L’ALLEVAMENTO DI ORATE E BRANZINI NEL TIGULLIO

Un settore in forte crescita grazie all’iniziativa del “rapallino” Roberto CO’

 

 

Prima d’iniziare questa esplorazione nelle acque del Tigullio per scoprire da vicino una “coraggiosa” attività, cerchiamo di definire cos’é l’ACQUACOLTURA.

 

L’Acquacoltura è l’allevamento di organismi acquatici tra cui pesci, molluschi, crostacei e piante acquatiche e rappresenta un settore economico molto importante della produzione alimentare, fortemente sostenuto, anche economicamente, dall’Unione Europea. 
Attualmente la Liguria può contare su tre impianti off-shore, con gabbie galleggianti dislocate in mare aperto, in provincia della Spezia, Genova e Savona. Le aziende liguri hanno puntato sulla produzione di un prodotto di elevata qualità specie per orate, branzini e molluschi.

 

 

 

Vista dell’impianto con lo sfondo di Punta Manara. La presenza di corrente costante ed il fondale elevato favoriscono la dispersione e l’assorbimento delle sostanze organiche naturalmente rilasciate dai pesci rendendo impossibile ogni tipo di accumulo al di sotto delle gabbie; inoltre il sito è stato scelto sulla base di preliminari rilievi subacquei atti ad accertare l’assenza di eventuali preesistenti biocenosi sensibili e di interesse naturalistico (praterie di Posidonie o di Cymodocea) ed infatti lo stesso è caratterizzato da fondali fangosi argillosi di origine costiera. A conferma di quanto esposto, l’attività di maricoltura è soggetta ad un piano di controllo qualitativo delle acque e dei fondali interessati dall’installazione dell’impianto (Piano di Monitoraggio Ambientale).
 I punti di campionamento (scelti sia sopra che sotto corrente), i parametri da analizzare e le metodiche da utilizzare sono stati stabiliti concordemente dall’Ufficio Mare e dall’Ufficio Valutazione Impatto Ambientale della Regione Liguria e dall’ARPAL.

 

Le gabbie di tipo “sommergibile” che sono affondate ad ogni mareggiata, sono del tipo usate nei mari del Nord per salvare i salmoni dal ghiaccio. All’interno di ognuna nuotano pesci con una densità di 15 chili per metro cubo d’acqua. Altrove é di tre volte tanto.

Al largo di Lavagna, nel golfo del Tigullio, tra Sestri Levante e Portofino, crescono le orate e i branzini targati AQUA, in grandi vasche in mare aperto, crescono in un ambiente incontaminato, in acque cristalline con un naturale ciclo di sviluppo ed alimentazione del tutto simile a quello dei pesci selvatici.

 

Ing. Roberto CO’ – Presidente AQUA S.r.l.– e gli studenti

Visita allo stabilimento nel porto di Lavagna, con gli studenti della scuola primaria. 
Dopo aver spiegato tutte le fasi di lavorazione a terra, dalla preparazione dei mangimi, alla manutenzione della strumentazione delle barche e degli strumenti per le immersioni. 
La visita presenta anche le lavorazioni del pescato, la sua classificazione, incassettamento e preparazione per il trasporto e la vendita.

 

 

 

Dal 2000 Roberto Cò é  Presidente e Amministratore della Società AQUA S.r.l. operante nel settore dell’acquacoltura offshore.

 

Ci può parlare della sua Azienda?

 

Un po’ di storia.

AQUA é nata nel 1999 e l’anno seguente era già operativa.

Oggi AQUA, grazie alla partecipazione del progetto Idreem (Increasing Industrial Resource Efficiency in European Mariculture) nato nel 2013, può con orgoglio certificare importanti risultati, in quanto dagli studi effettuati con quel progetto é stato ulteriormente confermato che l’impianto non ha alcun impatto ambientale.

Me la sono giocata veramente tutta scommettendo soprattutto sulla serietà della mia azienda e sul mio coraggio personale. Inizialmente ho dovuto combattere contro i pregiudizi della gente, la burocrazia delle istituzioni e abbiamo dovuto imparare a fronteggiare le mareggiate. Per ottenere certi risultati occorre essere anche un po’ testardi, ma sapevamo che i risultati sarebbero arrivati anche sottoponendoci ai particolari controlli ed analisi previsti dalle Autorità competenti italiane e straniere. Nel 2004 avevamo una produzione di 40 tonnellate l’anno, nel mondo se ne producevano oltre 40 milioni e per allevare ogni chilo di pesce se ne andavano quattro di specie selvatiche. Oggi abbiamo superato le 300 tonnellate e la produzione globale i 70 milioni, mentre il rapporto tra selvatico usato come mangime e allevato é uno a uno. I siti offshore continuano ad essere solo il 20%.

Il futuro é questo?

Dipende dalla sostenbilità del modello: il nostro prevede gabbie in un tratto di mare spazzato da correnti e con profondità di 40 metri”.

 

In cosa consistono?

“Le valutazioni emerse come risultato dell’attività di monitoraggio svolta dal Distav dell’Università degli Studi di Genova, sui parametri ambientali che contribuiscono a definire lo stato ecologico delle acque nella zona dell’impianto di AQUA sono di assoluta soddisfazione. Infatti l’impianto offshore di Lavagna, tra le varie forme di Acquacoltura, risulta di sicuro la più innovativa, nonché quella maggiormente garantita dal punto di vista della salute del prodotto e della sostenibilità per una serie di aspetti quali:

 

1 – qualità elevata delle acque di allevamento e il mantenimento di tali condizioni grazie al forte ricambio naturale (media di 250 ricambi/giorno nella gabbie di Aqua);

 

2 – possibilità, grazie agli enormi volumi disponibili, di mantenere basse densità (numero di animali mc. acqua) e di consentire ampi spazi per il nuoto dei pesci;

 

3 – garanzia di assicurare condizioni di allevamento del tutto simili a quelle naturali;

 

4 – l’assenza di rischi di insorgenza di patologie e quindi l’assenza di trattamenti antibiotici o disinfettanti”.

 

Questa é la sintesi storica dell’azienda. Vuole aggiungere qualcosa?

“Questa è la realtà di AQUA – Lavagna) oggi.
 Il mondo della pesca spesso e volentieri raccoglie l’eredità di tradizioni marinare molto antiche, in cui, un tempo, l’uomo e le risorse del mare sembravano essere quasi in perfetto equilibrio, in quanto risultato di una vera e propria lotta tra uomo e natura.

