetture civili

           

Ponte della Madonna degli Angeli sul torrente Argentina, del 1614 a tre arcate in pietra

Centro storico

Il borgo medievale conserva ancora oggi cinque passaggi: 

- la porta di San Rocco con piccolo corpo di guardia,

- la porta del Poggetto,

- la porta di Santa Lucia sul ponte omonimo,

- la porta del Beo 

- la portadella Castella.

A Badalucco, il "Paese Dipinto", per i suoi muri ricoperti di murales e opere in ceramica, i ponti medievali (come il Ponte di Santa Lucia) sul torrente Argentina, la Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giorgio e il Museo Frantoio Panizzi, immergendoti nell'atmosfera del borgo e gustando l'olio locale e lo stoccafisso alla badalucchese.

Nel borgo

Centro Storico: Perditi tra i "caruggi" (vicoli) ammirando i murales e le installazioni artistiche permanenti che lo trasformano in un museo a cielo aperto.

Ponti Medievali: Attraversa i caratteristici ponti a schiena d'asino che collegano le diverse parti del paese, offrendo scorci sul torrente Argentina.

Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giorgio: Un'importante parrocchiale che custodisce opere d'arte.

Chiesa di San Niccolò  Una chiesetta del Quattrocento con tesori artistici.

Museo Frantoio Panizzi: Un luogo che racconta la storia della produzione dell'olio d'oliva, un'eccellenza del territorio.

UpArt Festival: Se visiti a settembre, potresti trovare questo festival che anima il paese con varie forme d'arte.

 

Nelle vicinanze (Valle Argentina)

Valle Argentina: Ideale per escursioni e passeggiate, offre paesaggi naturali suggestivi.

Grotta Bertrand: Un sito archeologico preistorico con testimonianze dell'Età del Rame, per chi ama la storia.

Triora: "Il borgo delle streghe", famoso per le leggende e le vicende storiche legate ai processi per stregoneria.

 

APPROFONDIMENTO

 

Borgo Medievale e Arte

 . Centro storico: Passeggia tra gli stretti vicoli ("caruggi") e le piazzette del                 borgo medievale, caratterizzato da case in pietra a vista.

  • Museo a cielo aperto: Le stradine sono arricchite da numerose maioliche e opere di ceramica posizionate sui muri degli edifici, trasformando il paese in un museo all'aperto.

  • Ponti storici: Ammira i due ponti risalenti al tardo Medioevo che attraversano il torrente Argentina, elementi chiave dell'architettura storica del paese. 

 

Natura e Relax

  • Laghetti di Badalucco: A pochi passi dal centro, puoi trovare laghetti e cascate naturali nel torrente Argentina, ideali per un bagno rinfrescante nelle giornate estive.

  • Sentieri e trekking: La zona offre diversi percorsi per escursioni e trekking, permettendo di godere della natura incontaminata e di panorami suggestivi, come verso il Colle D'Oggia

 

Cultura Enogastronomica

  • Olio Roi: Visita la storica azienda produttrice di olio extra vergine d'oliva Taggiasca, un pilastro dell'economia locale. Puoi acquistare diverse varietà di olio, olive taggiasche e altre specialità locali nel punto vendita.

  • Cucina locale: Scopri l'ottima cucina ligure in ristoranti e agriturismi tipici, che offrono piatti tradizionali come i ravioli alle erbette e il brandacujun.

 

Specialità da provare

 - Olio Extra Vergine d'Oliva: Prodotto con le olive taggiasche locali.

 - Stoccafissu a Baucogna: Un piatto tradizionale a base di stoccafisso.

 - Fagiolo di Badalucco (Rundin): Un fagiolo Presidio Slow Food.

 

Comune di Badalucco

https://www.comune.badalucco.im.it ›

 

Come raggiungerci

 

In Auto:

Provenienza da Genova: autostrada A10 uscita casello Arma di Taggia 

Provenienza dalla Francia: Autostrada A8 uscita casello Arma di Taggia. Da lì, si prosegue sulla strada provinciale SP548 per circa 10-15 km in direzione nord, seguendo le indicazioni per Badalucco. È situato a circa 179 metri di altitudine. 

In Treno

La stazione ferroviaria più vicina è Taggia-Arma, da cui prendere un autobus o taxi. Distanza: Dista circa 10-15 minuti di auto dalla costa. 

Badalucco:

Dista una decina di chilometri dalla zona costiera e si propone come un'alternativa ideale per i visitatori che desiderano natura.

 

 

Dello stesso autore:

 

DALLE ISOLE LOFOTEN ARRIVÒ LO STOCCAFISSO

di Carlo GATTI

https://www.marenostrumrapallo.it/dalle-isole-lofoten-arrivo-uno-dei-piatti-preferiti-dai-genovesi/

 

LO "SCOPRITORE" DELLO STOCCAFISSO 

di Carlo GATTI

https://www.marenostrumrapallo.it/nannni/

 

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, febbraio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LA NAVICELLA DI ROMA - UN EX VOTO DEI MARINAI DELLA FLOTTA DI CAPO MISENO

 

NAVICELLA DI ROMA

UN EX VOTO DEI MARINAI DELLA FLOTTA DI CAPO MISENO

 

La lunga storia di una galea romana che continua a sopravvivere con i suoi simboli millenari

 

CASTRA PEREGRINORUM

Zona destinata ai militari di passaggio

 

LA NAVICELLA originale fu ritrovato nella zona dell'antica Castra Peregrina. La tradizione vuole che i marinai della flotta di Capo Miseno, responsabili del velarium del Colosseo, dedicassero questa navicella marmorea alla dea Iside, protettrice dei naviganti.

La basilica di Santo Stefano Rotondo

Conosciuta come Chiesa della Navicella.

Veduta dell’Acquedotto Claudio, la basilica di S.Stefano Rotondo e la navicella

La Castra Peregrina, l'antica caserma dei soldati provinciali distaccati a Roma, si trovava sul Celio (Rione Celio), precisamente nell'area sottostante la moderna Basilica di Santo Stefano Rotondo. L'area si estendeva tra la chiesa e la zona della vicina villa Casali, dove sono stati rinvenuti resti archeologici.

La fontana della Navicella

Ha una curiosa storia legata ai marinai dell’Antica Roma e da meno di cent’anni è stata restaurata da semplice ornamento della piazza che la ospita a vera e propria fontana.

 

LA STRUTTURA

Nel 1931, duranti i lavori dell’allargamento della strada, la statua è stata trasformata come fontana alimentata dall’acquedotto Felice

La fontana è costituita da una piccola nave scolpita nel marmo, che raffigura una galera romana che venne collocata nel centro di una grande vasca modanata di forma ellittica, situata quasi al livello del suolo.

Al centro della nave, uno zampillo scende lungo i lati laterali del ponte che ricadono nel catino inferiore di travertino.

 

Il MARE

E' ricordato all’interno della vasca per il fondale mosaicato di forma ovale, con pietre fiumane rappresentante pesci e imbarcazioni.

 

IL BASAMENTO

 

Della graziosa galera poggia su di un grande piedistallo rettangolare sui cui sono scolpiti gli stemmi di Leone X sulle facciate, composto dalle due chiavi decussate, sovrastato dalla Tiara. All’interno lo Scudo dai sei bisanti ossia palle, cinque rosse ed una blu con tre gigli medicei. 

 

Si tratta della rappresentazione, in marmo bianco e travertino, di una galera romana, poggiata su due scalmi. Il ponte è delimitato da un corrimano sostenuto da nove mensole alternate ad altrettanti boccaporti.

 

Un cinghiale come polena

Il cinghiale era visto come un animale indomito e aggressivo. Una polena del genere serviva a incutere timore e a rappresentare la forza della nave in battaglia, una pratica comune nelle flotte antiche.

Particolarmente caratteristica la testa di cinghiale posta a decorazione della prua della nave, mentre sulla poppa è riprodotto il castello.

La polena a testa di cinghiale sulla scultura nota come Fontana della Navicella simboleggiava la ferocia, la forza e il vigore militare.

Associata alla flotta di Capo Miseno, la nave rappresentava la potenza della marina romana, spesso decorata con animali simbolici sulla prua.

 Fontana della Navicella

La fontana prende il nome dalla raffigurazione in miniatura di un’antica galera romana e si trova al centro della piazza antistante la chiesa di S. Maria in Domnica, detta anche “in navicula”.

 In epoca romana nei pressi del colle Celio sorgevano i Castra misenatium, il quartiere del reparto di marinai della flotta di stanza a capo Miseno, il cui principale incarico, quando non era impegnato in attività militari in mare, era quello di manovrare il velarium, l'enorme tenda che copriva il Colosseo e che, manovrato da un sistema di funi e carrucole, serviva a riparare il pubblico dal sole e dalle intemperie durante lo svolgimento degli spettacoli.

 

Secondo la tradizione i marinai del castra avrebbero fatto realizzare un modello marmoreo di una barca, per offrirlo (una sorta di ex voto) alla dea Iside, protettrice dei naviganti.

 

Iside, (Cerere romana) la dea egizia che attraversò il Mediterraneo

La rappresentazione più vicina ai naviganti dell'antica Roma è Iside Pelagia ("Iside del mare"), signora del mare e protettrice dei naviganti, spesso raffigurata nell'atto di guidare le navi con un mantello che funge da vela. Questa immagine unisce la tradizione egizia a quella ellenistica, talvolta mostrando la dea con le corna bovine e il globo solare, o come la dea alata simbolo del vento.

L'Iseo Portuense è un sito archeologico identificato come un antico santuario dedicato alla dea egizia Iside, rinvenuto all'Isola Sacra (Fiumicino), vicino al porto di Claudio e Traiano. Dagli scavi effettuati negli anni '60, sono emersi reperti significativi, tra cui la famosa statua in marmo nero di Iside Pelagia.

 

In origine Iside fu una delle principali divinità del panteon egizio. Poi il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo, dove ricevette una grande accoglienza e riunì fedeli di tutti i ceti sociali.

 

Museo Ostiense | Le storie dietro le opere 

La statua di Iside Pelagia

Questa statua monumentale, in marmo nero di Belevi, proviene dal cosiddetto Iseo Portuense, rinvenuto all’Isola Sacra (Fiumicino) durante scavi degli anni ’60 del Novecento.

La statua, che si data alla seconda metà del II secolo d.C. raffigura Iside Pharia o Pelagia, strettamente legata alla cerimonia del navigium Isidis, che sanciva in primavera, con il favore della dea, la ripresa della navigazione, dopo la pausa della stagione invernale.

L’Iseo Portuense era un antico tempio romano dedicato alla dea egizia Iside, situato nell'area dell'odierna Isola Sacra (Fiumicino), vicino ai porti imperiali di Claudio e Traiano. Scoperto nel 1969, il santuario era parte di un complesso dedicato a Iside Pharia (o Pelagia), protettrice dei naviganti, e testimonia la diffusione dei culti orientali nel porto di Roma.

 

CONCLUSIONE

La tradizione ci racconta: 

La fontana della Navicella, la sua sparizione e costruzione di una copia 

La prima volta che si menzionò la navicella, fu per mano di Pomponio Leto che nel 1484, ci parla di una navicella ritrovata presso l’attuale chiesa di S. Maria in Dominica e si riferiva però ad una scultura a forma di nave con la prua a testa di cinghiale e il castello di poppa, in origine alimentata dall’Acquedotto Claudio.

La scultura andò perduta durante il Medioevo ma i resti furono ritrovati all’inizio del ‘500 proprio nei pressi della basilica dove è posta oggi la fontana.

L’odierna scultura sembrerebbe essere una riproduzione di un modello rinascimentale della nave e fu realizzata probabilmente su disegno di Andrea Sansovino. Collocata nell’attuale luogo  fra il 1518 ed il 1519.

 

Si dice che le cose siano andate così...

Il papa Leone X, per evitare ulteriori perdizioni, incaricò lo scultore Andrea Sansovino di farne una copia, con una base rettangolare ornata con le insegne papali e un’epigrafe celebrativa.

In marmo bianco e travertino, rappresenta una galera poggiata su due scalmi, con una testa di cinghiale a decorare la prua della nave e sulla poppa la riproduzione del castello.

La scultura attuale fu realizzata nel 1518-1519 su committenza del cardinale Giovanni de’ Medici.

La nave, in marmo bianco, è posta sopra un basamento in marmo che riproduce sulle facce minori lo Stemma dei Medici.

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, giovedì 29 gennaio 2026

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

- CAPO MISENO - LA PIU' POTENTE BASE MILITARE DELL'ANTICHITA' 

Carlo Gatti - 17 Maggio 2018

https://www.marenostrumrapallo.it/miseno/

 

- IL VELARIUM DEL COLOSSEOdi Carlo GATTI - 1 Ottobre 2021

https://www.marenostrumrapallo.it/vele/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ULUBURUN - IL PIU' ANTICO RELITTO DEL MEDITERRANEO

ULUBURUN - IL PIU' ANTICO RELITTO DEL MEDITERRANEO

Il relitto di Uluburun è databile alla fine del XIV secolo a.C. (età del bronzo). Fu scoperto al largo di Capo Ulu Burun.

 

Il relitto è stato trovato a circa 10 km a sud-est din Kaş  Turchia 

sud-occidentale

Nella cartina è indicata la posizione del relitto da un marker sopra la scritta: “NAVE DI ULUBURUN”

 

 

La freccia rossa orizzontale indica Capo Uluburun.

La freccia rossa verticale. il relitto.

Le frecce nere, le rotte su cui circolavano le navi di quel tempo.

 

Questa foto subacquea rende l’idea della buona conservazione del relitto

 

BODRUM 

Museo di Archeologia Subacquea di Bodrum si trova nel Castello

(segnato col marker rosso)

Il Castello di Bodrum è stato edificato a partire dal 1402 dai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni

Veduta del castello davanti al porto di Bodrum 

 

Il relitto di Uluburun, è esposto all'interno del castello di Bodrum, in Turchia. Sebbene il relitto sia stato scoperto al largo della costa di Kaş, i reperti sono conservati nel suddetto museo. 

Si tratta di un ritrovamento fondamentale per lo studio delle rotte commerciali dei popoli mediterranei nella seconda metà del II millennio a.C.

Nella stiva del relitto sono stati infatti rinvenuti una grande quantità di stagno, rame, bronzo, stampi per fabbricare armi, vetro, ambra baltica, oggetti e gioielli d'oro, uova di struzzo, zanne di elefanti e denti di ippopotamo, per un totale di oltre 18.000 reperti.

 La varietà dei prodotti che componevano il carico della nave, alcuni provenienti dal nord Europa, altri dal continente africano, testimonia, come già all'epoca, gli scambi commerciali fossero molto sviluppati. La nave potrebbe essere affondata nel corso del viaggio di ritorno verso l'isola di Cipro e si ipotizza che le merci fossero state imbarcate in un grande porto di interscambio, probabilmente situato oltre le Colonne d'Ercole.

