TERRA E MARE, UN SOLO PRESEPE
TERRA E MARE, UN SOLO PRESEPE
Il presepe nasce a terra, tra pietre antiche, sentieri stretti e mani callose che conoscono il ritmo delle stagioni. Borghi come PERETA non rappresentano il presepe: lo sono, perché custodiscono ancora un tempo lento, umano, essenziale, dove la Natività sembra poter accadere in ogni angolo di silenzio.
Ma quello stesso presepe, un giorno, ha imparato a muoversi.
È salito a bordo delle navi, ha attraversato porti e oceani, ha affrontato tempeste e bonacce. I marinai lo hanno portato con sé come si porta una casa interiore: non per ornamento, ma per necessità dell’anima. Perché in mare, più che altrove, si sente il bisogno di un segno che dica “non siamo soli”.
Così la tradizione della terra ha incontrato quella del mare, e non si sono mai più separate.
I marinai — figli di contadini, di borghi, di colline — hanno diffuso nel mondo quel piccolo miracolo fatto di legno, luce e silenzio. Non esiste nave con equipaggio di tradizione cristiana che, in questi giorni, non abbia un presepe a bordo: piccolo o grande, povero o curato, ma sempre presente, come una bussola spirituale.
IL PRESEPE DELLA MARINERIA DI CESENATICO racconta proprio questo: la
stessa Natività, immersa nell’acqua salata, tra vele, remi e “occhi” di prua che vegliano. È la fede che non si ferma a riva, ma continua a navigare.
In fondo, terra e mare non sono opposti.
Sono due modi diversi di custodire la stessa speranza.
E mentre le luci si accendono nei borghi e nei porti, il presepe — immobile o galleggiante — continua a ricordarci chi siamo: uomini e donne in cammino, marinai e terrestri, tutti figli di una stessa tradizione che sa ancora indicare la rotta.
PERETA
Frazione di Magliano in Toscana Maremma (GR)


Pereta, frazione di Magliano in Toscana, è spesso descritta come un presepe naturale "ante litteram" per la sua atmosfera medievale, le mura antiche e la sua posizione suggestiva tra le colline della Maremma, creando un quadro pittoresco e autentico che ricorda i villaggi incantati, molto prima che il concetto di "presepe vivente" diventasse popolare.
Perché viene considerata un "presepe naturale"?
Le sue stradine strette e acciottolate, le case in pietra e le mura possenti evocano un'epoca passata, perfetta per un'ambientazione suggestiva.
È immersa nel paesaggio collinare e rurale della Maremma, tra ulivi e vigneti, offrendo uno scenario naturale e incontaminato.
La sua bellezza non è "costruita" per l'occasione, ma è intrinseca al borgo stesso, rendendola un'immagine di vita rurale e storica.
In sostanza, Pereta incarna l'ideale di un borgo antico e intatto, un "presepe" di per sé, che si presta perfettamente a essere immaginato come un luogo incantato, specialmente durante le festività.

PERETA

157 abitanti – 283 mt s.l.m.
Pereta è un borgo di epoca prevalentemente medievale, fondato dagli Aldobrandeschi tra il X e l'XI secolo come roccaforte strategica, ma ha radici più antiche con testimonianze Etrusche e Romane; il suo massimo splendore e i suoi elementi più riconoscibili, come le mura esterne e la Torre dell'Orologio, risalgono al periodo tardo-medievale e sotto il dominio senese (XIV-XV secolo).

MAREMMA
di Salvina Pizzuoli
Siamo a Pereta un borgo fortificato a dieci chilometri da Magliano in Toscana nella bella Maremma, sulla strada che porta a Scansano.
Come l’abbiamo scoperto?
Come tutte le gradite sorprese, quasi per caso…
La Toscana e la Maremma pullulano di questi piccoli borghi più o meno suggestivi, più o meno integri.
Pereta è davvero singolare.

Castello di Pereta
La viabilità è semplice, oltrepassata la Porta di Ponente, caratterizzata da una base a scarpa su cui si apre un arco ribassato e uno a struttura ogivale, coronata da archetti pensili sorretti da mensole, la cui mole s’intravvede prima della dirittura che conduce all’ingresso, segue la struttura delle antiche mura, come per tutti i castelli dell’epoca.
Ma procediamo con ordine e venite con noi alla scoperta di un borgo che vi aiuterà ad immedesimarvi in un visitatore del passato.
Intanto cominciamo con la denominazione: Pereta.
In base a quanto riportano i cartelli turistici che spiegano in poche scritte le caratteristiche e la storia del manufatto cui si riferiscono, il nome sarebbe stato in origine Perita legato alla coltivazione di peri nella zona circostante. Non abbiamo trovato conferma, lo stesso Repetti, lo storico ottocentesco, non fa menzione dell’etimo ma così colloca geograficamente il borgo e ne dà notizie storiche nel suo Dizionario:
È posto sopra la cresta di uno sperone che stendesi verso ostro dal poggio di Scansano, ad una elevatezza di circa 540 braccia sopra il livello del mare, fra il valloncello del Patrignone, il cui torrente lambisce la sua base a ponente, mentre il Castione, altro minor torrente, scende al suo levante.
Questo castello fece parte della contea Aldobrandesca, pervenuto al ramo di Sovana nelle divise del 1274, acquistato in seguito dalla Repubblica senese. – Dell’antica rocca di Pereta si conserva il cassero in una bella torre quadrata in mezzo ai muri diruti della sua fortezza.

Nel nostro percorso ci guida l’alta torre quadrata stretta e alta che si staglia sopra le case a toccare l’azzurro del cielo con i suoi 29 metri di altezza: forse nata su un cassero preesistente viene datata XIV secolo.
Procediamo il nostro itinerario e giungiamo al basso arco che introduce all’antico nucleo fortificato datato intorno al secolo XI ad opera degli Aldobrandeschi del ramo di Sovana. Non lontana la chiesa di Santa Maria con il curioso campanile a faccia liscia sopra la facciata e su base pentagonale sui restanti lati. Costruita da maestranze locali intorno alla fine del XV secolo conserva all’interno una scultura lignea della Vergine Maria.


Procediamo in circolo fino ad incontrare la chiesa pievana di San Giovanni Battista in stile romanico ma più volte rimaneggiata da cui si gode di un lussureggiante e ameno paesaggio a olivi e viti che si susseguono lungo i dolci crinali delle colline. Non dimentichiamo di essere nella zona di produzione di uno dei vini più conosciuti e famosi della Maremma, il Morellino di Scansano. Terminiamo il nostro percorso ricongiungendoci alla strada a sinistra su cui avevamo iniziato il nostro giro. Siamo incantati dal silenzio e da questa bellezza austera e felici di aver scoperto un piccolo gioiello dell’architettura medievale arrivato intatto fino a noi per regalarci una pagina di storia da vedere e ammirare.
E come tutti i luoghi magici non manca di leggende.

Si tramanda che nell’alta torre si fossero rifugiati Nello della Pietra, il marito della più famosa Pia dei Tolomei, e Margherita Aldobrandeschi nella disperata speranza di difendere il loro amore ma da dove furono cacciati e separati ad opera delle armi dei militi della nobile famiglia sovanese.
Ieri, nel borgo medievale di Pereta, la pro loco “I 4 scudi” ha fatto vivere a tutti i partecipanti la magia del Natale attraverso il presepe vivente.
Un evento eccezionale, che ha riportato con la mente alla nascita di Cristo: infatti, nel paese si respirava un’aria di pace e gioia già a partire dall’ingresso, addobbato con enormi palme, fino alla torre, la parte più alta di Pereta.
La rappresentazione


Lungo le strade strette e tortuose scintillavano tutte le cantine ed ognuna rappresentava una scena del grande evento: dalle danze orientali alla cantina di Erode, dalle botteghe del fabbro e del calzolaio a quelle delle donne La magia che facevano il pane e la polenta, dalla Natività sotto una magnifica grotta, con un coro di angeli che cantava “Tu scendi dalle stelle” ad un enorme braciere dove i pastori distribuivano vin brulè e salsicce alla brace.
Tutto si è svolto in una magica atmosfera, dove da ogni angolo scendevano sulla terra canti natalizi, mentre per il paese brulicavano pastori con animali e i Re Magi con i doni da consegnare al Bambin Gesù.
La manifestazione è iniziata alle 17, nella piazza principale del paese, dove era allestito un recinto, custodito dalla guardiana delle oche, in cui gli agnellini rallegravano l’aria con i loro belati.
Dopo la benedizione di Don Roberto, che ha ringraziato tutti per la collaborazione straordinaria e per l’importanza del presepe vivente, che riesce a far vivere nel cuore di ognuno il vero significato del Natale oggi stravolto dal consumismo, i figuranti si sono posizionati nel posto assegnato.
Considerato il successo dell’iniziativa, i presenti hanno chiesto alla pro loco di Pereta di riproporre l’evento anche domenica 4 gennaio, sempre alle 17.
All’evento erano presenti il sindaco del Comune di Magliano, Diego Cinelli, e l’assessore comunale Mirella Pastorelli, che ringraziano la pro loco di Pereta per aver organizzato la manifestazione.