 

AQUA è la prima società del Nord Italia a svolgere integralmente il proprio ciclo di produzione in mare aperto. 
L’attività è iniziata nel 2000, ed i primi prodotti sono stati disponibili sul mercato a partire dal 2002. Da subito i consumatori hanno apprezzato l’elevata qualità delle orate e dei branzini allevati seguendo i nuovi standard di produzione, che hanno avuto da sempre, quale obiettivo prioritario il raggiungimento dell’eccellenza qualitativa del prodotto offerto, tralasciando gli aspetti relativi alla massimizzazione delle rese produttive”.

 

Qualità e rispetto del naturale ciclo di crescita dei pesci, pare essere il vostro slogan da ormai 15 anni?

Innanzitutto dobbiamo fare un cenno sull’origine della produzione: gli avannotti.

Gli avanotti arrivano da impianti, definiti avannotterie, situati in Puglia, Sicilia e Veneto (foci del Po).

 

La tecnica è abbastanza complessa, si basa su riproduttori che vengono tenuti in vasche apposite, che nel periodo giusto depongono le uova immediatamente raccolte e passate in altre vasche. Successivamente avviene la trasformazione in larva e poi lo svezzamento. In tutta la fase è fondamentale l’allevamento di fito e zooplancton utilizzato nelle fase iniziali di alimentazione dalle larve. La fase riproduttiva è scientificamente la più complessa di tutto il ciclo produttivo relativo all’allevamento.

 

Sin dall’origine, infatti, le scelte produttive sono state impostate per garantire ai nostri clienti la massima qualità possibile, partendo dalla scelta del tipo di allevamento (offshore), del Sito di allevamento e dunque alla qualità ambientale e mantenendo tale linea guida anche nelle procedure operative (Link alle procedure di allevamento). Tutto questo, insieme al continuo aggiornamento del nostro personale e all’attento studio della biologia e delle caratteristiche dei pesci allevati, ci permettono di certificare un prodotto che si distingue per:

Qualità organolettica: sapore e consistenza delle carni;

 

Qualità nutrizionale: bilanciato rapporto tra proteine e grassi;

 

Sicurezza alimentare: corretta alimentazione e assenza di contaminanti e di OGM;

 

Qualità igienico sanitaria: assenza di trattamenti disinfettanti e antibiotici;

 

 

I risultati conseguiti negli anni di attività hanno premiato lo sforzo e le difficoltà affrontate dall’Azienda per offrire un prodotto qualitativamente superiore, premettendo una costante crescita della diffusione del prodotto”.

 

 

Ci può introdurre nel meccanismo produttivo?

 

“La produzione inizia quando gli avannotti misurano circa 3 cm. Dopo 18 mesi raggiungono il peso e le misure ideali. Orate e branzini sono allevati in gabbie circolari di elevato volume (ca. 2.500 mc), in cui è continuamente monitorata la densità della popolazione in rapporto alla taglia. 
Gli animali hanno così a disposizione ampio spazio per il nuoto che permette il mantenimento di bassi livelli di stress e il naturale sviluppo della morfologia dei pesci, con un corretto rapporto tra massa muscolare e grassi. 

L’alimentazione viene condotta utilizzando solo mangimi di elevata qualità, le cui materie prime sono garantite non OGM (Organismi Geneticamente Modificati), non sono addizionati con sostanze promotrici della crescita e sono privi di contaminanti quali PCB o diossine. 
Queste caratteristiche non solo vengono garantite dai produttori attraverso enti certificatori, ma sono anche fatte oggetto di verifica attraverso analisi mirate eseguite sia dall’azienda, secondo un piano di autocontrollo interno, sia dalle autorità preposte (ASL, NAS) con controlli e analisi ufficiali a campione.

 

I risultati conseguiti negli anni di attività hanno premiato lo sforzo e le difficoltà affrontate dall’Azienda per offrire un prodotto qualitativamente superiore, premettendo una costante crescita della diffusione del prodotto”.

Ci può illustrare, per quanto possibile, il disegno tecnico dell’impianto?

 

Caratteristiche dell’impianto offshore

 

“L’area così delimitata costituisce un rettangolo di 500 metri di lunghezza per 400 metri di larghezza. 
L’estensione di tale area è determinata dall’ingombro effettivo sul fondale del reticolo di ormeggio, mentre l’area occupata effettivamente dall’impianto in superficie è pari ad un rettangolo di 152 metri X 72 metri, pari ad una superficie complessiva di 10.944 metri quadri. 
Inoltre la superficie produttiva impegnata da ogni singola gabbia è di appena 250 mq., per un totale di 1.000 mq.
 L’area è stata individuata sulla base delle seguenti specifiche operative:

 

– Qualità ecologica/ambientale buona, essendo distante da condotte e scarichi fognari.

 

– Fondale compreso tra i 30 e 40 metri, ideale per operare con gabbie sommergibili.

 

– Distanza contenuta (entro un miglio nautico) dalla base operativa a terra al fine di facilitare il controllo e l’approdo in caso di emergenza.

 

L’estensione dell’area superficiale è stata determinata per garantire i seguenti aspetti:

 

– Distanza sufficiente tra le gabbie idonea a non ostacolare il regolare passaggio delle correnti marine al fine di evitare fenomeni di “ombra” fra una gabbia e l’altra;

 

– Creazione di un’area perimetrale di rispetto per i natanti da diporto che tendono ad avvicinarsi attratti dalla peculiarità dell’iniziativa e dalla possibilità di incrementare le occasioni di pesca.

 

La localizzazione è stata definita, nelle linee generali, dopo una serie di colloqui con i responsabili della Capitaneria di Porto di S. Margherita, sulla base delle ulteriori seguenti considerazione:

 

– Non interferisce con il diporto nautico e con relative organizzazioni di gare di pesca sportiva e di regate veliche;

 

– Non interferisce con le rotte dei servizi di trasporto passeggeri locali;

 

– Non interferisce con la pesca a strascico in quanto la stessa è proibita su batimetriche inferiori ai 50 metri.

 

– Le gabbie sono 12, disposte su due file parallele di 6 gabbie ciascuna.
Lo schema della disposizione è riportato nella figura seguente.

