AIGUES MORTES – GENOVA

UN VIAGGIO NELLA STORIA

5 ore 51 min (488,1 km) passando per A10/E80 e A8

 

GRAU DU ROI

Aigues-Mortes è un comune francese situato nel dipartimento del Gard nella regione dell’Occitania vicino alla foce del Rodano. È una città fortificata medievale costruita su un terreno paludoso e collegata al Mar Mediterraneo tramite il canale chiamato Grau-du-Roi.

Il suo nome significa “acque morte” e deriva dalle paludi e dagli stagni che circondano il territorio. Aigues-Mortes è famosa per le sue mura medievali, la sua produzione di sale e la sua storia legata alle crociate.

Le origini di Aigues-Mortes risalgono al Medioevo, quando il villaggio era sotto il controllo dei monaci dell’abbazia di Psalmodie. Nel 1240, il re Luigi IX di Francia ottenne il villaggio e le terre circostanti in cambio di altri beni, con l’obiettivo di creare uno sbocco sul Mediterraneo per il suo regno.

Luigi IX fece costruire una strada tra le paludi, una torre di vedetta (la Tour Carbonnière), una torre di difesa (la Tour Constance) e un castello (oggi scomparso). Da Aigues-Mortes partirono due crociate: la settima nel 1248 e l’ottava nel 1270.

Aigues-Mortes conserva ancora oggi il suo aspetto medievale, con le sue mura intatte che cingono il centro storico. Le mura sono larghe 6 metri e alte 11 metri e si possono percorrere per tutta la loro lunghezza di circa 1,6 km. All’interno delle mura si trovano la chiesa di Notre Dame des Sablons, la piazza Saint Louis con la statua del re crociato, il porto canale e numerosi edifici storici.

Aigues-Mortes è anche nota per la sua produzione di sale marino, che avviene in numerose saline situate lungo la costa. Le saline sono caratterizzate da un colore rosa dovuto alla presenza di un’alga microscopica che produce un pigmento rosso. Le saline si possono visitare a bordo di un trenino o in bicicletta e offrono uno spettacolo naturale unico. Tra le saline si possono osservare anche diverse specie di uccelli, tra cui i famosi fenicotteri rosa.

Aigues-Mortes è una meta turistica molto apprezzata per la sua bellezza, la sua cultura e la sua gastronomia. Tra le specialità locali si possono citare il toro della Camargue, i vini delle Costières de Nîmes, i dolci a base di mandorle e i biscotti salati chiamati fougasses (di indubbia provenienza).

Aigues-Mortes offre anche diverse attività e attrazioni per i visitatori, come giri in quad, immersioni subacquee, escursioni a cavallo, musei tematici e feste tradizionali.

I rapporti storici tra Genova e risalgono al XIII secolo, quando Guglielmo Boccanegra, un illustre genovese e amico di re Luigi IX di Francia, fortificò e sviluppò il porto francese di Aigues-Mortes, trasformandolo in un importante centro strategico e commerciale. Questa collaborazione non si limitò a una singola opera, ma consolidò l’influenza genovese e la presenza di suoi uomini in terre francesi, legando le due città attraverso un’alleanza commerciale e politica significativa.

 

Bouches du Rohne (Estuario del fiume Rodano)

Colore marrone nella cartina

 

CAMARGUES

Notare Aigues Mortes a sinistra e la Camargue tra il Petit Rhone e Grande Rhone

 

AIGUE MORTES una delle icone turistiche della Provenza

 

Le salins du Midi, il lago rosa dele saline di Aigues Mortes

 

La storia di Aigues-Mortes è segnata dalla sua fondazione nel XIII secolo da San Luigi come porto e centro di potere per il Regno di Francia, dallo sfruttamento del sale e, tragicamente, dal Massacro di Aigues-Mortes del 1893, quando lavoratori italiani furono vittime di un linciaggio, causando tensioni diplomatiche tra Italia e Francia.