Night promenade in the tiny beautiful village of Pereta

Non possiamo farne a meno, ogni tanto dobbiamo catturare questi meravigliosi tramonti maremmani. Questo viene dalla collina sopra Pereta!
PRESEPE DELLA MARINERIA DI CESENATICO

Esistono anche i presepi marinari e il più famoso e unico è il Presepe della Marineria di Cesenatico, un presepe galleggiante allestito sulle antiche barche storiche del Museo della Marineria, che integra la Natività con scene di vita marinara locale, utilizzando materiali tipici delle imbarcazioni (legno, tela, cera) per le sue figure artistiche.
Oltre a Cesenatico, altre località costiere offrono presepi a tema marittimo, come quelli di sale a Cervia o il presepe di sabbia a Lignano Sabbiadoro, ma Cesenatico è l'esempio principale di presepe marinaro tradizionale e galleggiante.
il Presepe della Marineria di Cesenatico si trova nel tratto più antico del Porto Canale ridisegnato da Leonardo Da Vinci e risiede su dieci barche, che rappresentano le tipologie tradizionali del mare, con le caratteristiche decorazioni e gli “occhi” di prua.
Le luci del Presepe della Marineria e dell’albero di Natale di Cesenatico si sono accese domenica 30 novembre 2025.
È composto da circa 50 statue in legno scolpite a mano, in legno di cimolo vestite con abiti di tela e cera, che rappresentano la Sacra Famiglia, Re Magi e scene di vita locale (pescatori, piadinare, suonatori), il tutto su vere imbarcazioni storiche (bragozzi, trabaccoli).
Le figure sono pensate come elementi di una rappresentazione, da vedere dalle sponde del Porto Canale Leonardesco come da una platea; illuminate, perché nel Presepe sono le luci che danno vita alle figure e scandiscono il racconto. Ed è proprio al calare della sera che il Presepe della Marineria si accende, come se si aprisse un sipario.
Allestito durante il periodo natalizio, da inizio dicembre a metà gennaio.
il Presepe della Marineria di Cesenatico è davvero unico!
A Cesenatico la magia del Natale corre sull’acqua: il Presepe è ambientato sulle barche d’epoca galleggianti nel porto canale.
I personaggi che lo animano raccontano la storia della natività che si intreccia con la vita di un borgo di marinai.
Quando il cielo si scurisce e si accendono le luci, l’acqua moltiplica i bagliori e davanti a te prenderà vita uno spettacolo meraviglioso.
Presepe sull’acqua
Cesenatico è un affascinante borgo di pescatori, con vie acciottolate e piccole case colorate. Dove un tempo abitavano i marinai e si riparavano le reti, oggi si trovano ristoranti e locali trendy.
Nel centro storico di Cesenatico scorre un antico canale che sfocia nel mare, il Porto Canale Leonardesco. Si chiama così perché, a progettarlo, fu proprio l’immenso Leonardo Da Vinci.
Lungo il canale sono ormeggiate barche d’epoca, tipiche della tradizione marinara romagnola e veneziana. Le barche dai colori vivaci, che in estete hanno le vele spiegate, costituiscono la Sezione Galleggiante del Museo della Marineria di Cesenatico.
Ogni barca, un tempo, aveva una propria funzione ed equipaggi con diverse mansioni. Ormeggiate nel porto canale galleggiano trabaccoli da pesca, trabaccoli da trasporto, bragozzi e paranze.
Proprio qui, ogni anno, viene allestito il Presepe della Marineria che richiama migliaia di visitatori.

Porto canale Leonardesco
Il Presepe della Marineria di Cesenatico: quando è nato, storia, le statue e curiosità.
Il Presepe della Marineria di Cesenatico è nato nel 1986, ad opera di Maurizio Bertoni, Mino Savadori, Tinin Mantegazza e di Guerrino Gardini.
Le prime statue realizzate furono 7:
la Sacra Famiglia con Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, i Re Magi e San Giacomo, il patrono di Cesenatico.
Ogni anno al presepe si aggiungono nuovi personaggi, ad oggi sono circa cinquanta. Le statue sono a grandezza naturale.
Il metodo di lavorazione del presepe riprende la tradizione marinara del borgo.
Le parti esposte delle figure, come il volto, le mani e i piedi sono scolpite nel legno di cirmolo. I vestiti sono in tela irrigidita dalla cera, sorretti da strutture di legno e rete metallica. Questi materiali (tela, cera, legno) corrispondono agli stessi utilizzati per costruire le imbarcazioni.
Le sculture non sono solo quelle tradizionali dei presepi, come pastori ed angeli, ma qui si incontrano anche i personaggi tipici di un borgo di pescatori, come è Cesenatico.
E così potrai scorgere marinai, burattinai, musicisti, falegnami, pescivendoli e la tipica piadinaia.
Nel Presepe galleggiante di Cesenatico non vedrai cammelli, ma se aguzzi la vista, avvisterai i delfini che guizzano nell’acqua.

Presepe galleggiante di Cesenatico
Allestire il presepe sulle barche è un lavoro meticoloso, le statue devono essere sistemate in posizioni ben precise, tra remi e alberi maestri, per essere visibili da ogni prospettiva.
Quando si accende il presepe: quando vedere e quanto dura il Presepe della Marineria a Cesenatico, date 2025/2026. Consigli per la visita
Il Presepe della Marineria di Cesenatico inizia nei primi giorni di dicembre ed è visibile fino a metà gennaio.
Quest’anno il Presepe della Marineria si accende il giorno 30 novembre 2025 fino al giorno 11 gennaio 2026.
L’ingresso è gratuito. Basta camminare lungo le sponde del Canale Leonardesco, il porto canale di Cesenatico, e godersi lo spettacolo!
Davanti a tutte vedrai la barca con la Sacra Famiglia, la riconoscerai subito, è illuminata da una stella cometa e protetta da un angelo. Segue poi l’imbarcazione che porta i Re Magi. Dopo arrivano tutti gli altri personaggi.
Percorri entrambi i lati del canale. Scruta ogni figura, ti stupiranno i dettaglia e i particolari. Ogni statua racconta una storia.
Presepe galleggiante di Cesenatico

CONCLUSIONE
E così, tra pietre antiche e barche ormeggiate, il presepe continua a indicarci la rotta.
Perché chi nasce cristiano, che cammini su una strada di collina o su un ponte di nave, sa che la vera Natività accade ogni giorno: quando si accende una luce, si condivide un pane, si affida il cuore a una stella.
Il mare lo sa. E non lo dimentica.
RINGRAZIAMO:

A cura di Carlo GATTI
Rapallo: NATALE – 2025
A RIGHE COME IL MARE D’INVERNO - Presepi, chiese zebrate e pietre di Natale tra Liguria e Toscana
A RIGHE COME IL MARE D’INVERNO
Presepi, chiese zebrate e pietre di Natale tra Liguria e Toscana
A Natale il tempo cambia andatura...
Il mare rallenta il respiro, le luci si fanno più miti, e anche le pietre sembrano voler raccontare storie antiche. È il momento giusto per guardare le nostre città con occhi diversi, come se fossero parte di un grande presepe affacciato sul Mediterraneo.
In questo viaggio natalizio non seguiremo una rotta unica. Ci muoveremo invece tra presepi e chiese, tra fasce di marmo bianche e nere, tra Liguria e Toscana, come se ogni edificio fosse una vela spiegata nella storia. Immagineremo chiese, palazzi e borghi immersi in un gigantesco presepe ideale, capace di ricondurci all’intuizione più semplice e profonda del Natale: quella di San Francesco, che volle portare il Mistero tra la gente, nella vita quotidiana.
Le chiese zebrate, con le loro righe apparentemente uguali ma sapientemente diverse, non sono solo architettura: sono un linguaggio. Raccontano di maestri costruttori, di famiglie potenti, di illusioni ottiche nate dall’esperienza, ma anche di un equilibrio sottile tra luce e ombra, tra rigore e bellezza. Proprio come il mare d’inverno, che sembra immobile ma non lo è mai davvero.
Da Genova a Pisa, da Pistoia a Lucca, fino a tornare a casa, a Rapallo, seguiremo queste tracce bianche e nere come si segue una scia sull’acqua. Perché ogni fascia, ogni pietra, ogni rosone è un frammento di memoria che ancora oggi ci parla — se sappiamo fermarci ad ascoltare.
Iniziamo questa breve carrellata di Chiese Liguri e Toscane immaginandole immerse in un gigantesco PRESEPE NATALIZIO che ci porti col pensiero alla nostra tradizione più lontana, a quella originale creata da S.Francesco d’Assisi.
GENOVA