 

La profondità individuata è stata ottimizzata sulla base delle seguenti considerazioni:

 

– Sufficiente per garantire da un lato un forte ricambio idrico su tutti i lati di ciascuna gabbia e dall’altro idonea a permettere il controllo periodico da parte dei sommozzatori nei limiti di sicurezza;

 

– Sufficiente a evitare i rischi di frangimento delle onde in caso di condizioni meteomarine severe; compatibile con costi di ormeggio economicamente convenienti.

 

– Le gabbie sono caratterizzate da una capacità utile netta di 2.500 metri cubi ciascuna, in considerazione del numero totale di 8 + 4, l’impianto ha una cubatura complessiva pari 26.000 metri cubi.

Ci avviamo verso la grande incubatrice che fa crescere il prodotto e che tecnicamente si chiama  GABBIA. Quali sono le caratteristiche principali delle gabbie?


 

Le gabbie individuate per la realizzazione dell’impianto sono costituite da un doppio anello galleggiante, in polietilene a cui sono collegate le reti di contenimento in nylon. (vedi foto sotto)

 

 

Un sub in fase di manutenzione di tutte le parti sommerse dell’impianto.

 

Lo schema della struttura della gabbia

Il diametro dell’anello delle gabbie più grandi è di 19 metri, per una circonferenza di circa 60 metri, i tubi sono realizzati in polietilene HDPE 50, con diametro di 250 mm. Ai tubi è collegato il passamano per facilitare l’accesso alla gabbia ed il sostegno delle reti laterali e della rete di copertura. Anche il passamano e i relativi giunti di accoppiamento agli anelli strutturali sono realizzati in polietilene. All’interno della struttura non è quindi presente alcun elemento metallico che potrebbe facilmente essere oggetto di fenomeni corrosivi. Inoltre la struttura di polietilene facilita notevolmente operazioni di manutenzione straordinaria delle gabbie. La gabbia è sommergibile, la variazione di quota è resa possibile da una serie di valvole che consentono di allagare i tubi in polietilene”.

Cosa ci può dire del sistema di ormeggio?

Sistema di ormeggio

 

“Il sistema di ormeggio è del tipo tensionato, che garantisce buone caratteristiche di tenuta, ammortizzazione delle sollecitazioni sulla struttura resistente (gabbia), e la possibilità di variare agevolmente la quota della gabbia. In particolare la struttura dell’ormeggio, vista lateralmente e con la gabbia in fase sommersa, è la seguente:

 

L’ormeggio sul fondo occupa un rettangolo delle seguenti dimensioni: lato minore 400 metri lato maggiore 500 metri superficie complessiva 200.000 metri quadri. L’ormeggio è del tipo reticolare, costituito da due file parallele, ognuna ospitante 6 gabbie. Il reticolo è posizionato a –6 metri rispetto alla superficie del mare, ed è tenuto in posizione rispettivamente da 16 ancore e da rispettivamente 16 boe galleggianti esterne, una per ogni linea di ormeggio e 15 interne (una per ogni vertice del reticolo).

 

Gli stati di sollecitazione massima previsti sono stati i seguenti (desunti dalla Stato del mare, pubblicato dall’Istituto Idrografico della Marina militare e dai dati registrati dalla Rete Ondametrica gestita dal Servizio Mareografico Nazionale della Presidenza del consiglio dei Ministri:

 

Altezza d’onda massima: 6,6 metri

Corrente massima: 1 nodo

Conseguentemente sono stati definiti i seguenti parametri dimensionali relativi al sistema di ormeggio: Massima spinta galleggianti di ormeggio: 4.900 n – 
Massimo carico di rottura reticolo di ormeggio: 21 tonnellate – Massimo carico di rottura cavi collegamento reticolo gabbia: 11 tonnellate – 
Peso ancora 500 kg 
Massimo carico tenuta ancora: 47 tonnellate”.

 

Cosa allevate?
Le specie allevate

Il nostro ciclo di allevamento in mare aperto è del tutto simile alle condizioni naturali di vita dei pesci selvatici. I nostri pesci impiegano 18-22 mesi di tempo per raggiungere un peso di circa 400 gr.

 

L’accrescimento non forzato rispetta il metabolismo naturale dei pesci, seguendo il normale susseguirsi delle stagioni, senza stratagemmi quali il trattamento con acque calde, la somministrazione di ossigeno e di additivi per la crescita o l’alimentazione forzata.

 

Per questo Aqua può vantare una produzione di pesce qualitativamente superiore, garantendone, inoltre, la provenienza e quindi la sicurezza”.

 

Branzino

Dicentrarchus labrax (Linnaeus, 1758) sinonimo: Morone labrax (Linnaeus 1758)

Specie eurialina, di taglia medio-grande della famiglia dei moronidi, ha il corpo slanciato, con due pinne natatorie dorsali separate; presenta sull’opercolo branchiale due spine piatte. 
Colorazione da grigio – argentato a bluastro sul dorso, argentato sui fianchi, talvolta, la zona ventrale presenta una tonalità sul giallo, sull’angolo superiore dell’opercolo presenta una macchia nera sfumata. 
Può raggiungere una taglia massima di 100 cm ma sono frequenti pezzature comprese tra i 20 ed i 55 cm. Abita le acque costiere fino a 100 m di profondità, ma è più comune nelle acque poco profonde; penetra negli estuari e talvolta risale i corsi d’acqua; si aggrega in gruppi compatti per riprodursi da gennaio a marzo; i maschi raggiungono la maturità sessuale nel secondo anno (23-30 cm) e le femmine nel terzo (31- 40 cm ). 
Predatore vorace si nutre di piccoli pesci e di una grande varietà di invertebrati tra cui gamberetti, granchi, calamari, ecc.

Orata

 

 

Sparus aurata (Linnaeus, 1758)

 

Sparide dal corpo ovale, abbastanza alto e compresso, il profilo della testa è regolarmente convesso; ha occhi piccoli, guance squamose con preopercolo nudo; bocca bassa leggermente inclinata. Colorazione grigio – argento; presenta una grossa macchia nera che dall’inizio della linea laterale si spande verso la sommità dell’opercolo delimitata da una zona rossiccia nella parte inferiore dell’opercolo stesso. Taglia massima di 70 cm, comune da 20 a 50 cm Specie costiera, con habitat naturale su praterie di Posidonia o fondo sabbioso e nelle zone di risacca, i giovanili fino a 30 metri di profondità, gli adulti fino a 150 metri. 
Eurialina, penetra nelle acque salmastre e nelle lagune costiere. Specie sedentaria, vive solitaria o forma piccoli gruppi, con periodo riproduttivo invernale. E’ ermafrodita proterandra: la maggioranza degli individui sono dapprima maschi, maturano verso il primo o il secondo anno (20-30 cm) e compiono inversione sessuale verso il secondo o terzo anno di età (33-40 cm). Non si riproduce nel Mar Nero. Carnivoro, si nutre prevalentemente di molluschi (principalmente mitili che riesce a rompere grazie alla buona dentatura), ma anche crostacei e piccoli pesci; occasionalmente erbivoro.

