A RIGHE COME IL MARE D’INVERNO

 Presepi, chiese zebrate e pietre di Natale tra Liguria e Toscana

A Natale il tempo cambia andatura…

Il mare rallenta il respiro, le luci si fanno più miti, e anche le pietre sembrano voler raccontare storie antiche. È il momento giusto per guardare le nostre città con occhi diversi, come se fossero parte di un grande presepe affacciato sul Mediterraneo.

In questo viaggio natalizio non seguiremo una rotta unica. Ci muoveremo invece tra presepi e chiese, tra fasce di marmo bianche e nere, tra Liguria e Toscana, come se ogni edificio fosse una vela spiegata nella storia. Immagineremo chiese, palazzi e borghi immersi in un gigantesco presepe ideale, capace di ricondurci all’intuizione più semplice e profonda del Natale: quella di San Francesco, che volle portare il Mistero tra la gente, nella vita quotidiana.

Le chiese zebrate, con le loro righe apparentemente uguali ma sapientemente diverse, non sono solo architettura: sono un linguaggio. Raccontano di maestri costruttori, di famiglie potenti, di illusioni ottiche nate dall’esperienza, ma anche di un equilibrio sottile tra luce e ombra, tra rigore e bellezza. Proprio come il mare d’inverno, che sembra immobile ma non lo è mai davvero.

Da Genova a Pisa, da Pistoia a Lucca, fino a tornare a casa, a Rapallo, seguiremo queste tracce bianche e nere come si segue una scia sull’acqua. Perché ogni fascia, ogni pietra, ogni rosone è un frammento di memoria che ancora oggi ci parla — se sappiamo fermarci ad ascoltare.

Iniziamo questa breve carrellata di Chiese Liguri e Toscane immaginandole immerse in un gigantesco PRESEPE NATALIZIO che ci porti col pensiero alla nostra tradizione più lontana, a quella originale creata da S.Francesco d’Assisi.

 

GENOVA

A Genova esiste una forte tradizione presepiale, con presepi storici in chiese come il Santuario della Madonnetta, che include scenari e chiese genovesi, e al Museo dei Cappuccini dove le “chiese zebrate” (probabilmente riferendosi alle abitazioni civili e chiese con facciate a bande bianche e nere tipiche genovesi, come la Cattedrale di San Lorenzo) appaiono negli sfondi architettonici che ricostruiscono l’antica città.

NON SOLO CHIESE ZEBRATE MA ANCHE PALAZZI STORICI GENOVESI

 Lo stile delle chiese “zebrate” (romanico pisano-genovese), caratterizzato da fasce di marmi bianchi e neri, non ha un singolo inventore, ma è un’evoluzione del Romanico Ligure-Toscano che si sviluppa tra l’XI e il XIII secolo, con maestranze locali e influenze orientali, trovando espressione in città come Genova (San Donato, San Siro) e Pisa (Duomo, Battistero), ma soprattutto a Pistoia (Sant’Andrea, San Giovanni Fuorcivitas) dove raggiunge il suo apogeo decorativo.

 Le bande bianche sono in marmo di Carrara mentre quelle nere in “pietra nera del Promontorio di Capo Faro”, dietro la LANTERNA, una pietra simile al marmo, più dura dell’ardesia ma meno facile da lavorare. Negli anni ‘20 del secolo scorso questa altura fu tagliata e spianata e oggi ne rimangono solo la zona terminale dove c’è la Lanterna e la parte a monte che ancora oggi porta il nome di promontorio.

 

Iniziamo la carrellata con una punta di nostalgia:

CHIESA DI SAN DOMENICO

Genova

Purtroppo demolita nell’Ottocento per far posto a Piazza De Ferrari, faceva parte del caratteristico stile Ligure-Toscano con le strisce bianche e nere (marmo di Carrara e pietra di Promontorio), un segno distintivo dell’architettura medievale e tardo-medievale della regione, che creava un forte impatto visivo e un effetto ottico ricercato. 

La Chiesa di San Domenico a Genova fu demolita nei primi anni dell’Ottocento, specificamente nel 1818, per far posto alla costruzione del Teatro Carlo Felice e dell’Accademia Ligustica nell’area dell’attuale piazza De Ferrari, in un’ottica di rinnovamento urbanistico guidato da una classe dirigente che favoriva il laicismo.

Il convento annesso venne utilizzato prima a fini militari e poi anch’esso demolito, trasformando l’antica piazza in un punto centrale della viabilità genovese, come testimoniato anche da acquerelli d’epoca. 