A Genova esiste una forte tradizione presepiale, con presepi storici in chiese come il Santuario della Madonnetta, che include scenari e chiese genovesi, e al Museo dei Cappuccini dove le "chiese zebrate" (probabilmente riferendosi alle abitazioni civili e chiese con facciate a bande bianche e nere tipiche genovesi, come la Cattedrale di San Lorenzo) appaiono negli sfondi architettonici che ricostruiscono l'antica città.
NON SOLO CHIESE ZEBRATE MA ANCHE PALAZZI STORICI GENOVESI
Lo stile delle chiese "zebrate" (romanico pisano-genovese), caratterizzato da fasce di marmi bianchi e neri, non ha un singolo inventore, ma è un'evoluzione del Romanico Ligure-Toscano che si sviluppa tra l'XI e il XIII secolo, con maestranze locali e influenze orientali, trovando espressione in città come Genova (San Donato, San Siro) e Pisa (Duomo, Battistero), ma soprattutto a Pistoia (Sant'Andrea, San Giovanni Fuorcivitas) dove raggiunge il suo apogeo decorativo.
Le bande bianche sono in marmo di Carrara mentre quelle nere in “pietra nera del Promontorio di Capo Faro”, dietro la LANTERNA, una pietra simile al marmo, più dura dell’ardesia ma meno facile da lavorare. Negli anni ‘20 del secolo scorso questa altura fu tagliata e spianata e oggi ne rimangono solo la zona terminale dove c’è la Lanterna e la parte a monte che ancora oggi porta il nome di promontorio.
Iniziamo la carrellata con una punta di nostalgia:
CHIESA DI SAN DOMENICO
Genova
Purtroppo demolita nell'Ottocento per far posto a Piazza De Ferrari, faceva parte del caratteristico stile Ligure-Toscano con le strisce bianche e nere (marmo di Carrara e pietra di Promontorio), un segno distintivo dell'architettura medievale e tardo-medievale della regione, che creava un forte impatto visivo e un effetto ottico ricercato.

La Chiesa di San Domenico a Genova fu demolita nei primi anni dell'Ottocento, specificamente nel 1818, per far posto alla costruzione del Teatro Carlo Felice e dell'Accademia Ligustica nell'area dell'attuale piazza De Ferrari, in un'ottica di rinnovamento urbanistico guidato da una classe dirigente che favoriva il laicismo.
Il convento annesso venne utilizzato prima a fini militari e poi anch'esso demolito, trasformando l'antica piazza in un punto centrale della viabilità genovese, come testimoniato anche da acquerelli d'epoca.
Demolita nel 1818 nell'area di Piccapietra, dove oggi si trova piazza De Ferrari.
La chiesa, risalente al Medioevo, conteneva importanti opere d'arte e le tombe di personaggi illustri come Jacopo da Varagine.
L'area era nota come piazza San Domenico, un nome che fu cambiato in De Ferrari nel 1875 per ringraziare il Duca di Galliera.
ll complesso domenicano era uno dei più importanti centri religiosi di Genova; la chiesa, secondo autori settecenteschi, era per dimensioni la più grande della città e seconda solo alla Cattedrale per le ricchezze artistiche.
Nel 1217 questa chiesa fu affidata dal governo della Repubblica alla locale comunità domenicana, istituita dallo stesso Domenico di Guzman durante un suo soggiorno a Genova tra il 1214 e il 1215.
In seguito i Domenicani, acquistato un terreno adiacente da un Nicolò Doria vi fecero costruire il convento.
Intorno al 1250 i frati fecero edificare una chiesa più spaziosa, in grado di accogliere un grande numero di fedeli. La chiesa, nel frattempo ribattezzata con il nome del fondatore dell'ordine, subì diverse modifiche e ulteriori ampliamenti. Nel 1440, con il completamento della facciata, assunse le sue forme definitive.
Vi erano sepolti il beato Jacopo da Varagine, arcivescovo di Genova nel XIV secolo e molti illustri genovesi, tra i quali alcuni dogi.
Tra i più famosi oratori che predicarono a S. Domenico sono ricordati Pietro da Verona (1205-1252), Vincenzo Ferrer (1350-1419) e Girolamo Savonarola (1452-1498).
Il convento ospitò in varie epoche personaggi illustri: nel 1311 vi soggiornarono l'imperatore Enrico VII con la consorte Margherita di Brabante (che morì prematuramente durante la sua permanenza a Genova, il 13 dicembre di quell'anno), nel 1403 l'imperatore d'oriente Manuele Paleologo e nel 1409 Teodoro II del Monferrato.
Molte chiese liguri, ma anche abitazioni civili, sono abbellite da strisce di marmo bianche e nere.
STILE
L'alternanza di strisce di marmo bianche e nere che abbellisce molte chiese liguri è un elemento distintivo dello stile Gotico ligure-pisano che si ritrova in edifici sacri e palazzi nobiliari.
Nel Medioevo, questo stile, molto diffuso in Liguria, in particolare a Genova e dintorni, combina l'eleganza e la sobrietà dei materiali locali con l'estetica gotica.
Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi.
MATERIALI
La fascia bianca era solitamente in marmo di Carrara, mentre quella nera era una pietra locale che si estraeva dal Promontorio di Capo Faro su cui si erge la LANTERNA.
In seguito, negli anni ‘20 del secolo scorso questa altura fu tagliata e spianata e oggi ne rimangono solo la zona terminale dove c’è la Lanterna e la parte a monte che ancora oggi porta il nome di promontorio.
Al posto della pietra nera locale fu usata l’ARDESIA del monte San Giacomo vicino a Lavagna.
Significato particolare
Questa decorazione tipicamente tardo medievale non è esclusiva del nostro capoluogo, la si può trovare in moltissimi borghi liguri e in numerose città toscane.
La caratteristica che contraddistingue le strisce, almeno negli edifici di maggior prestigio, è la loro proporzione, apparentemente uguali ma in realtà diverse, anzi, diverse per apparire uguali.
Secondo una regola tramandata di generazione in generazione, le strisce nere sono più alte del 10% rispetto a quelle bianche. Il motivo è spiegato dalla fisica: assorbendo più luce il nero appare più sottile.
Col passare degli anni, tuttavia, la pietra di Promontorio tende a schiarire a causa degli agenti atmosferici e quindi, apparendo più chiara, si perde parte dell'effetto ottico che avremmo se fosse molto più scura come era in origine.
Oltre all'indubbio valore estetico, che aggiungeva eleganza e dava risalto alle facciate, le strisce hanno anche un significato simbolico e storico.
L'uso del marmo, un materiale pregiato, era un simbolo di prestigio e ricchezza da parte delle famiglie nobili o delle autorità cittadine che commissionavano la costruzione o la ristrutturazione delle chiese.
Fasce orizzontali che raccontano ancora oggi storie di potere ma che erano anche preziosi stratagemmi per creare illusioni ottiche.
L'impiego diffuso di questi materiali, in particolare l'ardesia, rappresenta un forte legame con il territorio e le sue risorse, diventando un elemento iconico dell'architettura genovese e ligure.
Sebbene non esista un'unica interpretazione ufficiale, i colori bianco e nero, o chiaro e scuro, hanno spesso avuto significati simbolici nel corso della storia, come purezza e sobrietà, ma anche il bene e il male.
Un esempio emblematico di questo stile è la Cattedrale di San Lorenzo a Genova, la cui facciata è celebre per questa caratteristica.
La marinière chiamata anche tricot a righe, è una maglietta a maniche lunghe in jersey di cotone.