 

E’ noto che la sua Azienda punta moltissimo sulla qualità del prodotto. Ce ne può parlare?

 

“Le eccellenti caratteristiche del sito di allevamento n onché la scrupolosa attenzione a tutte le fasi del processo produttivo, di pesca e confezionamento permettono il raggiungimento di un altissimo standard qualitativo, difficilmente riscontrabile in pesci allevati in altre realtà. 

Grazie alle scelte impostate nella progettazione e a quelle perseguite nella gestione, AQUA è in grado di garantire ai propri consumatori il rispetto di una serie di parametri nutrizionali, organolettici e di sicurezza alimentare che caratterizzano il prodotto offerto. 
Tali parametri, definiti in maniera estremamente puntuale ed in modo molto più restrittivo dei limi di legge, sono stati fissati in un disciplinare di produzione e sono periodicamente verificati su tutti i lotti commercializzati attraverso analisi di laboratorio, certificate da laboratori esterni. Riportiamo qui di seguito alcuni parametri di qualità tra i più significativi dei nostri pesci.

 

Proteine: 19.5%

 

Grassi su filetto: valore medio 5%

 

Antibiotici: assenti

 

Contenuto in acidi grassi insaturi: 70% sul totale

Scheda Informativa – Ottobre 2015

 

AQUA è attiva dal 1999 e dal 2000 gestisce l’impianto di maricoltura offshore posizionato al largo della costa di Lavagna.

 

Attualmente l’impianto produttivo è costituito da 16 gabbie di cui  12 di diametro pari a 20 metri e 4 di diametro pari a 12 metri, queste ultime sono destinate alla prima fase di preingrasso degli avannotti.

 

Tra le diverse forme possibili di maricoltura quella rappresentata da AQUA, condotta in mare aperto e per semplicità definita offshore, risulta essere la più innovativa e quella di più recente adozione. Nel caso specifico, gli aspetti che depongono a favore di questo modello di maricoltura, rispetto agli altri più tradizionali condotti in laguna, in vasche a terra o in gabbie installate in siti riparati, sono:

 

• La qualità elevata delle acque di allevamento e il mantenimento di tali condizioni grazie al forte ricambio naturale che, in media annuale, è di 250 ricambi/giorno per gabbia.

 

• La possibilità, grazie agli enormi volumi disponibili, di mantenere basse densità (numero di animali / mc. di acqua) e di consentire ampi spazi per il nuoto dei pesci.

 

• La garanzia di assicurare condizioni ambientali e di benessere per gli animali allevati del tutto simili a quelle naturali;

 

• L’assenza di rischi di insorgenza di patologie e, di conseguenza, l’annullamento delle pratiche di trattamento veterinario.

 

Considerando che il volume complessivo disponibile per l’allevamento la densità media (rapporto tra kg di pesce e volume d’acqua disponibile) durante tutto il ciclo è inferiore ai 10 kg/mc, decisamente inferiore (di 4-5 volte) quella che si può ottenere in impianti a terra o in altri impianti in gabbia in sito riparato, con evidente benessere del pesce allevato.

 

Le scelte qualitative che sono state impostate nella progettazione e nella gestione dell’impianto hanno permesso alla Società di mantenere nel corso degli anni un trend tendenzialmente in crescita.

 

Nel seguito si riporta il dato relativo alle produzioni annue ed al fatturato.

 

A fine 2014 la società ha prodotto circa 290 tonnellate per un fatturato pari 2.400.000 €.

 

I fattori e gli strumenti che hanno consentito alla Società di crescere sono stati rispettivamente:

 

– Il mantenimento dell’eccellenza qualitativa che ha sempre contraddistinto la produzione e che è stato ulteriormente certificato (oltre che da Legambiente Liguria e da Slow Food) anche da un recente Studio condotto dall’Università di Genova nell’ambito di un progetto commissionato dal Ministero della Salute;

 

– Un elevato livello di fidelizzazione del cliente intermedio e finale

 

– Una capillare opera di comunicazione ed informazione alla clientela condotta    grazie alla partecipazione a manifestazioni e all’organizzazione di degustazioni guidate presso i punti vendita una politica di investimenti continua nel tempo focalizzata a incrementare ed ottimizzare il ciclo produttivo, che ha visto costante e continui miglioramenti che hanno riguardato tutte le tipologie di attrezzature quali gabbie a mare, reti, imbarcazioni e sala di lavorazione a terra.

 

 

STRUTTURA OPERATIVA

 

 

La società attualmente ha il seguente organigramma:

 

Un presidente ed amministratore che svolge le funzioni di pianificazione degli investimenti, rapporti commerciali, amministrazione e controllo, pianificazione a medio termine delle attività.

 

–   – Una figura svolgente funzioni amministrative.

 

–   – Un responsabile di produzione, Biologo marino.

 

Un preposto alla sicurezza, con particolare focalizzazione  agli aspetti subacquei.

 

–   – Un responsabile per l’attività commerc.

 

–   – Due comandanti per le imbarcazioni

 

–   – Quattro  operatori tecnici subacquei

 

–   – Due operai di supporto per le attività marinaresche

 

–   – Tre operai per la gestione del pescato.

 

Un dipendente part-time dedicato alle attività di promozione e comunicazione

 

– Complessivamente operano all’interno della Società 17 persone

 

Le strutture destinate all’allevamento sono costituite da sedici gabbie sommergibili, cosi dimensionate:

 

• 12 gabbie con un diametro di 20 metri ed un’altezza della rete di 10 metri per un volume di allevamento pari a 3.000 mc , ed un totale di 36.000 mc complessivi;

 

• 4 gabbie con un diametro di 12 metri ed un’altezza della rete di 9 metri, per un volume di 1.000 mc, ed un totale di 4.000 mc complessivi.

