8 maggio 1902
TRAGICA ERUZIONE DEL VULCANO PELE’E
Saint Pierre
MARTINICA
(Piccole Antille)
L’isola di Martinica si trova nelle Piccole Antille. Più precisamente, fa parte delle Isole Sopravento Meridionali, è situata nel cuore dell’arcipelago caraibico.
La Martinica è un’isola delle Antille Francesi, situata tra Dominica e Santa Lucia. È un dipartimento d’oltremare francese, caratterizzato da un clima tropicale, paesaggi vulcanici con spiagge sia nere che bianche, foreste lussureggianti e una ricca cultura creola che mescola influenze francesi e caraibiche.



MARTINICA
L’eruzione del vulcano “Montagne Pelée” l’8 maggio 1902 distrusse in soli tre minuti la città di Saint-Pierre in Martinica, causando la morte di circa 30.000 persone. Una nuvola incandescente si abbatté sulla piccola città di St. Pierre, distante circa sei chilometri.
La nube ardente e un flusso piroclastico scesero rapidamente dal vulcano, investendo la città con temperature estreme e una pioggia di gas bollenti e cenere. La catastrofe causò la morte di quasi tutta la popolazione e distrusse le infrastrutture della città, che era la capitale economica e culturale dell’isola.
Il vulcano La Peleè e i marinai pozzallesi


Foto e testo del grande storico e saggista Antonio Monaco che è riuscito con questa immagine a “RAPPRESENTARE” la realtà di quell’evento straordinario:
– La presenza di Velieri alla fonda (tra cui molti di nazionalità italiana)
– Lo sfondo minaccioso del vulcano Pelèe che seminerà morte e distruzione
– St. Pierre che, inginocchiato a pregare, soccomberà totalmente in pochi minuti facendoci pensare ad una nave che improvvisamente affonda verso gli abissi copita da una forza soprannaturale invincibile che forse si chiama DESTINO.
Ringraziamo l’Autore per la foto complimentandoci anche per il prezioso articolo che segue e ci aiuta a capire e a divulgare (senza scopo di lucro, come da nostro Statuto) la dinamica di quell’immane disastro.
https://www.monaca.rg.it/2022/05/11/il-vulcano-la-pelee-e-i-marinai-pozzallesi/
Libri di Antonio Monaco
https://www.ancorastore.it/libri-autore/antonio-monaco.html

La montagna Pelée vista dal golfo di Turin – a Carbet nell’isola di Martinique. La foto dà l’idea della vicinanza del vulcano e del pendio lungo il quale si è materializzata la spaventosa eruzione.
Eventi principali dell’eruzione
Una nuvola incandescente si abbatté sulla piccola città di St. Pierre, distante circa sei chilometri dal vulcano.
Segnali premonitori:
Nei giorni precedenti, il vulcano aveva mostrato segni di attività, tra cui fumo, un’incandescenza nel cratere e la caduta di cenere. Tuttavia, la maggior parte della popolazione continuava la vita normale, ignorando i pericoli imminenti.
Flusso piroclastico:
Alle 8:02 dell’8 maggio 1902, un flusso piroclastico, un’onda di gas, cenere e rocce roventi, si propagò a una velocità incredibile dal vulcano, raggiungendo Saint-Pierre in pochi minuti.
Tempesta di fuoco:
La temperatura raggiunse valori altissimi riducendo la città in cenere e fumo. L’onda di calore fu così intensa che bastava respirare per provocare danni gravissimi.
Distruzione totale:

In pochi istanti, la città fu completamente distrutta. Solo alcuni resti di edifici e la cella di un prigioniero, dove si trovava l’unico sopravvissuto, Louis-Auguste Sylbaris, rimasero in piedi.
Sopravvivenza miracolosa:
Louis-Auguste Sylbaris sopravvisse perché la sua cella nel carcere offrì una protezione sufficiente dal calore e dai gas letali.
Evoluzione del vulcano:
L’attività eruttiva non si fermò l’8 maggio e continuò fino al 1905, portando alla formazione di una “spina di lava” nel cratere.
Eredità dell’eruzione
(in pillole)
Perdita di vite umane:
Il disastro causò una perdita di vite umane stimata tra 29.000 e 30.000 persone, rendendola una delle eruzioni più letali della storia.
Rovine e memoriali:
Oggi Saint-Pierre è un piccolo villaggio. Le rovine della città vecchia, la prigione e la chiesa sono visitabili, così come il Museo Vulcanologico che espone reperti dell’eruzione.
Studio vulcanologico:
La catastrofe contribuì a sviluppare la vulcanologia come scienza, fornendo preziose lezioni sulla gestione del rischio vulcanico.