 

Ricostruzione del relitto di ULUBURUN

 

VEDUTE PANORAMICHE DELLA SPLENDIDA KAS

 

 

 

UN GRANDE SUCCESSO DELL’ARCHEOLGIA

DIECI ANNI DI CAMPAGNE

UNDICI ANNI DI RECUPERO REPERTI

 Dal 1984 al 1994 i susseguirono sul luogo undici campagne di recupero, ognuna delle quali lunga dai tre ai quattro mesi, per un totale di 22.414 immersioni, riuscendo a portare alla luce uno dei più spettacolari reperti dell'età del bronzo emersi dal Mar Mediterraneo. 

Scoperta

Il relitto fu scoperto nell'estate del 1982, quando Mehmet Çakir, un cercatore di spugne locale originario di Yalikavak, un villaggio nei pressi di Bodrum, riportò a galla dei "biscotti metallici con le orecchie" riconosciuti poi come lingotti dell'età del bronzo nella caratteristica forma ox-hide o "a pelle di bue", (una forma che permetteva di trasportarli a mano con maggiore semplicità e di conservarli nella stiva in modo efficiente).

I cercatori di spugne turchi venivano spesso assunti dall'Institute of Nautical Archaeology (INA) per poter identificare antichi relitti durante le loro immersioni. 

I ritrovamenti di Çakir allertarono Oğuz Alpözen, direttore del museo di Bodrum di Archeologia Subacquea, tanto da inviare una squadra di esplorazione per localizzare il relitto. La squadra riuscì a recuperare numerosi lingotti di rame a soli 50 metri dalla costa di Uluburun.

Rotta apparente

Grazie alle prove raccolte, si può ipotizzare che la nave fosse salpata da Cipro o da un porto in Siria o Palestina. La nave di Uluburun era senza dubbio diretta ad ovest di Cipro, ma la sua destinazione finale può essere determinata solo dagli oggetti presenti a bordo al momento del naufragio. È stato quindi ipotizzato che fosse diretta a Rodi, al tempo un importante centro di smistamento per l’Egeo.

Datazione

Peter Kuniholm dell’Università Cornell fu incaricato della datazione dendrocronologica  in modo da ottenere una datazione assoluta per la nave. I risultati hanno datato il legno attorno 1305 a.C., ma non essendo sopravvissuto alcun frammento di corteccia, che avrebbe identificato gli anelli annuali sottostanti sicuramente più recenti del ramo di provenienza, è impossibile determinare con sicurezza l'esatta data, e si può ipotizzare che la nave sia affondata non più tardi di quella data. 

Basandosi sulle ceramiche ritrovate, sembra che la nave di Uluburun sia affondata verso la fine del periodo Amarna, e non prima del tempo di Nefertiti,  visto che a bordo è stato trovato uno scarabeo in oro col suo nome. Sintetizzando, si ritiene che la nave sia affondata alla fine del XIV secolo a.C.

Gli oggetti a bordo della nave provengono da Europa e Africa settentrionale, dalla Sicilia e la Sardegna alla Mesopotamia, e sono stati prodotti da circa nove o dieci diverse culture. La presenza di questo carico indica che l'Egeo della tarda età del bronzo era impegnato in commerci internazionali anche col Vicino Oriente. 

Il vascello

 

Replica dell’imbarcazione in dimensioni reali presso il museo di Bodrum di Archeologia Subacquea.

 

I resti dell'Uluburun e il contenuto del suo carico indicano che la nave era lunga tra i 15 e i 16 metri. Si sa che è stata costruita col metodo del "prima lo scafo" con giunzioni a “Tenone e Mortasa” simili a quelli greco-romani dei secoli successivi.

Sebbene lo scafo sia stato dettagliatamente esaminato, non sono stati individuati reperti del suo “Scheletro/Ossatura”.

La chiglia appare rudimentale, forse più una piattaforma che una vera e propria chiglia. La dendrocronologia ha permesso di stabilire che la nave fu costruita con tavole e chiglia in legno di cedro del Libano e quercia. 

Il cedro del Libano è un albero indigeno delle montagne del Libano, della Turchia meridionale e della parte centrale di Cipro. 

La nave trasportava 24 ancore di pietra.

La pietra è di un tipo quasi completamente sconosciuto nell'Egeo, ma spesso utilizzata nelle mura dei templi siro-palestinesi e di Cipro. Rami secchi e sterpaglie servivano per proteggere lo scafo dal contatto con i metalli trasportati.

 Gli Scavi durarono 10 anni

 L'Institute of Nautical Archaeology (INA) iniziò gli scavi nel luglio del 1984, sotto la direzione prima del suo fondatore George F. Bass e poi del vicepresidente Cemal Pulak dal 1985 al 1994. Il relitto si trovava tra i 44 e i 52 metri di profondità su un piano roccioso in pendenza pieno di banchi di sabbia. 

 

Research Vessel: VIRAZON

INSTITUTE OF NAUTICAL ARCHEOLOGY

                                               

Metà del personale che aiutò negli scavi era accampato nella parte sud-orientale del promontorio che fu probabilmente colpito dalla nave, mentre gli altri vivevano a bordo del Virazon, la nave di ricerca dell'INA in quel periodo.

La mappatura del sito fu fatta tramite triangolazione con metri flessibili e quadrati di metallo per facilitare l'orientamento degli operai.

Quando gli scavi furono completati nel settembre 1994, tutti gli sforzi si concentrarono sulla conservazione del relitto, sullo studio, e sulla raccolta di campioni per le analisi nel laboratorio dell'Istituto d'archeologia marina in Turchia.

Le distanze da ISTAMBUL

 

KAŞ

Kaş è una piccola cittadina costiera di circa 8.500 abitanti della provincia di Antalya (nella cartina sopra, prima freccia a destra), col suo distretto che ne costituisce la parte più occidentale; si trova in un’area del Mar Mediterraneo ricca di baie, insenature, penisole ed isole, con paesaggi molto belli, impreziositi dai maestosi monti del Tauro Occidentale. Una meta che attrae molti turisti da tutto il mondo.

A differenza delle altre località balneari principali della Costa TurcheseKaş è più isolata, con l’aeroporto più vicino a 150 chilometri di distanza; è attraversata dalla strada nazionale D400, una delle più spettacolari della Turchia.

Kaş è anche la meta turca più famosa per le immersioni subacque, grazie alla variegata vita marina, all’ottima visibilità delle sue acque e ad oltre 30 siti dove praticare questa attività; in alternativa ci si può dedicare allo snorkeling, senza dover scendere diversi metri sottacqua.

Nell’antichità in quest’area della Licia sorgeva il villaggio di Antiphéllos, che fungeva da porto per la città di Phellos situata qualche chilometro più all’interno, del quale si sono conservati fino ai giorni nostri solo un teatro ellenistico da 4.000 spettatori ed alcune tombe rupestri scavate nella vicina scogliera che sovrasta la cittadina.

 

Le spiagge nei pressi di Kaş e nella penisola di Çukurbağ, che si estende ad ovest del centro città, sono piuttosto piccole ed in ciottoli, col mare che in genere si inabissa rapidamente; più ad ovest si possono però raggiungere in automobile due altre spettacolari spiagge: Kaputaş e Patara, lunga ben 7 chilometri, ma più distante.

Molto apprezzati e popolari i tour in barca, in particolare quelli che fanno tappa all’isola di Kekova ed al vicino castello di Simena, in una zona ricca di antiche rovine licie, che comprende anche il sito archeologico di Myra, situato nella città di Demre, una quarantina di chilometri ad est di Kaş.

Pochi chilometri a sud-ovest di Kaş si trovano le isole della Grecia più orientali, fra cui KASTELLORIZO, che si può visitare in giornata grazie a dei moderni traghetti che impiegano appena 20 minuti per raggiungerla.

Il clima è di tipo mediterraneo, con estati molto calde, in cui si possono sfiorare i 40° C e durante le quali le precipitazioni sono quasi del tutto assenti, mentre gli inverni al contrario sono piuttosto piovosi, ma con temperature che rimangono sui 10-15° C; i mesi di Maggio, Giugno e Settembre possono essere considerati quelli più gradevoli ed anch’essi senza piogge frequenti.

Kaş si trova a quasi 200 chilometri dal capoluogo provinciale ANTALYA ed a 100 chilometri dalla città di Fethiye, situata nella confinante provincia di Muğla.

L’aeroporto di Dalaman è quello più vicino, anche se dista comunque 150 km da Kaş, mentre il più grande e trafficato aeroporto di Antalya è a 200 km e 3 ore di viaggio dalla città; per il primo vi sono voli da entrambi gli aeroporti di Istambul,  in estate, ma non italiane, mentre per Antalya l’offerta, soprattutto interna, è maggiore.

Cosa vedere e cosa fare a Kaş

Spiaggia di Kaputaş

La spettacolare spiaggia di Kaputaş è situata 20 km ad ovest del centro di Kaş, lungo la strada D400, pochi chilometri prima di Kalkan; arrivando in auto si trovano alcuni parcheggi ai lati della strada, che però si esauriscono in fretta in alta stagione.

È una spiaggia piuttosto piccola, lunga appena 100 metri, incastonata fra delle pareti rocciose e con l’acqua del mare di uno splendido colore blu turchese.

Dalla strada bisogna scendere diversi gradini per raggiungerla; dispone di vari servizi, quali bagni, cabine per cambiarsi, delle docce ed un bar in cui si può anche mangiare qualcosa, tipo un toast o un hamburger.

 

Kekova e Simena

Kekova è un’isola disabitata, ubicata 20 km in linea d’aria ad est di Kaş; è famosa per le rovine di un’antica città sommersa, distrutta a causa di un potente terremoto nel II secolo d.C. e poi definitivamente abbandonata in epoca bizantina per via delle frequenti incursioni arabe.

Oggi tutta l’area nei dintorni dell’isola viene identificata con Kekova e comprende i due villaggi di Üçağız e Kaleköy, con quest’ultimo che è sormontato dal Castello di Simena, dal quale si gode di una spettacolare vista.

Si possono effettuare sia dei tour in barca partendo da Kaş che dal villaggio di Üçağız, col trasferimento fin qui in autobus; molto interessanti anche le gite in kayak, in quanto permettono di vedere al meglio i resti della città inghiottita dal mare.

Questa zona è soggetta a tutela paesaggistica e non si possono costruire nuovi edifici, ma si trovano diversi alloggi come pensioni e guesthouse, dalle quali si hanno dei panorami molto suggestivi, anche se in alta stagione la tranquillità viene meno a causa dei tanti turisti.

 

Antica Città di Myra  - Oggi si chiama Demre

Myra era un’antica città ellenica della Licia, regione storica dell’Asia Minore compresa fra le città di Fethiye  ed Antalya; si trova circa 45 km ad est di Kaş. Raggiunse l’apice del suo sviluppo nel corso del II secolo a.C

 Storia

Situata vicino all'attuale città di Demre, nella provincia di Antalya, in Turchia meridionale, su una fertile pianura vicino al fiume Myros, con il suo porto ad Andriake (di cui non è rimasta alcuna traccia)

Periodo di Splendore: Conobbe il suo apice sotto i Romani (II secolo a.C.) e poi sotto i Bizantini, diventando sede metropolitana e capitale di un thema (circoscrizione territoriale e militare)

Declino: Fu saccheggiata dagli Arabi nel VII secolo e infine conquistata dai Selgiuchidi, avviando un lento declino.

Importanza legata a San Nicola:

San Nicola fu vescovo di Myra dal 300 al 343 d.C. circa, compiendo atti di grande generosità.

Reliquie:

Le sue reliquie, conservate nella cattedrale della città, furono trafugate da mercanti baresi nel 1087 e portate a Bari, dando origine al culto di San Nicola di Bari.

Babbo Natale: L'iconografia di San Nicola, il vescovo di Myra, si fuse con la figura del "Sinterklaas" olandese (e altri equivalenti europei) per diventare Babbo Natale.

 

Siti Archeologici:

Oggi l'area è un importante sito archeologico e turistico, famoso per le sue tombe rupestri licie scolpite nelle scogliere e per la Chiesa di San Nicola (Demre) dove si trova il sepolcro originale del santo.

Il sito archeologico include delle splendide tombe rupestri scavate nella roccia della montagna soprastante oltre ad un teatro da circa 10.000 posti.

 

Nell’attuale città di Demre si trova la Chiesa di San Nicola che ospitava le reliquie dell’omonimo e noto santo, trafugate però nel 1087 e portate a Bari.

 

PATARA

 

Nell’attuale città di Demre si trova la Chiesa di San Nicola che ospitava le reliquie dell’omonimo e noto santo, trafugate però nel 1087 e portate a Bari.

 

Spiaggia ed Antica Città di Patara

https://it.wikipedia.org/wiki/Patara

Patara fu una città fiorente di traffici marittimi e commerciali, affacciata sulla costa sud-occidentale della Lycia, sulla costa mediterranea della Turchia, vicino alla moderna cittadina di Gelemiş, nella provincia di Antalya.

I resti del Porto

 

L’Antico Faro

 

Patara è una delle spiagge di sabbia ininterrotte più lunghe di tutta la Turchia, visto che si estende per ben 7 chilometri, nell’estremità sud-occidentale della provincia di Antalya, fino alla foce del fiume Eşen; dista poco più di 40 km da Kaş.

Poco prima della spiaggia si incontrano inoltre alcune antiche rovine di grande interesse, a partire dall’immancabile teatro greco-romano, di quella che era la capitale della confederazione licia.

I resti della città, sparsi su uno spazio abbastanza ampio, comprendono anche dei templi, una basilica romana, delle terme, la zona portuale, un granaio e l’agorà, in cui si discutevano le questioni più importanti, oltre ad un maestoso arco di trionfo.

Nei pressi dell’accesso principale alla spiaggia è presente un punto di ristoro e si possono anche noleggiare lettini ed ombrelloni; proseguendo verso ovest si incontrano anche delle dune e l’affollamento, anche in piena alta stagione, cala in maniera vistosa.

Era il porto più importante della Licia, durante il periodo della Confederazione licia  la città possedeva tre voti.

Ricordo, per esserci stato, che nell’antichità Patara disponeva di un porto strategico con più imboccature che permettevano ai naviganti di scegliere l'accesso più favorevole in base alle condizioni meteo-marine, dimostrando un'ingegneria portuale molto avanzata per l'epoca. Questo sistema offriva flessibilità e protezione, rendendo Patara un porto molto importante e trafficato.

Patara è menzionata anche nel Nuovo Testamento come il porto da dove Paolo e Luca cambiarono nave. La città divenne presto cristiana, ed alcuni dei suoi primi vescovi sono conosciuti, essendo citati dallo storico francese Michel Le Quien

Durante l’Impero bizantino la città restò un importante centro all'incrocio di vie tra oriente e occidente per commercianti e pellegrini. Nel 537  venne esiliato nella città il Papa Silverio.

Durante le guerre tra Islam e Bisanzio, la città venne abbandonata. La città resta sede vescovile della Chiesa Cattolica Romana con il titolo di, Patarensis; vacante dal 3 febbraio del 2006.