Demolita nel 1818 nell’area di Piccapietra, dove oggi si trova piazza De Ferrari.

 La chiesa, risalente al Medioevo, conteneva importanti opere d’arte e le tombe di personaggi illustri come Jacopo da Varagine.

L’area era nota come piazza San Domenico, un nome che fu cambiato in De Ferrari nel 1875 per ringraziare il Duca di Galliera.

ll complesso domenicano era uno dei più importanti centri religiosi di Genova; la chiesa, secondo autori settecenteschi, era per dimensioni la più grande della città e seconda solo alla Cattedrale  per le ricchezze artistiche.

Nel 1217 questa chiesa fu affidata dal governo della Repubblica  alla locale comunità domenicana, istituita dallo stesso Domenico di Guzman  durante un suo soggiorno a Genova tra il 1214 e il 1215.

In seguito i Domenicani, acquistato un terreno adiacente da un Nicolò Doria vi fecero costruire il convento.

Intorno al 1250 i frati fecero edificare una chiesa più spaziosa, in grado di accogliere un grande numero di fedeli. La chiesa, nel frattempo ribattezzata con il nome del fondatore dell’ordine, subì diverse modifiche e ulteriori ampliamenti. Nel 1440, con il completamento della facciata, assunse le sue forme definitive.

Vi erano sepolti il beato Jacopo da Varagine, arcivescovo di Genova nel XIV secolo e molti illustri genovesi, tra i quali alcuni dogi.

Tra i più famosi oratori che predicarono a S. Domenico sono ricordati Pietro da Verona (1205-1252), Vincenzo Ferrer (1350-1419) e Girolamo Savonarola (1452-1498).

Il convento ospitò in varie epoche personaggi illustri: nel 1311 vi soggiornarono l’imperatore Enrico VII con la consorte Margherita di Brabante (che morì prematuramente durante la sua permanenza a Genova, il 13 dicembre di quell’anno), nel 1403 l’imperatore d’oriente Manuele Paleologo e nel 1409 Teodoro II del Monferrato.

Molte chiese liguri, ma anche abitazioni civili, sono abbellite da strisce di marmo bianche e nere.

STILE

 L’alternanza di strisce di marmo bianche e nere che abbellisce molte chiese liguri è un elemento distintivo dello stile Gotico ligure-pisano che si ritrova in edifici sacri e palazzi nobiliari.

Nel Medioevo, questo stile, molto diffuso in Liguria, in particolare a Genova e dintorni, combina l’eleganza e la sobrietà dei materiali locali con l’estetica gotica.

Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi.

MATERIALI

La fascia bianca era solitamente in marmo di Carrara, mentre quella nera era una pietra locale che si estraeva dal Promontorio di Capo Faro su cui si erge la LANTERNA.

In seguito, negli anni ‘20 del secolo scorso questa altura fu tagliata e spianata e oggi ne rimangono solo la zona terminale dove c’è la Lanterna e la parte a monte che ancora oggi porta il nome di promontorio.

Al posto della pietra nera locale fu usata l’ARDESIA del monte San Giacomo vicino a Lavagna.

Significato particolare

 Questa decorazione tipicamente tardo medievale non è esclusiva del nostro capoluogo, la si può trovare in moltissimi borghi liguri e in numerose città toscane.
La caratteristica che contraddistingue le strisce, almeno negli edifici di maggior prestigio, è la loro proporzione, apparentemente uguali ma in realtà diverse, anzi, diverse per apparire uguali.
Secondo una regola tramandata di generazione in generazione, le strisce nere sono più alte del 10% rispetto a quelle bianche. Il motivo è spiegato dalla fisica: assorbendo più luce il nero appare più sottile.

Col passare degli anni, tuttavia, la pietra di Promontorio tende a schiarire a causa degli agenti atmosferici e quindi, apparendo più chiara, si perde parte dell’effetto ottico che avremmo se fosse molto più scura come era in origine.

 Oltre all’indubbio valore estetico, che aggiungeva eleganza e dava risalto alle facciate, le strisce hanno anche un significato simbolico e storico. 

L’uso del marmo, un materiale pregiato, era un simbolo di prestigio e ricchezza da parte delle famiglie nobili o delle autorità cittadine che commissionavano la costruzione o la ristrutturazione delle chiese.

Fasce orizzontali che raccontano ancora oggi storie di potere ma che erano anche preziosi stratagemmi per creare illusioni ottiche.