Cultura e storia:
L’evento ha lasciato una profonda impronta nella cultura e nella storia della Martinica, con storie di coraggio, sofferenza e sopravvivenza che vengono ricordate ancora oggi.
Martinica 1902
Quando il Comandante napoletano Marino Leboffe salvò la sua nave ascoltando il segreto linguaggio della natura.
di Carlo Gatti
Nel maggio del 1902, la città di Saint-Pierre, “la piccola Parigi dei Caraibi”, fu cancellata in un istante dall’eruzione del vulcano Pelée. Tra le venti navi ancorate in baia, solo una si salvò: l’”Orsolina”, brigantino napoletano comandato da Marino Leboffe. Una storia di intuito, coraggio e rispetto per la forza della natura.
Nella quieta baia di Saint-Pierre, il mare luccicava ignaro del dramma imminente. Era il mattino dell’8 maggio 1902, giorno dell’Ascensione, e il vulcano Pelée, a poche miglia dalla costa, borbottava cupo come un gigante che si desta.
Da giorni la montagna mostrava segni d’inquietudine: colonne di fumo, tremori della terra, un odore acre che sapeva di zolfo. Gli animali, più sensibili degli uomini, erano scesi dal monte in massa: serpenti, uccelli e altre creature cercavano rifugio verso la città, fuggendo i gas che bruciavano l’aria.
I locali conoscevano quel segnale — era l’avviso più chiaro del pericolo — ma le autorità, più attente ai traffici del porto e alle elezioni imminenti che ai sussurri della natura, tranquillizzarono tutti. “Nessuna nave poteva lasciare la baia” – così fu ordinato.
Tra i bastimenti ancorati c’era anche l’Orsolina, brigantino napoletano dei fratelli Pollio di Meta di Sorrento, comandato da Marino Leboffe, uomo di mare e di Vesuvio…
Osservando il Pelée, Leboffe sentì il pericolo con la certezza che solo i veri marinai possiedono. La cenere cadeva fitta sul ponte di coperta delle navi, gli scaricatori si fermavano di continuo, e il cielo sembrava un soffitto di ferro.
Sceso a terra, il Comandante cercò di convincere le Autorità a far evacuare la città e a concedergli il permesso di salpare, ma si sentì rispondere con la freddezza dei regolamenti: “Non potete partire senza completare il carico. Se lo farete, vi arresteremo.”
Leboffe, con la calma di chi ha già visto il fuoco del Vesuvio, rispose:
“Voi domani sarete tutti morti! Io preferisco rischiare l’arresto che la cenere del vulcano. Salperò l’ancora e scapperò il più lontano possibile dall’inferno che tra poco si scatenerà!”
E mantenne la parola. Imbarcò chi poté — pochi uomini e una sola passeggera — e ordinò di mollare gli ormeggi. I doganieri che erano saliti a bordo per impedirgli la partenza scesero in fretta, mentre il vento gonfiava le vele dell’Orsolina che, con metà carico lasciava Saint-Pierre al suo destino.
Ventiquattro ore dopo, la montagna esplose in un boato che cancellò la città e le sue ventimila anime. La nube ardente, calata in pochi secondi sul porto, carbonizzò ogni cosa: uomini, case, alberi e navi.
Delle imbarcazioni in rada non restò quasi nulla; sopravvissero solo pochissimi marinai.
L’Orsolina, grazie al coraggio e all’intuito del suo Comandante, era già lontana, salva nel mare aperto.
RELITTI DAVANTI A SAINT PIERRE
L’Unesco stima che nel mondo siano
oltre tre milioni i relitti in fondo al mare
La piccola Martinica è presente in questa statistica specialmente quelli vicino a Saint-Pierre, dove l’eruzione del vulcano Monte Pelée nel 1902 ha causato l’affondamento di circa 15 navi.
Questi relitti, insieme ad altri aggiunti nel 1962, formano un cimitero sottomarino che è una meta popolare per le immersioni di SUB provenienti da tutto il mondo.
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LE ULTIME ORE DI SAINT PIERRE: storia, relitti ed altro…
https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/relittiesegretiincercadimondisommersi2/ep-2-le-utlime-ore-di-saint-pierre_F311907301000204
Conclusione
C’è una lezione che il mare insegna e che la terra troppo spesso dimentica: non si può vivere sempre pensando al “tempo buono”.
A Martinica le autorità, come tanti uomini di terra, ignorarono i segnali più chiari — il fumo, gli animali in fuga, le voci dei marinai — e pagarono il prezzo della loro presunzione. Accade ancora oggi, quando si progettano dighe, porti e spiagge senza chiedere consiglio a chi il mare lo conosce davvero.
Il marinaio vero, prima di salpare, guarda il cielo e prepara la nave per il peggio; chi resta a terra invece immagina e spera sempre nel sole e nella eterna bonaccia di vento e di mare.