 

Antiche Città di Xanthos e Letoon

Xanthos e Letoon erano due città della Licia poste a breve distanza l’una dall’altra (4 km circa), a nord di Patara, anch’essa non molto lontana; dal 1988 sono incluse nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.

Nei due siti archeologici si possono visitare le rovine di templi, teatri romani, agorà, strade colonnate, mosaici e sarcofagi; essi sono inoltre collegati tramite il percorso della Via Licia.

I due siti distano una cinquantina di chilometri da Kaş e qualcosa in più da Fethiye, con chiare indicazioni per raggiungerli dalla strada nazionale D400.

 

Isola di Kastellorizo (Grecia)

Megisti

Il porto di Castelrosso (Kestellorizo). Sullo sfondo a sinistra la costa della LICIA

 

Castelrosso vista da Kaş

Kastellorizo (Castelrosso in italiano) è la più orientale di tutte le isole abitate della Grecia; ha una superficie di 9 Km², conta circa 500 abitanti e dista appena 2 chilometri dalle coste turche e 5 km dal centro di Kaş.

L’isola deve la sua notorietà al film Mediterraneo, girato interamente a Kastellorizo ed ambientato durante la Seconda guerra mondiale, che ha per protagonisti fra gli altri Diego Abatantuono e Claudio Bisio.

Vista la breve distanza da Kaş è possibile visitare l’isola utilizzando i traghetti della compagnia Meis Ferry Lines, che coprono il tragitto in 20 minuti.

Oltre all’unico centro abitato, il piccolo villaggio di Megisti, fra gli altri sono presenti il Castello dei Cavalieri di San Giovanni risalente al XIV secolo, il sito archeologico di Paleokastro ed il Monastero di Agios Georgis, dal quale si può godere di uno splendido panorama, che ripaga la fatica dei 400 scalini da percorrere per raggiungerlo.

 

 

Prima pagina de La Domenica del Corriere, 9 marzo 1941: "La riconquista di Castelrosso”. L'isoletta di Castelrosso nel Dodecaneso, sulle quali gli inglesi avevano compiuto uno sbarco, viene riconquistata da Marinai e Camicie nere italiani: sbarcati a loro volta, essi travolgono il presidio nemico, facendo prigionieri e conquistando una bandiera britannica".

YouTube

PASSATO E PRESENTE – DODECANESO Italiano

Paolo Mieli – Isabella Insolvibile

https://www.raiplay.it/video/2024/11/Passato-e-Presente---Dodecaneso-Italiano---05122024-fcf2f71c-2ce-6-421f-9168-51a6a192cc43.html

 

Le isole di Rodi, Lero, Cos, oggi tra le mete predilette dal turismo italiano, fanno parte dell'arcipelago del Dodecaneso che per ben trent'anni è appartenuto all'Italia.

Quella del Possedimento italiano del Dodecaneso è una storia controversa che, pur contemplando una vasta opera di ammodernamento economico e urbanistico, reca in sé le caratteristiche di un vero e proprio dominio coloniale.

Il regime fascista, soprattutto durante il Governatorato di Cesare Maria De Vecchi, attua una politica di assimilazione linguistica e culturale forzata alimentando nei dodecanesini profondi sentimenti antitaliani.

Dopo l'armistizio, nel settembre del 1943, all'occupazione italiana subentra quella, ancora più feroce, delle truppe tedesche, e alla fine del Secondo conflitto mondiale, col Trattato di Parigi siglato il 10 febbraio del 1947 tra l'Italia e le potenze vincitrici, le isole egee vengono assegnate definitivamente alla Grecia.

In studio, con Paolo Mieli, la storica Isabella Insolvibile.

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, 27 gennaio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


IL FARO DI SALVORE - UMAGO - ISTRIA - CROAZIA

IL FARO DI SALVORE

 UMAGO

ISTRIA - CROAZIA

 

UMAGO

Ha una storia millenaria che inizia con i Romani, prosegue sotto il dominio veneziano (dal XIII secolo, lasciando un'impronta di strade strette e mura), passa all'Austria-Ungheria (che ne favorì sviluppo), diventa italiana dopo la Prima Guerra Mondiale, e infine jugoslava (con l'esodo italiano) fino all'indipendenza della Croazia nel 1991, mescolando architetture e culture diverse.

 

IL FARO DI SALVORE

e la sua leggenda  d'AMORE...

Le storie locali legano il faro alla triste storia del conte austriaco Metternich ...

Periodi Storici Chiave 

Origini Romane: Sorta su un insediamento preesistente, Umago fu una località costiera romana con ville e infrastrutture.

Medioevo: Attaccata e ricostruita, passò sotto il Patriarcato di Aquileia e poi divenne un importante porto della Repubblica di Venezia nel XIII secolo, restandovi fino al 1797.

Dominio Austriaco e Francese: Dopo la caduta di Venezia, fu austriaca (Trattato di Campoformio, 1797), poi francese (1805-1813), per poi tornare sotto gli Asburgo.

Dominio Italiano e Jugoslavo: Dopo la Prima Guerra Mondiale (1919), divenne parte dell'Italia; dopo la Seconda, fu zona B del Territorio Libero di Trieste, entrando poi nella Jugoslavia nel 1954 e diventando croata nel 1991.

Eredità Storica

Architettura: Il centro storico conserva il tracciato medievale e veneziano (strade strette, case con bifore), con elementi gotici e rinascimentali.

Archeologia: Nelle acque di Umago sono stati trovati reperti importanti come un'antica barca cucita di 3200 anni, simbolo della lunga storia marittima della regione.

Cultura: Il passato multiculturale si riflette nel Museo Civico, che raccoglie reperti romani, lapidi, stemmi veneziani e reperti subacquei, narrando le diverse dominazioni.

ALBUM FOTOGRAFICO

    UMAGO

Il Faro di Salvore

 (Savudrija) vicino a Umago

I fatti storici

- Costruzione: I lavori iniziarono nel 1817 e terminarono nel 1818, rendendolo il più antico faro funzionante dell'Adriatico.

- Innovazione: Fu il primo faro al mondo a utilizzare gas (ottenuto dalla distillazione del carbone) per l'illuminazione.

- Ubicazione: Si trova su un promontorio roccioso a pochi chilometri da Umago, in Istria.

- Oggi: Le casette alla base sono appartamenti dove i visitatori possono soggiornare, trasformando un luogo di tristezza in una meta turistica.

 

Il faro di Salvore è il più antico faro ancora attivo dell'Adriatico

Ed è anche il più settentrionale in Croazia sulla punta nord-occidentale della penisola istriana.

Oggi è una popolare attrazione turistica, punto di riferimento storico e naturale, che combina storia marittima e romanticismo.

- Il faro di Salvore è situato sulla punta più occidentale della Croazia è alto 36 metri.

- È stato  progettato dall'architetto Pietro Nobile per ordine di Deputazione di Borsa di Trieste (oggi Camera di Commercio) e sotto l'auspicio dell'imperatore austriaco Francesco I, ricordato nell'iscrizione alla base del faro.

- I lavori di costruzione sono iniziati nel marzo del 1817. In dicembre è già stato costruito circa l'80% dell’altezza totale.

- Per la costruzione è stata usata la pietra locale, estratta nella vicina spiaggia e lavorata sul posto.

- La notte del 17 aprile 1818, dopo poco più di un anno di lavoro, era già stato messo in funzione!

- L'accensione del faro è avvenuta sotto gli occhi dell'imperatore stesso, allora in visita a Trieste e di passaggio a Salvore.

- La Deputazione di Borsa aveva finanziato la costruzione di questa lanterna mediante l'emissione di azioni. Era la più interessata a rendere sicura la navigazione verso il porto triestino.

- Non si deve dimenticare che  il faro di Salvore è visibile anche da Opicina, sopra Trieste.

- Ciò era importante per le comunicazioni che mediante delle bandierine si poteva segnalare l'arrivo delle navi nel porto di Trieste. Le autorità portuali e gli agenti di commercio venivano quindi avvertiti in anticipo degli arrivi e potevano provvedere a tutti i preparativi prima dell'attracco delle imbarcazioni.

Questo è stato il primo faro al mondo ad impiegare per l’impianto di illuminazione il gas ottenuto dalla distillazione del carbone

La materia prima giungeva dalle miniere di carbon fossile dalle miniere sulla costa orientale dell'Istria, e più precisamente dalla zona di Albona (Labin). Era possibile servirsi per l'illuminazione anche dell'olio.
Al fine di introdurre una fonte alternativa per il funzionamento del faro, il gas, sono stati spesi molti più mezzi di quelli preventivati all’inizio. Per questo motivo non è stato realizzato anche il faro presso il capo Promontore, sullo scoglio di Porer.

Il faro di Salvore che ancora oggi stupisce per la sua bellezza, agli inizi dell'800 rappresentava una vera e propria particolarità. A volte le persone del luogo, e visitatori venuti quì appositamente, volevano salire in cima anche con la forza. I fanalisti erano autorizzati a portare armi ed anche a sparare se necessario.

I primi 'assistenti al faro' erano Stefano Schmidt e Bartolomeo Micala. Nel 1828 il primo è stato sostituito da Giovanni Giacomo Maurel, appartenente ad una famiglia salvorina ancora presente in questa località.

Oggi vi lavora un solo fanalista in quanto il dispositivo illuminante è automatizzato.

Presso il faro c'era un tempo anche un'antenna radio alta ben 60 metri! Era stata messa in opera nel 1934 per ordine della Marina militare italiana, ma viene smontata nel 1949 e rimontata sopra Portorose. Grazie ad essa quell’anno ha iniziato la sua attività Radio Capodistria.

 

La Triste Storia d’Amore del conte austriaco Metternich

La tragedia: La donna morì di una grave malattia prima che il faro fosse completato, senza mai vederlo.

Il dolore del conte: Distrutto dal dolore, il conte non visitò mai più il faro, lasciando che la sua dimora d'amore restasse vuota.

Il fantasma: Si dice che ancora oggi si possano sentire i passi del conte che cerca la sua amata, mentre alcuni affermano che lo spirito della dama infelice sia legato al luogo.

Il Conte austriaco Klemens von Metternich (1773-1859) fu un nobile, diplomatico e statista austriaco, figura dominante dell'Età della Restaurazione e Cancelliere di Stato dal 1821 al 1848, noto per aver dominato il Congresso di Vienna (1815), ideato il sistema di alleanze post-napoleonico (Santa Alleanza) e promosso una politica conservatrice di equilibrio europeo, opponendosi a liberalismo e nazionalismo, arrivando a definire l'Italia una "mera espressione geografica".

 

La leggenda del Faro di Salvore (Savudrija), vicino a Umago. 

Si narra di un tragico amore!

Il conte austriaco Metternich, che abbiamo appena conosciuto, durante un magico ballo a Vienna, s'innamorò perdutamente di una bellissima nobildonna croata e, come pegno d'amore fece costruire il FARO con accanto il loro "nido d'amore" 

Ma lei morì prima che l'impianto fosse terminato. Il conte sconsolato cadde in un profondo sconforto e fuggì per sempre da quel luogo che ormai rappresentava per lui  il ricordo di un dolore immenso.

Oggi la gente del posto racconta di sentire ancora i passi del conte disperato alla ricerca della sua amata.

 

LE SPIAGGE

Il mare dista dal faro 30 m e la spiaggia è rocciosa. I venti e le correnti marine moderate favoriscono gli sport acquatici quale surfing, mentre il mare pulito e cristallino e il fondale roccioso costituiscono un'immagine gradevole agli amanti delle immersioni.

 

I fari mistici e maestosi, isolati su rocce come fossero dei giganti dimenticati, sono da sempre oggetto di fascino. Molti di essi sono legati a storie e miti che li rendono ancora più misteriosi.

 

Chiesa dell’Assunzione di Maria

A passeggio per il centro storico si scoprono viuzze strette strette, case in stile veneziano, la Chiesa dell’Assunzione di Maria con il suo campanile e il Museo civico di Umago, ospitato in una torre difensiva medievale del XIV secolo. Particolarmente suggestivo è anche il suggestivo molo frangiflutti di Umago, uno degli punti fotografici più amati dai visitatori.

 

La città sommersa di Sipar 

Tra le località archeologiche più pittoresche della costa occidentale dell'Istria, Sipar sorge sull'omonima punta, 4 km a nord di Umago. Sulla base delle fonti archeologiche disponibili, l'area di Sipar fu abitata sin dalla tarda età del ferro. In epoca romana si trasformò in civitas, un insediamento con le caratteristiche di una città romana ben organizzata. Si suppone che Sipar sia stata rasa al suolo attorno all'876 durante i cruenti scontri tra il principe Domagoj e la Repubblica di Venezia. In seguito alla sua distruzione, nelle sue vicinanze iniziò a svilupparsi la cittadina di Umago.

Questa città romana sommersa  rivela i suoi segreti con la bassa marea: ancora oggi si possono distinguere sotto l’acqua i contorni di strade, torri ed edifici antichi risalenti alla fine del I o inizio del II secolo a.C. Una meta affascinante, ideale per chi ama scoprire i mondi perduti!

 

Cos'è rimasto di Sipar?

Oggigiorno, in periodi di grandi basse maree, è possibile scorgere i resti in mare di questa città sommersa. Nel corso di recenti ricerche archeologiche in mare e sulla terraferma, sul fondo del sito sono state scoperte 17 stanze di un insediamento con un corridoio allungato che si è sviluppato nel corso di più secoli. Proprio qui sono riemersi numerosi oggetti tra cui un'anfora proveniente da Gaza, raffinate ceramiche, utensili di osso e coperchi di vario genere risalenti a un periodo tra il 1° s. avanti Cristo e il 2° dopo Cristo.

È stata inoltre riportata alla luce una torre pentagonale probabilmente databile al 5° s. Sono infine emerse mura della lunghezza di 200 m che proteggevano la città dal lato della terraferma, uno spazioso magazzino commerciale con piloni di sostegno, un forno per la lavorazione dei metalli, una pietra con sezioni incavate per la spremitura delle olive (III/IV s.) e circa 5.000 esemplari di oggetti.

Le lingue parlate

L'italiano si parla principalmente in Croazia, specialmente nella Regione Istriana (Istria), dove è lingua co-ufficiale con il croato, e in alcune aree delle isole del Quarnero e a Fiume, con bilinguismo diffuso e presenza di scuole in lingua italiana, segnaletica bilingue e comunità autoctone, specialmente in città come Pola, Umago, Cittanova, Rovigno e Parenzo, ma anche nei comuni limitrofi. 

A Umago si parlano croato e italiano, che sono le lingue ufficiali della città, anche se la lingua predominante è il croato. L'italiano è riconosciuto e parlato grazie alla storica presenza della minoranza italiana, e la segnaletica stradale è bilingue in molte aree turistiche dell'Istria.

 

Aree Principali

Istria: È il cuore dell'italianità in Croazia. L'italiano è lingua ufficiale a livello regionale e in molti comuni (es. Buie, Cittanova, Rovigno, Umago, Parenzo, Pola), dove è supportato da istituzioni, scuole (scuole primarie e secondarie in italiano) e toponomastica bilingue.