La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità
GENOVA CITTA’ SEGRETA
Nella foto una torre della Cattedrale di San Lorenzo
A Genova le costruzioni antiche più rappresentative furono costruite in pietra bianca e nera. Sin dalla metà del Duecento al marmo bianco di Carrara veniva contrapposto il nero della pietra di Promontorio. Il Promontorio di Capo di Faro oggi non esiste più se non nel suo punto estremo verso il mare, dove fu costruita la ”Lanterna” il simbolo di Genova per antonomasia. Anticamente, prima che venisse spianata quest’ area, esisteva una cava da cui veniva estratta questa pietra grigio-nera così simile al marmo, più dura dell’ardesia ma meno facile da lavorare. Contrapponendo la bande bianche alle nere negli edifici e nelle chiese venivano a crearsi splendide geometrie, che viste da distante sembrano tutte uguali ma non é così, se le guardate attentamente vi renderete conto che le strisce nere sono più alte di quelle bianche rispettando una rigorosa proporzione, prendendo per esempio l’antica misura genovese in “palmi ” , quelle nere per ogni palmo ne hanno un decimo di palmo in più, perché il nero alla vista si ritira, un espediente, un illusione se volete, realizzata senza l’ausilio di tecniche astruse o di strumentazione speciale ma solo dall’esperienza tramandata da maestro costruttore a maestro costruttore.
La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità

A Mae Zena
Alla scoperta di Genova
La Cattedrale di San Lorenzo di Genova e 6 incredibili Curiosità

1- Il cagnolino della Cattedrale di San Lorenzo a Genova

Ebbene sì, nella facciata della Cattedrale San Lorenzo si nasconde la scultura di un cane.
La leggenda narra che il cagnolino fosse di uno degli scultori che stava lavorando alla cattedrale. Alla sua morte il padrone ha voluto ricordarlo scolpendolo sulla facciata della cattedrale.
E’ molto piccola, quindi aprite bene gli occhi. Un aiutino? Si trova in facciata! Quando l’avete trovato dategli una carezza: pare che sia di buon auspicio!
2- La bomba Inesplosa
Il “miracolo” della Cattedrale di Genova

Bomba, avete letto bene. Si tratta di una granata inglese da 381 mm che il 9 febbraio del 1941 durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale su Genova, ha colpito la cattedrale di San Lorenzo, sfondando il tetto senza esplodere.
Un vero miracolo!
La potete trovare nella navata di destra: è davvero grande, non potete sbagliare.
Lo so che vi state chiedendo se la bomba esposta nel Duomo di San Lorenzo sia l’originale… In realtà si tratta di una copia esatta perché l’originale è stata portata in mare e fatta brillare.
3- Il Sacro Catino… o Santo Graal?
Un mistero lungo secoli e un incredibile viaggio fino alla Cattedrale di San Lorenzo

Ogni bambino genovese affascinato da “Indiana Jones e l’ultima crociata” ha strabuzzato gli occhi quando ha sentito dire che a Genova è custodito il Sacro Catino, ossia il piatto utilizzato da Gesù durante l’ultima cena e ritenuto per secoli il Santo Graal.
Il misterioso piatto di smeraldo (che poi si scoprì essere in pasta vitrea verde) fu portato a Genova da Guglielmo Embriaco detto Testa di maglio come reliquia durante la Prima Crociata nel 1099.
La sua storia è molto travagliata perché per secoli è stato conteso, venduto, rubato… Finché 1810 fu portato a Parigi da Napoleone che aveva conquistato la città.
Fu restituito a Genova una decina di anni dopo, rotto in 10 pezzi di cui uno mancante e che non è mai stato ritrovato.
Si dice che i francesi si sarebbero impossessati solo di una copia. Quindi il mistero resta: dov’è il Santo Graal originale?
4- Perché il Duomo di Genova è a Strisce?
Qui ne vogliamo riportare una stravagante interpretazione...

Lo stile marinière ci piace da sempre… ai nobili genovesi ancora di più!
Rivestire chiese e palazzi con le fasce bianche e nere era riservato solo alle famiglie più aristocratiche! Stiamo parlando dei Doria, degli Spinola, dei Fieschi e dei Grimaldi.
Infatti anche la chiesa di San Matteo, appartenendo ai Doria, ha lo stesso stile.
5-La scacchiera di San Lorenzo
Vuoi sapere dove si trova? Cercala nella parete esterna di sinistra.

Incastonata sulla parete esterna di sinistra compare una misteriosa scacchiera, che pare essere appartenuta a Megollo Lercari, mercante dei primi del Trecento.
Non tutti però sono d’accordo con questa ipotesi. Per alcuni studiosi è legata, come altri simboli che si trovano nella cattedrale di Genova, ai cavalieri templari. Per altri invece risalirebbe al XIII secolo e sarebbe riconducibile a una disputa tra genovesi e pisani che decisero di risolverla giocandosela a scacchi. I genovesi vinsero e la scacchiera, per celebrare la vittoria, sarebbe stata murata nella Cattedrale.
6- Le scalfiture delle colonne del Portale di San Gottardo
No, non sono buchi dovuti all’usura: nel 1200 non si scherzava nemmeno nei dintorni del duomo di Genova!

L’ultima curiosità che molto probabilmente vi sarà sfuggita sono i segni sulle colonne del portale di San Gottardo, l’ingresso laterale che da su via San Lorenzo.
Bisogna andare indietro di molti secoli, alle lotte tra guelfi e ghibellini del 1200.
I buchi sulle colonne sono i segni dei dardi di balestra scagliati probabilmente da Piazza Matteotti.
Nella foto sotto la loggia di palazzo Lamba D'Oria in piazza San Matteo

di Paola Spinola
Questa decorazione tipicamente tardo medievale non è esclusiva della nostra città: la si può trovare in moltissimi borghi liguri e in numerose città toscane.
La caratteristica che contraddistingue le strisce, almeno negli edifici di maggior prestigio, è la loro proporzione, apparentemente uguali ma in realtà diverse, anzi, diverse per apparire uguali.
Secondo una regola tramandata di generazione in generazione, le strisce nere sono più alte del 10% rispetto a quelle bianche. Il motivo è spiegato dalla fisica: assorbendo più luce il nero appare più sottile. Col passare degli anni, tuttavia, la pietra di Promontorio tende a schiarire a causa degli agenti atmosferici e quindi, apparendo più chiara, si perde parte dell'effetto ottico che avremmo se fosse molto più scura come era in origine.

Al civ. 17 Palazzo Andrea Doria donato dalla Repubblica all’ammiraglio riconosciuto come “Padre della Patria” per averla liberata dall’occupazione francese. Il prestigioso portale di scuola toscana è per taluni opera di Niccolò da Corte e Gian Giacomo della Porta per altri, di Michele D’Aria e Giovanni da Campione. Ricco di animali esotici e fantastici quali pavoni, lucertole, teste di montoni e leoni, sirene danzanti, uccelli che beccano fiori, grifoni, pesci mostruosi e altri animaletti.
Sopra l’architrave è scolpita l’epigrafe relativa alla donazione: “Senat. Cons Andreae De Oria Patriae Liberatori Munus Publicum”.
“Il Portale con relativa iscrizione della donazione all’ammiraglio Andrea Doria da parte della Repubblica in segno di riconoscenza per averle restituito la libertà”
“Era difficile descrivere il sentimento che lo colse alla vista della prima città italiana, la magnifica Genova. Si innalzarono su di lui i suoi campanili policromi, le chiese rigate di marmo bianco e nero e tutto il suo anfiteatro turrito che all’improvviso lo circondò da ogni parte, nella sua raddoppiata bellezza… Non aveva mai visto Genova prima di allora…”.
Nikolaj Gogol.
La Chiesa di San Matteo
Genova
Milano Art Gallery – LA BOTTEGA DI MARCO LOCCI
Ricordando il grande pittore Marco Locci che tanto diede a Mare Nostrum Rapallo e alle navi più significative dell’universo MARE.



Palazzo Lamba Doria - Genova

La casa di Andrea Doria
Abbazia di Santo Stefano - Genova

Chiesa di San Donato-Genova

Ex Chiesa di Sant’Agostino - Genova

Palazzo Giacomo Spinola – Genova
San Giovanni in Prè

Veduta del complesso

COMMENDA
La chiesa di San Giovanni in Prè è un complesso romanico genovese composto da due chiese sovrapposte e da un edificio adiacente chiamato "la Commenda". Originariamente era un ospitale per pellegrini e crociati diretti in Terra Santa, voluto dai Cavalieri di San Giovanni (oggi Cavalieri di Malta) nel 1180. La struttura è composta da una chiesa superiore, dedicata a San Giovanni Evangelista, e una chiesa inferiore, in origine dedicata a Sant'Ugo.
A destra si notano gli archi zebrati”.
Basilica dei Fieschi
Cogorno-Chiavari
1244

La famiglia Fieschi ha dato due Papi (Innocenzo IV e Adriano V) e diversi Cardinali illustri, tra cui Guglielmo Fieschi, Niccolò Fieschi e Luca Fieschi, dimostrando un'influenza significativa nella storia della Chiesa già dal XIII secolo, specialmente legata a Genova e alla politica guelfa.