L’impiego diffuso di questi materiali, in particolare l’ardesia, rappresenta un forte legame con il territorio e le sue risorse, diventando un elemento iconico dell’architettura genovese e ligure.

Sebbene non esista un’unica interpretazione ufficiale, i colori bianco e nero, o chiaro e scuro, hanno spesso avuto significati simbolici nel corso della storia, come purezza e sobrietà, ma anche il bene e il male.

Un esempio emblematico di questo stile è la Cattedrale di San Lorenzo a Genova, la cui facciata è celebre per questa caratteristica. 

La marinière chiamata anche tricot a righe, è una maglietta a maniche lunghe in jersey di cotone.

La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità

GENOVA CITTA’ SEGRETA

Nella foto una torre della Cattedrale di San Lorenzo

A Genova le costruzioni antiche più rappresentative furono costruite in pietra bianca e nera. Sin dalla metà del Duecento al marmo bianco di Carrara veniva contrapposto il nero della pietra di Promontorio. Il Promontorio di Capo di Faro oggi non esiste più se non nel suo punto estremo verso il mare, dove fu costruita la ”Lanterna” il simbolo di Genova per antonomasia. Anticamente, prima che venisse spianata quest’ area, esisteva una cava da cui veniva estratta questa pietra grigio-nera così simile al marmo, più dura dell’ardesia ma meno facile da lavorare. Contrapponendo la bande bianche alle nere negli edifici e nelle chiese venivano a crearsi splendide geometrie, che viste da distante sembrano tutte uguali ma non é così, se le guardate attentamente vi renderete conto che le strisce nere sono più alte di quelle bianche rispettando una rigorosa proporzione, prendendo per esempio l’antica misura genovese in “palmi ” , quelle nere per ogni palmo ne hanno un decimo di palmo in più, perché il nero alla vista si ritira, un espediente, un illusione se volete, realizzata senza l’ausilio di tecniche astruse o di strumentazione speciale ma solo dall’esperienza tramandata da maestro costruttore a maestro costruttore.

La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità

A Mae Zena

Alla scoperta di Genova

La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità

1- Il cagnolino della Cattedrale di San Lorenzo a Genova

 

Ebbene sì, nella facciata della Cattedrale San Lorenzo si nasconde la scultura di un cane.

La leggenda narra che il cagnolino fosse di uno degli scultori che stava lavorando alla cattedrale. Alla sua morte il padrone ha voluto ricordarlo scolpendolo sulla facciata della cattedrale.

E’ molto piccola, quindi aprite bene gli occhi. Un aiutino? Si trova in facciata! Quando l’avete trovato dategli una carezza: pare che sia di buon auspicio!

2- La bomba Inesplosa

Il “miracolo” della Cattedrale di Genova

 

Bomba, avete letto bene. Si tratta di una granata inglese da 381 mm che il 9 febbraio del 1941 durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale su Genova, ha colpito la cattedrale di San Lorenzo, sfondando il tetto senza esplodere.

Un vero miracolo!

La potete trovare nella navata di destra: è davvero grande, non potete sbagliare.

Lo so che vi state chiedendo se la bomba esposta nel Duomo di San Lorenzo sia l’originale… In realtà si tratta di una copia esatta perché l’originale è stata portata in mare e fatta brillare.

 3- Il Sacro Catino… o Santo Graal?

Un mistero lungo secoli e un incredibile viaggio fino alla Cattedrale di San Lorenzo

 

 Ogni bambino genovese affascinato da “Indiana Jones e l’ultima crociata” ha strabuzzato gli occhi quando ha sentito dire che a Genova è custodito il Sacro Catino, ossia il piatto utilizzato da Gesù durante l’ultima cena e ritenuto per secoli il Santo Graal.

Il misterioso piatto di smeraldo (che poi si scoprì essere in pasta vitrea verde) fu portato a Genova da Guglielmo Embriaco detto Testa di maglio come reliquia durante la Prima Crociata nel 1099.

La sua storia è molto travagliata perché per secoli è stato conteso, venduto, rubato… Finché 1810 fu portato a Parigi da Napoleone che aveva conquistato la città.

Fu restituito a Genova una decina di anni dopo, rotto in 10 pezzi di cui uno mancante e che non è mai stato ritrovato.

Si dice che i francesi si sarebbero impossessati solo di una copia. Quindi il mistero resta: dov’è il Santo Graal originale?

 

4- Perché il Duomo di Genova è a Strisce?