 

Sono inoltre presenti 3 imbarcazioni, rispettivamente di 16, 9 e 5 metri, desinate a pesca e manutenzione, alimentazione e supporto sommozzatori.

 

 

La società sta attualmente investendo nella realizzazione di una nuova sede con le seguenti caratteristiche:

 

PIANO TERRA

 

Locale selezione e lavorazione pescato mq 288

 

Magazzino e manutenzione reti mq 300

 

Aree logistiche per operatori subacquei mq 70

 

Spogliatoi e servizi mq 30

 

PRIMO PIANO

 

Uffici scala e archivi mq 156

 

Deposito imballaggi mq 90

 

 

Totale area disponibile mq 934

VISITA AGLI IMPIANTI

ALBUM FOTOGRAFICO

Gli operatori subacquei stanno caricando le bombole nella sede di AQUA.

 

 

 

Porto di Lavagna – Il comandante Efisio alleggerisce gli ormeggi

 

 

Porto di Lavagna – L’imbarcazione da lavoro AQUA 2 vista di prora

 

 

 

Porto di Lavagna – L’imbarcazione aspetta il via per uscire in mare

 

 

Mentre ci accingiamo ad uscire sull’imbarcazione da lavoro AQUA 2, (nella foto) il Comandante Efisio (primo a sinistra di spalle) ci racconta: “Lunedì e mercoledì sono i giorni in cui si esce alle 08 per pescare il prodotto: una pescata di orate ed una di branzini. In coperta abbiamo preparato i contenitori più grandi per i pesci e quelli più piccoli per il ghiaccio. Se va bene, rientriamo verso le 10, se c’é mare tutto viene rallentato e si rientra intorno alle 11-12. A volte anche i pesci fanno i capricci e si rifiutano d’entrare nella rete…”.

 

 

Porto di Lavagna – Nella foto vediamo la seconda imbarcazione da lavoro AQUA 1 nell’attesa di caricare il mangime destinato alle gabbie di orate e branzini.

 

Porto di Lavagna – Sta piovendo. La prima “imbragata di mangime” é pronta per essere calata su AQUA 1- Questa imbarcazione esce due volte al giorno, tutti i giorni, per rifornire i pesci di mangime nelle gabbie. L’Ing. CO’ ci spiega: “Ai nostri diamo farina di pesce, olio con Omega 3 e farine vegetali. Niente scarti di pollo o maiali permessi dal bio ma che peggiorano il gusto, né OGM o Antibiotici”.

Statisticamente é stato rilevato che mediamente, per 100 giorni l’anno, causa il maltempo, questa operazione-rifornimento in mare aperto non può essere compiuta.

 

“Il danno economico – ci spiega l’Ing. Co’ – é compensato dall’alta qualità del pesce che é costretto a lottare e diventare un forte nuotatore per contrastare le forti correnti e le perturbazioni meteomarine. Altri impianti, in Italia e nel Mediterraneo, vengono prudentemente allestiti dietro isole, penisole, dighe, ostruzioni varie, se non addirittura in acque con scarsa circolazione d’acqua. Noi ci siamo presi dei grossi rischi, specialmente all’inizio della attività, ma la qualità ed il successo ottenuto sui mercati dal nostro prodotto ci ripagano di tanti sforzi e preoccupazioni cui siamo sottoposti”.

 

Il Comandante manovra dalla coperta per staccare lo scafo dalla banchina. Sullo sfondo l’attuale sede amministrativa ed operativa di AQUA che é fornita anche di depositi e banchi di lavorazione per lo stivaggio del pesce nelle cassette destinate ai camion che poi procedono immediatamente alla consegna.

 

Nella fase di avvicinamento, caratterizzata da un discreto “bolezumme”, si nota il campo boe  che delimita e segnala il recinto che comprende le gabbie.

 

Fase di attracco alla gabbia dei branzini. AQUA 2 accosta prudentemente all’impianto.

 

 

 

Nuovoloni neri si alternano a schiarite minacciando le operazioni.

 

Il prezioso lavoro dei subacquei in sinergia con quello dei marinai sta per iniziare. Riemergeranno dopo un’ora circa d’immersione. Nella prima fase controllano la regolare funzionalità della gabbia: ormeggi, cavi, catene, golfali, redance, valvole, reti ecc…

 

L’imbarcazione é affiancata alla gabbia. Il Comandante di AQUA 1 deve scegliere la giusta posizione d’attracco rispetto al movimento ondoso. Dalla sua esperienza dipende la SICUREZZA delle successive operazioni  dei marinai che si calano fuoribordo per lavorare sulle strutture tubolari, trovandosi con le gambe tra la gabbia e il bordo dell’imbarcazione. In primo piano, un marinaio si accinge a sfilare la rete destinata ad imprigionare i pesci.

 

 

In queste belle immagini, si nota la cala della rete nell’apertura praticata tramite una cerniera che riunisce, per tutto l’impianto, la rete di copertura con quella laterale. Il varco é di circa 5-6 metri.

 

 

Nella foto si nota il galleggiante a castello (posto al centro della gabbia) che tiene sollevata la rete di copertura che impedisce, di fatto, ai pesci di scappare, specialmente nella fase d’immersione della gabbia che avviene in caso di cattivo tempo.

 

In questa fase d’attesa, due sub posizionano (sott’acqua) la rete gialla da pesca e la aprono tramite una cerniera. I lembi della rete vengono allargati e una volta imprigionato il pescato, richiudono la rete e i marinai iniziano a sollevare a braccia lentamente l’attrezzo fino a portare i pesci  a portata del retino, come vedremo nelle prossime foto.

 

I branzini sono a tiro di retino.

Il retino agganciato alla gru e sollevato da Efisio, viene accompagnato dal marinaio tramite un manico d’acciaio munito di un “grilletto” che apre  la parte inferiore svuotando il pescato direttamente nella cassetta in coperta.

 

 

 

Ecco come si presenta la prima pescata di branzini che é subito ricoperta dal ghiaccio.


L’imbarcazione AQUA 1 sta distribuendo il mangime in un’altra gabbia.

Il Comandante Efisio procede ora  alla seconda pescata dedicata alle orate che pesano 400 grammi ed hanno 18 mesi di vita.

 

A sinistra appare evidente l’abbondanza del pescato. La foto non coglie, purtroppo, gli effetti del moto ondoso. Notare la posizione del marinaio che si “barcamena”  tra le sollecitazioni dell’imbarcazione e della gabbia.