Fiume (Rijeka): Ha una storica comunità italiana e ospita l'Unione Italiana e la casa editrice La Edit, che produce testi in italiano.

Isole del Quarnero: Anche qui si trovano comunità italofone, come a Cherso (Cres).

Caratteristiche della Lingua: Bilinguismo: È molto diffuso e incoraggiato in Istria, con l'italiano usato negli ambiti pubblici e privati.

Comunità: Esistono circa 30.000-40.000 italofoni, con famiglie che parlano italiano, anche se molte giovani generazioni imparano l'italiano a scuola.

La Comunità Nazionale Italiana ha rappresentanti in parlamento e le scuole italiane prosperano, nonostante il ripopolamento post-bellico abbia visto l'arrivo di persone da altre zone.

 

IL MISTERO DEL CASTELLO SCOMPARSO

breve storia umagese, fra Sepomaia e Sipàr

 

Una delle fonti che hanno alimentato le ricerche è la Tabula Peutingeriana, copia del XII - XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie stradali dell'Impero, un rotolo di pergamena lungo quasi 7 metri e alto circa 40 centimetri. 

Porta il nome dell'umanista e antichista Konarad Peutinger che la ereditò da Konarad Celtes, bibliotecario dell'imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I d'Asburgo. 

Il codice che la tramanda è conservato in Austria, presso la Hofbibliothek di Vienna, da cui deriva il nome di Codex Vindobonesnsis

Ne esiste anche una copia in bianco e nero negli archivi della cartothèque de l'Istitut gèogrphique national, a Parigi, mentre un'altra riproduzione è conservata in Istria presso il museo sotterraneo dell'Arena di Pola.

 Un studio di notevole interesse sulle origini antiche di Umago è stato prodotto da Gaetano Bončić: “Sulla prima menzione di Umago - Tabula Peutingeriana ", 

Atti del Centro Ricerche Storiche di Rovigo, vol.XLI ,2011. 

In seguito alle nuove scoperte archeologiche avvenute a Umago si propone l'ipotesi per cui l'Insula Sepomaia della Tabula Peutigeriana, finora identificata con il sito di Sipar, vada invece collocata e identificata con la stessa Umago, che anticamente è stata un'isola, l'unica nel tratto di costa a sud di Salvore-Savudrija e prima di Cittanova. 

Aldo Flego – " Umago Viva "

 

DIVERTIMENTI - PASSATEMPI - A TAVOLA ...

A Umago e in Istria ci si diverte con attività all'aperto, sport acquatici e vita notturna, mentre si mangiano specialità come tartufi, pesce fresco, prosciutto istriano, frutti di mare, pasta fatta in casa (fuži, pljukanci) condita con sughi ricchi (selvaggina, tartufo), e piatti tradizionali come manestra (zuppa) e carne (boškarin), il tutto accompagnato da vini locali e grappe come la Biska, concludendo con dolci tipici come krafen o fritole, il tutto gustabile in Konobe (trattorie).

 

 

Ho chiesto ad un amico:

Cosa si può mangiare (e bere)?

Konoba Nono – Un po’ fuori città, ma merita una visita. Il menu offre piatti tradizionali come il prosciutto fatto in casa, vari piatti di pasta con tartufi e carne di manzo istriano “boškarin”.

Provate il risotto nero o i piatti preparati sotto una “čripnja”. Accompagna il tuo pasto con un bicchiere di vino Malvasia della regione.

Potete anche assaggiare e acquistare l’olio d’oliva dell’Istria. Il ristorante dispone di un ampio parcheggio, un parco giochi per bambini e un piccolo zoo con animali domestici. È molto popolare, quindi è consigliabile prenotare in anticipo.

CONSIGLIAMO I SEGUENTI  PIATTI:

- Prosciutto istriano

- Mais

- Pasta fatta in casa con asparagi o tartufi

- Piatti di carne bovina istriana oppure “boškarin”.

- Salsicce alla griglia

- Capretto sotto la campana

- Torta "Nona"

Konoba Kaleta – Situato nel cuore della città, è la scelta ideale per un’autentica atmosfera istriana. Il menu non è molto ampio, il che significa che si concentrano sulla preparazione di piatti con ingredienti freschi che riescono a procurarsi. Per noi è la scelta migliore se si desidera assaggiare specialità di pesce. Il pesce fresco è eccellente. È nascosto in un vicolo tranquillo, quindi si può godere il pasto in pace.

Beach Bar Buoni Amici – Uno dei miei bar preferiti a Umago. Dall’esterno non sembra un granché, ma se si attraversa il bar si accede a una terrazza direttamente sulla spiaggia. Con l’alta marea i tavoli possono essere persino allagati, il che offre un’esperienza unica: sorseggiare cocktail con i piedi che “nuotano” nel mare. C’è una vasta scelta di cocktail, buona birra e rakia locale. Altamente raccomandato.

Snack Bar Garden – Non è un ristorante, ma vale la pena menzionarlo perché ha un ottimo parco giochi all’aperto per bambini. Se volete un caffè o un buon hamburger, questo è il posto giusto. Ogni volta che siamo a Umago, ci fermiamo qui almeno una volta, perché sappiamo che possiamo mangiare e bere in pace mentre i bambini si divertono.

 

Quali sono le spiagge più belle?

Umago è nota per le sue spiagge di ciottoli, poco profonde e adatte alle famiglie con bambini. Ecco alcune delle migliori:

- Punta – La spiaggia principale di Umago, a soli 1,5 km dal centro della città. Il mare è poco profondo e accessibile, ideale per i bambini. Sullo sfondo c’è una pineta che offre molta ombra.

- Stella Maris – Questa spiaggia si trova nel quartiere Stella Maris, vicino allo stadio ATP. Il mare è poco profondo, quindi è ideale per chi non sa nuotare o per le famiglie con bambini piccoli. La spiaggia è circondata da pini che offrono molta ombra.

- Kanegra – Si trova appena fuori Umago, ma vale la pena fare un giro. La spiaggia si trova in una delle baie più belle dell’Istria sudoccidentale. La spiaggia è di ciottoli, quindi è facile entrare in acqua, soprattutto per i bambini.

- Polynesia (Katoro) – Questa spiaggia si trova nel complesso turistico Katoro, vicino alla città, ed è ideale per le giovani famiglie. Se non siete al mare, nelle vicinanze ci sono una piscina per adulti e una per bambini, oltre a numerosi impianti sportivi.

 

Cosa Fare?

  • Jangalooz Adventure Park – In una pineta vicino al quartiere Stella Maris. Se avete voglia di una scarica di adrenalina, questo è il posto giusto. Ci sono diversi ostacoli alti fino a 10 metri, teleferiche e trampolini.

  • Squirrel Park – Un parco più di altri luoghi progettato per attirare gli scoiattoli. Se vi piace osservarli mentre raccolgono frutta, avete buone possibilità di vederli nel loro habitat naturale.

  • Parco acquatico Istralandia – Se siete stanchi di nuotare nel mare e i vostri figli amano l’adrenalina, vi consigliamo una giornata al parco acquatico Istralandia. Si trova a circa 20 minuti di auto da Umago.

  • Montona e Grisignana – Queste 2 città non dovrebbero essere menzionate insieme, poiché ognuna è speciale a modo suo, ma sono ideali per una breve gita da Umago. Montona è famosa per le sue mura cittadine, il panorama mozzafiato e gli interessanti ristoranti che servono specialità locali. Grisignana, mentre si cammina per le sue strade, dà la sensazione di trovarsi in una piccola città istriana. È perfetta per scattare foto e offre una splendida vista sulla valle.

Dove campeggiare?

Campeggio Park Umag – Il più grande campeggio della Croazia. Molto popolare tra le famiglie per le sue numerose strutture e i 2 parchi acquatici, nonché per il ricco programma di intrattenimento. Offre tutti i tipi di alloggi, dalle piazzole alle case moderne e alle tende glamping. È la scelta ideale se si desidera avere tutto in un unico posto e godersi la bellezza della natura, poiché la vegetazione mediterranea all’interno del campeggio è unica.

Campeggio Naturista Kanegra – Abbiamo già menzionato la spiaggia del campeggio, che da sola vale il viaggio. Gli ospiti lodano i servizi igienici puliti, il personale cordiale, il buon ristorante e l’ambiente tranquillo. Il negozio del campeggio è un po’ caro, quindi dovreste fare scorta di provviste prima dell’arrivo o fare acquisti in uno dei centri commerciali di Umago.

Campeggio Stella Maris – Piazzole spaziose, case mobili moderne, ottimo ristorante con splendida vista sul mare. Il campeggio si trova nel resort Stella Maris, vicino allo stadio ATP, che offre numerose attività sportive. L’accesso al campeggio può essere un po’ difficile, quindi fate attenzione se arrivate con un camper più grande.

 

Qual è il periodo migliore per viaggiare?

L’Istria nordoccidentale è sempre una buona idea. Il tempo è già bello ad aprile, con temperature piacevoli e persino la possibilità di fare il bagno per i più coraggiosi. I periodi più popolari sono Pasqua, il 1° maggio, Pentecoste e, naturalmente, l’alta stagione. È meglio prenotare in anticipo per ottenere le migliori offerte ai prezzi migliori.

Vale particolarmente la pena di pernottare allo Stella Maris durante il torneo ATP. Il torneo ha una lunga tradizione ed è noto per i suoi incontri serali fino a tarda notte e per la sua atmosfera unica. Per molti visitatori, il tennis non è l’obiettivo principale, perché la vera festa inizia dopo il tennis.

Stella Maris diventa un luogo dove si possono gustare le specialità istriane e festeggiare fino alle prime ore del mattino.

Il torneo è molto popolare tra i giocatori, tanto che ogni anno è frequentato da grandi nomi del tennis. Ad esempio, la finale del 2022 è stata giocata da Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, all’epoca primi nella classifica mondiale.

Consiglio: le partite di qualificazione e le partite sui campi secondari sono gratuite. Se siete in zona, non mancate di fare un salto; forse rimarrete così affascinati che acquisterete il biglietto per il campo principale. 

Il Sea Star Festival si svolge ogni anno a maggio e offre 2 giorni di divertimento con grandi nomi del mondo della musica. I biglietti sono disponibili a partire da 39 € e possono essere acquistati qui.  

 

 

Gatti Carlo

Rapallo, mercoledì 21 Gennaio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


TORRE LEON PANCALDO SIMBOLO STORICO E MARINARESCO DI SAVONA

TORRE LEON PANCALDO

SIMBOLO STORICO E MARINARESCO

 di SAVONA

La Torre Leon Pancaldo o Torre della Quarda, comunemente chiamata “Torretta”, è una costruzione medievale situata sul porto di Savona, in corrispondenza dell'ingresso della centrale Via Paleocapa, ed è considerata il simbolo della città.

 

 

La Torre Leon Pancaldo, è stata storicamente legata alla funzione di avvistamento e difesa del porto di Savona e, sebbene non fosse la sede "ufficiale" dei PILOTI nel senso moderno, dagli anni ’90 ha servito come punto di riferimento e struttura collegata all'attività marittima, anche se il suo ruolo preciso è cambiato nel tempo.

La Torretta, simbolo della storia marinara della città  di Savona accoglie, a partire dagli anni ‘90, la sede del Gruppo ANMI “Vanni Folco” di Savona, e la sala al piano terra è costellata di cimeli della Marina Militare. 

 

La Torre Leon Pancaldo, o Torre della Quarda, veglia sul porto da secoli. Ha pianta quadrata, alta 23 metri e larga 6, rappresenta una importante pagina della storia savonese.

La Torre medievale, costruita intorno al XII secolo e modificata nei secoli successivi, è un simbolo del porto e della tradizione marinara savonese, legata anche alla figura del celebre navigatore Leon Pancaldo.

Questa foto coglie e unisce i due simboli marinari della città di Savona: a sinistra la TORRE PANCALDO e a destra, di spalle: il monumento al MARINAIO.

 

Monumento al Marinaio è una scultura in bronzo di Renata Cuneo del 1986, situata all'ingresso della Darsena Vecchia del porto, di fronte alla Torretta; raffigura un marinaio con una lanterna che scruta l'orizzonte, simbolo di speranza e dedicato a tutti i marinai e in particolare all'equipaggio del mercantile: 

TITO CAMPANELLA

 

L'affondamento della motonave Tito Campanella avvenne nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 1984 nel Golfo di Biscaglia, causando la perdita di 24 marittimi, tra cui l'unica donna ufficiale di coperta italiana, Alga Soligo Malfatti, e lasciando un mistero irrisolto: la nave, vecchia e carica di lamiere, affondò senza inviare un SOS, forse a causa di un cedimento strutturale dovuto al carico sbilanciato e alla tempesta, con il relitto mai ritrovato, nonostante le richieste di verità e giustizia dei familiari.

MARE NOSTRUM RAPALLO

“M/n TITO CAMPANELLA”

UN NAUFRAGIO FANTASMA

14 gennaio 1984

https://www.marenostrumrapallo.it/tito/

 di Carlo GATTI

 

“Attualmente la povera Torretta, arsa dal salino e dalle intemperie, versa in precarie condizioni. Si è parlato molto sull’opportunità di “rinfrescare” le facciate compreso lo stemma di Genova imposto dai genovesi durante l’occupazione”.

 

Da più parti in città aleggia anche il desiderio di ripristinare, sopra lo stemma genovese l’ormai invisibile incisione bilingue di Gabriello Chiabrera:

“In mare irato in subita procella  invoco te nostra benigna stella”

La storica invocazione di buon auspicio per i marinai che salpavano dal porto.

Un piccolo suggerimento per la manutenzione e pitturazione della Torre:

Ritornare  al

"banzigo" (o "bansigo")

Oggi vengono usati sedili  più comodi, ma per il loro uso occorrono particolari doti marinaresche

 

Il termine nautico BANSIGO deriva dal genovese "bansigu" (altalena) e si riferisce a un'attrezzatura di sicurezza, un tipo di sedile sospeso o asse di legno con imbracatura, usato per spostare un marinaio lungo l’albero o le murate della nave, per ispezionare o pitturare lo scafo, spesso in combinazione con l'uso di drizze e winch, richiedendo precisione e coordinazione dell'equipaggio per evitare incidenti. 

 

Un Po’ di Storia ...

Torre Leon Pancaldo 1860

 Il suo antico nome: Torre della Quarda, è citato per la prima volta in un documento del 1392 e faceva parte della cinta muraria a protezione della città, in una posizione strategica per la difesa sia dell'adiacente porta della Quarda sia del porto.

Dopo la distruzione delle mura ad opera dei Genovesi inel 1527,  la torre rimase isolata e nei secoli successivi subì una serie di rimaneggiamenti. In particolare il lato di ingresso, che un tempo doveva essere aperto e coperto da una volta a botte, fu murato e l'interno della torre fu diviso in vari piani.