Qui ne vogliamo riportare una stravagante interpretazione…

Lo stile marinière ci piace da sempre… ai nobili genovesi ancora di più!

Rivestire chiese e palazzi con le fasce bianche e nere era riservato solo alle famiglie più aristocratiche! Stiamo parlando dei Doria, degli Spinola, dei Fieschi e dei Grimaldi.

Infatti anche la chiesa di San Matteo, appartenendo ai Doria, ha lo stesso stile.

5-La scacchiera di San Lorenzo

Vuoi sapere dove si trova? Cercala nella parete esterna di sinistra.

Incastonata sulla parete esterna di sinistra compare una misteriosa scacchiera, che pare essere appartenuta a Megollo Lercari, mercante dei primi del Trecento.

Non tutti però sono d’accordo con questa ipotesi. Per alcuni studiosi è legata, come altri simboli che si trovano nella cattedrale di Genova, ai cavalieri templari. Per altri invece risalirebbe al XIII secolo e sarebbe riconducibile a una disputa tra genovesi e pisani che decisero di risolverla giocandosela a scacchi. I genovesi vinsero e la scacchiera, per celebrare la vittoria, sarebbe stata murata nella Cattedrale.

 

6- Le scalfiture delle colonne del Portale di San Gottardo

No, non sono buchi dovuti all’usura: nel 1200 non si scherzava nemmeno nei dintorni del duomo di Genova!

 

L’ultima curiosità che molto probabilmente vi sarà sfuggita sono i segni sulle colonne del portale di San Gottardo, l’ingresso laterale che da su via San Lorenzo.

Bisogna andare indietro di molti secoli, alle lotte tra guelfi e ghibellini del 1200.

buchi sulle colonne sono i segni dei dardi di balestra scagliati probabilmente da Piazza Matteotti.

 

Nella foto sotto la loggia di palazzo Lamba D’Oria in piazza San Matteo

di Paola Spinola

Questa decorazione tipicamente tardo medievale non è esclusiva della nostra città: la si può trovare in moltissimi borghi liguri e in numerose città toscane.
La caratteristica che contraddistingue le strisce, almeno negli edifici di maggior prestigio, è la loro proporzione, apparentemente uguali ma in realtà diverse, anzi, diverse per apparire uguali.

Secondo una regola tramandata di generazione in generazione, le strisce nere sono più alte del 10% rispetto a quelle bianche. Il motivo è spiegato dalla fisica: assorbendo più luce il nero appare più sottile. Col passare degli anni, tuttavia, la pietra di Promontorio tende a schiarire a causa degli agenti atmosferici e quindi, apparendo più chiara, si perde parte dell’effetto ottico che avremmo se fosse molto più scura come era in origine.

 

Al civ. 17 Palazzo Andrea Doria donato dalla Repubblica all’ammiraglio riconosciuto come “Padre della Patria” per averla liberata dall’occupazione francese. Il prestigioso portale di scuola toscana è per taluni opera di Niccolò da Corte e Gian Giacomo della Porta per altri, di Michele D’Aria e Giovanni da Campione. Ricco di animali esotici e fantastici quali pavoni, lucertole, teste di montoni e leoni, sirene danzanti, uccelli che beccano fiori, grifoni, pesci mostruosi e altri animaletti.

Sopra l’architrave è scolpita l’epigrafe relativa alla donazione: “Senat. Cons Andreae De Oria Patriae  Liberatori Munus Publicum”.

“Il Portale con relativa iscrizione della donazione all’ammiraglio Andrea Doria da parte della Repubblica in segno di riconoscenza per averle restituito la libertà”

“Era difficile descrivere il sentimento che lo colse alla vista della prima città italiana, la magnifica Genova. Si innalzarono su di lui i suoi campanili policromi, le chiese rigate di marmo bianco e nero e tutto il suo anfiteatro turrito che all’improvviso lo circondò da ogni parte, nella sua raddoppiata bellezza… Non aveva mai visto Genova prima di allora…”.

Nikolaj Gogol.

 

La Chiesa di San Matteo

Genova

Milano Art Gallery – LA BOTTEGA DI MARCO LOCCI

Ricordando il grande pittore Marco Locci che tanto diede a Mare Nostrum Rapallo e alle navi più significative dell’universo MARE.