Particolare del portale

L’immenso Rosone
Paraste ed archetti pensili arricchiscono l'impianto della facciata; al suo centro si apre un grande rosone sormontato da archetti in marmo in stile gotico-romanico. L'architrave del portale gotico reca un'iscrizione relativa alla fondazione del tempio. Nella lunetta è un affresco del XV secolo dedicato alla Crocefissione.
Chiesa di Sant’Andrea – Levanto

Questa decorazione tipicamente tardo medievale si può trovare in molti borghi liguri e in numerose città toscane. Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi.
La caratteristica che contraddistingue le strisce è che apparentemente sono uguali, ma in realtà sono diverse. E questo appunto per apparire uguali. Sembra un rompicapo ma c’entra la fisica e questo fa capire quanto erano avanzate le conoscenze dei capi mastro di mille anni fa. Assorbendo più luce, il nero appare più sottile. Quindi, rispettando una rigorosa proporzione nell’antica misura genovese in “palmi”, quelle nere sono alte un decimo di palmo in più delle bianche. Con questa sapiente illusione ottica l’effetto risulta più armonioso.
Questa decorazione tipicamente tardo medievale si può trovare in molti borghi liguri e in numerose città toscane. Secondo la tradizione era un privilegio concesso dalla Repubblica di Genova solo a quattro famiglie nobili: Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi.
La caratteristica che contraddistingue le strisce è che apparentemente sono uguali, ma in realtà sono diverse. E questo appunto per apparire uguali. Sembra un rompicapo ma c’entra la fisica e questo fa capire quanto erano avanzate le conoscenze dei capi mastro di mille anni fa. Assorbendo più luce, il nero appare più sottile. Quindi, rispettando una rigorosa proporzione nell’antica misura genovese in “palmi”, quelle nere sono alte un decimo di palmo in più delle bianche. Con questa sapiente illusione ottica l’effetto risulta più armonioso.
ALCUNE FAMOSE
CHIESE “ZEBRATE”
IN TOSCANA
Le famose chiese toscane a strisce bianche e scure sono principalmente quelle in stile romanico pisano, come la Cattedrale di Pisa e altre chiese di Pisa, e quelle di Pistoia, note come "chiese zebrate". La Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze non ha strisce esterne, ma un famoso pavimento interno bicromatico.
Pisa, con il suo Stile Romanico Pisano (presente nel Duomo e Battistero in Piazza dei Miracoli), utilizzi decorazioni a loggette, archi ciechi e inserimenti di marmi colorati (bianco e nero) che richiamano questo motivo, specialmente nelle facciate, ma Pistoia ne è l'esempio più esplicito.
PISA

Il DUOMO DI PISA

Battistero di San Giovanni (Pisa) – Il più grande del mondo

Interno

CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA
(DUOMO DI SIENA)

Basilica di San Francesco (Siena)
Un miracolo di bellezza
LE CHIESE ZEBRATE DI PISTOIA
LA CITTA’ A STRISCE

Chiesa di Sant’Andrea - Pistoia

Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas - Pistoia

Chiesa di San Francesco - Pistoia

Basilica di San Zeno - Pistoia

Cattedrale di San Zeno e Battistero di San Giovanni in Corte - Pistoia

Chiesa di San Bartolomeo - Pistoia

Chiesa di San Pier Maggiore - Pistoia

Chiesa di San Paolo - Pistoia
LUCCA

Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata

Cattedrale di San Martino

San Giusto
Portale centrale

Anche RAPALLO ha la sua casa storica ZEBRATA
CASA GARIBALDA


E’ un punto caratteristico particolarmente suggestivo, dove il visitatore passeggia in riva al mare circondato da palme ed edifici di grande bellezza. Il lungomare è il centro di numerose feste ed eventi, soprattutto nel periodo estivo: da concerti ed eventi sportivi e religiosi. Si trovano qui diversi poli di interesse turistico, come il Chiosco della Musica, le statue monumentali e il castello cinquecentesco. Tra questi vi è anche la Casa Garibalda.

CASA GARIBALDA - Lato di Levante

Nella sua facciata, lato chiosco della musica, lo stemma in marmo dell’ammiraglio Biagio Assereto ne indicherebbe la datazione al XIV secolo, mentre le case retrostanti porticate si debbono ritenere più antiche.
Le colonnine in marmo così come la decorazione a fasce bianche e nere impreziosivano l’edificio che nel XIX secolo e per molti anni seguenti accolse esercizi alberghieri ed anche un night nel giardino pensile.
Curiosa Conclusione alla Marinara...
Lo stile marinière

La marinière chiamata anche tricot a righe, è una maglietta a maniche lunghe in jersey di cotone.
Lo stile "marinière" non è uno stile artistico dell'arte moderna (che va dalla metà dell'Ottocento alla metà del Novecento), ma un'icona di stile della moda, caratterizzato dalla maglia a righe blu e bianche, che continua a essere riproposto e rivisitato anche oggi, influenzando varie tendenze della moda e del design. Sebbene non sia un movimento artistico, l'influenza di questo stile può essere riscontrata nelle opere di artisti che hanno rappresentato la cultura pop e la vita moderna, o in designer che hanno tratto ispirazione da esso.
Storicamente prende il nome dalla maglietta a righe (o "marinière") indossata dai marinai francesi, caratterizzata da maniche lunghe, righe orizzontali blu e bianche e taglio casual. Divenuto un classico del guardaroba, lo stile è diventato sinonimo di eleganza semplice e intramontabile, influenzato e reso popolare da figure come Coco Chanel, Marylin Monroe, Audrey Hepburn e Brigitte Bardot.
Caratteristiche principali dello stile
La maglietta: Il capo centrale è la maglia a righe bretone a maniche lunghe, con righe orizzontali di uguale misura.
Colori: I colori più iconici sono il blu e il bianco, che richiamano l'ambiente marinaro. Altri colori spesso usati nello stile navy sono il rosso e il blu.
Estetica: Evoca un'immagine di eleganza rilassata e senza tempo, spesso associata alle vacanze al mare ma anche al look chic urbano.
Altri elementi: Lo stile può includere altri capi di ispirazione nautica come il blazer doppiopetto, i jeans a vita alta svasati e gli abiti con colletto alla marinara.
E così, dopo aver attraversato chiese, palazzi, abbazie e città “a strisce”, il nostro viaggio si chiude dove ogni navigazione trova senso: a casa, sul mare di Rapallo.
Anche qui, quasi in punta di piedi, compare una facciata zebrata: Casa Garibalda. Non una cattedrale, non un duomo, ma una casa affacciata sul lungomare, tra palme, musica e passeggiate lente. Come a ricordarci che la bellezza non abita solo nei grandi monumenti, ma anche negli edifici che hanno vissuto, accolto, ospitato vite e storie.
Le righe bianche e nere, che abbiamo visto salire solenni sulle facciate di Genova, Pisa o Pistoia, qui si fanno più domestiche, ma non meno eloquenti. Continuano a parlare di mare, di commerci, di famiglie, di viaggi. E, a Natale, sembrano persino richiamare le righe della marinière, la maglia dei marinai: semplice, essenziale, senza tempo.
Forse non è un caso!
Le chiese zebrate, come il mare, giocano con la luce.
Il Natale, come il mare, unisce lontananze.
E Rapallo, come ogni porto vero, raccoglie e restituisce.
Chiudiamo allora questo presepe di pietra e di memoria con un augurio silenzioso, ma saldo come una bitta: che le nostre città continuino a raccontare, che le loro righe non si sbiadiscano, e che ciascuno di noi sappia ancora distinguere — come i maestri di un tempo — le differenze necessarie per far apparire l’armonia.
Buon-Natale
dal mare!
Carlo GATTI
Rapallo, Lunedì 15 Dicembre 2025
La Notte della Baionetta: il Mare, la Fuga, la Storia
La Notte della Baionetta: il Mare, la Fuga, la Storia