La Torre, come la piazza dove sorge, è oggi dedicata a Leon Pancaldo, navigatore savonese che accompagnò FERDINANDO MAGELLANO  durante la sua circumnavigazione intorno al mondo.

L’EDIFICIO ha una pianta di circa sei metri di lato ed è alta circa ventitré metri. La base è leggermente scarpata su tre lati, mentre il lato nord-ovest, dove si trova l’ingresso dell’edificio è rettilineo.

A circa due terzi della sua altezza si trova una cornice composta da tre livelli di “archetti gotici” sporgenti uno sull’altro, interrotta in corrispondenza del lato nord-ovest.

Sulla sommità si trova una merlatura  di coronamento, con i merli disposti a gruppi di tre, risalente probabilmente al XVIII secolo. 

Sul lato verso mare si trova un affresco raffigurante lo stemma della Repubblica di Genova, dipinto nel XVIII secolo.

Nello stesso periodo fu realizzata sulla sommità del medesimo lato una “edicola” dove fu collocata una statua della Nostra Signora della Misericordia realizzata dallo scultore Filippo Parodi nel 1662.  

Una seconda statua della Madonna è collocata in una nicchia sul lato nord-ovest, sopra al porticato di ingresso alla torre.

 

Curiosità Particolari

Durante la Seconda guerra mondiale, la Torretta fu gravemente danneggiata dai bombardamenti. Successivamente, venne ricostruita fedelmente.

È uno dei punti più fotografati di Savona, specialmente al tramonto quando si staglia contro il mare.

In epoca medievale, era parte integrante delle mura cittadine e svolgeva una funzione di sorveglianza strategica sull’accesso al porto.

Viene celebrata anche nelle tradizioni locali e spesso è rappresentata in cartoline, souvenir e manifestazioni storiche.

 

Leone Pancaldo (cacciatorpediniere)

Della Regia Marina

 

Costruito a Riva Trigoso – Entrato in servizio 30.11.1929 – Disl.2125 t. Lunghezza – 107 x 11 m

Equipaggio 230 – Armam. 6 pezzi 120/50 – 10 mitragliere – 6 tubi lanciasiluri – 2 tramogge bombe profondità.

Destino finale

affondato da attacco aereo il 30 aprile 1943

https://it.wikipedia.org/wiki/Leone_Pancaldo_(cacciatorpediniere)

 

LEON PANCALDO

Leon Pancaldo nacque a Savona nel 1482, Partecipò, con altri italiani, al primo viaggio di circumnavigazione intorno al mondo sulla nave "Trinidad" come piloto sotto il comando di Ferdinando Magellano.

Nel 1518, dopo la morte dei genitori, da cui ereditò la casa con bottega di Via Scarzeria e una villa a Roviasca, le alture di Quiliano, Pancaldo si recò in Castiglia.

Qui apprese che il Capitano portoghese Ferdinando Magellano stava organizzando una spedizione della durata di due anni per raggiungere le Indie, trovando il passaggio dall'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico.

Entusiasta, Pancaldo tornò dunque a Savona e sistemò tutti i suoi affari, per poter partecipare liberamente a quell'impresa.

Nella primavera del 1519 tornò quindi a Siviglia e, presentatosi presso la locale Casa de Contratacion, pur essendo già un esperto piloto, venne arruolato come semplice marinaio sulla nave ammiraglia "Trinidad".

In suo ricordo, nei secoli successivi, i savonesi decisero di intitolare a suo nome la piazza prospiciente la trecentesca Torre della Quarda, che tuttora domina la darsena.

Sempre a Savona, Leon Pancaldo visse nel quartiere di Lavagnola (quartiere dei lanieri, tra gli “scarzatori” – gli addetti alla concia delle pelli).

La dimora del navigatore (XVI secolo) si trova alla confluenza fra il Letimbro e il Lavanestro,  è chiamata:

"La Pancalda"

 

Foto Nick Nasso

L'edificio, originariamente dotato di una loggia non più presente, ha subìto un incendio nel 2010 e, nel 2012 è stato acquisito dall'Associazione Nazionale Alpini di Savona, che l'ha ristrutturato e vi ha trasferito la propria sede.

 

Carlo GATTI

Rapallo, 8 Gennaio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


TERRA E MARE, UN SOLO PRESEPE

 

TERRA E MARE, UN SOLO PRESEPE

Il presepe nasce a terra, tra pietre antiche, sentieri stretti e mani callose che conoscono il ritmo delle stagioni. Borghi come PERETA non rappresentano il presepe: lo sono, perché custodiscono ancora un tempo lento, umano, essenziale, dove la Natività sembra poter accadere in ogni angolo di silenzio.

Ma quello stesso presepe, un giorno, ha imparato a muoversi.
È salito a bordo delle navi, ha attraversato porti e oceani, ha affrontato tempeste e bonacce. I marinai lo hanno portato con sé come si porta una casa interiore: non per ornamento, ma per necessità dell’anima. Perché in mare, più che altrove, si sente il bisogno di un segno che dica “non siamo soli”.

Così la tradizione della terra ha incontrato quella del mare, e non si sono mai più separate.
I marinai — figli di contadini, di borghi, di colline — hanno diffuso nel mondo quel piccolo miracolo fatto di legno, luce e silenzio. Non esiste nave con equipaggio di tradizione cristiana che, in questi giorni, non abbia un presepe a bordo: piccolo o grande, povero o curato, ma sempre presente, come una bussola spirituale.

IL PRESEPE DELLA MARINERIA DI CESENATICO racconta proprio questo: la

stessa Natività, immersa nell’acqua salata, tra vele, remi e “occhi” di prua che vegliano. È la fede che non si ferma a riva, ma continua a navigare.

In fondo, terra e mare non sono opposti.
Sono due modi diversi di custodire la stessa speranza.

E mentre le luci si accendono nei borghi e nei porti, il presepe — immobile o galleggiante — continua a ricordarci chi siamo: uomini e donne in cammino, marinai e terrestri, tutti figli di una stessa tradizione che sa ancora indicare la rotta.

 

PERETA

 Frazione di Magliano in Toscana Maremma (GR)

 

Pereta, frazione di Magliano in Toscana, è spesso descritta come un presepe naturale "ante litteram" per la sua atmosfera medievale, le mura antiche e la sua posizione suggestiva tra le colline della Maremma, creando un quadro pittoresco e autentico che ricorda i villaggi incantati, molto prima che il concetto di "presepe vivente" diventasse popolare. 

Perché viene considerata un "presepe naturale"?

 Le sue stradine strette e acciottolate, le case in pietra e le mura possenti evocano un'epoca passata, perfetta per un'ambientazione suggestiva.

È immersa nel paesaggio collinare e rurale della Maremma, tra ulivi e vigneti, offrendo uno scenario naturale e incontaminato.

La sua bellezza non è "costruita" per l'occasione, ma è intrinseca al borgo stesso, rendendola un'immagine di vita rurale e storica.

In sostanza, Pereta incarna l'ideale di un borgo antico e intatto, un "presepe" di per sé, che si presta perfettamente a essere immaginato come un luogo incantato, specialmente durante le festività.

 

PERETA

 

157 abitanti – 283 mt s.l.m.

Pereta è un borgo di epoca prevalentemente medievale, fondato dagli Aldobrandeschi tra il X e l'XI secolo come roccaforte strategica, ma ha radici più antiche con testimonianze Etrusche e Romane; il suo massimo splendore e i suoi elementi più riconoscibili, come le mura esterne e la Torre dell'Orologio, risalgono al periodo tardo-medievale e sotto il dominio senese (XIV-XV secolo). 

 

MAREMMA

di Salvina Pizzuoli

Siamo a Pereta un borgo fortificato a dieci chilometri da Magliano in Toscana nella bella Maremma, sulla strada che porta a Scansano.

Come l’abbiamo scoperto?

Come tutte le gradite sorprese, quasi per caso…

La Toscana e la Maremma pullulano di questi piccoli borghi più o meno suggestivi, più o meno integri.

Pereta è davvero singolare.

Castello di Pereta

La viabilità è semplice, oltrepassata la Porta di Ponente, caratterizzata da una base a scarpa su cui si apre un arco ribassato e uno a struttura ogivale, coronata da archetti pensili sorretti da mensole, la cui mole s’intravvede prima della dirittura che conduce all’ingresso, segue la struttura delle antiche mura, come per tutti i castelli dell’epoca.

Ma procediamo con ordine e venite con noi alla scoperta di un borgo che vi aiuterà ad immedesimarvi in un visitatore del passato.

Intanto cominciamo con la denominazione: Pereta.

In base a quanto riportano i cartelli turistici che spiegano in poche scritte le caratteristiche e la storia del manufatto cui si riferiscono, il nome sarebbe stato in origine Perita legato alla coltivazione di peri nella zona circostante. Non abbiamo trovato conferma, lo stesso Repetti, lo storico ottocentesco, non fa menzione dell’etimo ma così colloca geograficamente il borgo e ne dà notizie storiche nel suo Dizionario:

È posto sopra la cresta di uno sperone che stendesi verso ostro dal poggio di Scansano, ad una elevatezza di circa 540 braccia sopra il livello del mare, fra il valloncello del Patrignone, il cui torrente lambisce la sua base a ponente, mentre il Castione, altro minor torrente, scende al suo levante.
Questo castello fece parte della contea Aldobrandesca, pervenuto al ramo di Sovana nelle divise del 1274, acquistato in seguito dalla Repubblica senese. – Dell’antica rocca di Pereta si conserva il cassero in una bella torre quadrata in mezzo ai muri diruti della sua fortezza.

 

Nel nostro percorso ci guida l’alta torre quadrata stretta e alta che si staglia sopra le case a toccare l’azzurro del cielo con i suoi 29 metri di altezza: forse nata su un cassero preesistente viene datata XIV secolo.

Procediamo il nostro itinerario e giungiamo al basso arco che introduce all’antico nucleo fortificato datato intorno al secolo XI ad opera degli Aldobrandeschi del ramo di Sovana. Non lontana la chiesa di Santa Maria con il curioso campanile a faccia liscia sopra la facciata e su base pentagonale sui restanti lati. Costruita da maestranze locali intorno alla fine del XV secolo conserva all’interno una scultura lignea della Vergine Maria.

 

Procediamo in circolo fino ad incontrare la chiesa pievana di San Giovanni Battista in stile romanico ma più volte rimaneggiata da cui si gode di un lussureggiante e ameno paesaggio a olivi e viti che si susseguono lungo i dolci crinali delle colline. Non dimentichiamo di essere nella zona di produzione di uno dei vini più conosciuti e famosi della Maremma, il Morellino di Scansano. Terminiamo il nostro percorso ricongiungendoci alla strada a sinistra su cui avevamo iniziato il nostro giro. Siamo incantati dal silenzio e da questa bellezza austera e felici di aver scoperto un piccolo gioiello dell’architettura medievale arrivato intatto fino a noi per regalarci una pagina di storia da vedere e ammirare.

 

 E come tutti i luoghi magici non manca di leggende.

Si tramanda che nell’alta torre si fossero rifugiati Nello della Pietra, il marito della più famosa Pia dei Tolomei, e Margherita Aldobrandeschi nella disperata speranza di difendere il loro amore ma da dove furono cacciati e separati ad opera delle armi dei militi della nobile famiglia sovanese.

Ieri, nel borgo medievale di Pereta, la pro loco “I 4 scudi” ha fatto vivere a tutti i partecipanti la magia del Natale attraverso il presepe vivente.

Un evento eccezionale, che ha riportato con la mente alla nascita di Cristo: infatti, nel paese si respirava un’aria di pace e gioia già a partire dall’ingresso, addobbato con enormi palme, fino alla torre, la parte più alta di Pereta.

La rappresentazione

Lungo le strade strette e tortuose scintillavano tutte le cantine ed ognuna rappresentava una scena del grande evento: dalle danze orientali alla cantina di Erode, dalle botteghe del fabbro e del calzolaio a quelle delle donne La magia che facevano il pane e la polenta, dalla Natività sotto una magnifica grotta, con un coro di angeli che cantava “Tu scendi dalle stelle” ad un enorme braciere dove i pastori distribuivano vin brulè e salsicce alla brace.

Tutto si è svolto in una magica atmosfera, dove da ogni angolo scendevano sulla terra canti natalizi, mentre per il paese brulicavano pastori con animali e i Re Magi con i doni da consegnare al Bambin Gesù.

La manifestazione è iniziata alle 17, nella piazza principale del paese, dove era allestito un recinto, custodito dalla guardiana delle oche, in cui gli agnellini rallegravano l’aria con i loro belati.

Dopo la benedizione di Don Roberto, che ha ringraziato tutti per la collaborazione straordinaria e per l’importanza del presepe vivente, che riesce a far vivere nel cuore di ognuno il vero significato del Natale oggi stravolto dal consumismo, i figuranti si sono posizionati nel posto assegnato.

Considerato il successo dell’iniziativa, i presenti hanno chiesto alla pro loco di Pereta di riproporre l’evento anche domenica 4 gennaio, sempre alle 17.

All’evento erano presenti il sindaco del Comune di Magliano, Diego Cinelli, e l’assessore comunale Mirella Pastorelli, che ringraziano la pro loco di Pereta per aver organizzato la manifestazione.

Night promenade in the tiny beautiful village of Pereta

Non possiamo farne a meno, ogni tanto dobbiamo catturare questi meravigliosi tramonti maremmani. Questo viene dalla collina sopra Pereta!

 

PRESEPE DELLA MARINERIA DI CESENATICO

 Esistono anche  i presepi marinari e il più famoso e unico è il Presepe della Marineria di Cesenatico,  un presepe galleggiante allestito sulle antiche barche storiche del Museo della Marineria, che integra la Natività con scene di vita marinara locale, utilizzando materiali tipici delle imbarcazioni (legno, tela, cera) per le sue figure artistiche.

Oltre a Cesenatico, altre località costiere offrono presepi a tema marittimo, come quelli di sale a Cervia o il presepe di sabbia a Lignano Sabbiadoro, ma Cesenatico è l'esempio principale di presepe marinaro tradizionale e galleggiante. 

il Presepe della Marineria di Cesenatico si trova nel tratto più antico del Porto Canale ridisegnato da Leonardo Da Vinci e risiede su dieci barche, che rappresentano le tipologie tradizionali del mare, con le caratteristiche decorazioni e gli “occhi” di prua.

Le luci del Presepe della Marineria e dell’albero di Natale di Cesenatico si sono accese domenica 30 novembre 2025.

È composto da circa 50 statue in legno scolpite a mano, in legno di cimolo vestite con abiti di tela e cera, che rappresentano la Sacra Famiglia, Re Magi e scene di vita locale (pescatori, piadinare, suonatori), il tutto su vere imbarcazioni storiche (bragozzi, trabaccoli).

Le figure sono pensate come elementi di una rappresentazione, da vedere dalle sponde del Porto Canale Leonardesco come da una platea; illuminate, perché nel Presepe sono le luci che danno vita alle figure e scandiscono il racconto. Ed è proprio al calare della sera che il Presepe della Marineria si accende, come se si aprisse un sipario.