 

Massacro di Aigues-Mortes

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Aigues-Mortes

La fondazione e il ruolo nel Medioevo

Conosciuta anticamente con il nome di EAUX MORTES per via delle Lagune e delle acque stagnanti, questo suggestivo borgo della Provenza fu fondato da San Luigi IX re di Francia che fra il 1240 e il 1249 fece costruire la tour de Constance (foto sotto) e un porto in acque profonde da dove partirono la 7° e 8° crociata.

 

All’interno della città si snodano caratteristici vicoli che portano alla centrale place St.Louis guardata dall’omonima statua realizzata nel 1849 da Pradier.

 

Cinta muraria

 

Torre di guardia delle mura

 

Borgo e canali di Aigues Mortes

 

Canale e tipiche case della Camargues

 

All’interno del borgo provenzale: Chapelle des Penitents Gris  1607-1611 di Aigues Mortes

 

Giochi taurini nella fortezza di Aigues Mortes

 

Porta d’ingresso nella cittadella di Aigues Mortes, Francia

 

Le imponenti fortificazioni di Aigues Mortes

 

Panorama e bastioni

 

Le mura di Aigues-Mortes sono una testimonianza impressionante della storia medievale della città, costruite sotto il regno di Luigi IX nel XIII secolo per proteggere la città e il suo porto strategico. Edificate per fronteggiare le minacce esterne e rafforzare la posizione della città come punto di partenza delle Crociate, le mura hanno attraversato i secoli e rimangono uno degli esempi più belli di fortificazioni medievali in Francia.

 

Strada nella città fortificata di Aigues Mortes

 

Veduta aerea delle mura di Aigues Mortes

 

 I lavori di costruzione delle mura si estendono su diverse decadi. Sebbene siano iniziati sotto San Luigi, continuarono sotto i suoi successori, Filippo III il Temerario e Filippo IV il Bello. L’uso di pietre locali e il lavoro degli artigiani chiamati “tacherons” permisero di creare fortificazioni di una solidità e di una maestosità eccezionali.

I “tacherons”, questi operai specializzati provenienti da diverse regioni, svolsero un ruolo cruciale nella costruzione delle mura. Una testimonianza affascinante della loro maestria si trova nei segni lasciati sulle pietre scolpite. Questi simboli, spesso di ispirazione religiosa, non solo servivano per identificare l’artigiano responsabile del lavoro, ma anche per garantire la qualità dell’opera. Oltre a facilitare il conteggio delle mansioni quotidiane, questi segni permettevano di assicurare una remunerazione equa per gli operai, rafforzando così un codice di riconoscimento tra artigiani.

 

 

 

+ Figun (Alpes-Maritimes) a Escragnolles, Biot, Vallauris

+ Figun (Var) a Mons

Roiasco a Fontan, Saorge e Breil Sur Roya

Con il termine (ligure) intemelio si definisce l’insieme delle diverse varietà della lingua ligure parlate e diffuse tra il Principato di Monaco e la cittadina ligure di Taggia. Gli studi scientifici più accurati in merito sono stati realizzati dal professor Werner Forner, dell’Università di Siegen, in Germania.

Tendasco (subvarietà del roiasco) a Tende

dialétto tendasco dove è una variante del dialétto rojasco, facente parte del gruppo ligure alpino.

Brigasco (subvarietà del roiasco) a La Briuge

Il brigasco (nome nativo brigašc, in francese brigasque) è una varietà del dialetto roiasco, parlata nelle Alpi Liguri nella Terra Brigasca, a cavallo del confine italo-francese nella zona del Monte Saccarello.

Monegasco a Monaco

frutto dell’esportazione di una varietà originaria della zona di Ventimiglia nella roccaforte di Monaco, dove la popolazione si insediò al seguito della famiglia Grimaldi nel XIII secolo. Malgrado la grave crisi nell’uso, al monegasco sono riconosciute prerogative di lingua nazionale.