| La nave ormeggiata nel Bacino di S.Marco a Venezia nell'agosto 1943 | |
| Descrizione generale | |
| Tipo | corvetta |
| Classe | Gabbiano. SerieScimitarra |
| Impostazione | 24 febbraio 1942 |
| Varo | 5 ottobre 1942 |
| Radiazione | 1º novembre 1972 |
| Caratteristiche generali | |
| Dislocamento | 670 |
| Lunghezza | 64,4 m |
| Larghezza | 8,7 m |
| Pescaggio | 2,8 m |
| Propulsione | 2 motori Diesel 3500 HP 2 motori elettrici 150 Hp |
| Velocità | 18 nodi (33,34 km/h) |
| Autonomia | 1450 miglia mn a 18 nodi |
| Armamento | |
| Armamento | (1943)
· 1 cannone da 100/47 mm · 3 mitragliere Breda da 20/65 a.a. in impianti singoli · 4 mitragliere Breda da 20/65 a.a. in impianti binati · 2 tubi lanciasiluri da 450 mm in impianti singoli · 8 lanciabombe a.s. pirici · 2 scaricabombe a.s. (1956) · 1 cannone da 100/47 mm (poi sbarcato) · 2 mitragliere da 40/56 mm in un impianto binato (poi aggiunto un impianto singolo a prua) · 1Porcospino (arma)MK 15 a.s. · 4 lanciabombe a.s. |
| Note | |
| Motto | Ardita lanio |
La corvetta Baionetta, piccola unità antisommergibile della classe Gabbiano, entrò in servizio solo nel luglio del 1943. Nessuno avrebbe immaginato che, poche settimane dopo, sarebbe diventata la protagonista silenziosa di una delle pagine più discusse della storia italiana: la fuga del Re e del Governo dopo l’Armistizio dell’8 settembre.
Il 9 settembre, mentre Roma era nel caos e truppe tedesche convergevano verso i centri vitali della capitale, la Baionetta ricevette un ordine cruciale:
mettere in salvo la famiglia reale, il maresciallo Badoglio e parte del Governo, portandoli a Brindisi, già in mano alleata.
Quel viaggio avrebbe segnato non solo la vita della nave, ma anche il destino politico dell’Italia.
Una nave piccola per un compito enorme
Baionetta non era progettata per ospitare passeggeri: 64 metri di lunghezza, 112 uomini d'equipaggio, armamento antisommergibile e spazi molto ridotti.
Eppure, nella notte concitata di Ortona, divenne l’unica possibilità di salvezza per:
-
Re Vittorio Emanuele III
-
Regina Elena
-
Principe Umberto
-
Maresciallo Badoglio
-
Ministri, ufficiali e personale di Stato
Il porto era nel caos:
civili e militari tentavano di salire a bordo, l'ammiraglio De Courten fu costretto a interrompere gli imbarchi quando si raggiunsero i 57 posti scialuppe, e la tensione salì fino a minacce armate.
Alle 01:00 del 10 settembre, la Baionetta lasciò Ortona diretta verso sud.
L’agente segreto che salvò l’operazione
Fra le persone imbarcate vi era anche Cecil Richard Mallaby, agente britannico del SOE, con radio e codici.
Fu lui a garantire comunicazioni criptate con gli Alleati, permettendo al convoglio di proseguire senza incidenti nonostante il sorvolo di aerei tedeschi.
In quelle ore, la Baionetta divenne una stazione radio mobile del nuovo governo in esilio.
Perché proprio Ortona?
Ortona, nel settembre 1943, offriva:un porto operativo e lontano dal controllo immediato dei tedeschi, la possibilità di raggiungere rapidamente unità navali amiche, un punto d’imbarco collegato alla fuga da Roma sul versante adriatico.
Da F/b
“Dal porto di Ortona fino alla nave "R. N. Baionetta", il re Vittorio Emanuele fece utilizzare il peschereccio "Dolie" di Vincenzo Diomedi per il solo trasporto dei propri bagagli".
L'ultimo testimone di questo "trasbordo" fu il Sig. Tommaso D'Antuono”.


Il velocissimo incrociatore leggero
SCIPIONE AFRICANO
Da lì, la nave poté dirigere verso Brindisi con la scorta dell’incrociatore Scipione Africano e della corvetta Scimitarra.
Il percorso della fuga (8–10 settembre 1943)
Per rendere chiara e immediata la dinamica degli eventi.
- Roma (8 settembre, sera)
La capitale è indifesa dopo l’annuncio dell’armistizio.
La Corona e il Governo lasciano la città per evitare la cattura da parte tedesca.
- Pescara (9 settembre, pomeriggio)
Breve sosta.
Si imbarcano Badoglio, ministri e ufficiali dello Stato Maggiore.
- Ortona (9 settembre, notte)
Imbarco concitato sulla Baionetta.
Salpano 57 persone, tra cui la famiglia reale e Mallaby.
- Navigazione (notte 9–10 settembre)
In acque minacciose, ma senza attacchi.
Il convoglio procede verso sud con la scorta navale.
- Brindisi (10 settembre, ore 16.00)
Sbarco del Re.
La città diventa capitale provvisoria del Regno del Sud.
Inizia la cobelligeranza italiana a fianco degli Alleati.
Baionetta dopo Baionetta

La nave non concluse la sua storia con il celebre viaggio. Operò con la Marina Cobelligerante, scortò convogli alleati e sopravvisse anche al siluro di un U-Boot tedesco.
Nel dopoguerra fu impiegata in:
- missioni di rilievo relitti,
- crociere nel Mediterraneo orientale,
- addestramento specialistico,
- importanti ammodernamenti (sonar, radar, armamento).
Fu radiata nel 1972, dopo trent’anni di servizio.
Una fuga discussa, ma non unica
La storia ha giudicato in modi opposti l’esodo della monarchia e del governo.
Ma è bene ricordare che, nella stessa guerra, moltissimi capi di Stato fuggirono per guidare dall’estero la resistenza dei propri popoli:
- Re Haakon VII (Norvegia)
- Regina Wilhelmina (Paesi Bassi)
- Governo polacco in esilio
- Edvard Beneš (Cecoslovacchia)
- Re Pietro II (Jugoslavia)
- Charles de Gaulle e la Francia Libera
La fuga di Baionetta, dunque, non è un unicum, né necessariamente un atto di codardia: in molti casi, fu l’unica via per evitare il collasso totale dello Stato.
CONCLUSIONE
Ogni nave, nella sua vita, affronta una sola vera prova.
La Baionetta la incontrò in una notte d’Adriatico, quando il suo compito non era più combattere, ma custodire la continuità di un Paese che stava crollando.
Navigò tra silenzi, ordini sommessi e un mare nero come l’inchiostro, mentre sulle sue lamiere si aggrappava l’ultima fragile speranza dell’Italia.
Eppure andò avanti.
Non per gloria, non per potenza, ma perché talvolta anche una piccola nave può portare sulle proprie paratie il peso della Storia.
E la scia che tracciò quella notte :
— tra la paura, il dovere e l’infinito —
non si è mai dissolta.
È la scia che riconosciamo ancora oggi, quando una nave, controvento, trova la forza di tenere la rotta.
FINE
*- Il radiotelegrafista inglese di Badoglio
di Sergio Lepri
https://www.sergiolepri.it/documenti/storia-italia1943-Il-radiotelegrafista-inglese-di-Badoglio.pdf
- La spia sulla nave del re
di Roberto Barzanti
https://www.toscanalibri.it/scritto-dautore/la-spia-sulla-nave-del-re_1734/
Carlo GATTI
Rapallo, giovedì 11 dicembre 2025
LA MADONNA DEI MARINAI - Bernardo strozzi
MADONNA IMMACOLATA CONCEZIONE
A cura di Gatti Carlo per la Festa della Madonna Immacolata Concezione
Il dogma dell'Immacolata Concezione è un dogma della Chiesa cattolica, proclamato da papa Beato Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, il quale afferma che la Vergine Maria fu preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.
LA MADONNA DEI MARINAI