 

La bandiera di AQUA 2 indica il vento teso, e la foto mostra il rollio che appare ancora sotto controllo. La professionalità di questo equipaggio sarà ancora più evidente con il mare mosso che metterà a dura prova il loro coraggio, senso del dovere e l’amore per questo mestiere “duro” quanto sconosciuto.

A fine giornata le tonnellate pescate e certificate sono TRE: 600 casse vendute tra i 13 e i 15 euro al chilo (qualche euro in più di quelli allevati tradizionalmente) a ristoranti, supermercati e gruppi di acquisto solidale.”

 

Esiste una via d’uscita, una scappatoia per salvare questi impianti quando le mareggiate da scirocco e libeccio flagellano le nostre coste?

 

 

 

A questa mia secca domanda, il Comandante Efisio mi indica due valvole sotto la schiuma (poco visibili nella foto sopra). “In caso di previsione di mareggiata – mi spiega – cerchiamo di uscire per tempo, sia di notte che di giorno, apriamo le valvole e l’acqua di mare allaga l’anello che circonda l’impianto. Con questa zavorra la gabbia viene abbassata ad una altezza variabile di sicurezza, a ridosso del moto ondoso superficiale e da tutte le forze che la distruggerebbero in poco tempo. Quando le condizioni meteo migliorano, disponiamo di un impianto ad aria compressa che svuota l’anello e ripristina il galleggiamento”.

 

 

ROBERTO CÒ – Biografia

 

 

Mamma Ada racconta:

 

 

“Roberto nasce il 28 luglio 1963 e io gli appendo sulla culla un subacqueo della MARES che mi avevano appena regalato. Temo di avergli dato un imprinting un po’ pesante. Ha sempre amato il mare. Gli piace fare il bagno con il mare grosso, per due inverni consecutivi quando aveva 15 anni andava in barca a vela con Pietro D’Ali e più c’era scirocco, più gli piaceva, ancora adesso quando ha tempo libero si mette d’accordo con qualche amico per andare a pescare al largo con la barca”.

 

 

Ada Bottini, prof e poetessa di alto gradimento, socia di Mare Nostrum Rapallo, con pochi tratti di penna ha tracciato l’identikit di suo figlio Robi. A noi non resta che immaginarlo come un figlio del nostro golfo, “come eravamo… anche noi” e come sono quasi tutti i figli dei “rapallini marinari doc”: pescatori, nuotatori, pallanuotisti, velisti, vogatori, skippers, marinai, ufficiali, comandanti, piloti, impiegati o imprenditori impegnati in attività marine, marinare e marittime. Già, siamo tutti figli di questo splendido litorale, tuttavia, leggendo l’excursus studentesco, lavorativo ed imprenditoriale di Roberto CO’, ci sembra di capire che un figlio  “normale” non lo sia mai stato. Massimi voti fino alla laurea in Ingegneria Meccanica, e poi ancora tra i primi al corso Allievi Ufficiali di Complemento presso l’Accademia Navale di Livorno. Roberto Co’ é per noi un self-made man che fa onore al nostro Paese per il suo coraggio, iniziativa e capacità manageriali. Roberto ha già vinto parecchie sfide, tante lo attendono ancora, ma noi siamo sicuri che presto raggiungerà il vertice del settore a livello mondiale.

 

Buona Navigazione Robi!!!

 

 

Roberto CO’ nasce a Rapallo il 28/07/1963 da Ada Bottini, maestra elementare e Angelo CO’ artigiano vetraio.

 

Frequenta le scuole elementari e le medie inferiori a Rapallo; nel periodo estivo, a partire dagli 11 anni, comincia anche a frequentare la bottega vetraia di famiglia (papà e 2 zii).

 

A Recco segue il Liceo scientifico dove prende il diploma di maturità nel 1982, con il punteggio di 53/60. Sempre a Recco conosce la futura moglie che sposerà nel 1991 e dalla quale avrà due figli, Luca nato nel 1993 e Laura nel 1996.

 

Si iscrive successivamente all’Università di Genova presso la facoltà di ingegneria meccanica dove si laureerà nel 1988 con 110 e lode.

 

Terminati i corsi universitari, partecipa al concorso per l’iscrizione presso l’Accademia navale di Livorno, dove viene ammesso a svolgere 3 mesi di corso allievo ufficiale; successivamente svolge 12 mesi di servizio in qualità di Guardiamarina presso l’ufficio tecnico Navalgenarmi di Genova.

 

La scarsa predisposizione a lasciare la Liguria ed il mare lo portano a lavorare a Genova, presso aziende operanti nel settore dell’automazione e dell’informatizzazione.

 

Dal 1993 opera presso il Polo Tecnologico Marino Marittimo, società consortile con finalità di ricerca e sviluppo nelle tecnologie legate all’ambito marino e marittimo. La società nel frattempo opera per il completamento dell’Acquario di Genova e nella successiva gestione dello stesso fino al 1996. In questo periodo diventa responsabile delle attività di ricerca della Società, attività sviluppate a fianco della gestione dell’Acquario e riguardanti il settore del monitoraggio ambientale e dell’acquacoltura. Predispone progetti di ricerca applicata coinvolgendo istituzioni pubbliche (università, CNR) e privati, progetti che vengono finanziati dalla Regione Liguria, dall’allora Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologia (MURST) e dall’Unione Europea.

 

Purtroppo l’estromissione della Società dalla gestione dell’Acquario privano la stessa della prima fonte di ricavo e rendono di fatto impossibile lo svolgimento dei progetti di ricerca e conducono lentamente la Società al fallimento nel 1999.

 

Durante il difficile periodo prefallimentare attraversato dalla Società, collabora anche con altri Enti tra cui il più importante è senza dubbio l’INFM (Istituto nazionale di Fisica della Materia).

 

Nel periodo trascorso da dipendente matura competenze specifiche nei settori dell’ambiente marino e dell’Acquacoltura, nonché nella gestione di progetti di ricerca e nella ricerca di fonti di finanziamento.

 

Il carattere indipendente, unito al sostegno morale della moglie, lo convincono ad una svolta significativa, decide infatti di avviare un’attività in proprio nel settore dell’Acquacoltura, in cui intravede opportunità di sviluppo,  a scapito di altre opportunità lavorative da dipendente.