Allestito durante il periodo natalizio, da inizio dicembre a metà gennaio. 

il Presepe della Marineria di Cesenatico è davvero unico!

A Cesenatico la magia del Natale corre sull’acqua: il Presepe è ambientato sulle barche d’epoca galleggianti nel porto canale.
I personaggi che lo animano raccontano la storia della natività che si intreccia con la vita di un borgo di marinai.
Quando il cielo si scurisce e si accendono le luci, l’acqua moltiplica i bagliori e davanti a te prenderà vita uno spettacolo meraviglioso.

 

Presepe sull’acqua

Cesenatico è un affascinante borgo di pescatori, con vie acciottolate e piccole case colorate. Dove un tempo abitavano i marinai e si riparavano le reti, oggi si trovano ristoranti e locali trendy.
Nel centro storico di Cesenatico scorre un antico canale che sfocia nel mare, il Porto Canale Leonardesco. Si chiama così perché, a progettarlo, fu proprio l’immenso Leonardo Da Vinci.
Lungo il canale sono ormeggiate barche d’epoca, tipiche della tradizione marinara romagnola e veneziana. Le barche dai colori vivaci, che in estete hanno le vele spiegate, costituiscono la Sezione Galleggiante del Museo della Marineria di Cesenatico.
Ogni barca, un tempo, aveva una propria funzione ed equipaggi con diverse mansioni. Ormeggiate nel porto canale galleggiano trabaccoli da pesca, trabaccoli da trasporto, bragozzi e paranze.
Proprio qui, ogni anno, viene allestito il Presepe della Marineria che richiama migliaia di visitatori.

 

Porto canale Leonardesco

Il Presepe della Marineria di Cesenatico: quando è nato, storia, le statue e curiosità.

Il Presepe della Marineria di Cesenatico è nato nel 1986, ad opera di Maurizio Bertoni, Mino Savadori, Tinin Mantegazza e di Guerrino Gardini.
Le prime statue realizzate furono 7:

la Sacra Famiglia con Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, i Re Magi e San Giacomo, il patrono di Cesenatico. 
Ogni anno al presepe si aggiungono nuovi personaggi, ad oggi sono circa cinquanta. Le statue sono a grandezza naturale.

 

Il metodo di lavorazione del presepe riprende la tradizione marinara del borgo.

Le parti esposte delle figure, come il volto, le mani e i piedi sono scolpite nel legno di cirmolo. I vestiti sono in tela irrigidita dalla cera, sorretti da strutture di legno e rete metallica. Questi materiali (tela, cera, legno) corrispondono agli stessi utilizzati per costruire le imbarcazioni.

Le sculture non sono solo quelle tradizionali dei presepi, come pastori ed angeli, ma qui si incontrano anche i personaggi tipici di un borgo di pescatori, come è Cesenatico.

E così potrai scorgere marinai, burattinai, musicisti, falegnami, pescivendoli e la tipica piadinaia.

Nel Presepe galleggiante di Cesenatico non vedrai cammelli, ma se aguzzi la vista, avvisterai i delfini che guizzano nell’acqua.

 

Presepe galleggiante di Cesenatico

Allestire il presepe sulle barche è un lavoro meticoloso, le statue devono essere sistemate in posizioni ben precise, tra remi e alberi maestri, per essere visibili da ogni prospettiva.

Quando si accende il presepe: quando vedere e quanto dura il Presepe della Marineria a Cesenatico, date 2025/2026. Consigli per la visita

Il Presepe della Marineria di Cesenatico inizia nei primi giorni di dicembre ed è visibile fino a metà gennaio. 
Quest’anno il Presepe della Marineria si accende il giorno 30 novembre 2025 fino al giorno 11 gennaio 2026.
L’ingresso è gratuito. Basta camminare lungo le sponde del Canale Leonardesco, il porto canale di Cesenatico, e godersi lo spettacolo!

Davanti a tutte vedrai la barca con la Sacra Famiglia, la riconoscerai subito, è illuminata da una stella cometa e protetta da un angelo. Segue poi l’imbarcazione che porta i Re Magi. Dopo arrivano tutti gli altri personaggi.

Percorri entrambi i lati del canale. Scruta ogni figura, ti stupiranno i dettaglia e i particolari. Ogni statua racconta una storia.

Presepe galleggiante di Cesenatico

 

 

CONCLUSIONE

E così, tra pietre antiche e barche ormeggiate, il presepe continua a indicarci la rotta.
Perché chi nasce cristiano, che cammini su una strada di collina o su un ponte di nave, sa che la vera Natività accade ogni giorno: quando si accende una luce, si condivide un pane, si affida il cuore a una stella.
Il mare lo sa. E non lo dimentica.

  

RINGRAZIAMO:

 

 

A cura di Carlo GATTI

 Rapallo:  NATALE – 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


A RIGHE COME IL MARE D’INVERNO - Presepi, chiese zebrate e pietre di Natale tra Liguria e Toscana

 A RIGHE COME IL MARE D’INVERNO

 Presepi, chiese zebrate e pietre di Natale tra Liguria e Toscana

A Natale il tempo cambia andatura...

Il mare rallenta il respiro, le luci si fanno più miti, e anche le pietre sembrano voler raccontare storie antiche. È il momento giusto per guardare le nostre città con occhi diversi, come se fossero parte di un grande presepe affacciato sul Mediterraneo.

In questo viaggio natalizio non seguiremo una rotta unica. Ci muoveremo invece tra presepi e chiese, tra fasce di marmo bianche e nere, tra Liguria e Toscana, come se ogni edificio fosse una vela spiegata nella storia. Immagineremo chiese, palazzi e borghi immersi in un gigantesco presepe ideale, capace di ricondurci all’intuizione più semplice e profonda del Natale: quella di San Francesco, che volle portare il Mistero tra la gente, nella vita quotidiana.

Le chiese zebrate, con le loro righe apparentemente uguali ma sapientemente diverse, non sono solo architettura: sono un linguaggio. Raccontano di maestri costruttori, di famiglie potenti, di illusioni ottiche nate dall’esperienza, ma anche di un equilibrio sottile tra luce e ombra, tra rigore e bellezza. Proprio come il mare d’inverno, che sembra immobile ma non lo è mai davvero.

Da Genova a Pisa, da Pistoia a Lucca, fino a tornare a casa, a Rapallo, seguiremo queste tracce bianche e nere come si segue una scia sull’acqua. Perché ogni fascia, ogni pietra, ogni rosone è un frammento di memoria che ancora oggi ci parla — se sappiamo fermarci ad ascoltare.

Iniziamo questa breve carrellata di Chiese Liguri e Toscane immaginandole immerse in un gigantesco PRESEPE NATALIZIO che ci porti col pensiero alla nostra tradizione più lontana, a quella originale creata da S.Francesco d’Assisi.

 

GENOVA

A Genova esiste una forte tradizione presepiale, con presepi storici in chiese come il Santuario della Madonnetta, che include scenari e chiese genovesi, e al Museo dei Cappuccini dove le "chiese zebrate" (probabilmente riferendosi alle abitazioni civili e chiese con facciate a bande bianche e nere tipiche genovesi, come la Cattedrale di San Lorenzo) appaiono negli sfondi architettonici che ricostruiscono l'antica città.

NON SOLO CHIESE ZEBRATE MA ANCHE PALAZZI STORICI GENOVESI

 Lo stile delle chiese "zebrate" (romanico pisano-genovese), caratterizzato da fasce di marmi bianchi e neri, non ha un singolo inventore, ma è un'evoluzione del Romanico Ligure-Toscano che si sviluppa tra l'XI e il XIII secolo, con maestranze locali e influenze orientali, trovando espressione in città come Genova (San Donato, San Siro) e Pisa (Duomo, Battistero), ma soprattutto a Pistoia (Sant'Andrea, San Giovanni Fuorcivitas) dove raggiunge il suo apogeo decorativo.

 Le bande bianche sono in marmo di Carrara mentre quelle nere in “pietra nera del Promontorio di Capo Faro”, dietro la LANTERNA, una pietra simile al marmo, più dura dell’ardesia ma meno facile da lavorare. Negli anni ‘20 del secolo scorso questa altura fu tagliata e spianata e oggi ne rimangono solo la zona terminale dove c’è la Lanterna e la parte a monte che ancora oggi porta il nome di promontorio.

 

Iniziamo la carrellata con una punta di nostalgia:

CHIESA DI SAN DOMENICO

Genova

Purtroppo demolita nell'Ottocento per far posto a Piazza De Ferrari, faceva parte del caratteristico stile Ligure-Toscano con le strisce bianche e nere (marmo di Carrara e pietra di Promontorio), un segno distintivo dell'architettura medievale e tardo-medievale della regione, che creava un forte impatto visivo e un effetto ottico ricercato. 

La Chiesa di San Domenico a Genova fu demolita nei primi anni dell'Ottocento, specificamente nel 1818, per far posto alla costruzione del Teatro Carlo Felice e dell'Accademia Ligustica nell'area dell'attuale piazza De Ferrari, in un'ottica di rinnovamento urbanistico guidato da una classe dirigente che favoriva il laicismo.

Il convento annesso venne utilizzato prima a fini militari e poi anch'esso demolito, trasformando l'antica piazza in un punto centrale della viabilità genovese, come testimoniato anche da acquerelli d'epoca. 

Demolita nel 1818 nell'area di Piccapietra, dove oggi si trova piazza De Ferrari.

 La chiesa, risalente al Medioevo, conteneva importanti opere d'arte e le tombe di personaggi illustri come Jacopo da Varagine.

L'area era nota come piazza San Domenico, un nome che fu cambiato in De Ferrari nel 1875 per ringraziare il Duca di Galliera.

ll complesso domenicano era uno dei più importanti centri religiosi di Genova; la chiesa, secondo autori settecenteschi, era per dimensioni la più grande della città e seconda solo alla Cattedrale  per le ricchezze artistiche.

Nel 1217 questa chiesa fu affidata dal governo della Repubblica  alla locale comunità domenicana, istituita dallo stesso Domenico di Guzman  durante un suo soggiorno a Genova tra il 1214 e il 1215.

In seguito i Domenicani, acquistato un terreno adiacente da un Nicolò Doria vi fecero costruire il convento.

Intorno al 1250 i frati fecero edificare una chiesa più spaziosa, in grado di accogliere un grande numero di fedeli. La chiesa, nel frattempo ribattezzata con il nome del fondatore dell'ordine, subì diverse modifiche e ulteriori ampliamenti. Nel 1440, con il completamento della facciata, assunse le sue forme definitive.

Vi erano sepolti il beato Jacopo da Varagine, arcivescovo di Genova nel XIV secolo e molti illustri genovesi, tra i quali alcuni dogi.

Tra i più famosi oratori che predicarono a S. Domenico sono ricordati Pietro da Verona (1205-1252), Vincenzo Ferrer (1350-1419) e Girolamo Savonarola (1452-1498).

Il convento ospitò in varie epoche personaggi illustri: nel 1311 vi soggiornarono l'imperatore Enrico VII con la consorte Margherita di Brabante (che morì prematuramente durante la sua permanenza a Genova, il 13 dicembre di quell'anno), nel 1403 l'imperatore d'oriente Manuele Paleologo e nel 1409 Teodoro II del Monferrato.

Molte chiese liguri, ma anche abitazioni civili, sono abbellite da strisce di marmo bianche e nere.

STILE

 L'alternanza di strisce di marmo bianche e nere che abbellisce molte chiese liguri è un elemento distintivo dello stile Gotico ligure-pisano che si ritrova in edifici sacri e palazzi nobiliari.

Nel Medioevo, questo stile, molto diffuso in Liguria, in particolare a Genova e dintorni, combina l'eleganza e la sobrietà dei materiali locali con l'estetica gotica.

Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi.

MATERIALI

La fascia bianca era solitamente in marmo di Carrara, mentre quella nera era una pietra locale che si estraeva dal Promontorio di Capo Faro su cui si erge la LANTERNA.

In seguito, negli anni ‘20 del secolo scorso questa altura fu tagliata e spianata e oggi ne rimangono solo la zona terminale dove c’è la Lanterna e la parte a monte che ancora oggi porta il nome di promontorio.

Al posto della pietra nera locale fu usata l’ARDESIA del monte San Giacomo vicino a Lavagna.

Significato particolare

 Questa decorazione tipicamente tardo medievale non è esclusiva del nostro capoluogo, la si può trovare in moltissimi borghi liguri e in numerose città toscane.
La caratteristica che contraddistingue le strisce, almeno negli edifici di maggior prestigio, è la loro proporzione, apparentemente uguali ma in realtà diverse, anzi, diverse per apparire uguali.
Secondo una regola tramandata di generazione in generazione, le strisce nere sono più alte del 10% rispetto a quelle bianche. Il motivo è spiegato dalla fisica: assorbendo più luce il nero appare più sottile.

Col passare degli anni, tuttavia, la pietra di Promontorio tende a schiarire a causa degli agenti atmosferici e quindi, apparendo più chiara, si perde parte dell'effetto ottico che avremmo se fosse molto più scura come era in origine.

 Oltre all'indubbio valore estetico, che aggiungeva eleganza e dava risalto alle facciate, le strisce hanno anche un significato simbolico e storico. 

L'uso del marmo, un materiale pregiato, era un simbolo di prestigio e ricchezza da parte delle famiglie nobili o delle autorità cittadine che commissionavano la costruzione o la ristrutturazione delle chiese.

Fasce orizzontali che raccontano ancora oggi storie di potere ma che erano anche preziosi stratagemmi per creare illusioni ottiche.

L'impiego diffuso di questi materiali, in particolare l'ardesia, rappresenta un forte legame con il territorio e le sue risorse, diventando un elemento iconico dell'architettura genovese e ligure.

Sebbene non esista un'unica interpretazione ufficiale, i colori bianco e nero, o chiaro e scuro, hanno spesso avuto significati simbolici nel corso della storia, come purezza e sobrietà, ma anche il bene e il male.

Un esempio emblematico di questo stile è la Cattedrale di San Lorenzo a Genova, la cui facciata è celebre per questa caratteristica. 

La marinière chiamata anche tricot a righe, è una maglietta a maniche lunghe in jersey di cotone.

La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità

GENOVA CITTA’ SEGRETA

Nella foto una torre della Cattedrale di San Lorenzo

A Genova le costruzioni antiche più rappresentative furono costruite in pietra bianca e nera. Sin dalla metà del Duecento al marmo bianco di Carrara veniva contrapposto il nero della pietra di Promontorio. Il Promontorio di Capo di Faro oggi non esiste più se non nel suo punto estremo verso il mare, dove fu costruita la ”Lanterna” il simbolo di Genova per antonomasia. Anticamente, prima che venisse spianata quest’ area, esisteva una cava da cui veniva estratta questa pietra grigio-nera così simile al marmo, più dura dell’ardesia ma meno facile da lavorare. Contrapponendo la bande bianche alle nere negli edifici e nelle chiese venivano a crearsi splendide geometrie, che viste da distante sembrano tutte uguali ma non é così, se le guardate attentamente vi renderete conto che le strisce nere sono più alte di quelle bianche rispettando una rigorosa proporzione, prendendo per esempio l’antica misura genovese in “palmi ” , quelle nere per ogni palmo ne hanno un decimo di palmo in più, perché il nero alla vista si ritira, un espediente, un illusione se volete, realizzata senza l’ausilio di tecniche astruse o di strumentazione speciale ma solo dall’esperienza tramandata da maestro costruttore a maestro costruttore.