di Bernardo Strozzi in Sant'Ambrogio a Voltri
L'affascinante storia e il significato del quadro realizzato da Bernardo Strozzi per i marinai e tutta la gente di mare di Voltri. La tela, connotata da una straordinaria libertà del segno pittorico e una notevole ricchezza cromatica, costituì da subito un importante termine di confronto per i vari artisti genovesi operanti dagli anni ’20 del Seicento.
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APPROFONDIMENTI SULLA TELA
Dalla relazione del dott. Gianluca Zanelli del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Relazione scritta per presentare l'opera, in vista dell'ultimo restauro del 2012:
Bernardo Strozzi
(Genova 1581/82 – Venezia 1644)
Madonna col Bambino e i Santi Erasmo, Chiara e Nicolò
Olio su tela, cm 250 x 166
Collocata in origine sull’altare dedicato a Sant’Erasmo, protettore dei naviganti, nell’Ottocento la tela venne trasferita sull’altare dedicato a San Giovanni. Stilisticamente l’opera palesa una datazione agli anni Venti del XVII secolo, riferimento cronologico che concorda pienamente con le vicende costruttive che interessarono l’interno della chiesa tra il 1620 e il 1629. Di recente è stata avanzata la proposta che il dipinto possa essere stato realizzato da Bernardo Strozzi al suo rientro da un viaggio romano, collocato intorno al 1625, in considerazione del fatto che nella composizione sono presenti alcune suggestioni desunte dall’attività romana del pittore emiliano Giovanni Lanfranco, in particolare la struttura compositiva e la monumentalità conferita ai personaggi. Come già sottolineato, la tela, connotata da una straordinaria libertà del segno pittorico e una rara ricchezza cromatica, costituì da subito un importante termine di confronto per vari artisti genovesi, tra i quali Luciano Borzone, nella cui Apparizione della Vergine a san Bernardo, databile al 1629, sono evidenti precisi rimandi all’immagine scaturita dal pennello di Strozzi.
Bibliografia essenziale:
B.Ciliento, Voltri: Chiesa di Sant’Ambrogio, Genova 1979, p. 6.
F.R. Pesenti, La pittura in Liguria. Artisti del primo Seicento, Genova 1986, pp. 61-63.
M.C. Galassi, Documenti figurativi per un soggiorno romano di Bernardo Strozzi, in “Bollettino dei Musei Civici Genovesi”, 40-42, 1992, p. 49.
M.C. Galassi in Bernardo Strozzi. Genova 1581/82 – Venezia 1644, catalogo della mostra (Genova), a cura di E. Gavazza, G. Nepi Sciré, G. Rotondi Terminiello, Milano 1995, cat. 48, pp. 194-195.
Rapallo: "Liguria delle Arti" a San Maurizio di Monti
focus sul dipinto di Bernardo Strozzi
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Madonna Odigitria
Sabato 2 agosto alle ore 21, Liguria delle Arti raggiunge Rapallo, nella frazione di San Maurizio di Monti, per godere insieme al pubblico di una grande opera d’arte firmata dal genio di Bernardo Strozzi, artista esposto al Prado di Madrid, come alla National Gallery di Londra o all’Ermitage di San Pietroburgo.
Camminare dentro la bellezza eleva lo spirito, aiuta a riflettere e a concepire grandi pensieri, come sosteneva Nietzsche che, visitata Rapallo, se ne innamorò tanto da tornarci più volte fra il 1880 e il 1885, così come fece il celebre pittore Vasilij Kandinskij.
Il più grande filosofo del XIX secolo e uno dei maggiori artisti del ‘900 sono in ottima compagnia di scrittori come Ernest Hemingway e Luciano Bianciardi, di poeti come Ezra Pound, Eugenio Montale e William Butler Yeats, tutti sedotti da questa località abbracciata da un mare stupendo, ricca di fascino, ancora oggi molto nota a livello internazionale.
Liguria delle Arti prende la via che conduce alla frazione San Maurizio di Monti. Lì, a circa 300 metri sul livello del mare, immersa tra ulivi, c’è l’omonima Chiesa in cui è conservato il dipinto protagonista di questo evento: l’Apparizione della Madonna Odigitria, termine di origine bizantino che significa “Colei che indica la via”, firmata da un giovane Bernardo Strozzi, probabilmente intorno al 1610.
Un dipinto di inestimabile valore che è stato “scoperto” per caso, durante un restauro nei primi anni ’90 del secolo scorso. La rocambolesca storia del ritrovamento e quella del grande artista ligure, divenuto uno dei maggiori esponenti italiani della pittura barocca, saranno raccontate dalla storica dell’arte Irene Fava.
LOUVRE

Portrait de jeune homme - Louvre site des collections
https://collections.louvre.fr › ark:
Strozzi Bernardo dit aussi Il Capucino Genovese, Il Prete Genovese, (Gênes, 1581 - Venise, 1644) Italie École de. Description.
Bernardo Strozzi è presente a:
- Parigi (Museo del Prado-Madrid) con l'opera "Un uomo con un cappello" (ca. 1630-1635)
-mentre la National Gallery di Londra ospita un suo dipinto, "Allegoria della fama" (ca. 1635).
- Altri musei nel mondo, come ad esempio il Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo, potrebbero avere altre opere, ma non ci sono conferme specifiche nelle fonti.
BERNARDO STROZZI
La vita e le opere
https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardo_Strozzi
Rapallo, 8 Dicembre 2025
LUNAZIONI, STAGIONI E SEGNI ZODIACALI DEL 2026
Associazione Culturale il Sestante

Il S.T.V Vincenzo GAGGERO ci invia le
LUNAZIONI, STAGIONI E SEGNI ZODIACALI
2026


IL DIRETTIVO DI MARE NOSTRUM RAPALLO

RINGRAZIA E AUGURA BUONE FESTIVITA'
2025 / 2026
GENOVA - PALAZZO TURSI, UNA PORTA ANTICA CHE GUARDA AL FUTURO
GENOVA - PALAZZO TURSI, UNA PORTA ANTICA CHE GUARDA AL FUTURO

GENOVA - VIA GARIBALDI
PREMESSA:
Non ero mai stato a Palazzo Tursi. Lo avevo incontrato su libri e fotografie, ma entrarci davvero è stato come varcare una soglia viva.

La cerimonia nuziale di Chiara e Anders si è svolta al terzo piano, nel maestoso Salone di Rappresentanza, (foto sopra), e lì ho avuto la sensazione precisa di trovarmi nel cuore segreto della genovesità.
Genova ha già molti simboli che parlano la sua lingua:
la Lanterna che veglia su venti chilometri di porto,
la Casa di Colombo,
la Cattedrale di San Lorenzo,
la fiera Torre degli Embriaci,
e mille altri sguardi di pietra rivolti al mare.
Eppure, in quel salone, c’è qualcosa di diverso: c’è lo spirito stesso di coloro che hanno fatto grande Genova.
- Il soffitto affrescato sembra sollevarsi verso un cielo domestico;
- Il grande lampadario, come una costellazione sospesa, diffonde una luce antica e morbida.
- Sulle pareti laterali, i navigatori osservano in silenzio, custodi muti delle rotte che hanno unito continenti.
- Al centro, dietro al celebrante, il gonfalone di Genova veglia sulla scena, mentre un semplice tavolo di legno, con quattro sedie per sposi e testimoni, ricorda che la solennità nasce sempre dalle cose essenziali.
- Ai lati, due busti si ergono come fari nella memoria: Garibaldi e Mazzini.
È come se fossero ancora lì, testimoni di un’idea di libertà che non ha mai smesso di camminare per l’Europa.
E sì, forse farà sorridere qualcuno, ma ho avuto la sensazione di trovarmi in una piccola Cappella Sistina genovese: non per la grandiosità pittorica, ma per la forza degli spiriti liberi che sembravano riuniti in un unico abbraccio.
Colombo e Vespucci con i loro oceani,
Mazzini e Garibaldi con le loro visioni,
Paganini con il suo violino che ancora vibra tra le pareti.
Uomini che hanno osato guardare oltre, che hanno varcato orizzonti sconosciuti donando al mondo idee, arte, libertà.
Genova, la sua Porta sul Mondo
Tra le tante eredità che questi grandi figli di Genova ci hanno consegnato, ce n’è una che ancora oggi respiriamo come un vento costante: il porto.
Un luogo che non è semplice infrastruttura, ma la vera Porta della città sul mondo.
Genova non ha mai vissuto il mare come separazione, ma come legame. Ha sempre guardato alle altre sponde con uno sguardo accogliente, fraterno, curioso.
Questo sguardo ha permesso ai mercanti di intrecciare rotte, ai naviganti di partire senza paura, agli artisti di respirare mondi lontani.
È uno sguardo che ancora oggi vive nelle poesie e nelle canzoni dei figli più sensibili della città.
Amare Genova significa questo:
stare dalla parte dell’incontro tra i popoli, credere nell’accoglienza, nei commerci che generano cultura, nel mare come luogo di benessere e di dialogo.
L'8 dicembre è la Festa dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Si tratta di una delle più importanti feste mariane del calendario liturgico della Chiesa cattolica e noi, marinai portuali e d'Altura genovesi, la commemoriamo così:
MADONNA REGINA DI GENOVA
La Madre di tutti i naviganti