 

Palazzo Lamba Doria – Genova

 

La casa di Andrea Doria

 

Abbazia di Santo Stefano – Genova

 

Chiesa di San Donato-Genova

 

Ex Chiesa di Sant’Agostino  – Genova

 

Palazzo Giacomo Spinola – Genova

 

San Giovanni in Prè

Veduta del complesso

COMMENDA

La chiesa di San Giovanni in Prè è un complesso romanico genovese composto da due chiese sovrapposte e da un edificio adiacente chiamato “la Commenda”. Originariamente era un ospitale per pellegrini e crociati diretti in Terra Santa, voluto dai Cavalieri di San Giovanni (oggi Cavalieri di Malta) nel 1180. La struttura è composta da una chiesa superiore, dedicata a San Giovanni Evangelista, e una chiesa inferiore, in origine dedicata a Sant’Ugo. 

A destra si notano gli archi zebrati”.

 

Basilica dei Fieschi

Cogorno-Chiavari

1244

La famiglia Fieschi ha dato due Papi (Innocenzo IV e Adriano V) e diversi Cardinali illustri, tra cui Guglielmo Fieschi, Niccolò Fieschi e Luca Fieschi, dimostrando un’influenza significativa nella storia della Chiesa già dal XIII secolo, specialmente legata a Genova e alla politica guelfa.

 

Particolare del portale

 

L’immenso Rosone

 

Paraste ed archetti pensili arricchiscono l’impianto della facciata; al suo centro si apre un grande rosone sormontato da archetti in marmo in stile gotico-romanico. L’architrave del portale gotico reca un’iscrizione relativa alla fondazione del tempio. Nella lunetta è un affresco del XV secolo dedicato alla Crocefissione.

 

 

Chiesa di Sant’Andrea – Levanto

Questa decorazione tipicamente tardo medievale si può trovare in molti borghi liguri e in numerose città toscane. Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi. 
La caratteristica che contraddistingue le strisce è che apparentemente sono uguali, ma in realtà sono diverse. E questo appunto per apparire uguali. Sembra un rompicapo ma c’entra la fisica e questo fa capire quanto erano avanzate le conoscenze dei capi mastro di mille anni fa. Assorbendo più luce, il nero appare più sottile. Quindi, rispettando una rigorosa proporzione nell’antica misura genovese in “palmi”, quelle nere sono alte un decimo di palmo in più delle bianche. Con questa sapiente illusione ottica l’effetto risulta più armonioso.

 

Questa decorazione tipicamente tardo medievale si può trovare in molti borghi liguri e in numerose città toscane. Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi. 
La caratteristica che contraddistingue le strisce è che apparentemente sono uguali, ma in realtà sono diverse. E questo appunto per apparire uguali. Sembra un rompicapo ma c’entra la fisica e questo fa capire quanto erano avanzate le conoscenze dei capi mastro di mille anni fa. Assorbendo più luce, il nero appare più sottile. Quindi, rispettando una rigorosa proporzione nell’antica misura genovese in “palmi”, quelle nere sono alte un decimo di palmo in più delle bianche. Con questa sapiente illusione ottica l’effetto risulta più armonioso.

 

ALCUNE FAMOSE

CHIESE “ZEBRATE”

IN TOSCANA

Le famose chiese toscane a strisce bianche e scure sono principalmente quelle in stile romanico pisano, come la Cattedrale di Pisa e altre chiese di Pisa, e quelle di Pistoia, note come “chiese zebrate”. La Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze non ha strisce esterne, ma un famoso pavimento interno bicromatico.

Pisa, con il suo Stile Romanico Pisano (presente nel Duomo e Battistero in Piazza dei Miracoli), utilizzi decorazioni a loggette, archi ciechi e inserimenti di marmi colorati (bianco e nero) che richiamano questo motivo, specialmente nelle facciate, ma Pistoia ne è l’esempio più esplicito.

 

PISA

Il DUOMO DI PISA

Battistero di San Giovanni (Pisa) – Il più grande del mondo

 

Interno

 

CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

(DUOMO DI SIENA)

 

Basilica di San Francesco (Siena)

 Un miracolo di bellezza

 

LE CHIESE ZEBRATE DI PISTOIA

LA CITTA’ A STRISCE

Chiesa di Sant’Andrea – Pistoia

 

Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas – Pistoia

 

Chiesa di San Francesco – Pistoia

 

Basilica di San Zeno – Pistoia

 

Cattedrale di San Zeno e Battistero di San Giovanni in Corte – Pistoia

 

Chiesa di San Bartolomeo – Pistoia

 

Chiesa di San Pier Maggiore – Pistoia

 

Chiesa di San Paolo – Pistoia

 

LUCCA

Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata

 

Cattedrale di San Martino

 

San Giusto

 

Portale centrale

 

 

Anche RAPALLO ha la sua casa storica ZEBRATA

CASA GARIBALDA

E’ un punto caratteristico particolarmente suggestivo, dove il visitatore passeggia in riva al mare circondato da palme ed edifici di grande bellezza. Il lungomare è il centro di numerose feste ed eventi, soprattutto nel periodo estivo: da concerti ed eventi sportivi e religiosi. Si trovano qui diversi poli di interesse turistico, come il Chiosco della Musica, le statue monumentali e il castello cinquecentesco. Tra questi vi è anche la Casa Garibalda.