 

Nel 1999 fonda la Società AQUA con oggetto sociale la realizzazione e gestione di un impianto di Acquacoltura, con sede a Lavagna, insieme all’amico commercialista Riccardo Repetto.

 

Dal 1990 ad oggi si occupa della gestione della Società, che nonostante non poche avversità iniziali si sviluppa e si consolida fino alla data odierna.

 

 

Ringrazio vivamente l’Ing. CO’ per avermi invitato a visitare all’impianto AQUA – Lavagna che ho potuto così documentare per i lettori di MARE NOSTRUM e non solo…

 

APPROFONDIMENTO scientifico sugli AVANNOTTI

Riportiamo uno studio della Agraria.org

Orata Sparus aurata L. Atlante delle specie allevate – Specie d’acqua salata.

 

 

Classificazione

Classe: Actinopterygii
Ordine: Perciformes
Famiglia: Sparidae
Genere: Sparus
Specie: S. aurata L.

Caratteristiche morfologiche

 

L’orata (Sparus aurata) appartiene alla famiglia degli Sparidi, ha un corpo arrotondato e compresso lateralmente con un peduncolo caudale sottile. Il profilo della testa è regolarmente ricurvo ed in mezzo agli occhi, che sono piccoli, presenta una fascia nera ed una dorata. Nella parte anteriore dell’apparato boccale possiede da 4 a 6 denti simili ai canini e posteriormente denti progressivamente meno affilati, fino a quelli di tipo molariforme. Il dorso dell’orata è di color grigio-azzurro ed i fianchi sono argentati e percorsi da linee longitudinali grigiastre. L’opercolo branchiale ha il margine rossastro, mentre la pinna dorsale presenta sfumature azzurrognole e quella caudale grigio-verdastre.

 

Biologia ed habitat

 

L’orata è una specie che riesce a vivere in acque caratterizzate da diversi regimi di temperature, purché quest’ultima non sia inferiore ai 4 °C. Questo sparide infatti è presente lungo le coste dell’Atlantico, dal Senegal all’Inghilterra, presso tutte le coste del Mediterraneo e più raramente nel Mar Nero. L’orata, pur essendo meno eurialina della spigola, al pari di quest’ultima riesce a vivere in acque con un ampio range di salinità, dall’ambiente marino alle lagune costiere, dove penetra soprattutto nella stagione estiva. 
Le orate nascono da ottobre a dicembre in alto mare e le forme giovanili, in primavera, tendono a spostarsi verso le acque vicine alla costa, dove c’è più abbondanza di cibo. Verso la fine dell’autunno le orate tornano verso il mare aperto dove generalmente scelgono come habitat i fondali rocciosi o caratterizzati dalla presenza di praterie di Posidonia oceanica.
 I pesci giovani tendono a stabilirsi in acque poco profonde mentre gli adulti possono vivere anche in acque più profonde, fino ad un massimo di 50 m. 
L’orata si ciba prevalentemente di molluschi ed organismi bentonici ed è una specie ermafrodita proterandra. I nuovi nati sono tutti maschi e sopra una certa dimensione, a causa dell’inversione sessuale, diventano femmine. La maturità sessuale viene raggiunta a 2 anni (20-30 cm) dai maschi, mentre per quanto riguarda le femmine la maturazione delle gonadi avviene a 2-3 anni (33-40 cm). Le femmine possono deporre da 20.000 ad 80.000 uova al giorno, per un periodo di durata superiore ai 4 mesi.
In condizioni di cattività l’inversione sessuale viene condizionata dalle condizioni sociali e da fattori ormonali.

 

Tecniche di allevamento

 

In passato l’orata veniva allevata soltanto in maniera estensiva all’interno di lagune o bacini di acqua salata, mentre negli anni ’80 si svilupparono le prime forme di allevamento intensivo. La “vallicoltura” è una tipologia di allevamento estensivo praticata nelle lagune dell’Alto Adriatico, che si basa sulla cattura delle forme giovanili che migrano dal mare alle lagune.
Le tecniche per portare avanti la fase riproduttiva dell’orata in cattività vennero acquisite in Italia nel 1981-1982 e verso la fine degli anni ’80, in Spagna, Italia e Grecia, iniziò la produzione di avannotti su larga scala. Questa specie da subito mostrò un’eccellente adattabilità alle condizioni di allevamento intensivo, sia all’interno delle vasche a terra che nelle gabbie a mare.

 

 

Produzione degli avannotti

 

Nelle avannotterie i riproduttori vengono sottoposti a regimi controllati di fotoperiodo e termoperiodo, in modo da per poter disporre di gameti maturi per il maggior numero di mesi l’anno.
L’allevamento larvale può essere effettuato su piccola scala, utilizzando volumi < 10 m3 o su larga scala, con volumetrie di circa 200 m3. Nei sistemi su piccola scala è possibile controllare in modo accurato i parametri ambientali e questo permette di adottare densità elevate (150-250 avannotti/l). La tecnica su larga scala, viene portata avanti adottando densità inferiori (max 10 avannotti/l) e simulando le condizioni presenti nell’ecosistema naturale delle orate. Quest’ultima tipologia di allevamento larvale consente di produrre avannotti che dal punto di vista qualitativo sono superiori rispetto a quelli allevati ad elevate densità. 
Le larve di orata riassorbono il sacco vitellino ( alimentazione endogena) dopo 3-4 giorni dalla schiusa e vengono poi alimentate con organismi vivi, inizialmente rotiferi ad esempio Branchionus plicatilis. Successivamente la dieta viene integrata con nauplii di Artemia salina, fino a 25-35 giorni dalla schiusa, periodo nel quale avviene la metamorfosi.
 La somministrazione dell’ alimento artificiale che contiene un quantitativo di proteina pari al il 50-60%, viene effettuata quando i giovanili raggiungono 5-10 grammi di peso.

 

Nursery

 

I giovanili di circa 45 giorni di età vengono trasferiti all’interno di vasche più grandi, di forma rettangolare o circolare (10-25 m3) nelle quali avviene la fase di svezzamento. Inizialmente la densità è di 10-20 avannotti/l e la temperatura dell’acqua è di 18 °C. Nelle fasi finali, quando i giovanili raggiungono il peso di 2-3 grammi, la densità può arrivare anche a 20 Kg/m3. L’alimento viene somministrato 2 volte al giorno, in genere alle 8.00 a.m. ed alle 20.00 p.m., utilizzando progressivamente percentuali superiori di mangime artificiale.