E pensando al porto, non posso dimenticare coloro che quella Porta sul Mondo la aprono, la custodiscono e la difendono ogni giorno: i Piloti del Porto.
Davanti alle loro torri, da oltre quattro secoli, li accompagna una figura antica e rassicurante: la Madonna dei Piloti, scolpita da Bernardo Carlone intorno al 1638.
Una Madre di tutti, che guarda il mare senza stancarsi mai, salutando ogni nave che entra e ogni nave che esce dall’imboccatura del porto come figli da proteggere, senza distinzioni di bandiera o di fede.
Per i piloti, quella statua è più di un simbolo: è un compagno silenzioso di ogni manovra, di ogni notte di vento, di ogni arrivo e di ogni partenza.
È un messaggio che attraversa i secoli:
“siamo tutti figli dello stesso mare”
Ed è forse per questo che Genova continua, ancora oggi, a essere un abbraccio aperto verso il mondo.
Una città che accoglie, che protegge, che ricorda ai suoi naviganti – e ai viaggiatori di ogni tempo – che il mare non divide: il mare unisce.
VIA GARIBALDI, IL SALOTTO DI GENOVA....
la "Strada Nuova" di Genova oggi si chiama Via Garibaldi. Fu realizzata nel XVI secolo e conosciuta originariamente anche come "Via Aurea" prima di essere intitolata a Giuseppe Garibaldi, l’anno della sua morte, nel 1882.
"Strada Nuova": il nome originale dato al momento della sua costruzione nel Cinquecento per creare un quartiere prestigioso.
"Via Aurea": un nome che le fu dato in seguito per la sua magnificenza.
Le famiglie aristocratiche genovesi che gestirono la Via Nuova, (Via Garibaldi) come gli Spinola e i Doria, ebbero periodi di forte competizione e scontro, ma anche di alleanza e collaborazione. La loro storia è caratterizzata da un'alternanza di conflitti interni e guerre tra fazioni (ghibellini contro guelfi), anche se spesso si alleavano contro nemici esterni, come pisani o veneziani, e gestivano la città attraverso sistemi di co-governo e rivalità.
Le principali famiglie che hanno legato il loro nome a Palazzo Tursi sono i Grimaldi, che lo costruirono inizialmente, e i Doria, che ne completarono l'edificazione, tanto che oggi è noto anche come Palazzo Doria-Tursi.
Prima o poi tutti si chiedono:
Perché si chiama Palazzo Tursi ?
Andrea Doria, principe di Melfi, che desiderava una dimora prestigiosa come quella per destinarla al ramo cadetto della propria discendenza, quello di Carlo I Doria del Carretto, duca di Tursi (1576-1649), il cui predicato nobiliare è quello tuttora utilizzato per denominare il palazzo.
Si può aggiungere che la parola Tursi si riferisce principalmente a un comune in provincia di Matera, noto per il suo antico borgo saraceno, la Rabatana, e per essere il paese natale del poeta Albino Pierro. Le ipotesi sull'origine del toponimo sono diverse e spaziano dal greco "torre" (da cui "týrsis") a nomi propri di origine bizantina o saracena, come "Turcico".
PALAZZO TURSI
IL MUNICIPIO DI GENOVA
Il palazzo del Municipio di Genova, Palazzo Doria Tursi, in Via Garibaldi.


Palazzo di Niccolò Grimaldi
(Palazzo Tursi)
La facciata con la pietra rosa di Finale, l'ardesia della Valfontanabuona dal colore grigio-nero e il marmo bianco di Carrara.
La Scala

Il cortile rettangolare sopraelevato su due piani

Spazio confinante con il giardino inferiore di Palazzo Rosso
MUSEI DI STRADA NUOVA
Patrimonio dell'Umanità UNESCO
Nella straordinaria cornice di Via Garibaldi, la magnifica "Strada Nuova" rinascimentale e barocca tracciata a metà Cinquecento per ospitare le dimore della ricca e potente aristocrazia cittadina, un singolare percorso museale collega tre palazzi e costituisce il maggiore museo di arte antica in città.
Palazzo Rosso è una "casa-museo" dove rivive il fascino della dimora seicentesca che ancora ospita le ricche collezioni d'arte e gli arredi storici della famiglia Brignole-Sale in ambienti sontuosamente decorati da affreschi e stucchi.
Palazzo Bianco è la principale pinacoteca della Liguria, capace di offrire uno spaccato ricco e articolato della scuola pittorica ligure dal Cinquecento, con aperture di alto livello alle realtà fiamminga, spagnola e italiana. Il nuovo collegamento tra Palazzo Bianco e Palazzo Tursi attraversa il sito dove si ergeva la chiesa del distrutto convento di San Francesco di Castelletto, di cui si vedono i resti in un contesto suggestivo e assolutamente unico.
Palazzo Doria-Tursi, che oggi ospita anche il Municipio, nacque come la più grandiosa residenza privata costruita in città nel cosiddetto “Secolo dei Genovesi”. Qui si conclude il percorso dedicato alla pittura del XVIII secolo e il visitatore trova una ricca selezione di opere d'arte decorativa e applicata: arazzi, ceramiche genovesi, monete, pesi e misure ufficiali dell’antica Repubblica di Genova.
È qui che si conservano anche i violini storici di Nicolò Paganini, tra cui il celebre "Cannone Guarneri".
Il percorso dei Musei di Strada Nuova, che consta di oltre settantacinque sale, si snoda su diversi livelli tra corti, loggiati, giardini e terrazze. È intervallato così da tanti panorami mozzafiato sulla città e sul centro.
Le 10 meraviglie
I Musei di Strada Nuova conservano dipinti, sculture e arti applicate dal Cinquecento all’Ottocento.
La strepitosa quadreria della famiglia Brignole-Sale, negli ambienti affrescati di Palazzo Rosso.
La ricca pinacoteca di Palazzo Bianco custodiscono capolavori di pittura veneta del Rinascimento, da Palma il Vecchio a Veronese, di pittura italiana di primo Seicento, da Caravaggio a Guido Reni e Guercino, oltre alla rassegna più completa in Liguria di pittura nordica di Cinque e Seicento e a un nucleo fondamentale di ritratti di Anton van Dyck.
L’allestimento è segnato dal magistrale intervento museografico dell’architetto Franco Albini di metà Novecento.
Da non perdere, a Palazzo Tursi, una scultura di Antonio Canova e gli spazi dedicati ai cimeli e al violino di Nicolò Paganini: un Guarneri del Gesù.

Antonio Canova, “La Maddalena Penitente”

Il violino costruito nel 1743 dal liutaio italiano, Bartolomeo Giuseppe Guarneri e appartenuto a Niccolò Paganini e detto Il Cannone


Palazzo Doria-Tursi
Musei di Strada Nuova

Liguria: Collezione ceramiche, vasi farmaceutici di luppolo ed altri - XVII secolo

Alessandro Magnasco, Trattenimento in un giardino d'Albaro
Salone di Rappresentanza, il soffitto

Francesco Gandolfi, “Cristoforo Colombo alla Corte di Spagna” (1862). Affresco sul soffitto del Salone di Rappresentanza di Palazzo Doria Tursi a Genova.
Quanta STORIA LIGUSTIGA su quei muri.....

Il grande lampadario che domina il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi ha una storia legata alla sua installazione nel tardo Ottocento e alla sua provenienza. Originariamente apparteneva a un altro palazzo genovese, Palazzo Brignole-Sale, (oggi Palazzo Rosso) ed è stato spostato nel palazzo dei Doria Tursi nel 1892.

Sotto il gonfalone di Genova, con ai lati i busti di Mazzini e Garibaldi, il Sindaco unisce in matrimonio gli SPOSI ognuno dei quali ha il proprio testimone accanto.

Rubens - Palazzi di
Genova, 1622
Peter Paul Rubens - Université de Heidelberg (Ruprecht-Karls-Universität Heidelberg)
RINGRAZIO TRIPADVISOR ed I suoi Viaggiatori
che ci hanno permesso d’illustrare, a scopo divulgativo, il nostro “servizio” su Palazzo Tursi e dintorni....
RIFERIMENTI:
PALAZZO TURSI
https://it.wikipedia.org/wiki/Tursi
SALONE DI RAPPRESENTANZA
https://www.instagram.com/reel/DFXQsm4I1KK/
SUI MURI DEL SALONE DI RAPPRESENTANZA
https://www.genova24.it/wp-content/uploads/2021/12/visita-aac.pdf
Carlo GATTI
Rapallo, 3 dicembre 2025


