La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità

A Mae Zena

Alla scoperta di Genova

La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità

1- Il cagnolino della Cattedrale di San Lorenzo a Genova

 

Ebbene sì, nella facciata della Cattedrale San Lorenzo si nasconde la scultura di un cane.

La leggenda narra che il cagnolino fosse di uno degli scultori che stava lavorando alla cattedrale. Alla sua morte il padrone ha voluto ricordarlo scolpendolo sulla facciata della cattedrale.

E’ molto piccola, quindi aprite bene gli occhi. Un aiutino? Si trova in facciata! Quando l’avete trovato dategli una carezza: pare che sia di buon auspicio!

2- La bomba Inesplosa

Il “miracolo” della Cattedrale di Genova

 

Bomba, avete letto bene. Si tratta di una granata inglese da 381 mm che il 9 febbraio del 1941 durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale su Genova, ha colpito la cattedrale di San Lorenzo, sfondando il tetto senza esplodere.

Un vero miracolo!

La potete trovare nella navata di destra: è davvero grande, non potete sbagliare.

Lo so che vi state chiedendo se la bomba esposta nel Duomo di San Lorenzo sia l’originale… In realtà si tratta di una copia esatta perché l’originale è stata portata in mare e fatta brillare.

 3- Il Sacro Catino… o Santo Graal?

Un mistero lungo secoli e un incredibile viaggio fino alla Cattedrale di San Lorenzo

 

 Ogni bambino genovese affascinato da “Indiana Jones e l’ultima crociata” ha strabuzzato gli occhi quando ha sentito dire che a Genova è custodito il Sacro Catino, ossia il piatto utilizzato da Gesù durante l’ultima cena e ritenuto per secoli il Santo Graal.

Il misterioso piatto di smeraldo (che poi si scoprì essere in pasta vitrea verde) fu portato a Genova da Guglielmo Embriaco detto Testa di maglio come reliquia durante la Prima Crociata nel 1099.

La sua storia è molto travagliata perché per secoli è stato conteso, venduto, rubato… Finché 1810 fu portato a Parigi da Napoleone che aveva conquistato la città.

Fu restituito a Genova una decina di anni dopo, rotto in 10 pezzi di cui uno mancante e che non è mai stato ritrovato.

Si dice che i francesi si sarebbero impossessati solo di una copia. Quindi il mistero resta: dov’è il Santo Graal originale?

 

4- Perché il Duomo di Genova è a Strisce?

Qui ne vogliamo riportare una stravagante interpretazione...

Lo stile marinière ci piace da sempre… ai nobili genovesi ancora di più!

Rivestire chiese e palazzi con le fasce bianche e nere era riservato solo alle famiglie più aristocratiche! Stiamo parlando dei Doria, degli Spinola, dei Fieschi e dei Grimaldi.

Infatti anche la chiesa di San Matteo, appartenendo ai Doria, ha lo stesso stile.

5-La scacchiera di San Lorenzo

Vuoi sapere dove si trova? Cercala nella parete esterna di sinistra.

Incastonata sulla parete esterna di sinistra compare una misteriosa scacchiera, che pare essere appartenuta a Megollo Lercari, mercante dei primi del Trecento.

Non tutti però sono d’accordo con questa ipotesi. Per alcuni studiosi è legata, come altri simboli che si trovano nella cattedrale di Genova, ai cavalieri templari. Per altri invece risalirebbe al XIII secolo e sarebbe riconducibile a una disputa tra genovesi e pisani che decisero di risolverla giocandosela a scacchi. I genovesi vinsero e la scacchiera, per celebrare la vittoria, sarebbe stata murata nella Cattedrale.

 

6- Le scalfiture delle colonne del Portale di San Gottardo

No, non sono buchi dovuti all’usura: nel 1200 non si scherzava nemmeno nei dintorni del duomo di Genova!

 

L’ultima curiosità che molto probabilmente vi sarà sfuggita sono i segni sulle colonne del portale di San Gottardo, l’ingresso laterale che da su via San Lorenzo.

Bisogna andare indietro di molti secoli, alle lotte tra guelfi e ghibellini del 1200.

buchi sulle colonne sono i segni dei dardi di balestra scagliati probabilmente da Piazza Matteotti.

 

Nella foto sotto la loggia di palazzo Lamba D'Oria in piazza San Matteo

di Paola Spinola

Questa decorazione tipicamente tardo medievale non è esclusiva della nostra città: la si può trovare in moltissimi borghi liguri e in numerose città toscane.
La caratteristica che contraddistingue le strisce, almeno negli edifici di maggior prestigio, è la loro proporzione, apparentemente uguali ma in realtà diverse, anzi, diverse per apparire uguali.

Secondo una regola tramandata di generazione in generazione, le strisce nere sono più alte del 10% rispetto a quelle bianche. Il motivo è spiegato dalla fisica: assorbendo più luce il nero appare più sottile. Col passare degli anni, tuttavia, la pietra di Promontorio tende a schiarire a causa degli agenti atmosferici e quindi, apparendo più chiara, si perde parte dell'effetto ottico che avremmo se fosse molto più scura come era in origine.

 

Al civ. 17 Palazzo Andrea Doria donato dalla Repubblica all’ammiraglio riconosciuto come “Padre della Patria” per averla liberata dall’occupazione francese. Il prestigioso portale di scuola toscana è per taluni opera di Niccolò da Corte e Gian Giacomo della Porta per altri, di Michele D’Aria e Giovanni da Campione. Ricco di animali esotici e fantastici quali pavoni, lucertole, teste di montoni e leoni, sirene danzanti, uccelli che beccano fiori, grifoni, pesci mostruosi e altri animaletti.

Sopra l’architrave è scolpita l’epigrafe relativa alla donazione: “Senat. Cons Andreae De Oria Patriae  Liberatori Munus Publicum”.

“Il Portale con relativa iscrizione della donazione all’ammiraglio Andrea Doria da parte della Repubblica in segno di riconoscenza per averle restituito la libertà”

“Era difficile descrivere il sentimento che lo colse alla vista della prima città italiana, la magnifica Genova. Si innalzarono su di lui i suoi campanili policromi, le chiese rigate di marmo bianco e nero e tutto il suo anfiteatro turrito che all’improvviso lo circondò da ogni parte, nella sua raddoppiata bellezza… Non aveva mai visto Genova prima di allora…”.

Nikolaj Gogol.

 

La Chiesa di San Matteo

Genova

Milano Art Gallery – LA BOTTEGA DI MARCO LOCCI

Ricordando il grande pittore Marco Locci che tanto diede a Mare Nostrum Rapallo e alle navi più significative dell’universo MARE.

 

Palazzo Lamba Doria - Genova

 

La casa di Andrea Doria

 

Abbazia di Santo Stefano - Genova

 

Chiesa di San Donato-Genova

 

Ex Chiesa di Sant’Agostino  - Genova

 

Palazzo Giacomo Spinola – Genova

 

San Giovanni in Prè

Veduta del complesso

COMMENDA

La chiesa di San Giovanni in Prè è un complesso romanico genovese composto da due chiese sovrapposte e da un edificio adiacente chiamato "la Commenda". Originariamente era un ospitale per pellegrini e crociati diretti in Terra Santa, voluto dai Cavalieri di San Giovanni (oggi Cavalieri di Malta) nel 1180. La struttura è composta da una chiesa superiore, dedicata a San Giovanni Evangelista, e una chiesa inferiore, in origine dedicata a Sant'Ugo. 

A destra si notano gli archi zebrati”.

 

Basilica dei Fieschi

Cogorno-Chiavari

1244

La famiglia Fieschi ha dato due Papi (Innocenzo IV e Adriano V) e diversi Cardinali illustri, tra cui Guglielmo Fieschi, Niccolò Fieschi e Luca Fieschi, dimostrando un'influenza significativa nella storia della Chiesa già dal XIII secolo, specialmente legata a Genova e alla politica guelfa.

 

Particolare del portale

 

L’immenso Rosone

 

Paraste ed archetti pensili arricchiscono l'impianto della facciata; al suo centro si apre un grande rosone sormontato da archetti in marmo in stile gotico-romanico. L'architrave del portale gotico reca un'iscrizione relativa alla fondazione del tempio. Nella lunetta è un affresco del XV secolo dedicato alla Crocefissione.

 

 

Chiesa di Sant’Andrea – Levanto

Questa decorazione tipicamente tardo medievale si può trovare in molti borghi liguri e in numerose città toscane. Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi. 
La caratteristica che contraddistingue le strisce è che apparentemente sono uguali, ma in realtà sono diverse. E questo appunto per apparire uguali. Sembra un rompicapo ma c’entra la fisica e questo fa capire quanto erano avanzate le conoscenze dei capi mastro di mille anni fa. Assorbendo più luce, il nero appare più sottile. Quindi, rispettando una rigorosa proporzione nell’antica misura genovese in “palmi”, quelle nere sono alte un decimo di palmo in più delle bianche. Con questa sapiente illusione ottica l’effetto risulta più armonioso.

 

Questa decorazione tipicamente tardo medievale si può trovare in molti borghi liguri e in numerose città toscane. Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi. 
La caratteristica che contraddistingue le strisce è che apparentemente sono uguali, ma in realtà sono diverse. E questo appunto per apparire uguali. Sembra un rompicapo ma c’entra la fisica e questo fa capire quanto erano avanzate le conoscenze dei capi mastro di mille anni fa. Assorbendo più luce, il nero appare più sottile. Quindi, rispettando una rigorosa proporzione nell’antica misura genovese in “palmi”, quelle nere sono alte un decimo di palmo in più delle bianche. Con questa sapiente illusione ottica l’effetto risulta più armonioso.

 

ALCUNE FAMOSE

CHIESE “ZEBRATE”

IN TOSCANA

Le famose chiese toscane a strisce bianche e scure sono principalmente quelle in stile romanico pisano, come la Cattedrale di Pisa e altre chiese di Pisa, e quelle di Pistoia, note come "chiese zebrate". La Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze non ha strisce esterne, ma un famoso pavimento interno bicromatico.

Pisa, con il suo Stile Romanico Pisano (presente nel Duomo e Battistero in Piazza dei Miracoli), utilizzi decorazioni a loggette, archi ciechi e inserimenti di marmi colorati (bianco e nero) che richiamano questo motivo, specialmente nelle facciate, ma Pistoia ne è l'esempio più esplicito.

 

PISA

Il DUOMO DI PISA

Battistero di San Giovanni (Pisa) – Il più grande del mondo

 

Interno

 

CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

(DUOMO DI SIENA)

 

Basilica di San Francesco (Siena)

 Un miracolo di bellezza

 

LE CHIESE ZEBRATE DI PISTOIA

LA CITTA’ A STRISCE

Chiesa di Sant’Andrea - Pistoia

 

Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas - Pistoia

 

Chiesa di San Francesco - Pistoia

 

Basilica di San Zeno - Pistoia

 

Cattedrale di San Zeno e Battistero di San Giovanni in Corte - Pistoia

 

Chiesa di San Bartolomeo - Pistoia

 

Chiesa di San Pier Maggiore - Pistoia

 

Chiesa di San Paolo - Pistoia

 

LUCCA

Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata

 

Cattedrale di San Martino

 

San Giusto

 

Portale centrale

 

 

Anche RAPALLO ha la sua casa storica ZEBRATA

CASA GARIBALDA

E’ un punto caratteristico particolarmente suggestivo, dove il visitatore passeggia in riva al mare circondato da palme ed edifici di grande bellezza. Il lungomare è il centro di numerose feste ed eventi, soprattutto nel periodo estivo: da concerti ed eventi sportivi e religiosi. Si trovano qui diversi poli di interesse turistico, come il Chiosco della Musica, le statue monumentali e il castello cinquecentesco. Tra questi vi è anche la Casa Garibalda.

 

CASA GARIBALDA - Lato di Levante

 

Nella sua facciata, lato chiosco della musica, lo stemma in marmo dell’ammiraglio Biagio Assereto ne indicherebbe la datazione al XIV secolo, mentre le case retrostanti porticate si debbono ritenere più antiche.

Le colonnine in marmo così come la decorazione a fasce bianche e nere impreziosivano l’edificio che nel XIX secolo e per molti anni seguenti accolse esercizi alberghieri ed anche un night nel giardino pensile.

 

Curiosa Conclusione alla Marinara...

 Lo stile marinière

La marinière chiamata anche tricot a righe, è una maglietta a maniche lunghe in jersey di cotone.

Lo stile "marinière" non è uno stile artistico dell'arte moderna (che va dalla metà dell'Ottocento alla metà del Novecento), ma un'icona di stile della moda, caratterizzato dalla maglia a righe blu e bianche, che continua a essere riproposto e rivisitato anche oggi, influenzando varie tendenze della moda e del design. Sebbene non sia un movimento artistico, l'influenza di questo stile può essere riscontrata nelle opere di artisti che hanno rappresentato la cultura pop e la vita moderna, o in designer che hanno tratto ispirazione da esso. 

Storicamente prende il nome dalla maglietta a righe (o "marinière") indossata dai marinai francesi, caratterizzata da maniche lunghe, righe orizzontali blu e bianche e taglio casual. Divenuto un classico del guardaroba, lo stile è diventato sinonimo di eleganza semplice e intramontabile, influenzato e reso popolare da figure come Coco Chanel, Marylin Monroe, Audrey Hepburn e Brigitte Bardot. 

Caratteristiche principali dello stile

La maglietta: Il capo centrale è la maglia a righe bretone a maniche lunghe, con righe orizzontali di uguale misura.

Colori: I colori più iconici sono il blu e il bianco, che richiamano l'ambiente marinaro. Altri colori spesso usati nello stile navy sono il rosso e il blu.

Estetica: Evoca un'immagine di eleganza rilassata e senza tempo, spesso associata alle vacanze al mare ma anche al look chic urbano.

Altri elementi: Lo stile può includere altri capi di ispirazione nautica come il blazer doppiopetto, i jeans a vita alta svasati e gli abiti con colletto alla marinara. 

E così, dopo aver attraversato chiese, palazzi, abbazie e città “a strisce”, il nostro viaggio si chiude dove ogni navigazione trova senso: a casa, sul mare di Rapallo.

Anche qui, quasi in punta di piedi, compare una facciata zebrata: Casa Garibalda. Non una cattedrale, non un duomo, ma una casa affacciata sul lungomare, tra palme, musica e passeggiate lente. Come a ricordarci che la bellezza non abita solo nei grandi monumenti, ma anche negli edifici che hanno vissuto, accolto, ospitato vite e storie.