Bonifacino a Bonifacio in Corsica

A partire dal 1195 e, specialmente, dopo la battaglia della Meloria, del 1284, in cui sconfisse la rivale Pisa, la Repubblica di Genova insediò a Bonifacio coloni della Riviera di Ponente, soprattutto della zona di Savona, Varazze e Albenga. Nonostante diverse occupazioni o tentativi di occupazione, il dialetto venne conservato.

Dopo il passaggio della Corsica alla Francia nel 1768, per quasi un secolo, fino al 1860, le lingue più parlate nella cittadina furono il dialetto ligure bonifacino e l’italiano; dopo il 1860 cominciò un lento decadimento della lingua, con l’uso sempre maggiore del còrso e, soprattutto negli ultimi cinquant’anni, del francese. Il bonifacino ha mantenuto degli arcaismi ed è inoltre stato influenzato molto dal còrso e, negli ultimi anni, anche dal francese (ad esempio greva che vuol dire sciopero che deriva dal francese grève).

 

Un po’ di Storia

Quando Guglielmo Embriaco* nel 1097 salvò ad Antiochia l’armata Crociata francese Raimondo, conte di Tolosa e della Provenza, per gratitudine gli concesse lo sfruttamento delle saline di Aigues Mortes. L’Embriaco, tornato a Genova, inviò subito nella località francese due membri della Compagna per dirottare in città l’intera produzione salina della località francese. Iniziò così una concorrenza con Pisa, fino ad allora capitale del commercio salino italiano.

Fu costruito un primo magazzino del sale alla calata Mandraccio (porto di Genova), destinato in seguito a divenire il primo porto franco del mondo (29 febbraio 1532). Il sale all’epoca era preziosissimo. Il vescovo Airaldo pagava tutti i mesi con un sacchetto di sale i canonici di San Lorenzo. Anche i soldati romani, che venivano pagati ogni 10 giorni (la decade) ricevevano come compenso del sale. Questa forma di pagamento ha dato origine al termine “salario”, parola tuttora usata per definire lo stipendio della classe operaia o “salariata”.

* I Boccanegra a Aigues-Mortes 

Rappresentano il legame tra la famiglia genovese Boccanegra e la fortificazione di quella città, in particolare attraverso Guglielmo Boccanegra. Nel 1262, dopo la sua deposizione come Capitano del Popolo a Genova, Guglielmo si rifugiò in Francia e fu nominato da Luigi IX governatore ad Aigues-Mortes, dove si occupò della costruzione e dell’organizzazione delle sue fortificazioni e del suo porto. 

 Boccanegra furono una delle più celebri famiglie nobili della Repubblica di Genova fin dal medioevo.  Si distinsero fin dal XIII secolo alla guida della fazione ghibellina  e dei popolares nel governo della Superba, e subito dopo nelle grandi campagne navali genovesi all’estero, essendo nobilitati dai sovrani di Castiglia e dal senato genovese. Donarono alcuni dei più importanti capi dello stato genovese come Guglielmo Boccanegra, primo capitano del popolo nel XIII secolo, e Simone Boccanegra, primo DOGE della Repubblica nel XIV secolo e, insieme ai celebri ammiragli di Castiglia Egidio e Ambrogio Boccanegra, ed altri. Furono ascritti agli Alberghi dei Franchi e dei Grilli. 

 – Simon Boccanegra – Opera Lirica di Giuseppe Verdi di respiro wagneriano.

– Nel Medioevo genovese, un “ALBERGO” era una consorteria di famiglie nobili che si univano per scopi politici, economici e sociali, formando un clan legato da vincoli di parentela o interessi comuni. Queste istituzioni erano tipiche di Genova e del Piemonte e miravano a proteggere i membri, conciliare le dispute e rafforzare la propria influenza all’interno della Repubblica di Genova, in particolare partecipando alle cariche di Stato dopo le riforme di Andrea Doria nel 1528.

 

Le mura del Barbarossa

A Genova sono un sistema di fortificazioni medievali, completate tra il 1155 e il 1159, costruite per difendere l’autonomia della città dalla minaccia dell’imperatore Federico Barbarossa. Di questa imponente opera difensiva, restano visibili le porte monumentali di Porta Soprana, che domina il piano di Sant’Andrea, e Porta dei Vacca, a occidente. Un tratto significativo delle mura è percorribile, partendo da Porta Soprana e arrivando nel parco di piazza Sarzano.