C’è un vecchio proverbio che dice: “Il marinaio vero si vede nella tempesta.” È così! La competenza non nasce dal titolo, ma dall’esperienza, dalla prudenza e dal rispetto per la forza del mare.
E allora, il mio pensiero va a tutte le Autorità dei Paesi di mare — a coloro che respirano l’aria salmastra e vestono alla marinara — ricordando loro che il mare non dà confidenza a nessuno.
Chi lo decanta come un poeta, ma non lo teme come uomo, resta sempre un estraneo sulla sua riva.
Testo di Carlo Gatti per Mare Nostrum Rapallo – ottobre 2025
Per i lettori più curiosi ed esigenti …. riportiamo:
Paesi e Territori nelle Piccole Antille
Le Piccole Antille includono una serie di nazioni insulari e territori, ciascuno con il proprio governo, cultura e storia. Alcuni sono stati indipendenti, mentre altri sono legati ad amministrazioni europee o americane.
Paesi Indipendenti
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Antigua e Barbuda – Nazione di due isole nota per le sue spiagge e la storia coloniale.
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Barbados – Isola corallina con eredità britannica e un forte settore turistico.
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Dominica – Isola coperta di foreste pluviali, nota come l'”Isola della Natura”.
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Grenada – L’”Isola delle Spezie”, famosa per la noce moscata e le colline ondulate.
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Saint Kitts e Nevis – Lo stato sovrano più piccolo della regione, composto da due isole.
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Santa Lucia – Isola vulcanica con radici culturali francesi e britanniche.
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Saint Vincent e le Grenadine – Catena di isole con una vivace vita costiera.
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Trinidad e Tobago – Il paese insulare più meridionale con culture e industrie diverse.
Territori Non Sovrani
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Aruba – Isola caraibica olandese nota per il clima secco e le spiagge bianche.
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Anguilla – Territorio britannico con un’atmosfera rilassata e spiagge.
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Bonaire – Isola olandese nota per la conservazione marina e il diving.
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Isole Vergini Britanniche – Territorio britannico popolare per la vela e il turismo tra le isole.
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Curaçao – Isola olandese con architettura colorata e diversità culturale.
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Guadalupa – Territorio francese con foreste pluviali, vulcani e spiagge.
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Martinica – Isola caraibica francese nota per rum, cucina e sentieri.
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Montserrat – Territorio britannico con un vulcano attivo e una popolazione ridotta.
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Saba – Isola olandese nota per i sentieri escursionistici e le barriere coralline.
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Saint Barthélemy – Isola francese con un turismo di lusso e fascino europeo.
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Saint Martin – Lato francese di un’isola condivisa con il Sint Maarten olandese.
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Sint Eustatius – Isola olandese tranquilla con storia coloniale.
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Sint Maarten – Territorio olandese che condivide un’isola con il Saint Martin francese.
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Isole Vergini Spagnole – Parte di Porto Rico, note per spiagge tranquille e vita marina.
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Isole Vergini Americane – Territorio statunitense con fusione culturale e porti per crociere.
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Nueva Esparta (Venezuela) – Stato venezuelano con spiagge e resort popolari.
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Dipendenze Federali del Venezuela – Isole venezuelane sparse con piccoli insediamenti.
Geografia e Caratteristiche Naturali
Le isole delle Piccole Antille sono principalmente di origine vulcanica. Molte sono montuose, con vulcani attivi o dormienti, e coperte da foreste lussureggianti. La catena di isole gioca un ruolo chiave nella tettonica dei Caraibi e forma il confine orientale della placca caraibica. La regione è più attiva vulcanicamente rispetto alle Grandi Antille e subisce regolarmente uragani e tempeste tropicali.
Significato Culturale e Storico
Le Piccole Antille hanno una complessa storia coloniale che coinvolge Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna. Di conseguenza, la regione presenta una miscela di lingue, religioni, sistemi legali e tradizioni culturali. Molte isole ospitano celebrazioni di Carnevale, e generi musicali come soca, calypso e zouk sono originari di qui.
La regione è anche sede di numerosi linguaggi creoli e di una fusione di eredità africana, europea e indigena. Nonostante siano composte da isole più piccole, le Piccole Antille giocano un ruolo significativo nell’identità caraibica e nella cooperazione regionale.
Importanza delle Piccole Antille
Le Piccole Antille comprendono molte delle destinazioni turistiche più rinomate dei Caraibi e supportano una forte governance regionale attraverso l’Organizzazione degli Stati dei Caraibi Orientali (OECS). Queste isole sono piccole per dimensioni, ma ricche di biodiversità, cultura e posizione strategica.
FINE
Carlo GATTI
Rapallo, 31 ottobre 2025