 

Tecniche di ingrasso – Allevamento estensivo

 

L’orata, grazie alla sua elevata capacità di adattamento alle diverse situazioni ambientali ed alla varietà del suo regime alimentare, viene ancora oggi allevata in monocolture estensive e semiestensive in alcuni ambienti umidi costieri. 
L’allevamento tradizionale si basa sul reclutamento dei giovanili, che vengono catturati durante la migrazione dal mare alla laguna attraverso un sistema di trappole. Gradualmente la tendenza si è spostata verso l’introduzione di avannotti pescati ed infine, a partire dalla metà degli anni ’90, la metodologia che va per la maggiore è quella dell’”impesciamento”. Questa tipologia di semina viene effettuata con materiale proveniente dalle avannotterie, utilizzabile anche per l’allevamento semintensivo.
 La produttività dell’allevamento può oscillare da 15-30 kg/ha/anno e la taglia commerciale del pesce (300-350 g) viene raggiunta in 12-24 mesi, a seconda dell’area di riferimento, del seme utilizzato, della capacità trofica del sito e della densità di semina.

 

Tecniche di ingrasso – Allevamento semintensivo

 

Questo tipo di allevamento generalmente ha luogo all’interno delle lagune, in alcune zone che vengono delimitate con delle reti. In questi impianti, il controllo dei parametri ambientali da parte dell’uomo è superiore rispetto a quello relativo all’allevamento estensivo. I giovanili introdotti, per accorciare i tempi di allevamento e ridurre la mortalità, a volte vengono precedentemente sottoposti alla fase di pre-ingrasso negli impianti di tipo intensivo. Negli allevamenti semintensivi è frequente la pratica di fertilizzazione delle acque di allevamento, che ha lo scopo di incrementare la disponibilità di nutrimento nell’ambiente naturale. In alcuni casi il cibo naturalmente presente viene integrato con la somministrazione di un certo quantitativo di mangime artificiale ed a volte per incrementare la capacità produttiva dell’area, viene aggiunto anche ossigeno in acqua. 
Le densità di allevamento normalmente adottate nei sistemi semintensivi si aggirano attorno ad 1kg/m3 mentre le produzioni possono oscillare da 500 a 2400 kg/Ha/ anno, a seconda delle condizioni ambientali, delle dimensioni dei giovanili introdotti e delle disponibilità di nutrimento.

 

Tecniche di ingrasso – Allevamento intensivo

 

L’allevamento intensivo rappresenta oggi la tecnologia produttiva più utilizzata per questa specie, sia nell’area Mediterranea che in Italia. Le orate generalmente vengono allevate in vasche di calcestruzzo oppure in vasche scavate a terra ed impermeabilizzate con teli di PVC. Queste strutture hanno una volumetria che comunemente va da 200 a 3000 m3 a seconda delle dimensioni del pesce e delle scelte aziendali. Le densità di allevamento ottimali oscillano da 15 a 45 kg/m3 e per assicurare la sopravvivenza degli animali è necessario immettere ossigeno liquido nelle acque di allevamento. L’orata allevata alle temperature ottimali (18-26°C) raggiunge i 400 g in 10- 12 mesi, ma si adatta bene anche a temperature fino a 32-34°C, mentre tollera poco le basse temperature e non resiste a temperature inferiori di 4°C. 
Negli ultimi anni si sta sviluppando molto l’allevamento all’interno di gabbie installate in mare. Queste strutture possono essere di varie tipologie ( galleggianti, semisommerse e sommerse) e di varie dimensioni, a seconda del luogo nel quale vengono posizionate. Nel caso che il sito in questione sia ben riparato dalle mareggiate violente si possono utilizzare anche strutture semplici e di modeste dimensioni, mentre laddove le condizioni del mare sono più complicate, diventa necessario utilizzare gabbie voluminose e più sofisticate. Le densità impiegate in questo tipo di impianti sono comprese tra 10 e 15 m3 . 
Nel caso il materiale di partenza sia costituito da giovanili di 10 g di peso, la taglia commerciale (350-400 g), viene raggiunta in circa un anno, mentre nel caso che i giovanili abbiano un peso di 5 g, per ottenere la stessa categoria di pezzatura, sono necessari 16 mesi.
 L’allevamento in gabbia, rispetto a quello tradizionale a terra permette un notevole risparmio energetico, in quanto non è necessario l’utilizzo di pompe per l’approvvigionamento dell’acqua né di filtri per il trattamento delle acque reflue. D’altrocanto però la crescita degli esemplari è un po’ più lenta rispetto a quella relativa all’allevamento in vasche, in quanto la temperatura dell’acqua non può essere modificata. L’alimentazione delle orate viene effettuata tramite l’utilizzo di distributori automatici di mangime oppure a mano, soprattutto nel caso degli animali più grandi.

 

Produzioni e mercato

 

L’orata è la specie che viene più comunemente allevata nell’area Mediterranea. La Grecia è il Paese europeo che detiene il primo posto per quanto riguarda le quantità prodotte. La produzione di orata in Grecia è cresciuta notevolmente negli ultimi anni e le quantità prodotte sono passate dal valore di 38.587 tonnellate riferito all’anno 2000 al valore di 50.023 nel 2007. La produzione dell’anno 2007, in termini monetari fece riscontrare un valore totale di 269.454.000 US$. 
L’Italia è lo Stato europeo che evidenzia il più elevato quantitativo di prodotto importato ed è il mercato di riferimento anche per gli altri Paesi produttori. 
Le produzioni di orata in Italia, nonostante i livelli produttivi siano inferiori rispetto a quelli greci, negli ultimi anni hanno messo in evidenza un notevole incremento. La quantità totale di prodotto, infatti nell’anno 2000 risultò pari a 6.000 tonnellate, mentre nel 2007 raggiunse il quantitativo di 8.184. tonnellate, per un valore monetario di 78.297.000 US$. Sul territorio nazionale le regioni che dove si registrano le maggiori produzioni di orata sono la Toscana, la Puglia e la Sicilia.

 

Fonti bibliografiche: 
- Cataudella S. Bronzi P. (2001) – ACQUACOLTURA RESPONSABILE Verso le produzioni acquatiche del terzo millennio. Le specie allevate. Specie eurialine.

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, Sabato 17 ottobre 2015