 

PORTA DEI VACCA detta anche Porta Sottana

 

PORTA SOPRANA detta anche PORTA DI SANT’ANDREA

 

Porta Soprana e Porta dei Vacca, hanno a che fare con la Repubblica di Genova (Comunita Comunis), poiché furono costruite durante il suo periodo di splendore medievale e rappresentavano il sistema di difesa e di accesso della città, che all’epoca era governata dalla Comunita Comunis, un’organizzazione di cittadini che mirava all’autogoverno e alla difesa dei propri interessi. 

Le torri di Porta dei Vacca, dette anche di porta Sottana, in contrapposizione con quelle di Porta Soprana, vennero costruite durante l’opera di fortificazione muraria nel XII secolo. In quegli anni Federico Barbarossa minacciava la Repubblica di Genova e la popolazione si era decisa a difendere la città costruendo mura altissime e possenti. Le denominazione Porta di Santa Fede la deve alla vicina chiesa, sconsacrata nel 1926 e oggi sede degli uffici comunali.

 

 

LA COMPAGNA

– LA COMPAGNA COMUNIS –

 

Nel Medioevo, si può già scrivere del 1143, il precipuo intento di un gruppo di illuminati in Genova fu quello dell’istituzione della Compagna, che dovette vedersela con altri gruppi di potere all’interno delle mura della città che volevano ottenere il primato ed il dominio. La Compagna seppe emergere in questo contesto per un assieme di concretezza, estrema lucidità e determinazione negli obiettivi da raggiungere. Come sempre, quando si scrive di storia genovese, si scrive di praticità, di obiettivi che rendano più forte la città e distolgano chi ha esclusivi interessi personali dal provarsi a danneggiarne il tessuto economico politico.

E’ il desiderio di stabilità che trasformerà la Compagna nel Comune tramite l’emanazione di “brevia” che regolamentano assiduamente l’evolversi della situazione dell’ordine pubblico e di tutti i comportamenti che possono ledere, anche solo a livello economico, la Repubblica.

Basti pensare che per il falso nummario (denaro falsificato) la pena venne convenuta con il taglio della mano per il colpevole. La Compagna aveva come suo principio quello di espandersi fino a divenire governo della città.

Questa chiarezza d’intenti lentamente richiamò l’attenzione della classe capitalistica genovese e dei potentati mercantili che in quel periodo, come in tutti quelli a seguire fino ai giorni nostri, chiedevano stabilità politica.

Una stabilità politica che, nonostante gli enormi squilibri di benessere presenti, garantì una progressiva crescita di quello che prima rappresentò una serie di borghi, poi un’organizzazione di quartieri, infine un Comune.

 

– LA COMPAGNA COMUNIS –

Origine del nostro libero COMUNE

 

A differenza di quasi tutte le altre città occidentali Genova non possedeva una piazza principale sede dei poteri pubblici, ma un groviglio di vicoli e piazzette che rappresentavano altrettante delimitate zone di potere delle singole famiglie.

Si formarono così delle libere associazioni di marinai  e mercanti con scopo di solidarietà corporativa dette, appunto, Compagne.

 

In Copertina: Genova a metà del XV sec.”.

Da notare oltre alla Torre dei Greci, sorella minore della Lanterna a destra dell’ingresso del porto, sul Molo Vecchio, le due torri della Darsena, il castelletto, e la particolare copertura piramidale di S. Lorenzo.

Incisione in legno realizzata nel 1493 dalla bottega di Michael Wolgemut e successivamente colorata a mano.
Per il “Liber Chronicarum” (Cronache di Norimberga) di Hartmann Schedel, stampato a Norimberga il 12 luglio 1493 da Anton Krobergerl.