Le righe bianche e nere, che abbiamo visto salire solenni sulle facciate di Genova, Pisa o Pistoia, qui si fanno più domestiche, ma non meno eloquenti. Continuano a parlare di mare, di commerci, di famiglie, di viaggi. E, a Natale, sembrano persino richiamare le righe della marinière, la maglia dei marinai: semplice, essenziale, senza tempo.

Forse non è un caso!

Le chiese zebrate, come il mare, giocano con la luce.
Il Natale, come il mare, unisce lontananze.
E Rapallo, come ogni porto vero, raccoglie e restituisce.

Chiudiamo allora questo presepe di pietra e di memoria con un augurio silenzioso, ma saldo come una bitta: che le nostre città continuino a raccontare, che le loro righe non si sbiadiscano, e che ciascuno di noi sappia ancora distinguere — come i maestri di un tempo — le differenze necessarie per far apparire l’armonia.

Buon-Natale
dal mare!

 

Carlo GATTI

Rapallo, Lunedì 15 Dicembre 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La Notte della Baionetta: il Mare, la Fuga, la Storia

 

La Notte della Baionetta: il Mare, la Fuga, la Storia

 

 

 

La nave ormeggiata nel Bacino di S.Marco a Venezia nell'agosto 1943
Descrizione generale
Tipo corvetta
Classe Gabbiano. SerieScimitarra
Impostazione 24 febbraio 1942
Varo 5 ottobre 1942
Radiazione 1º novembre 1972
Caratteristiche generali
Dislocamento 670
Lunghezza 64,4 m
Larghezza 8,7 m
Pescaggio 2,8 m
Propulsione 2 motori Diesel 3500 HP
2 motori elettrici 150 Hp
Velocità 18 nodi (33,34 km/h)
Autonomia 1450 miglia mn a 18 nodi
Armamento
Armamento (1943)

· 1 cannone da 100/47 mm

· 3 mitragliere Breda da 20/65 a.a. in impianti singoli

· 4 mitragliere Breda da 20/65 a.a. in impianti binati

· 2 tubi lanciasiluri da 450 mm in impianti singoli

· 8 lanciabombe a.s. pirici

· 2 scaricabombe a.s.

(1956)

· 1 cannone da 100/47 mm (poi sbarcato)

· 2 mitragliere da 40/56 mm in un impianto binato (poi aggiunto un impianto singolo a prua)

· 1Porcospino (arma)MK 15 a.s.

· 4 lanciabombe a.s.

Note
Motto Ardita lanio

 

La corvetta Baionetta, piccola unità antisommergibile della classe Gabbiano, entrò in servizio solo nel luglio del 1943. Nessuno avrebbe immaginato che, poche settimane dopo, sarebbe diventata la protagonista silenziosa di una delle pagine più discusse della storia italiana: la fuga del Re e del Governo dopo l’Armistizio dell’8 settembre.

Il 9 settembre, mentre Roma era nel caos e truppe tedesche convergevano verso i centri vitali della capitale, la Baionetta ricevette un ordine cruciale:
mettere in salvo la famiglia reale, il maresciallo Badoglio e parte del Governo, portandoli a Brindisi, già in mano alleata.

Quel viaggio avrebbe segnato non solo la vita della nave, ma anche il destino politico dell’Italia.

Una nave piccola per un compito enorme

Baionetta non era progettata per ospitare passeggeri: 64 metri di lunghezza, 112 uomini d'equipaggio, armamento antisommergibile e spazi molto ridotti.
Eppure, nella notte concitata di Ortona, divenne l’unica possibilità di salvezza per:

  • Re Vittorio Emanuele III

  • Regina Elena

  • Principe Umberto

  • Maresciallo Badoglio

  • Ministri, ufficiali e personale di Stato

Il porto era nel caos:
civili e militari tentavano di salire a bordo, l'ammiraglio De Courten fu costretto a interrompere gli imbarchi quando si raggiunsero i 57 posti scialuppe, e la tensione salì fino a minacce armate.

Alle 01:00 del 10 settembre, la Baionetta lasciò Ortona diretta verso sud.

 

L’agente segreto che salvò l’operazione

Fra le persone imbarcate vi era anche Cecil Richard Mallaby, agente britannico del SOE, con radio e codici.
Fu lui a garantire comunicazioni criptate con gli Alleati, permettendo al convoglio di proseguire senza incidenti nonostante il sorvolo di aerei tedeschi.

In quelle ore, la Baionetta divenne una stazione radio mobile del nuovo governo in esilio.

Perché proprio Ortona?

Ortona, nel settembre 1943, offriva:un porto operativo e lontano dal controllo immediato dei tedeschi, la possibilità di raggiungere rapidamente unità navali amiche, un punto d’imbarco collegato alla fuga da Roma sul versante adriatico.

Da F/b

“Dal porto di Ortona fino alla nave "R. N. Baionetta", il re Vittorio Emanuele fece utilizzare il peschereccio "Dolie" di Vincenzo Diomedi per il solo trasporto dei propri bagagli". 

L'ultimo testimone di questo "trasbordo" fu il Sig. Tommaso D'Antuono”.

 

Il velocissimo incrociatore leggero

SCIPIONE AFRICANO

 

Da lì, la nave poté dirigere verso Brindisi con la scorta dell’incrociatore Scipione Africano e della corvetta Scimitarra.

 

Il percorso della fuga (8–10 settembre 1943)

 

Per rendere chiara e immediata la dinamica degli eventi.

- Roma (8 settembre, sera)

La capitale è indifesa dopo l’annuncio dell’armistizio.

La Corona e il Governo lasciano la città per evitare la cattura da parte tedesca.

- Pescara (9 settembre, pomeriggio)

Breve sosta.

Si imbarcano Badoglio, ministri e ufficiali dello Stato Maggiore.

 

- Ortona (9 settembre, notte)

Imbarco concitato sulla Baionetta.

Salpano 57 persone, tra cui la famiglia reale e Mallaby.

- Navigazione (notte 9–10 settembre)

In acque minacciose, ma senza attacchi.

Il convoglio procede verso sud con la scorta navale.

- Brindisi (10 settembre, ore 16.00)

Sbarco del Re.

 

La città diventa capitale provvisoria del Regno del Sud.

Inizia la cobelligeranza italiana a fianco degli Alleati.

 

Baionetta dopo Baionetta

La nave non concluse la sua storia con il celebre viaggio. Operò con la Marina Cobelligerante, scortò convogli alleati e sopravvisse anche al siluro di un U-Boot tedesco.

 

Nel dopoguerra fu impiegata in:

 

- missioni di rilievo relitti,

- crociere nel Mediterraneo orientale,

- addestramento specialistico,

- importanti ammodernamenti (sonar, radar, armamento).

Fu radiata nel 1972, dopo trent’anni di servizio.

 

Una fuga discussa, ma non unica

La storia ha giudicato in modi opposti l’esodo della monarchia e del governo.

Ma è bene ricordare che, nella stessa guerra, moltissimi capi di Stato fuggirono per guidare dall’estero la resistenza dei propri popoli:

- Re Haakon VII (Norvegia)

- Regina Wilhelmina (Paesi Bassi)

- Governo polacco in esilio

- Edvard Beneš (Cecoslovacchia)

- Re Pietro II (Jugoslavia)

- Charles de Gaulle e la Francia Libera

 

La fuga di Baionetta, dunque, non è un unicum, né necessariamente un atto di codardia: in molti casi, fu l’unica via per evitare il collasso totale dello Stato.

 

CONCLUSIONE

 Ogni nave, nella sua vita, affronta una sola vera prova.
La Baionetta la incontrò in una notte d’Adriatico, quando il suo compito non era più combattere, ma custodire la continuità di un Paese che stava crollando.
Navigò tra silenzi, ordini sommessi e un mare nero come l’inchiostro, mentre sulle sue lamiere si aggrappava l’ultima fragile speranza dell’Italia.

Eppure andò avanti.

Non per gloria, non per potenza, ma perché talvolta anche una piccola nave può portare sulle proprie paratie il peso della Storia.

E la scia che tracciò quella notte :

— tra la paura, il dovere e l’infinito —
non si è mai dissolta.

È la scia che riconosciamo ancora oggi, quando una nave, controvento, trova la forza di tenere la rotta.

 

FINE

 

 

*-  Il radiotelegrafista inglese di Badoglio

di Sergio Lepri

https://www.sergiolepri.it/documenti/storia-italia1943-Il-radiotelegrafista-inglese-di-Badoglio.pdf

- La spia sulla nave del re

di Roberto Barzanti

https://www.toscanalibri.it/scritto-dautore/la-spia-sulla-nave-del-re_1734/

 

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, giovedì 11 dicembre 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LA MADONNA DEI MARINAI - Bernardo strozzi

MADONNA IMMACOLATA CONCEZIONE

 A cura di Gatti Carlo per la Festa della Madonna Immacolata Concezione

 Il dogma dell'Immacolata Concezione è un dogma della Chiesa cattolica, proclamato da papa Beato Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, il quale afferma che la Vergine Maria fu preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

 

LA MADONNA  DEI MARINAI

 di Bernardo Strozzi in Sant'Ambrogio a Voltri

L'affascinante storia e il significato del quadro realizzato da Bernardo Strozzi per i marinai e tutta la gente di mare di Voltri. La tela, connotata da una straordinaria libertà del segno pittorico e una notevole ricchezza cromatica, costituì da subito un importante termine di confronto per i vari artisti genovesi operanti dagli anni ’20 del Seicento.

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 https://arseuropachannel.blogspot.com/2025/03/la-madonna-dei-marinai-di-bernardo.html?fbclid=IwY2xjawOKvnVleHRuA2FlbQIxMABicmlkETAzdDFBSWNSWjZ4MmdZbFV6c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHpnqZiKdbPNVgQHu1_IQu9AL9vCYnoNYGoKf2U-0P5_c4pZR7dlq2OVu2Ax5_aem_s7SewZL1L7QGbpYsdFfZbg

 

APPROFONDIMENTI SULLA TELA

Dalla relazione del dott. Gianluca Zanelli del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Relazione scritta per presentare l'opera, in vista dell'ultimo restauro del 2012:

Bernardo Strozzi

(Genova 1581/82 – Venezia 1644)

Madonna col Bambino e i Santi Erasmo, Chiara e Nicolò

Olio su tela, cm 250 x 166

Collocata in origine sull’altare dedicato a Sant’Erasmo, protettore dei naviganti, nell’Ottocento la tela venne trasferita sull’altare dedicato a San Giovanni. Stilisticamente l’opera palesa una datazione agli anni Venti del XVII secolo, riferimento cronologico che concorda pienamente con le vicende costruttive che interessarono l’interno della chiesa tra il 1620 e il 1629. Di recente è stata avanzata la proposta che il dipinto possa essere stato realizzato da Bernardo Strozzi al suo rientro da un viaggio romano, collocato intorno al 1625, in considerazione del fatto che nella composizione sono presenti alcune suggestioni desunte dall’attività romana del pittore emiliano Giovanni Lanfranco, in particolare la struttura compositiva e la monumentalità conferita ai personaggi. Come già sottolineato, la tela, connotata da una straordinaria libertà del segno pittorico e una rara ricchezza cromatica, costituì da subito un importante termine di confronto per vari artisti genovesi, tra i quali Luciano Borzone, nella cui Apparizione della Vergine a san Bernardo, databile al 1629, sono evidenti precisi rimandi all’immagine scaturita dal pennello di Strozzi.

 

Bibliografia essenziale:

B.Ciliento, Voltri: Chiesa di Sant’Ambrogio, Genova 1979, p. 6.

F.R. Pesenti, La pittura in Liguria. Artisti del primo Seicento, Genova 1986, pp. 61-63.

M.C. Galassi, Documenti figurativi per un soggiorno romano di Bernardo Strozzi, in “Bollettino dei Musei Civici Genovesi”, 40-42, 1992, p. 49.

M.C. Galassi in Bernardo Strozzi. Genova 1581/82 – Venezia 1644, catalogo della mostra (Genova), a cura di E. Gavazza, G. Nepi Sciré, G. Rotondi Terminiello, Milano 1995, cat. 48, pp. 194-195.

 

 

Rapallo: "Liguria delle Arti" a San Maurizio di Monti

focus sul dipinto di Bernardo Strozzi

 

Madonna Odigitria

Sabato 2 agosto alle ore 21, Liguria delle Arti raggiunge Rapallo, nella frazione di San Maurizio di Monti, per godere insieme al pubblico di una grande opera d’arte firmata dal genio di Bernardo Strozzi, artista esposto al Prado di Madrid, come alla National Gallery di Londra o all’Ermitage di San Pietroburgo.

Camminare dentro la bellezza eleva lo spirito, aiuta a riflettere e a concepire grandi pensieri, come sosteneva Nietzsche che, visitata Rapallo, se ne innamorò tanto da tornarci più volte fra il 1880 e il 1885, così come fece il celebre pittore Vasilij Kandinskij.

Il più grande filosofo del XIX secolo e uno dei maggiori artisti del ‘900 sono in ottima compagnia di scrittori come Ernest Hemingway e Luciano Bianciardi, di poeti come Ezra Pound, Eugenio Montale e William Butler Yeats, tutti sedotti da questa località abbracciata da un mare stupendo, ricca di fascino, ancora oggi molto nota a livello internazionale.

Liguria delle Arti prende la via che conduce alla frazione San Maurizio di Monti. Lì, a circa 300 metri sul livello del mare, immersa tra ulivi, c’è l’omonima Chiesa in cui è conservato il dipinto protagonista di questo evento: l’Apparizione della Madonna Odigitria, termine di origine bizantino che significa “Colei che indica la via”, firmata da un giovane Bernardo Strozzi, probabilmente intorno al 1610.

Un dipinto di inestimabile valore che è stato “scoperto” per caso, durante un restauro nei primi anni ’90 del secolo scorso. La rocambolesca storia del ritrovamento e quella del grande artista ligure, divenuto uno dei maggiori esponenti italiani della pittura barocca, saranno raccontate dalla storica dell’arte Irene Fava.

 

LOUVRE

Portrait de jeune homme - Louvre site des collections

https://collections.louvre.fr › ark: 

Strozzi Bernardo dit aussi Il Capucino Genovese, Il Prete Genovese, (Gênes, 1581 - Venise, 1644) Italie École de. Description. 

Bernardo Strozzi è presente a:

- Parigi (Museo del Prado-Madrid) con l'opera "Un uomo con un cappello" (ca. 1630-1635)

-mentre la National Gallery di Londra ospita un suo dipinto, "Allegoria della fama" (ca. 1635).

- Altri musei nel mondo, come ad esempio il Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo, potrebbero avere altre opere, ma non ci sono conferme specifiche nelle fonti. 

BERNARDO STROZZI

La vita e le opere

https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardo_Strozzi

 

 

 

 

 Rapallo, 8 Dicembre 2025