 

CASA GARIBALDA – Lato di Levante

 

Nella sua facciata, lato chiosco della musica, lo stemma in marmo dell’ammiraglio Biagio Assereto ne indicherebbe la datazione al XIV secolo, mentre le case retrostanti porticate si debbono ritenere più antiche.

Le colonnine in marmo così come la decorazione a fasce bianche e nere impreziosivano l’edificio che nel XIX secolo e per molti anni seguenti accolse esercizi alberghieri ed anche un night nel giardino pensile.

 

Curiosa Conclusione alla Marinara…

 Lo stile marinière

La marinière chiamata anche tricot a righe, è una maglietta a maniche lunghe in jersey di cotone.

Lo stile “marinière” non è uno stile artistico dell’arte moderna (che va dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento), ma un’icona di stile della moda, caratterizzato dalla maglia a righe blu e bianche, che continua a essere riproposto e rivisitato anche oggi, influenzando varie tendenze della moda e del design. Sebbene non sia un movimento artistico, l’influenza di questo stile può essere riscontrata nelle opere di artisti che hanno rappresentato la cultura pop e la vita moderna, o in designer che hanno tratto ispirazione da esso. 

Storicamente prende il nome dalla maglietta a righe (o “marinière”) indossata dai marinai francesi, caratterizzata da maniche lunghe, righe orizzontali blu e bianche e taglio casual. Divenuto un classico del guardaroba, lo stile è diventato sinonimo di eleganza semplice e intramontabile, influenzato e reso popolare da figure come Coco Chanel, Marylin Monroe, Audrey Hepburn e Brigitte Bardot. 

Caratteristiche principali dello stile

La maglietta: Il capo centrale è la maglia a righe bretone a maniche lunghe, con righe orizzontali di uguale misura.

Colori: I colori più iconici sono il blu e il bianco, che richiamano l’ambiente marinaro. Altri colori spesso usati nello stile navy sono il rosso e il blu.

Estetica: Evoca un’immagine di eleganza rilassata e senza tempo, spesso associata alle vacanze al mare ma anche al look chic urbano.

Altri elementi: Lo stile può includere altri capi di ispirazione nautica come il blazer doppiopetto, i jeans a vita alta svasati e gli abiti con colletto alla marinara. 

E così, dopo aver attraversato chiese, palazzi, abbazie e città “a strisce”, il nostro viaggio si chiude dove ogni navigazione trova senso: a casa, sul mare di Rapallo.

Anche qui, quasi in punta di piedi, compare una facciata zebrata: Casa Garibalda. Non una cattedrale, non un duomo, ma una casa affacciata sul lungomare, tra palme, musica e passeggiate lente. Come a ricordarci che la bellezza non abita solo nei grandi monumenti, ma anche negli edifici che hanno vissuto, accolto, ospitato vite e storie.

Le righe bianche e nere, che abbiamo visto salire solenni sulle facciate di Genova, Pisa o Pistoia, qui si fanno più domestiche, ma non meno eloquenti. Continuano a parlare di mare, di commerci, di famiglie, di viaggi. E, a Natale, sembrano persino richiamare le righe della marinière, la maglia dei marinai: semplice, essenziale, senza tempo.

Forse non è un caso!

Le chiese zebrate, come il mare, giocano con la luce.
Il Natale, come il mare, unisce lontananze.
E Rapallo, come ogni porto vero, raccoglie e restituisce.

Chiudiamo allora questo presepe di pietra e di memoria con un augurio silenzioso, ma saldo come una bitta: che le nostre città continuino a raccontare, che le loro righe non si sbiadiscano, e che ciascuno di noi sappia ancora distinguere — come i maestri di un tempo — le differenze necessarie per far apparire l’armonia.

Buon-Natale
dal mare!

 

Carlo GATTI

Rapallo, Lunedì 15 Dicembre 2025