 

In origine LE COMPAGNE  furono tre:

1) di Castello da Sarzano a Ravecca

2) di Macagnana da S. Ambrogio a Canneto

3) di Piazzalonga da S. Bernardo e S.  Donato a Giustiniani,

poi aumentarono a sette;

4) di S. Lorenzo dalla Cattedrale alle zone circostanti

5) Della Porta S. Pietro ai quartieri limitrofi

6) di Sussilia dai macelli alla zona di Banchi

7) di Prè da Fossatello a S. Agnese

In ultimo, divennero nel 1134, otto, con l’aggiunta di

8) Portanuova  da S.Siro alla Maddalena.

Quattro dentro e quattro fuori le Mura.

Ciascuna veniva rappresentata da Consoli che erano ad un tempo giudici, governatori e generali.

Il Caffaro racconta come, probabilmente già da prima ma, certamente  dal 1099, queste costrinsero la nobiltà feudale a giurare fedeltà alla Compagna Comunis e ad eleggere la propria dimora all’interno delle mura, dando origine alla nuova organizzazione del libero Comune.

 

Abbiamo parlato di Guglielmo Embriaco

Ma lo conosciamo davvero?

Ce lo racconta

A Mae Zena

 

 

La storia di tutte le storie…

“Affresco secentesco, parte del ciclo dedicato al condottiero all’interno della Cappella di Palazzo Ducale, opera di Giovanni  Battista Carlone”.

 

… di un guerriero impavido le cui gesta riecheggiano nell’eternità… di un Sepolcro, di ingegno e di coraggio… di Crociati… tesori e onori.

Nel 1099 Guglelmo Embriaco, detto Testa di Maglio (“Caput mallei”) per la sua prestanza fisica e per il suo indomabile carattere (era alto un metro e novanta centimetri, per l’epoca un gigante e piuttosto irascibile) insieme a suo fratello Primo arma due galee, l’Embriaga, la Grifona e, con circa duecento (secondo alte fonti fino ad un massimo di 500) uomini fra marinai, soldati e balestrieri, salpa alla volta di Giaffa.

Accortosi dell’arrivo di una numerosa flotta musulmana, sbarca nel porto della città, fa smontare letteralmente le navi, si traveste da mercante e in carovana percorre i sessanta chilometri che lo separano da Gerusalemme.

Giunto al campo crociato si fa ricevere da Goffredo di Buglione, comandante delle forze cristiane e, in cambio di un cospicuo bottino, promette di conquistare la città con i suoi duecento uomini laddove non erano riusciti gli alleati in diecimila.

Fra l’ilarità generale con il legname delle navi fa alzare delle torri alte quaranta metri., le ricopre di pece e pellame per renderle impermeabili e ignifughe e le posiziona sul lato sud della cerchia, da lui ritenuto il più debole.

Sopra le torri, mentre le catapulte devastavano le mura, i Balestrieri scagliavano i loro terribili dardi.

Embriaco guida l’assalto decisivo scalando per primo le mura e terrorizzando i nemici.

Gerusalemme è conquistata il Genovese consegna le chiavi della città a Baldovino di Fiandra futuro primo re cristiano del Regno latino.

Goffredo di Buglione mantiene le promesse e i genovesi hanno un fondaco, un pozzo, una piazza, una chiesa, trenta case e un terzo del bottino.

Sull’architrave del Santo Sepolcro viene inciso a lettere d’oro “Praepotens Genuensium Praesidium” (“Grazie allo strapotere dei genovesi”).

Tra i numerosi tesori che Guglielmo porterà in patria il Sacro Catino, per secoli ritenuto erroneamente il Graal e le ceneri del Battista, entrambi conservati in S. Lorenzo.

A riconoscimento del prestigio acquisito, per decreto consolare, tutte le torri cittadine verranno mozzate, in modo che nessuna superi in altezza quella del condottiero.

Così sono nati i Crociati e da allora la Croce di S. Giorgio è ufficialmente divenuta simbolo di Genova.

 

 

 

Carlo GATTI

Rapallo, 14.9.2025